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L'inviato di "Nautica" tra i vagabondi del mare

IN BARCA A TEMPO PIENO

LA FREE-LIFE

Il DIECI-ESENTE

L'ALTRA FACCIA DELLA VELA

DIARIO DI BORDO

RACCOLTA FILMATI

CHARTER E VIAGGI

Il collaboratore di "Nautica",
Silvio Dell'Accio,
per tre anni a tempo pieno sulla "Free Life", è passato in
Israele e nei Paesi Arabi, per solidarietà con quei popoli e
come ambasciatore di "Peter Pan"; il 13 dicembre 2005 è stato
affondato dalle balene, nell'Oceano Atlantico,
ed è tornato in Italia nella primavera del 2006, e sta ora cercando un'altra barca,
per ripartire

di Silvio Dell'Accio


"Moana II" in Mar Rosso, con lei ho navigato per il mondo quasi 10
anni, a tempo pieno. Era un robusto "Contest 29" di metri 8,80,
costruito in Olanda, nei primi anni '60, in vetroresina, su progetto
di Van De Staad

Una pagina tratta dal mio libro degli ospiti a bordo


"Moana II" nel 1987 ad Auckland (Nuova Zelanda) con griselle, timone a
vento e cappottina, autocostruiti, compresa la porta a due battenti,
incernierati, molto più rapida da aprire e chiudere, per
ridurre al minimo l'acqua che entrava in barca durante il brutto tempo
NOTA AUTOBIOGRAFICA
Nato il 24/1/43, nel 1978, dopo una vita da carabiniere, ragioniere,
assicuratore, marito e padre, ho mollato tutto e me ne sono andato in
giro per il mondo, in barca, con una nuova compagna. Nel 1986, dopo
l'attraversamento del Canale di Panama, la mia donna se ne è andata
con il mio migliore amico, un navigatore solitario giapponese, e io
sono ripartito da solo, per attraversare il Pacifico. Arrivato in
Nuova Zelanda nel 1987, ho venduto la barca e sono tornato in Italia,
nel 1988. Ora collaboro con Nautica, Cruising World e Re Nudo e ho
pubblicato con Mursia: "L'oceano fuori, l'oceano dentro" e con Nautica
"L'arte della meteorologia, nell'arte della navigazione"
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L'ALTRA FACCIA DELLA VELA
IL PROGETTO
Partirò nella primavera del 2003, e vorrei navigare per diversi
anni, lungo le rotte più frequentate dai "vagabondi del mare".
Conto quindi di andare a Cipro (Larnaka e Famagosta), in Israele
(Akko, Tel Aviv, Gaza) e in Egitto (Port Said, Alessandria).
In quei posti, infatti, s'incontrano molti del "popolo del mare" che
amano svernare dove fa meno freddo e riparare la barca e fare la spesa
dove si spende meno.
Io ci sono stato più volte, anche a lavorare, per rimpinguare
la cassa di bordo. E pur se sono passati tanti anni, spero di trovare
vecchi e nuovi amici, laggiù. E poi mi piace fare questo
piccolo gesto di solidarietà, in un Medio Oriente devastato
dalla lotta armata.
Negli oceani navigherò nelle zone tropicali, spinto dagli
alisei. E poiché i caraibi sono ormai affollati e cari, conto
di attraversare al più presto il canale di Panama (che
purtroppo oggi costa 1.500 dollari o euro, contro i 60 dollari che
pagai nel 1986...). Nel Pacifico vorrei "collezionare" le isole
più belle, inviando numerosi servizi, con notizie e
indicazioni; oltre alle storie delle avventure e degli incontri
più interessanti.
Sarò sempre collegato, via Internet, e sul sito www.nautica.it
appariranno gli aggiornamenti sulla mia posizione e sugli avvenimenti
più importanti. Il materiale raccolto verrà poi
pubblicato anche in alcune "Guide di Nautica" che mi auguro possano
essere utili agli aspiranti vagabondi e costituire una piacevole
lettura per molti.
IL POPOLO DEL MARE
Anche oggi, migliaia di vagabondi vivono con pochi soldi, a tempo
pieno, in barca a vela, in giro per il mondo. Provengono da tante
nazioni, razze e religioni, ma molti degli anziani non si riconoscono
più in nessuna bandiera, popolo o culto. Ciò che li
accomuna è la passione per la navigazione e la ricerca della
libertà.
