
NOTIZIE DAI MARI DEL GLOBO
a cura di Eleonora De Sabata
Questo testo è pubblicato esclusivamente a fini storici. Tutte le notizie e
le informazioni riportate, nomi, recapiti, indirizzi Internet compresi, si riferiscono
al momento della pubblicazione di questo articolo sulla rivista Nautica
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AMBIENTE MARE n. 529
MARCATO PER LA PRIMA VOLTA IN MEDITERRANEO UNO SQUALO ELEFANTE - Una
pinna immensa spunta in superficie davanti il guscio di un Optimist.
Non è la scena de "Lo Squalo 4", ma quanto è avvenuto il
25 febbraio a Randa Toko, di dodici anni: "Come ogni sabato ero in
mare ad allenarmi nel Golfo di Arzachena. A un certo punto
l'allenatore ci avverte della presenza di due pinne a 30 metri da
noi!!!! Due pinne!! All'inizio abbiamo pensato a due delfini ma poi
avvicinandoci - Camillo, Giorgio e io con i nostri Optimist e
l'allenatore Sandro col gommone - ci siamo resi conto che era un solo
unico pesciolone con due pinne alte forse 40-50 centimetri. L'enorme
pesce nuotava così tranquillo e indifferente a noi che abbiamo
capito doveva essere uno squalo filtratore e non carnivoro, per
fortuna! Sdraiata a prua, se avessi avuto un pò più di
coraggio, allungando un braccio avrei potuto forse toccarlo!! Sono
riuscita a vedere dentro la sua bocca spalancata, ma così
spalancata da poter vedere per bene come era fatta! Era più
lungo del gommone, era forse sui 5 metri e mezzo, continuava ad
immergersi e a riemergere dopo poco, con movimenti lenti e flessuosi,
per niente impaurito o infastidito dalla nostra presenza. Verso le 17
si è fatto tardi per noi e siamo rientrati a terra, lui invece
è rimasto tranquillo a continuare il suo pasto di plancton". La
Sardegna si è rivelata quest'inverno il luogo più "in"
del Mediterraneo per gli squali elefante, fra i pesci più
minacciati d'estinzione del nostro mare. Nel giro di un mese e mezzo -
al momento di andare in stampa - sono stati oltre una dozzina gli
avvistamenti: pescatori professionisti e sportivi hanno incrociato la
rotta di questi squali, tanto giganteschi quanto placidi, nelle Bocche
di Bonifacio, a Porto Torres, Caprera, Tavolara, Siniscola, Orosei,
Arbatax. Una pacifica invasione che, parlando di animali in via
d'estinzione e di cui si sa poco o nulla, ha davvero dello
straordinario. Lo squalo elefante, o cetorino, è il pesce
più grande del Mediterraneo, può raggiungere i 10 metri
di lunghezza e i 50 anni di età. Nessuna paura per l'uomo,
perché si nutre esclusivamente di plancton, quegli organismi
microscopici che galleggiano nell'acqua. Nuota spesso in superficie,
dove si concentra il plancton di cui si nutre; eppure avvistarlo in
mare è una vera rarità. È un animale migratore,
ma nessuno sa da dove venga né dove vada: compare in modo del
tutto imprevedibile in una zona, vi rimane qualche giorno o settimana
- probabilmente fintanto che lì abbonda il plancton di cui si
nutre - e poi sparisce. Molti ricorderanno che solo alcuni anni fa
l'Adriatico fu per qualche mese pacificamente invaso da un gran numero
di squali elefante; poi, così com'erano arrivati, sparirono del
tutto. Quest'anno la Sardegna si è riconfermata, come l'anno
passato, come punto d'incontro per un gran numero di cetorini. Cos'ha
attirato gli squali in questa zona? Da dove venivano? Dove andavano?
