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CHARTER Terra di conquista di qualsiasi flotta navigasse nel Tirreno, Ustica ha ora trovato la sua collocazione come regno dei subacquei e degli amanti del mare
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Pubblicato su Nautica 432 di aprile 1998 |
ACQUARIO DEL TIRRENO
Facilmente raggiungibile sia dalle Eolie, che dalla costa siciliana, Ustica è meta ambita per tutti quelli che del mare hanno rispetto e ne amano gli aspetti più naturalistici. Non a caso la prima riserva marina fu realizzata proprio qui nell'ormai lontano 1986, non a caso fin dal 1959 qui si svolge, da luglio a settembre, la Rassegna Internazionale delle Attività Subacquee, dedicata in un primo momento, prevalentemente alla pesca subacquea, poi più ecologicamente evolutasi in fotosub. Per struttura geologica Ustica appartiene evidentemente alle Eolie, anche se geograficamente non ne fa parte. La sua roccia nera vulcanica, anche se l'attività è totalmente assente e le forme sono completamente sparite, la fa scoprire affine alle sue sorelle orientali. La sua forma di una tartaruga marina che nuota verso est, con un periplo di sette miglia ed una superficie di 8 chilometri quadrati, la rendono estremamente appetibile per un fine settimana all'insegna dell'attività nautica o della scoperta dei suoi segreti più intimi.
Del resto la presenza dei suoi primi insediamenti risale alla preistoria, come testimoniano i resti rinvenuti nei pressi della Colombaia. Poi tutte le civiltà che transitarono nel Mediterraneo ci fecero capolino, iniziando dai Fenici, i Greci, i Cartaginesi e i Romani che nell'isola lasciarono vestigia un pò dappertutto. I primi confinati sull'isola furono 6000 soldati cartaginesi ammutinati, che vi furono abbandonati senza acqua e viveri e morirono tutti. Il biancore delle loro ossa fece sì che i greci chiamassero l'isola Osteodos, cioé ossario, da cui il nome moderno. In seguito fu la base delle scorrerie saracene che l'usavano per nascondere le loro navi e quindi attaccare di sorpresa i naviganti. A scongiurare il pericolo saraceno non ci riuscirono né i Normanni né gli Spagnoli che ne subirono le violenze. Solo al tempo di Ferdinando IV Re delle due Sicilie, dopo che nell'ennesima scorreria turca furono trucidati tutti i colonizzatori, mandati dal Re dalle Eolie e da Trapani, il Viceré di Sicilia decise di innalzare una serie di fortificazioni intorno all'isola che consentissero ai coloni di poter lavorare tranquillamente. Furono quindi costruite le cisterne per l'acqua piovana e le case che andarono poi a costituire il centro abitato principale, intorno alla Cala Santa Maria che rimane il rifugio più consistente dell'isola. Attualmente il porticciolo è costituito da un molo di 110 metri banchinato sul lato interno. Per l'approdo si può però usare anche il pontile situato a levante dell'approdo. Si possono ormeggiare barche fino a 15 metri, su di un fondale in sabbia e roccia che va dai 4 ai 6 metri. Ben ridossato con venti del I e III quadrante è quasi proibitivo quando il mare è spinto da uno scirocco consistente. Ustica esalta qualsiasi tipo di coltura mediterranea, ma la sua specialità sono certamente le lenticchie, piccolissime, come del resto tutte le prelibate come quelle di Ventotenene e Castelluccio, ma con in più il colore forte dato dalla terra lavica. Molto ricercate e tradizionalmente piatto tipico della nobiltà napoletana, hanno un'alta valurttazione sulmercato palermitano. Non mancano i fichi, i capperi, i meloni e le melanzane. Ma Ustica ha continuato nei secoli ad essere destinazione per i deportati, così sulla scia dei Cartaginesi anche i Borboni vi confinarono i prigionieri politici, come fecero del resto i Savoia ed i fascisti. Vi soggiornarono e ne trassero beneficio salutare, anche Gramsci, Parri e Romita. Poi nel '61, per sollevamento popolare il confino fu abolito e sostituito con il più remunerativo e qualificante turismo. Arrivando da Est, l'isola appare come due terre divise con Monte Guardia dei Turchi, il più alto dell'isola con i suoi 244 metri, che sovrasta il paese. Lungo la costa spicca poi Capo Falconara, sporgente e roccioso, con la Punta Omo Morto sulla cui sommità si trova una torre addossata ad una costruzione con sopra un fanale. Proseguendo ad ovest della punta, la costa è rocciosa e scoscesa, di difficile accesso e con fondali piuttosto elevati. A nord di Punta Gorgo Salato, c'è la secca Colombara, con un fondale minimo di un metro e mezzo circa, ma ben segnalata dai settori dei fanali a terra. Il parco, la prima Riserva Naturale Marina Italiana, è suddiviso in tre parti: la zona A: riserva integrale, che abbraccia un tratto di mare evidenziato da boe, largo circa 350 metri, che si sviluppa tra Punta Magna e Punta dello Spalmatore (costa ovest dell'isola). Qui è vietato l'accesso, la navigazione e naturalmente la sosta di qualsiasi tipo di imbarcazione. Nella zona B, che va da Punta Gavazzi a Punta Omo Morto, nel lato nord ovest dell'isola, praticamente da un faro all'altro, è consentita invece la fografia subacquea e la pesca con lenza e a traina. Nella zona C, di cui fanno parte le rimanenti coste dell'isola, è possibile fare qualsiasi tipo di pesca sportiva, sempre seguendo le ordinanze della capitaneria. Un paradiso da conquistare subito, magari all'inizio della stagione, quando le giornate sono più lunghe ed i limitati posti d'ormeggio non sono tutti occupati.
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