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I MOTORI PER IL DIPORTO NON INQUINANO

di Alfredo Gennaro

PRIMA DI NATALE

Alle due di notte dell'antivigilia dello scorso Natale ci è pervenuto un fax, diffuso, pensiamo di proposito, alle 17 in USA dell'ultimo venerdì lavorativo dell'anno, con il quale la OMC comunica ufficialmente di aver richiesto alla Corte fallimentare di Chicago una procedura di protezione: la OMC si propone di abbattere pesantemente la sua forza lavoro e di vendere le aziende possedute per far fronte ai debiti contratti. Questo significa che più di 4000 persone perderanno il lavoro, e che marchi come Evinrude e Johnson, che hanno fatto la storia della nautica e rappresentano tuttora la leadership nel campo dei fuoribordo, potrebbero, dispersi in qualche alchimia finanziaria, trovarsi in serie difficoltà.

Dobbiamo confessare di non aver passato un buon Natale: perché se da una parte siamo sicuri che, nello smembramento di OMC, almeno Evinrude e Johnson troveranno la capacità di recuperare, pure dobbiamo considerare che questo succede nell'economia americana, la cui evoluzione precede quella europea solo di qualche anno. La vendita di tutte le aziende di importanza, levatura ed estensione internazionale che fanno capo ad OMC, non deve far gioire la concorrenza: deve invece far seriamente pensare tutti a quale futuro la nautica da diporto sia destinata, a quali cose occorra fare oggi per evitare guai simili, o peggiori, domani: un domani al quale siamo molto vicini, perché i segni del crepuscolo ci indicano che abbiamo solo una notte di tempo.

E allora cominciamo con lo smetterla con la insensata follia ambientale: noi di Nautica, come uomini, come tecnici e come giornalisti, non siamo contro l'ambiente, ma contro le mistificazioni, contro le speculazioni, contro quelle iniziative che si vestono di scopi ambientali per coprire interessi non trasparenti.

In un mondo dove milioni di persone fumano miliardi di sigarette, dove prosperano aziende le cui petroliere si sono spezzate in mare, dove continuano a governare i Saddam Hussein che hanno incendiato centinaia di pozzi petroliferi, dove continuano a funzionare centrali nucleari di sicurezza inesistente o discutibile, dove centinaia di migliaia di automobili e motorini vengono prodotti e venduti ogni giorno, dove ogni anno scompare dalla foresta amazzonica un'area boschiva grande quanto l'Austria; in un mondo dove le regole le fanno i più forti per pretendere che le rispettino i più deboli, in un mondo come questo rischiano la sopravvivenza Evinrude e Johnson. È chiaramente l'effetto della assurda regolamentazione ambientale che ha colpito, ingiustamente, il motore fuoribordo: le aziende sono state d'improvviso costrette a cambi di strategia, ad alternative compatibili, soprattutto a grossi investimenti che le hanno fortemente esposte. Il quattro tempi, o il due tempi ad iniezione, sono soluzioni doppiamente costose, per i produttori e per l'utenza, e il risultato è ora quello che gelidamente un comunicato stampa ha annunziato l'antivigilia di Natale.

Abbiamo calcolato, ed abbiamo detto più volte, che se tutta la nautica da diporto scomparisse d'un tratto, l'ambiente non se ne accorgerebbe nemmeno, tanto è insignificante il contributo negativo di tutta la nautica da diporto nel vastissimo e complesso problema ambientale; per contro la scomparsa del diporto sarebbe un grave; danno per la libertà dell'uomo e per la qualità della sua vita. Forse gli americani l'hanno capito, ed hanno tentato di rimediare al guaio creato nei fuoribordo svincolando dalla norma i diesel marini per il diporto. In Europa, invece, non l'abbiamo ancora capito (o qualcuno in malafede non vuole capirlo), e portiamo avanti una normativa, destinata solo ai motori del diporto, che è una bomba ad orologeria innescata per tutta la nautica. Dobbiamo pensarci a tempo, e presto, se non vogliamo leggere, in Natali non molto lontani e per aziende europee, comunicati stampa simili a quello della OMC. Abbiamo la possibilità di consentire la sopravvivenza del fuoribordo a due tempi almeno nelle piccole potenze, abbiamo la possibilità di garantire ai produttori di motori, e quindi ai cantieri, la possibilità di pianificare senza preoccupazioni e senza pericoli il futuro che la ripresa attuale lascia intravedere: dobbiamo bloccare la Direttiva Europea sui motori da diporto!

Da anni noi di Nautica ci battiamo per questo. Recentemente abbiamo concordato con colleghi francesi ed inglesi una azione diretta al Consiglio dei Ministri ed al Parlamento Europeo per respingere la proposta che alcuni incoscienti stanno tentando di far approvare. Invitiamo l'UCINA ad attivarsi; invitiamo il Ministero dell'Industria a prendere coscienza e ad attivarsi; invitiamo il Ministero della Navigazione ad attivarsi; invitiamo persino il Ministero dell'Ambiente a valutare con noi quale possa essere l'impatto ambientale di una crisi del diporto nautico o della limitazione della libertà di navigare. Invitiamo soprattutto i lettori a considerare attentamente l'appello che intendiamo rivolgere al Parlamento Europeo e, se lo condividono, farne una copia ed indirizzarla a Bruxelles, al Presidente del Consiglio dei Ministri del Parlamento Europeo: per chi volesse, sono disponibili le traduzioni in francese ed in inglese.

Ma dobbiamo fare presto, per impedire che nel futuro della nostra nautica ci sia un Natale come quello 2000 della OMC.

A TUTTI I MINISTRI DEL CONSIGLIO EUROPEO
A TUTTI I MEMBRI DEL PARLAMENTO EUROPEO
IMPORTANTE

Sta per essere sottoposta al Parlamento Europeo, per l'approvazione, da parte della DG III Industria, una modifica (Addendum) alla Direttiva 94/25 (scafi da diporto) contenente misure e limiti di emissione (gas e rumore) solo per i motori marini (entrobordo e fuoribordo) destinati o usati per il diporto nautico. Questa modifica è un abuso irresponsabile e

DEVE ASSOLUTAMENTE ESSERE RESPINTA

Perché non risolve problemi ambientali, come si vuol fare credere, in quanto limitata ai soli motori da diporto, il cui contributo all'inquinamento è tanto piccolo da non essere nemmeno misurabile

Perchécontraria agli orientamenti internazionali: gli americani, in campo marino, non prendono infatti in nessun caso in considerazione il rumore, ed hanno esentato dalla regolamentazione delle emissioni gassose solo i motori da diporto

Perchéfissa dei limiti ingiustamente penalizzanti, se rapportati a quelli delle auto, delle moto, dei ciclomotori, dei mezzi pesanti

Perché non esclude i piccoli motori che in Europa, ed in particolare nell'area mediterranea, consentono la iniziazione: uccide pertanto una cultura povera nelle economie ma ricca nelle tradizioni marinare

Perché coinvolge retroattivamente i singoli diportisti con adempimenti ingiusti ed inutilmente rigorosi

Perché con finalità non chiarite, danneggia le industrie motoristiche europee del settore, che non sono state consultate e che si sono ribellate senza risultato

Perché solo il rigetto del Parlamento Europeo può impedire che passi una regolamentazione preparata dittatorialmente da poche persone incapaci di valutarne le conseguenze, economiche, turistiche, culturali e sociali: il diporto nautico è una libertà fondamentale dell'uomo che non può essere intaccata da qualche irresponsabile burocrate.

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