IN CERCA DI LIBERTÀ
Carlotta Wittig, su "Avvenimenti" del 6 maggio 1998, aveva scritto:
"Il nostro secolo, accorto cultore di minimalismi, è riuscito a
esorcizzare, banalizzandole, quelle tre o quattro parole che davano
orizzonte e statura alla vita. Una è libertà. Vagamente
si sa che è una cosa bella, magari anche esiste, ma forse in
altre epoche, non in questo mondo, certo, non qui, non ora. E poi, chi
l'ha vista? Loro ad esempio, i vagabondi del mare. Loro la vedono,
tutte le mattine, quando si svegliano in mare aperto o nei porti.
Escono in pozzetto, salutano due pellicani che si sono appollaiati, di
notte, sui bordi della barca addormentata.
Poi guardano l'orizzonte, il mare, che sono lì per tutti. Senza
cancelli, muri, recinti.
Bevono un tè, un caffè. Pensano a tante cose. O a
nessuna.
L'unica cosa a cui non pensano, è la libertà.
Perché ce l'hanno! L'hanno trovata.
Nel momento stesso in cui hanno lasciato: Patria, IVA, UVA e posto
fisso, per andarsene a tribolare tra i marosi...
LA RICERCA INFINITA
Ma la libertà (come la felicità e l'amore) la possiamo
gustare solo per un pò, ma poi ci sfugge di nuovo e dobbiamo
ricominciare a cercarla... I mistici dicono che questo è un
bene, perché altrimenti ci addormenteremmo completamente e non
arriveremmo mai alla "illuminazione". Che pare sia una cosa della
stessa qualità dell'amore e della libertà, ma molto
più bella!
Comunque stiano le cose, è evidente che c'è una gran
differenza tra la vita di chi cerca libertà e amore e quella di
chi invece insegue solo la sicurezza, che poi è comunque
un'illusione... Jacques Lacan (il geniale psicoanalista) diceva che
amore e libertà sono irraggiungibili. Secondo lui, sarebbe
possibile solo il "tentativo" dell'amore e della libertà. Ma
una vita spesa in questo tentativo, sembra più che degna di
essere vissuta.
LA SCUOLA DEL MARE
Il mare è un grande maestro, anche perché è al di
là di ogni ideologia e dottrina.
Infatti, infrange spesso regole e previsioni, ma soprattutto è
assolutamente indifferente alle nostre furbizie, ipocrisie, ricatti,
suppliche e rivendicazioni, che invece hanno tanto successo nella
nostra corrotta società. I vagabondi del mare hanno deciso di
allontanarsi dalla "crosta terrestre" per seguire gli insegnamenti
della "grande acqua" che avvolge i due terzi del nostro bel pianeta.
E alcuni di loro amano andare da soli, nell'oceano sconfinato, per
poterlo "ascoltare" meglio.
Anche se molti "discepoli del mare" hanno scritto articoli e libri,
pochi li conoscono davvero e pochissimi si rendono conto di che cosa
significhi vivere in barca, vagabondando per gli oceani.
Io sono stato uno di quella gente, per quasi dieci anni. Ed ora, sulla
soglia della "crudele sessantina", ho deciso di tornarci e vorrei
condividere quest'esperienza.
LE VITTIME DI MOITESSIER
Vivere in barca, in giro per il mondo, richiede una buona
preparazione. Si devono imparare molte cose e bisogna accumulare una
certa esperienza, prima di avventurarsi nel blu più profondo.
Ma soprattutto si deve avere una grande passione per il mare, la
navigazione e l'avventura, per poter affrontare, con ragionevoli
probabilità di successo e volentieri, la scomodità, la
fatica e i rischi della vita in mare.
Quindi io non voglio spingere nessuno a partire in barca, per andare
in capo al mondo!
Anche perché ho incontrato alcune "vittime di Moitessier...".
Si dice infatti che quel romantico vagabondo del mare (scomparso nel
1996, dopo aver compiuto magnifiche imprese e aver scritto bei libri)
abbia fatto credere che navigare in giro per il mondo, sia molto facile...
Così degli sprovveduti hanno affrontato navigazioni
impegnative, senza preparazione.
E quindi, molti di loro sono incappati in clamorosi fallimenti!
Molti, ma non tutti...
