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America's Cup
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Sfida continentale in questa XXXI edizione della più antica competizione sportiva, con l'Europa e l'America che si contendono il diritto di tentare di strappare la "Vecchia Brocca" all'Oceania

Articolo di Paolo Venanzangeli

IL DADO È TRATTO

Gli appassionati di tutto il mondo si stanno preparando, l'evento sportivo più importante dell'anno sta per iniziare, seconda soltanto alle olimpiadi, al mondiale di calcio e alla formula uno, la Coppa America rappresenta il trionfo mediatico della vela. Sulla scia del successo di "Luna Rossa", arrivata, nella scorsa edizione, a contendere il trofeo ai detentori neozelandesi, questa volta la RAI ha deciso di andare in diretta sin dalla prima giornata di regata: il 1° ottobre e, inoltre, le immagini delle regate saranno trasmesse per satellite da Euronews. Si torna quindi a tifare nelle lunghe notti insonni, questa volta anche per l'altra sfida tutta italiana di Vincenzo Onorato e dei suoi uomini di Mascalzone Latino.

Così la Coppa America è arrivata alla sua XXXI edizione, per la seconda volta difesa dai neozelandesi, popolo di velisti appassionati, che hanno fatto di questo trofeo uno dei loro simboli più amati. Sarà difficile strapparglielo, ma tra i nove team, che tentano di provarci, ce ne sono alcuni che hanno messo in ballo mezzi illimitati.

Intanto la lotta è dichiaratamente tra due continenti: l'Europa e l'America.

Dalla prima la Coppa è partita più di 150 anni fa, nella seconda è rimasta per 132 anni e in entrambe le ipotesi di conquista, si avrebbe certamente un ulteriore incremento d'interesse, ma soprattutto un aumento dei challenger, certamente agevolati anche dalla vicinanza, specie se tornasse nel vecchio continente.

Certo, contando che sei dei pretendenti al ruolo di sfidante ufficiale sono europei e che almeno due sono al top, le probabilità di un ritorno alle origini, non è poi così recondito. Oltre al Team Prada, di cui abbiamo ampiamente parlato e che mette sul piatto della bilancia, oltre alla favolosa prestazione dell'ultima edizione, anche un consistente budget di 70 milioni di euro e un team rinforzato, con una panchina lunga anche tra i pensanti, c'è infatti il team di "Alinghi".

Si tratta certamente dello sfidante più accreditato per la vittoria della Louis Vuitton Cup e sono in molti a scommettere che avrebbero molte chance anche contro i detentori. Del resto, Ernesto Bertarelli, che è un velista appassionato e ha collezionato successi di prestigio, come la Sardinia Cup (vincitore nel 1998), il Fastnet Race (terzo nel 1999), il Bol d'Or (vincitore nel 1997, 2000 e 2001), la 12m JI (vincitore nel 2001) e il Farr 40 World Championship (vincitore nel 2001) e da qualche anno al comando dell'azienda farmaceutica di famiglia, la Serono, non ha badato a spese, mettendo sul tavolo ben 90 milioni di euro. Come primo passo si è assicurato la collaborazione dello skipper di "Black Magic" Russell Coutts e del tattico Brad Butterworth che si sono trascinati dietro anche Simon Daubney, Warwick Fleury, Murray Jones, Dean Phipps e Richard Bouzaid, ottenendo il duplice scopo: di acquisire i più grandi esperti della materia, avendo conquistato e difeso vittoriosamente il trofeo e di indebolire l'avversario. Una sfida molto vicina all'Italia, sia come ubicazione, partendo dalla Societé Nautique de Geneve, sia per il fatto che Bertarelli è nato a Roma e quando i neozelandesi ponevano delle difficoltà per una sfida di un club che non aveva una sede sul mare, aveva già pensato al decano dei circoli romani: il Tevere Remo. Anche con l'ex di Fast 2000 Jochen Schueman (tre ori e un argento olimpici) e l'italiano Francesco "Chico" Rapetti ex "Moro di Venezia", nel team "Alinghi", nome della barca di famiglia di Bertarelli, si presenta certamente con tutte le carte in regola.

Tornano, i più tradizionali sfidanti, gli inglesi, che dopo aver messo in palio per la prima volta la coppa, tentarono 18 volte di riprendersela e, dopo esser stati assenti dal 1987, hanno sfidato di nuovo per merito di Peter Harrison, un imprenditore impegnato nel mondo dell'informatica, che ha deciso di dedicarsi totalmente alla vela, dopo aver collezionato un discreto numero di trofei. Haomprato le barche di Nippon Challenge, ha reclutato come skipper Ian Walker (due argenti alle olimpiadi), il neozelandese David Barnes e Bill Edgerton, specialisti di match race. Il loro intento dichiarato è comunque quello di fare esperienza, in previsione della prossima edizione.

