
NOTIZIE DAI MARI DEL GLOBO
a cura di Eleonora De Sabata
Questo testo è pubblicato esclusivamente a fini storici. Tutte le notizie e
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al momento della pubblicazione di questo articolo sulla rivista Nautica
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AMBIENTE MARE n. 428
L'ACQUARIO DI GENOVA
ha organizzato, durante il Salone, due
conferenze di grande interesse. La prima, intitolata "Galapagos:
le porte del paradiso", è stata tenuta da Giorgio Celli
sull'importanza naturalistica e scientifica dell'arcipelago, che
ha portato alla teoria dell'evoluzione. Il pubblico, affluito
numeroso, ha potuto assistere a una proiezione di foto e filmati
illustrati dal noto divulgatore, che nel finale ha espresso la sua
preoccupazione per la sopravvivenza della natura straordinaria
delle isole. Il turismo, regolamentato, può essere la
chiave per la salvezza. In conclusione Gabriela Diana della Quasar
Nautica, tour operator specializzato in crociere naturalistiche
alle Galapagos, ne ha descritto le caratteristiche ambientali e
climatologiche.
La seconda conferenza "Predatori predati. L'altra faccia dello
squalo" ha inaugurato la nuova mostra sugli squali che
rimarrà fino al 30 maggio '98. Con l'occasione sono state
introdotte alcune specie nuove nelle vasche dell'acquario ed
è stata allestita un'esposizione di fotografie, disegni,
oggetti e confezioni di prodotti di uso comune fatti con gli squali.
I relatori Alberto Luca Recchi, autore delle fotografie, e Alberto
Angela hanno sottolineato il pericolo che stanno attraversando gli
squali in tutto il mondo, dove sono vittime di vere stragi, e la
loro importanza nell'equilibrio dell'ambiente marino.
GLI SPRINT-FISH DI TUTTI I MARI
non sono i possenti marlin o i
tonni: ma i piccoli dei pesci delle barriere coralline. Lo hanno
scoperto due ricercatori australiani, seguendo in mare e
cronometrando in vasca le prestazioni di "cuccioli" dei pesci
chirurgo, pesci damigella e pesci soldato. In media i piccoli
delle barriere coralline si muovono alla velocità di 20.6
centimetri al secondo, cioè l'equivalente di 14 lunghezze
del loro corpo. Un nuotatore olimpico, con quella velocità,
chiuderebbe i 100 metri in appena... 3 secondi! Il vero campione
di velocità è un piccolo pesce soldato cronometrato
nella acque dell'atollo polinesiano di Rangiroa, con una media di
56 centimetri al secondo tenuti per dieci minuti: e negli ultimi
due minuti il pesce ha nuotato così velocemente da seminare
i subacquei che lo stavano seguendo. I cuccioli dei pesci
corallini sono anche campioni di resistenza: lo ha dimostrato un
pesce chirurgo che ha nuotato, in una vasca apposita, per 94
chilometri senza fermarsi mai.
La straordinaria velocità e resistenza di questi pesciolini
ha messo in crisi i biologi di tutto il mondo, che da sempre
ritenevano i piccoli dei pesci (molti dei quali passano i primi
stadi della loro vita in mare aperto) praticamente alla
mercé delle correnti. Questi invece hanno dimostrato di
essere in grado di coprire distanze significative e, soprattutto,
di riuscire ad individuare la presenza di una barriera corallina
anche ad oltre un chilometro di distanza grazie, probabilmente, al
rumore che le creature del reef emettono di notte: una
caratteristica importantissima visto che le barriere coralline
sono vere e proprie oasi nel deserto del mare aperto. Fino ad oggi
si era creduto che i pesciolini trovassero la via del reef quasi
per caso, grazie al gioco delle correnti.
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GLI ATOLLI CORALLINI SONO I LUOGHI PEGGIORI
per scaricare le
scorie radioattive. Lo dimostrerebbe una ricerca condotta da
biologi australiani e francesi, i cui risultati indicano che i
radioisotopi disciolti nell'acqua entrano nella catena alimentare
della barriera corallina con velocità cinque volte
superiori a quanto avviene nelle acque temperate. Lo studio
analizzava il plutonio 210, un prodotto del gas radon emesso
naturalmente dalle rocce che contengono uranio, ma è assai
probabile che lo stesso accada anche con gli isotopi provenienti
dalle scorie nucleari e dai test delle bombe atomiche. La Francia,
che nel frattempo ha interrotto gli esperimenti nucleari a
Mururoa, ha ammesso che l'isotopo iodine 131 è ormai
presente nelle acque dell'atollo.
PESCI CONTRO DELFINI.
Questi ultimi, lo sanno tutti, utilizzano
una sorta di sonar per "vedere" attraverso l'acqua l'ambiente
circostante e ciò che vi è immerso, comprese le loro
prede. Ciò che invece ancora non sapevamo è che
alcuni pesci (gli esperimenti sono stati eseguiti sulla Alosa
sapidissima, simile all'aringa) riescono a percepire i suoni ad
alta frequenza e quindi, presumibilmente, anche gli impulsi del
sonar dei delfini. Questa scoperta sembra confermare il sospetto
che gli avvisatori acustici sperimentali installati sulle reti,
che impediscano in una certa misura le catture dei delfini,
probabilmente funzionano perché, spaventando le prede,
allontanano i cetacei dalla zona.
SQUALO BIANCO SEMPRE PIÙ PROTETTO
in Australia: anche il
Western Australia si è aggiunto alla Tasmania, South
Australia, New South Wales e Queensland nel dichiarare il bianco
una specie protetta.
LE BARRIERE CORALLINE
emettono più anidride carbonica di
quanta ne assorbano: questo il risultato di un lavoro di sette
anni condotto dalla giapponese New Energy and Industrial
Development.
STRANI AMICI DI NUOTATE:
osservati per la prima volta in
Mediterraneo un banco di tonni che navigavano assieme ad un gruppo
di delfini nel golfo di Korinthiakos. Per più di tre quarti
d'ora tonni e delfini hanno viaggiato assieme, a due-tre metri di
distanza, senza alcuna interazione apparente.
BARRIERE CORALLINE NEL MARE DEL NORD
a 300 metri di
profondità: vere, intatte, viventi, non i resti fossili di
quando quei fondali erano lambiti da acque ben più calde.
Sono i banchi di Lophelia pertusa, un corallo contro ogni regola.
I reef che conosciamo tutti possono vivere solo in acque calde,
tropicali, limpide e pulite, dove la luce del sole riesce ad
innescare nelle alghe simbionti del corallo, la fotosintesi
clorofilliana responsabile di gran parte del cibo ad esso
necessario per costruire il suo scheletro. La Lophelia, invece,
non ha alghe simbionti e può perciò vivere anche nei
mari più freddi e bui della Terra. Così è: in
Norvegia e in Scozia questo corallo forma dei veri e propri reef
abissali che si innalzano per 30 metri dal fondo e si estendono
anche per migliaia di chilometri. Come le barriere tropicali, i
banchi di Lophelia sono ricchissime di vita ed attirano diverse
centinaia di specie animali, fra pesci e invertebrati. Priva del
contributo delle alghe, la Lophelia cresce lentissimamente: solo
mezzo millimetro all'anno.
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