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Brocca

Articolo di Paolo Venanzangeli

LUNA ROSSA
Specifiche
Equipaggio
Allenamenti

MASCALZONE LATINO XII
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Allenamenti

FRATELLI DI TAGLIA
La sfida italiana

FRATELLI DI TAGLIA

Il Viaduct Basin di Auckland si sta animando. Le basi degli sfidanti vanno assumendo sempre più l'aspetto definitivo. I travel lift lavorano a tempo pieno e, come un gregge che si raduna all'ovile, i mastodontici Coppa America sono arrivati ad occupare le loro postazioni. Ad un paio di mesi dall'inizio della Louis Vuitton Cup, la selezione per la prossima edizione della Coppa America, anche i team italiani hanno iniziato le operazioni di abbandono delle basi in patria. Sono finiti gli allenamenti mediterranei, ma il riposo è stato solo di pochi giorni; poi, le prove, dopo una piccola sosta di ferragosto, sono riprese nelle attualmente gelide acque neozelandesi.

A partire prima di tutti è stata la prima nata delle nuove "Luna Rossa", quella con il numero velico ITA 74, tanto per intenderci, che è stata caricata su un cargo salpato alla volta di Auckland. Gli allenamenti di Francesco De Angelis e dei suoi uomini erano terminati un paio di giorni prima a bordo della gloriosa ITA 45, quella che nel 2000 ha fatto passare notti insonni a molti italiani, facendoli sognare, conquistando la possibilità di battersi con i detentori, che si era ingaggiata con "Young America" USA 53, nell'ultimo test di prova, prima di chiudere le cerate nella valigia.

Le ultime giornate italiane degli uomini di Prada, sono passate in un turbinìo di feste di commiato. Prima quella dello Yacht Club Punta Ala, con i cui colori il team di Patrizio Bertelli ha sfidato il detentore dell'ambìto e antico trofeo per la seconda volta. Erano presenti molti soci dell'attivo club tirrenico, oltre al parroco di Punta Ala, Don Sandro, che ha battezzato tutte le barche del team e Renzo Guidi, il noto diciassettesimo uomo a bordo di "Luna Rossa" nella scorsa edizione di Coppa America, con il presidente del circolo, Bruno Calandriello, che ha rivolto al team calorose parole di saluto. E' stata quindi la volta di Capoliveri, un saluto dell'isola d'Elba che è stato anche un benvenuto visto che proprio a Capoliveri si sta ultimando l'allestimento della nuova base della sfida.

Il trasferimento del gruppo di Prada si è concluso poi il 13 agosto con la partenza su un aereo da Pisa, della seconda barca nuova, quella targata ITA 80, che le voci danno per molto innovativa, forse anche con una geometria che le permette l'inserimento di un timone prodiero, da solo o in coppia con quello di poppa.

L'idea non è nuova, l'aveva già adottata nell'edizione del 1987, a Fremantle, Tom Blackaller su "USA", dove era imbarcato anche il giovane Paul Cayard ed ora, nella ricerca spasmodica di soluzioni radicali, è tornata di moda, da quando i neozelandesi si sono lasciati, forse volontariamente, sorprendere a provare queste geometrie sulle vecchie barche. Il sistema è interessante perché, in virata, la prua sarebbe spinta verso il vento e non la poppa sottovento, con una innegabile diminuzione dello scarroccio. Esistono però obiettive difficoltà di realizzazione e di utilizzazione.

Quel che è certo è che le nuove "Luna Rossa" hanno un colore diverso, lo aveva già annunciato in precedenza Patrizio Bertelli, motivando la scelta con il fatto che altre sfide avevano scelto lo stesso colore. E' sempre grigio, ma più scuro e soprattutto opaco, "questione di feeling - ha tenuto a precisare - questa volta la chiameremo titanium bullett invece che silver". E le forme? Durante il varo virtuale della prima barca, con la stampa ammessa solo ad osservarlo sul maxischermo della sala convegni della sede del gruppo Prada America's Cup di Milano, dalle pareti pendevano i modelli testati alla vasca navale, le linee erano chiare, quattro opzioni, tre delle quali con un bel ginocchio pronunciato. Molto lunghe e con grande slancio di poppa, ma solo il progettista Doug Peterson o il suo collaboratore Claudio Maletto sapevano quale fosse quella giusta, forse una quinta che lo skipper Francesco De Angelis non gli ha naturalmente permesso di mostrare. Lo stesso De Angelis, parlando della nuova barca, messo alle strette e cercando di dire, come al solito, il meno possibile, se n'è uscito con una frase che spiega tutto e non dice niente "Riflettendo - ha ammesso - non sono riuscito ad immaginare un solo pezzo che fosse uguale a quello delle vecchie "Luna Rossa". Poi, parlando della presenza di una seconda sfida italiana, ha ammesso "Credo che sia una buona cosa per la vela italiana avere due team, ma certamente in acqua siamo tutti avversari. Poi ognuno si guadagnerà il tifo che si merita. Spero che questa volta la tifoseria ci segua con lo stesso affetto della volta scorsa e che anche gli altri riescano a conquistarsela".