Quanti erano? Interrogativi ai quali ha cercato di dare una risposta
l'OSE - Operazione Squalo Elefante, lanciata dall'associazione di
ricerca sugli squali mediterranei MedSharks e il CTS Ambiente,
associazione turistica e di protezione ambientale riconosciuta dal
Ministero dell'Ambiente, con il supporto del Parco Nazionale di La
Maddalena e le riserve marine di Tavolara e dell'Asinara. Tre gli
obiettivi principali del progetto: dar vita alla prima banca dati
fotografica degli squali elefante mediterranei, avviare un programma
di marcatura - progetto mai tentato prima in Mediterraneo - e infine
effettuare l'analisi del DNA per tentare di stabilire se gli animali
che nuotano nel nostro mare sono una popolazione isolata oppure che ha
contatti con quella Atlantica. Capire qualcosa in più su quanti
sono (questo l'obiettivo ultimo del progetto di fotoidentificazione e
marcatura) e dove vivono potrà fornire qualche elemento in
più per assicurarne la sopravvivenza. La fase preliminare
dell'OSE ha già ottenuto un grande successo con la marcatura di
un cetorino, per la prima volta in Mediterraneo. Lo squalo, lungo
circa sei metri, è stato così identificato attraverso un
bussolotto di plastica giallo contenente un numero. Al momento di
andare in stampa i tentativi di marcare altri animali sono stati
frustrati dalle cattive condizioni di vento e mare, che hanno impedito
ai ricercatori di osservare altri animali. Ma l'OSE è ancora in
svolgimento e la speranza è di riuscire a equipaggiare uno
squalo con un microcomputer che registri la rotta delle loro
migrazioni. Dopo aver registrato per mesi quotidianamente tutti i
dati, il "microchip" si staccherà dal dorso dell'animale e
trasmetterà via satellite i dati raccolti. I ricercatori
dell'Operazione Squalo Elefante lanciano l'appello a diportisti,
pescatori e tutti quanti vanno per mare: segnalate ogni avvistamento
e, se potete, fotografate le pinne dell'animale che rappresentano la
"carta d'identità" di questi squali. Avvistamenti e fotografie
potranno essere segnalati con una mail all'indirizzo
info@medsharks.org. Per chi volesse saperne di più e vedere
foto e una clip video sulla marcatura del grande cetorino può
visitare il sito www.medsharks.org.
PUBBLICATI I DATI DI RACCOLTA 2005 DELLE BATTERIE AL PIOMBO ESAUSTE IN ITALIA -
L'anno scorso in Italia sono state raccolte e riciclate oltre
200.000 tonnellate di batterie al piombo esauste. Un servizio per la
tutela dell'ambiente ma anche un importante contributo per l'economia
nazionale: con il piombo recuperato sono stati risparmiati 90 milioni
di euro sulle importazioni di tale metallo. Nel 2005 in Italia sono
state raccolte oltre 16,6 milioni di singole batterie, da cui sono
state recuperate circa 113.000 tonnellate di piombo, quasi 10.000
tonnellate di plastiche nobili (polipropilene) e neutralizzati 33
milioni di litri di acido solforico. Sono i dati resi noti dal COBAT -
Consorzio Obbligatorio Batterie Esauste. L'anno scorso il COBAT ha
raggiunto una percentuale sull'immesso al consumo oramai prossima al
100%, un risultato che ci allinea ai Paesi europei di alta tradizione
ambientale come Svezia, Norvegia e Danimarca. Al Consorzio partecipano
tutti gli operatori del settore batterie al piombo, dai produttori e
importatori alle associazioni degli artigiani che ne effettuano
l'installazione, dai raccoglitori ai riciclatori. Da un punto di vista
regionale, la Lombardia, con circa 32.500 tonnellate, è la
regione che in assoluto ha raccolto le maggiori quantità di
batterie esauste, seguita subito dalla Campania (circa 24.500
tonnellate), Emilia Romagna, Piemonte, Veneto (circa 19.00
tonnellate), e Lazio (circa 17.000 tonnellate). Giancarlo Morandi,
Presidente del COBAT, afferma che "il COBAT realizza un circolo
virtuoso in cui economia ed ecologia procedono di pari passo: la
tutela dell'ambiente s'incontra con il recupero di risorse e la
salvaguardia della salute collettiva con il risparmio economico.
Possiamo dire che il nostro Consorzio rappresenta un esempio concreto
di sviluppo sostenibile, tanto che oggi veniamo presi d'esempio da
numerosi Paesi esteri".
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