|

Articolo di Lucio Petrone
Le barche italiane sono divenute la bandiera dell'estro e della
genialita' nazionale e hanno lasciato la loro impronta nella storia del diporto

|
|
Panoramica della CANTIERISTICA ITALIANA
La nautica da diporto italiana come impiego del tempo libero
è una conquista sociale abbasta recente, essendo iniziato
appena negli anni cinquanta, con poche migliaia di imbarcazioni e
gran numero di natanti di tipo tradizionale, come lance, gozzi e
passere. Nel giro di quarant'anni si è giunti a circa
800.000 unità da diporto, ma mentre le barche da crociera
sono aumentate più o meno a 100.000, quelle da diporto
lungo costa e per la pesca sportiva sono cresciute a oltre 700.000.
Coinsiderate le potenzialità, rapportabili allo sviluppo
delle coste e alla posizione dell'Italia nel centro del
Mediterraneo, la crescita del settore è rimasta
notevolmente al di sotto delle previsioni e delle aspettative.
Molti sono gli elementi di disturbo: crisi economiche nazionali e
internazionali ricorrenti; eccessiva pressione fiscale nei
confronti dei diportisti e del prodotto barca; controlli a mare
eccessivi e ripetitivi; concorrenza di altre attività di
tempo libero e sportive; difficoltà nei processi di
sviluppo aziendale per passare da gestioni prettamente artigianali
a gestioni professionali, infine, ultima ma non ultima, la carenza
cronica di posti barca. Tuttavia, ciò non ha impedito la
crescita della cantieristica per il diporto, che è riuscita
a conquistarsi grande prestigio e, quindi, importanti percentuali
di mercato all'estero.
Addirittura, vi sono stati momenti di grande sviluppo, che hanno
fatto parlare di boom di diffusione e di vendite, ma tutto si
è stemperato nella crisi di mercato iniziata nel 1990 e
tuttora perdurante.
Ciò nonostante, le barche italiane, insieme
all'abbigliamento, sono divenute la bandiera dell'estro e della
genialità nazionale e hanno lasciato la loro impronta nella
storia del diporto, con uno stile inconfondibile, che tutto il
mondo ha battezzato, con semplicità anglosassone, Italian
Style. E a questo stile si sono ispirati e uniformati, in pochi
anni, i cantieri inglesi e scandinavi, che hanno tralasciato
l'impostazione nordica delle loro costruzioni per dar vita a
imbarcazioni "mediterranee", che sono divenute nostre temibili
concorrenti.
Poi, in tempi più recenti, ma più temibili per le
loro potenzialità, i cantieri statunitensi. Ora anche la
loro produzioine è mediterranea, ma non ci hanno superato.
Infatti, la nostra cantieristica, con una produzione dal look
così moderno, è tuttavia antica e affonda le sue
radici nei tempi gloriosi della marineria velica, con generazioni
di artigiani che nell'evoluzione dei tempi sono però sempre
rimasti legati al mare e alle barche. E ciò spiega
l'esistenza di numerose maestranze specializzate, in aree
geografiche che narrano le loro glorie marinare solo al citarle:
Liguria, Triveneto, Toscana, Romagna, Lazio, Campania, Sicilia,
Calabria e Puglia. Queste maestranze costituiscono un patrimonio
che tutti ci invidiano e che racchiude anche il segreto del
successo italiano, al di la dei nomi prestigiosi di progettisti,
stilisti e cantieri. In molti casi, i magnifici interni delle
nostre barche sono autentici capolavori di ebanisteria come, ad
esempio, quelli delle barche del veneto Camuffo,
dei Cantieri di Pisa, dei viareggini Benetti, Fipa Italiana, Gianetti, San
Lorenzo, Versilcraft, Codecasa, Tecnomarine, dei piemontesi Azimut e
Mondo, dei liguri Cantieri Navali di Lavagna, Baglietto-Azimut,
Santa Margherita di Spertini, Sangermani, Uniesse, e degli altri
nelle varie regioni: Riva, Ilver, Alfamarine,
Cantieri del Golfo, Posillipo, Rizzardi, Fiart, Ferretti, Giorgi, Mochi, Nicolini,
Bugari, Raffaelli, Marchi, Dalla Pietà, Arredomar, VZ ecc.ecc.
Anche quando sono di serie, le barche italiane sono sempre
artigianali e costruite adeguandosi ai desideri dell'armatore,
"Stradivari" di Camuffo, ai filanti scafi sportivi
di Riva, Bruno Abbate e Tullio Abbate,
Cantieri di Sarnico,
B.B.Tecnomar, Cantieri Navali di Roma,
Cantieri Navali dell'Adriatico, Colombo,
Conam, Carnevali, Cranchi, Della Pasqua e C., Rio, Gobbi, Gari,
Iniziative Industriali Italiane (Sea Arrow), Alpa, Performance
ecc. ecc. fino agli "sfiziosi" gozzi di Aprea Mare.
Solo scendendo di dimensioni si può
parlare di costruzioni in serie e ricordiamogli stabilimenti Sessa,
Cranchi, Gobbi, Colombo, Molinari, Arkos, BM Nautica, Mostes,
Capelli, Concord, Gari, Plastimare, Castoldi, Ranieri ecc. ecc., molti dei quali
nella zona dei laghi lombardi, ma quasi tutti nell'entroterra,
perché per costruire barche piccole è più economico.
Un comparto a sé, molto sviluppato, è quello del
battello pneumatico, con circa quaranta costruttori nazionali,
cioè più del 50 % dei costruttori europei, con
fabbriche, come la Novamarine, che vende i suoi gommoni anche alla
Coast Guard americana.
Ma oltre ai nomi citati, lungo le coste italiane e sui laghi vi
sono una serie di piccoli cantieri che costruiscono one off a vela
e a motore, oppure piccole serie di barche a prezzi estremamente
economici, che in genere, più che al
Salone Nautico Internazionale di Genova,
il più importante boat show
italiano, vengono presentate ai saloni nautici: Salone del Mare,
di Roma; Nautex, di Rimini; Nauticsud, di Napoli; Salone Galleggiante
dell'Adriatico di Jesolo e manifestazioni a carattere locale.
Quindi, un'industria attenta al progresso, che guarda oltre i
confini nazionali e si sta preparando al vero impatto col grande
mercato europeo, che avverrà nei prossimi anni.
|