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I MOTORI PER IL DIPORTO NON INQUINANO

di Alfredo Gennaro

LA SITUAZIONE È GRAVE:
INTERVISTA A LORENZO SELVA

Lorenzo Selva, oltre che membro del Consiglio Direttivo dell'UCINA in rappresentanza della Selva Spa, nota ed unica costruttrice in Europa di motori fuoribordo, è anche il responsabile italiano per i motori nell'ICOMIA e l'unico portatore degli interessi italiani in seno all'IMEC. Per i motori marini, l'IMEC è l'unico ente interlocutore, a livello europeo, a rappresentare i costruttori dei motori presso la DG Enterprise, il nome nuovo che si è data la DGIII, Direzione Generale Industria, della Comunità: stranamente, ci dice Selva, in seno all'IMEC i motori entrobordo italiani non sono rappresentati. Sarà magari per la scarsa importanza che le grosse aziende annettono a questi problemi e per la poca disponibilità che le piccole imprese hanno per i problemi europei; oppure per l'investimento richiesto (iscriversi costa 20.000 franchi svizzeri l'anno) giudicato eccessivo, ma la voce italiana non ha che un peso relativo nelle discussioni. Così non si riesce a fronteggiare né contrastare decisioni consentite da una organizzazione sempre meno democratica del lavoro delle Commissioni, e da cambiamenti di ruoli di potere e di funzioni, oltre che di persone.

A capo della Commissione Industria è ora Mr. Hennessy (al posto dell'italiano Micossi), coadiuvato dal tedesco Von Sydow: sotto di loro, responsabile della Direttiva 94/25, è sempre Costas Andropoulos, che Nautica ha più volte nominato invitandolo apertamente a dire che scopi ha, da chi si fa consigliare tecnicamente, quali interessi intende proteggere, perché si fa promotore di un Addendum oramai alla VIII revisione, che sarà proposto alla approvazione senza nessuna altra discussione e senza che i contenuti vengano resi pubblici.

La faccia di Lorenzo Selva, di solito aperta e sorridente, è invece buia e triste di scoramento, quando parla della impossibilità di intervenire sull'Addendum, che non sarà fermato dalla Commissione presieduta da Prodi, che di solito non entra in questioni tecniche, e che può diventare un arma letale, una bomba ad orologeria, se approvato dal Parlamento Europeo così come è predisposto ora.

A detta della stessa Maria Spilioupoulu, diretta collaboratrice di Andropoulos, intervenuta al SATEC per affermare che orami si tratta solo di tempi burocratico- politici, la versione definitiva dell'Addendum sulle emissioni gassose e di rumore, contiene anche una forma di delega, che consentirà ad un comitato (non sappiamo come e da chi nominato) di restringere ulteriormente le norme senza passare per la procedura attuale, senza chiedere cioè il consenso delle rappresentanze e l'approvazione della Commissione e del Parlamento Europei.

Se si considera che nessuno Stato al mondo ha mai parlato né intende parlare di regolamentare il rumore, e che gli americani hanno fatto marcia indietro sulle emissioni gassose dei diesel per il diporto, sembra che scopo di una Commissione, che pure si chiama Industria, sia di affossare piuttosto che promuovere non solo i costruttori dei motori, ma anche i cantieri nautici, coinvolti loro malgrado in una problematica che sinora consideravano marginale.

Piuttosto, ci dice Selva, sarebbe preferibile fissare sin da ora una revisione programmata in tempi misurati a partire dalla entrata in vigore, che è accettabilmente prevista al più presto nel 2004 per il diesel ed i 4 tempi, e nel 2005 per il due tempi.

A meno che il Parlamento di Strasburgo non riesca a bloccare, respingere, o modificare sostanzialmente l'Addendum: è l'unico, il Parlamento Europeo, ad averne la possibilità pratica, ed il potere.

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