Perché il mare, nella sua imprevedibilità, è al
di là del bene e del male, come la vita...
E quindi può favorire i maldestri e far affondare gli abili e preparati!
I SOLDI
Viviamo in una società che sembra aver messo il denaro al posto
di tutti gli idoli e gli dei.
Lungi da me ogni moralismo, vi assicuro che, girando per il mondo in
barca a vela, i soldi, pur restando importanti, diventano solo una
delle tante cose a cui badare, e in certe situazioni sono
assolutamente inutili, per esempio quando capita una grave avaria o un
incidente, durante una traversata oceanica, con brutto tempo
prolungato. Figuriamoci poi in un naufragio (sempre presente negli
incubi dei marinai...) che, quando succede, azzera le differenze
economiche, quasi quanto la morte; e mette in risalto, invece, doti e
valori, normalmente ignorati nella nostra società.
IL BUDGET
Con 30 mila euro, oggi si può comprare una buona barca, usata,
tra i dieci e i dodici metri, che vi può portare in giro per
gli oceani, anche se non siete più tanto giovani.
Io ho girato per il mondo in barca, dal 1978 al 1988, quando avevo dai
35 ai 45 anni, in coppia e da solo, con la mia "Moana II" una vecchia
barca di vetroresina, lunga 8,80 metri (29 piedi), che mi era costata
8,5 milioni di lire. (Oggi si può comprare una barca simile con
10 mila euro, ovviamente sempre usata).
Ma la preparazione e le dotazioni necessarie per vivere in barca, in
mari lontani, possono costare anche più della barca!
Certo non tutti possono disporre di cifre simili, ma molti le hanno.
Inoltre, vivendo in barca, si impara a riparare un pò tutto.
E quindi si può essere ben accolti e trovare lavoro ovunque,
sia riparando le barche dei ricchi che aiutando gli indigeni delle
isole sperdute a far funzionare i loro sgangherati, ma preziosissimi,
motori, pompe e meccanismi.
Pochi hanno voglia di vivere in questo modo, ma molti amano leggere
racconti del genere.
Per me è facile stabilire rapporti con gli altri vagabondi del
mare e con i locali, e mi piace andare a cercare quelli che ho
conosciuto tanti anni fa, per vedere che fine hanno fatto.
Ho tanti indirizzi e foto, nel mio libro degli ospiti a bordo.
Spero di rintracciare vecchie conoscenze, sia tra i vagabondi che tra
gli indigeni.
E vorrei raccontare le storie appena incominciate degli avventurieri
di oggi, e quelle ormai compiute, o ancora in corso, di quelli di ieri.
Saranno vicende molto diverse da quelle dei protagonisti della "Coppa
America" o delle regate intorno al mondo, con i loro grandi budget e
perfezionismi.
E saranno diverse anche dalle avventure dei "velisti per caso" con la
loro comunque ricca dotazione e organizzazione; ma sono certo che
molti troveranno interessante, anche questa "altra faccia della vela".
"WABI SABI"
Ultimamente si sta diffondendo, anche da noi, un atteggiamento verso
la vita, che in Oriente è chiamato "wabi sabi".
Queste due parole giapponesi, intraducibili in italiano, significano
più o meno: nobiltà, bellezza, bontà, coraggio,
arte e poesia, nell'umile, imperfetto, vecchio, povero, semplice, ingenuo.
Secondo me, molti vagabondi del mare, vivono in stile wabi sabi.
Infatti, chi li critica dice ironicamente che sono degli ingenui,
imprigionati nei loro stessi sogni. Un pò come il folle "Don
Chisciotte" che però, dopo quattro secoli, continua a toccare
milioni di cuori!
E l'umanità sarebbe più squallida e triste, senza poeti
e vagabondi, più o meno donchisciotteschi...
E poi, non sembra che la razionalità pragmatica della nostra
società stia avendo molto successo, viste le catastrofi
ecologiche che stiamo provocando, e i crack finanziari e gli atti di
terrorismo sempre più frequenti e disastrosi.
Chissà?
Se ci fossero più poeti e vagabondi, forse le cose potrebbero
andare un pò "meno peggio...".
