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SARO DI LAMPEDUSA N. 2 - Giugno 2009

La rivista a fumetti interamente dedicata al mare ed alle barche
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UN'AVVENTURA DI VIAGGIO: LE BALENE
Testo di Annamaria "Lilla" Mariotti
Ci troviamo a Las Galeras, nella Repubblica Domenicana, un nome che
è tutto un programma, infatti, nelle sue vicinanze c'è
una prigione, ma non è per questo che noi siamo qui. Las
Galeras è un piccolo villaggio sulla costa nordorientale
dell'isola, un posto dimenticato, soprattutto dai turisti, dove le
donne del luogo fanno il bagno vestite e guardano con occhio severo e
critico i pochi bikini che incontrano. Siamo alloggiati in un
villaggio frequentato solo da gruppi sparuti di tedeschi che arrivano
sempre nel tardo pomeriggio, e sempre in ritardo sull'orario fissato,
stipati in un pullmino che li ha portati dall'aeroporto.
Il paesaggio sembra quello stereotipato delle cartoline, palme e
sabbia, ma non è la stessa cosa, è vivo, sospira con il
vento tra le foglie delle palme, il rumore della risacca sulla
barriera corallina ed il suono del merengue che vola sull'aria. I
bungalows sono nascosti da cespugli di poinsettia e buganville e il
suo scenario è un prato all'inglese, del tutto naturale, sotto
un bosco di palme, altissime e piegate dal vento, che finiscono su una
lingua di sabbia bianchissima. Cosa importa se, durante il solito
temporale notturno, qualche goccia d'acqua entra dal tetto? Il
ristorante è una capanna col tetto di paglia ed il menù
e adatto agli ospiti del Nord Europa, ma c'è la cucina locale,
le abiciuelas con arroz e il pollo ruspante cotto in tutti i modi
possibili, sempre con l'onnipresente riso. E la frutta, papaya, mango,
piccole e saporitissime banane rosa, meloncini che profumano di sole e
che rendono bella la vita sin dal mattino.
Le aragoste che fanno bella mostra di sé nella fotografia del
depliant che ci hanno consegnato all'ingresso devono essere state
prese in prestito per l'occasione e forse sono ritornate in quel mare
da cui le avevano raccolte solo per essere protagoniste di una fugace
occasione. Ma noi vogliamo vedere le balene.
Nella Baia di Samanà, durante l'inverno, scendono dai freddi
mari atlantici verso i caldi mari tropicali per riprodursi e allevare
la prole ed ora è Febbraio, la stagione giusta.
Sappiamo che dalla cittadina di Samanà partono delle grosse
barche per l'avvistamento dei cetacei, ma si fermano lontane e non
consentono una buona visibilità. Noi vogliamo andare più
vicino, vedere bene le balene, e allora cerchiamo Carlos. Carlos
è un'istituzione del posto, sa tutto e vi trova tutto, da solo
ha imparato a parlare in quattro lingue ed è pieno di
iniziative.
Una volta trovato il ragazzo l'accordo è presto fatto e
l'appuntamento viene fissato per il mattino seguente alla spiaggia di
Los Cacaos dove ci troviamo di buon'ora e ci imbarchiamo su una lancia
con un piccolo fuoribordo, guidata da un taciturno isolano. In breve
tempo siamo al largo, vediamo in distanza le barche dei turisti, ma
noi continuiamo ad inoltrarci e finalmente il nostro nocchiero spegne
il motore. Tutto è fermo e tranquillo, il mare è
turchese liquido, così trasparente che la nostra barca sembra
sospesa sull'acqua. Siamo in attesa, in silenzio, guardandoci in giro
quando, improvvisamente, uno sbuffo d'acqua, poi un'altro ed un'altro;
ecco il primo dorso possente che esce dall'acqua e si immerge
portandosi dietro la sua grande coda.
Eccolo il grande mammifero marino, il nostro avo acquatico, il grande
leviatano, è così vicino che quasi possiamo toccarlo e
noi inforchiamo le nostre macchine fotografiche per immortalare questa
scena, per riportarcela indietro e non dimenticarla mai, quando, sotto
la barca, passa un'enorme ombra scura, lentissima, grandissima e noi
restiamo tutti immobili, tratteniamo il respiro, incapaci di parlare e
di scattare una foto davanti a quello spettacolo imprevisto, a quel
momento memorabile e interminabile.
Quando l'ombra svanisce, sulla barca riprendiamo tutti fiato
simultaneamente con un unico, lungo sospiro e poco più avanti
il nostro amico, perché così ormai lo vediamo, esce
possente dall'acqua e si ributta sotto levando alta la coda che a noi
sembra faccia un cenno di saluto.
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