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MEDICO A BORDO Pubblicato su Nautica 530 di giugno 2006
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LE MALATTIE CARDIACHENel mondo occidentale, le malattie dell'apparato cardiovascolare rappresentano la maggior causa di morbilità e mortalità nella popolazione adulta, e il loro esordio è spesso improvviso e tende a evolvere rapidamente verso un drastico peggioramento delle condizioni del paziente. Vediamo alcune delle principali patologie cardiache, il loro modo di manifestarsi e cosa fare in caso si presenti una sintomatologia minacciosa o sospetta. è indispensabile sottolineare la necessità di tenere sotto controllo i principali fattori di rischio di malattie cardiovascolari, suddividendoli in modificabili e non modificabili. Tra i primi ricordiamo:
Il sintomo più frequente, e che può orientare la diagnosi, è sicuramente il DOLORE TORACICO, che può essere la conseguenza di un evento di modesta o trascurabile importanza, oppure la manifestazione di una condizione patologica in alcuni casi anche grave, con pericolo immediato per la vita. Numerose situazioni patologiche cardiache, polmonari, gastro-esofagee e muscolo-scheletriche possono manifestarsi al loro esordio con un dolore toracico; risulta pertanto di estrema importanza sapersi orientare nel riconoscere quelle condizioni di maggior gravità, quali l'angina pectoris e l'infarto del miocardio, che rappresentano un rischio reale per il paziente. Al paziente che riferisce un dolore toracico devono essere poste una serie di domande che permettono di effettuare uno screening già molto preciso, anche in assenza di altri strumenti diagnostici. Per non dimenticare nulla possiamo fare riferimento al seguente elenco di domande da rivolgere al paziente:
Una volta riconosciuto il carattere di gravità al sintomo dolore toracico, si pone il problema di cosa fare per un paziente che si trova a bordo. L'elemento cruciale che deve essere preso in considerazione è il tempo. Attualmente esistono terapie mediche o invasive che permettono, in caso di occlusione di un'arteria coronaria e conseguente infarto del miocardio, di ottenere la riapertura completa del vaso colpito, e quindi il salvataggio dell'area miocardica colpita, sempre che tali terapie vengano iniziate entro un intervallo di tempo non superiore alle 12 ore dall'esordio dei sintomi. Per tale motivo è assolutamente indispensabile dirigersi immediatamente verso il porto più vicino, allertando contemporaneamente il C.I.R.M. per ottenere i consigli terapeutici più adeguati e le autorità portuali per organizzare quanto prima l'evacuazione del paziente verso l'ospedale più vicino. Nel frattempo il paziente andrebbe messo sdraiato a letto, in posizione semiseduta, con 2 cuscini dietro la schiena e andrebbe somministrato ossigeno, mediante mascherina con un flusso di 4 litri per minuto. I parametri vitali (frequenza cardiaca e respiratoria e pressione arteriosa) andrebbero tenuti sotto continua osservazione e si dovrebbe chiedere spesso al paziente notizie sull'andamento del dolore. È sempre opportuno somministrare una compressa di ASPIRINA da 300 mg, al fine di ridurre il processo di aggregazione delle piastrine sulla placca di arteriosclerosi all'interno della coronaria; inoltre, se la pressione arteriosa massima non scende al di sotto di 100 mmHg, si dovrebbe somministrare un prodotto nitroderivato (CARVASIN o TRINITRINA), da sciogliere sotto la lingua per alleviare il dolore e cercare di ridurre l'area di necrosi cardiaca. Ricordiamo che la somministrazione del nitroderivato può essere ripetuta dopo 10 minuti e che tale prodotto andrebbe, in seguito, ripetuto ogni 4-6 ore. Infine, qualora il paziente appaia fortemente agitato, si possono somministrare 10-15 gocce o una compressa da 5 mg di VALIUM o prodotto equivalente. Il consiglio più importante è quello di evitare inutili ritardi, sia nel segnalare l'insorgenza di sintomi sospetti, sia nel dirigersi quanto prima verso il porto più vicino. |
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