KNULP
Vedi in proposito anche: "Knulp" di Hermann Hesse; la commovente
storia di un vagabondo, senz'arte né parte, che ormai vecchio e
malandato, durante il suo ennesimo viaggio viene travolto da una
tormenta di neve...
Semicongelato e in attesa della fine, il poveretto rivede tutta la sua
"frivola" vita e chiede scusa al Creatore, per averla sprecata
così, senza concludere nulla!
Ma a quel punto Dio scende dal cielo e gli rammenta quante volte lui
ha saputo portare, nei suoi vagabondaggi, un pò di gioia e di
serenità, a tanta gente...
SOGNATORI, NO SCEMI!
Essere dei sognatori non significa essere scemi!
E quindi, anche se tutti sbagliamo, cerchiamo di ridurre al minimo i
nostri errori.
Scegliamo quindi una buona barca e prepariamola bene, sia se vogliamo
farci un giro del mondo, che per una gita di fine settimana,
perché il mare è salato, possente e imprevedibile, ovunque!
Da buon idealista, a sessant'anni, non ho i soldi per comprarmi una
barca, nemmeno piccola, però ci sono tanti che mi vogliono
bene...
Anche nello staff di "Nautica"!
Per cui l'editore ha accettato di comprare una barca, con la quale
potrò realizzare il mio progetto.
L'ISOLA SACRA
Me ne sono andato quindi a "Fiumara Grande" nella "Isola Sacra" a
cercare aiuto per trovare questa barca e prepararla. In giro per il
mondo ho scoperto tanti luoghi, ambienti e persone, originali ed
interessanti. E anche nella foce del Tevere, e nelle isole adiacenti,
ho trovato posti e gente che meritano di essere visti e raccontati. Mi
sorprende che non siano ancora stati utilizzati, per buoni film e
libri. Quell'ambiente è molto diverso dalle mode correnti e
ricco di originale creatività.
Nell'isolotto in mezzo al Fiume Tevere, poco prima della foce di
Fiumara Grande, fino a poco tempo fa, c'erano cavalli allo stato
brado, che pascolavano in mezzo a una vegetazione così
selvaggia, che poteva essere quella di un'isola sperduta, piuttosto
che a pochi chilometri da Roma...
Alcuni artisti interessanti hanno deciso di lavorare in barca, in
quella zona, e soprattutto molti appassionati del mare, più o
meno idealisti (anche venuti da lontano) stanno vivendo oggi, in
barca, in quello strano posto, che sembra "fuori dal mondo" come i
"vagabondi del mare".
Nel 1988, appena tornato dal mio decennio in giro per il mondo, mi
sono ritrovato gravemente disadattato (al punto da avere
difficoltà ad usare il telefono...).
Ma mi sono sentito invece a mio agio, a Fiumara Grande e in
particolare alla Tecnomar.
Il suo fondatore è un sognatore appassionato, che ancora oggi
(con tutti i capelli bianchi e tante belle imprese alle spalle) non ha
nessuna intenzione di ritirarsi e progetta sempre nuove iniziative.
Tra le tante cose "stravaganti" che la Tecnomar ha fatto, c'è
anche il recupero del "Pietro Micca" l'ultima nave a vapore, italiana.
(Vedi: "Una nave fuori dal comune" - sul N° 410 di Nautica). Il
"Pietro Micca" ottimamente restaurato e mantenuto, continua ancora a
lavorare, anche come "Goletta Verde".
E in questi giorni alla Tecnomar, hanno iniziato il restauro di un
traghetto di 60 metri! Nel loro anticonformismo, i dirigenti di
quell'organizzazione hanno aiutato ed aiutano spesso i vagabondi del
mare, italiani e stranieri, e quindi, nonostante la mia evidente
"eccentricità", nel 1988, hanno avuto fiducia in me e mi hanno
fatto lavorare con loro. Quindi ora, in cerca di una barca, per
ripartire "per sempre", mi è venuto spontaneo andare a
Fiumicino, nell'Isola Sacra, a chiedere aiuto alla Tecnomar. E ho
trovato infatti, una calorosa accoglienza e un prezioso aiuto, a
cominciare dal settore broker, che mi ha trovato la barca giusta.
"FREE LIFE"
Cioè: "Vita Libera".
Bel nome per una barca vagabonda...
È una "Fenicia", costruita nel 1975, in Italia, dalla Mariver.