Certo per Bertelli ed i suoi uomini qualcosa è cambiato dalla scorsa sfida. Sono più attenti, più coscienziosi, più maturi. "E' come la prima volta, anzi più interessante - afferma il patron - è un gran lavoro impegnativo, ma questa volta con la consapevolezza delle difficoltà future da affrontare. Tutto è molto cresciuto - ha aggiunto - i team si sono molto rinforzati e si sono internazionalizzati, come del resto è accaduto in tutti gli sport". In quale posto preferisce seguire la regata? "Certamente dal gommone, ad osservare, da dove penso di poter dare un contributo". E il budget? "Questa volta sarà tra gli 85 ed i 90 milioni di Euro, ma del resto nel 2000 abbiamo avuto una valutazione di 100 milioni di dollari di comunicazione indotta". In ogni caso molto cambierà in casa Prada. Lo ha ammesso a denti stretti Torben Grael. "Abbiamo imparato molto dalla scorsa volta e ci sono tutte le condizioni per fare meglio. Le barche si sono allungate perché i progettisti hanno capito come farlo nell'ambito delle regole di stazza. Per quanto riguarda l'equipaggio sarà più vario, con più opzioni, una panchina lunga quindi, che riguarda anche i ruoli principali". "Le vele saranno più versatili - ha aggiunto Guido Cavalazzi il progettista - adatte alle improvvise variazioni di vento".

"Mascalzone Latino XII", che si fregia del numero velico ITA 72, ha lasciato invece l'Italia dall'aeroporto di Fiumicino a bordo di un Antonov, uno dei più grandi aerei, allestito espressamente per i trasporti eccezionali, noleggiato per l'occasione dalla divisione Cargo & Logistics del Gruppo Alitalia.

Gli uomini della sfida TIM, guidata da Vincenzo Onorato, avevano salutato una decina di giorni prima, i tifosi e gli abitanti di Portoferraio, nel cui golfo si erano allenati negli ultimi mesi. L'imbarcazione, che Giovanni Ceccarelli ha progettato con un ginocchio appena pronunciato e attentamente testato nella vasca olandese di Vageningen, volutamente disegnata per fornire una prestazione all around, anche se strizza l'occhio alle condizioni dure che si dovrebbero trovare nella prima parte delle selezioni, ha lasciato la base dell'isola d'Elba, la mattina del 24 luglio, naturalmente a bordo del traghetto "Moby Lally", messo a disposizione dalla compagnia di navigazione del presidente, per far rotta sul porto di Fiumicino e quindi essere trasferita all'aeroporto Leonardo da Vinci. Ad accompagnarlo nel viaggio sono saliti anche il costruction manager Berardo Cittadini e uno dei ragazzi del sailing team, il prodiere Davide Scarpa. Ad attenderlo ad Auckland c'era invece il team manager Paolo Scutellaro e alcuni membri dell'equipaggio che già da qualche giorno l'avevano preceduto per preparare la base. Nel giro di qualche giorno sono poi arrivati anche il timoniere Paolo Cian, di ritorno da Newport dove ha partecipato al match race dell'UBS Challenge U.S. Championship e il tattico Flavio Favini, di ritorno dalle regate di Palma di Maiorca a bordo del 51 piedi di famiglia "Breeze".

Sono così iniziate le ultime sessioni di allenamento, con la barca lepre "Mascalzone Latino" targata USA 55, l'ex "Stars & Stripes" di Dennis Conner, che nell'ultima edizione aveva mostrato doti innegabili, specie con tempi duri. "Sono in molti a pensare che noi andiamo in Nuova Zelanda a fare una gita e questo giudizio superficiale mi dà fastidio. Siamo degli esordienti ma giocheremo le nostre carte fino in fondo", ha precisato Vincenzo Onorato che, oltre ad essere il presidente della sfida e lo skipper, sarà anche a bordo nel faticosissimo ruolo di addetto alla volante, che gli consente comunque di stare vicino agli uomini del pozzetto. "La Coppa America bisogna farla almeno tre volte, per diventare esperti, tentare di volerla fare bene e portarsela a casa. - ha aggiunto Paolo Scutellaro - Il nostro obiettivo è iniziare la Coppa America. La verità è che non bisogna mai iniziare una cosa se non credi nella possibilità di raggiungere l'obiettivo. Noi la facciamo per vincere. E' vero che abbiamo i piedi per terra che ci portano a dire "è la prima volta, andiamo per imparare, c'è tanto da fare...", sicuramente noi non faremmo niente senza avere in testa l'obiettivo della vittoria. Se non la prima, la seconda o la terza, prima o poi quella "brocca" dovremmo portarla a casa". "La scelta del timoniere è stato un affare complicato - ha aggiunto Vincenzo Onorato - perché c'erano tanti candidati. E fra i candidati c'ero anch'io. Quindi bisognava mettere fuori il proprio ego, che non è cosa da poco. Però bisogna partire da una considerazione elementare: la Coppa America è una regata di match- race, quindi ci voleva un timoniere esperto, nato nel match race. E Paolo Cian è l'uomo per un team scelto con i criteri che hanno sempre caratterizzato la scelta dei miei team. Cioè preferire il collettivo all'individuale: scegliere persone che riuscissero a lavorare insieme, senza prime donne, ma con grande spirito di gruppo".


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