Tornano, dopo dieci anni, anche gli svedesi, grazie a Jan Stenbeck, imprenditore editoriale con un vero e proprio impero nelle comunicazioni che va da Tele2 (telefonia) a Viasat Tv3 (televisione), a Metro il quotidiano europeo, che però non ha visto neanche il varo della seconda barca, colpito da un'infarto. Le barche sono "Orn" (Aquila) e "Orm" (Serpente) e il team è composto anche da neozelandesi, australiani, argentini e un italiano, Dario Valenza. Sono guidati dall'olimpionico Mats Johansson e hanno con loro Magnus Holmberg, numero uno nel circuito di match race per un gran numero di anni e il danese Jesper Bank campione olimpico. Il progettista è German (Mani) Frers Jr, che ha fatto esperienza con "Luna Rossa".

Lavorano in sordina ma sono molto ben considerati. I francesi de "Le Defi Areva" sono, come al solito, molto entusiasti, ma con un badget molto limitato. Come timoniere hanno Philippe Presti coadiuvato dal tattico Luc Pillot. Hanno avuto qualche problema con Greenpeace, per il loro sponsor principale, Areva, una società che opera nel settore del nucleare. Il giorno del varo uno scafo dell'organizzazione pacifista ha speronato la barca provocandogli seri danni.

La risposta americana ha in testa la sfida guidata da Larry Ellison, proprietario del colosso informatico Oracle, la seconda azienda mondiale di software dopo Microsoft. Ma Ellison, dopo aver stanziato un budget record di 95 milioni di euro ed essersi circondato di velisti come Paul Cayard, da cui aveva acquistato le barche di America One, e Chris Dickson, ha deciso di metterli da parte, pur tenendoli sul libro paga, forse per timore che offuscassero la sua personalità velica. Così ora con Peter Holmberg al timone e il nostro Tommaso Chieffi, forse alla tattica, si appresta a contendere a "Luna Rossa" e ad "Alinghi" il posto di sfidante, sostenuto anche dalle sue barche velocissime, chiamate "Sayonara", progettate da Bruce Farr, che però potrebbero essere notevolmente rallentate se lui si ostinasse a voler, come ha più volte fatto intendere, timonare almeno in parte.

Stesso budget record è quello messo a disposizione da Craig McCaw per la sfida OneWorld Challenge. Acquisito il progettista neozelandese Laurie Davidson e lo skipper australiano Peter Gilmour oltre a Kelvin Harrap, James Spithill e i tre di "Black Magic" Craig Monk, Andy Taylor e Mathew Mason, ha formato un ottimo team che però partirà svantaggiato di un punto per essere incorso in un caso di spionaggio.

C'è poi il mitico Dennis Conner, legato questa volta al New York Yacht Club. Con otto partecipazioni e quattro vittorie nel 1974, 1980, 1987 e 1988, con oltre 100 match race vinti è certamente il più esperto di Coppa America del mondo. A timonare sarà Ken Read, ma ci saranno anche gli uomini della vecchia guardia come Tom Whidden, affiancato da Terry Hutchinson e Bill Trenkle. "Stars&Stripes", la sua barca, ha perso il timone durante un allenamento al largo della costa californiana ed è colata a picco nel giro di quattro minuti, fortunatamente il fondale sabbioso di soli 16 metri ne ha consentito un totale recupero. Dennis è ancora sulla breccia, questa volta ha scafi veloci e un budget decente, quindi dirà certamente la sua.

Tutti in lizza per poter combattere contro i neozelandesi che, dopo il "tradimento" di Coutts e dei suoi compari, si sono stretti intorno a Tom Schnackenberg e a Dean Barker che, potendo contare su una panchina lunghissima, non hanno avuto difficoltà a ripristinare una situazione ottimale. Certo il colpo è stato duro, ma anche con il loro budget, relativamente limitato di 75 milioni di euro, contando che non hanno spese di trasporto e di trasferta non mostrano debolezze apparenti. Hanno anche assunto il francese Bertrand Pacé, uno dei maggiori esperti di match race, a fare da allenatore. Saranno comunque un grosso scoglio per chiunque tenti di impossessarsi della coppa. Quel che è certo è che lo spettacolo sarà esaltante e, soprattutto, ben supportato dalle emittenti e dai numerosi siti internet su cui si potranno seguire le regate anche in diretta.


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