È di vetroresina, lunga 11 metri (37 piedi), con spazi
sufficientemente vivibili, divisi in: cabina di prua, dinette,
toilette e cabina di poppa, ben disposte e separate.
È anche ben costruita e il suo unico proprietario (un pilota
dell'Alitalia, molto preciso e ora in pensione) ha seguito
personalmente la costruzione della barca, facendone aumentare la
robustezza, la sicurezza e la semplicità di manovra.
L'ossatura dello scafo è stata rinforzata, con correnti di
quercia. Sono state realizzate due paratie stagne, a prua. Ci sono il
cupolino trasparente e la timoneria interna (per governare anche in
condizioni di maltempo estremo). E la barca è in buono stato di
conservazione. Concordato il prezzo in 30.000 euro, il cantiere della
Tecnomar ha preventivato altri 25.000 euro circa per rimetterla a
posto, prepararla e accessoriarla, per il mio lungo giro del mondo. A
questo punto devo ringraziare anche l'Organizzazione Leasing e la
SelmaBipiemme, che hanno accordato a "Nautica" il leasing, anche per
le spese di ristrutturazione; per una barca questa e un'impresa fuori
dal comune.
PERCHÉ DI PLASTICA
Pur con l'aiuto della Tecnomar, mi ci è voluto qualche mese per
scegliere la "Free Life".
Avevamo preso in considerazione diverse barche di metallo (che sono le
più robuste) e anche alcune buone barche di legno (le
più confortevoli e romantiche) ma costavano tutte troppo...
E poi il metallo ai tropici si arroventa, anche se lo dipingi di
bianco splendente (che poi ti fa male agli occhi, perché
riflette i raggi del sole). Quelle di acciaio arrugginiscono, mentre
quelle di lega leggera sono inossidabili, ma molto vulnerabili alla
corrosione galvanica. Ma soprattutto, quelle di acciaio e ancor di
più quelle di legno, richiedono una continua e faticosa
manutenzione, mentre io amo la contemplazione... (Vedi: "L'elogio
dell'ozio" di Robert Louis Stevenson).
E poi, anche se la vetroresina non è resistente come il metallo
e invecchiando s'indebolisce, conserva comunque una buona robustezza,
per molti decenni.
Con la mia piccola "Moana II" (anch'essa di fiberglas e all'epoca
più che ventenne) ho affrontato tempi duri e ho "toccato"
più volte coralli e scogli, ma lo scafo non ha mai riportato
gravi danni.
Ultimamente, poi, ho esaminato diverse barche di plastica, costruite
nei primi anni '60, e nessuna mostrava segni di cedimento. Insomma, la
vetroresina non è forte come il metallo, né bella e
confortevole come il legno, ma costa di meno e ha bisogno di meno
manutenzione. Quindi, appena la Tecnomar mi ha consigliato la "Free
Life", ho capito che era la mia barca ideale! Abbastanza robusta,
comoda e semplice e rientrava nel mio budget, con tutta la
preparazione, il materiale e gli accessori necessari.
LA PREPARAZIONE
Considerato che voglio navigare per anni, anche tra isole lontane e
disabitate, devo essere il più autonomo possibile. Quindi,
anche se la barca è in buone condizioni, dovrò fare
un'approfondita revisione, a cominciare dagli impianti elettrico e
idraulico, ai bulloni della zavorra, al motore, alle vele e al
sartiame, e dovrò preparare un'ampia scorta di parti di
rispetto (o ricambi) che conto di elencare nei prossimi articoli.
IL SARTIAME
Alcune impiombature del sartiame mostrano delle piccolissime crepe
(visibili solo con una potente lente d'ingrandimento) che denunciano
la cristallizzazione dell'acciaio inossidabile. Questo metallo,
infatti, non viene corroso dalla ruggine, ma può degenerare,
cristallizzandosi, e a volte mostra solo microscopici segni del suo
subdolo e grave indebolimento. Per questo molti ritengono
consigliabile sostituirlo comunque, almeno ogni dieci anni. Poi conto
di aggiungere il doppio strallo, per usare due fiocchi gemelli, con
due tangoni, invece dello spinnaker, che è troppo complicato
per me, soprattutto quando navigo da solo.
E voglio aggiungere anche uno strallo di trinchetta, con relative
sartie, per attrezzarla a cutter, e avere una velatura più
frazionata e quindi più adattabile alle condizioni di vento,
mare e andatura. Inoltre, così avrò anche un albero
sostenuto in più punti.
LE VELE
Anche le vele (con randa e genova avvolgibili) vanno sostituite.
Saranno di colore marrone, con cuciture nere, molto più
resistenti ai raggi ultravioletti. Le vele e le cuciture bianche,
infatti, quando sono esposte a lungo al sole dei tropici (o delle
nostre estati) possono perdere il 50% della loro robustezza, in una
sola stagione; e possono "cuocersi" completamente, in pochi anni,
diventando deboli come carta! Il pigmento scuro invece, le protegge
dai raggi solari e le fa durare molto di più e il filo di
colore contrastante, evidenzia anche l'inizio delle scuciture.
IL TIMONE A VENTO
I piloti automatici elettronici sono molto comodi, quando si naviga a
motore, o sulle barche veloci, che creano un vento apparente che
"confonde" i "semplici" piloti automatici a vento. Ma su una lenta
barca da pigro vagabondo, che naviga a vela per tanti mesi, un timone
a vento è molto più pratico.
LA CAPPOTTINA
Quando si deve restare a lungo in pozzetto, di notte, con il brutto
tempo (per stare al timone o di guardia) una cappottina sul boccaporto
principale, che ci ripara dalla pioggia e dagli spruzzi delle onde, fa
una gran differenza...
Infatti, senza questa copertura, si è continuamente
"schiaffeggiati" dall'acqua e ci si ritrova sfiniti in poco tempo.
Mentre se c'è una cappottina che ci protegge, si può
resistere molto più a lungo fuori e, inoltre, entra molta meno
acqua dentro.
L'ALBERO
Aggiungerò i gradini sull'albero (pieghevoli, per dare minor
"appiglio" alle drizze, che, quando c'è brutto tempo e l'albero
oscilla velocemente, s'incattivano dappertutto). E aggiungerò
anche le griselle (o gradini) sulle sartie, più comodi per
salire fino alle crocette, per vedere meglio sott'acqua, quando si
naviga tra i reef. Poi (sempre per essere il più autonomo
possibile) costruirò degli attacchi in coperta, sui quali
incernierare i due tangoni, uniti a triangolo, come supporto per
abbattere l'albero da solo.
LA PARATIA PRINCIPALE
Purtroppo la paratia principale, che sostiene l'albero, si è
deformata, tanto che la porta della cabina di prua si chiude male, il
danno non è grave, ma va riparato con opportuni rinforzi.
L'ELETTRONICA
Quando navigavo con la piccola "Moana II" avevo un viscerale rifiuto
dell'elettronica e quindi usavo soltanto bussola, log, orologio e
sestante. Di certo anche questa volta mi porterò sestanti,
effemeridi e carte nautiche, ma adesso vorrei avere anche una buona
strumentazione elettronica, per la navigazione e per le previsioni
meteorologiche.
Ormai i computer mi piacciono molto, e quindi vorrei averne almeno un
paio, collegati in Rete.
FORNELLO A PETROLIO
Le bombole di gas in barca sono pericolose, ma soprattutto sono
difficili da ricaricare, perché gli attacchi sono diversi in
quasi ogni paese e nei posti più primitivi non si trova nemmeno
il gas, mentre il petrolio c'è praticamente dapperttutto.
Quindi conto di cambiare il fornello a gas e procurarmi qualche lume a petrolio.
L'ANTIVEGETATIVA
La carena è molto umida e anche se non mostra segni di osmosi
vorrei proteggerla con epossidica. Mi piacerebbe sperimentare una
buona antivegetativa a lunga durata. Se funzionasse davvero sarebbe un
bel risparmio di lavoro, tempo e denaro. Conto di fare un'inchiesta
sugli ultimi prodotti in commercio e scriverò le mie
considerazioni nei prossimi articoli, insieme alle descrizioni
dettagliate di tutti i lavori che farò sulla barca.

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