| SPONSOR :: ANCOR |
|
I MOTORI PER IL DIPORTO NON INQUINANO di Alfredo Gennaro |
MOTORI: GLI INGLESI CONTRO LA DIRETTIVA. ANCHE L'UCINA PRENDE POSIZIONEIl fatto che non ci fosse, al Boat Show di Londra, la solita trabocchevole folla, non è, a parere di chi scrive, imputabile solo al bel sole, che ha spinto molti visitatori a restare all'aperto. L'impressione generale era infatti di curiosa diffidenza, di interesse preoccupato dal momento politico, dai rapporti con l'Europa, dagli avvenimenti in campo nautico, dalle notizie che arrivano dagli USA e che gli inglesi percepiscono in maniera più immediata, per la quasi identità della lingua e per la tradizione dei costumi.Che cosa è successo alla OMC? Alla fine di agosto 2000 si dimettono Dave Jones e Bob Gowens, Presidente e Vicepresidente per la Produzione: li conoscevamo bene entrambi e, preoccupati, ne avevamo parlato a Genova con John Arzbach, Vicepresidente per il mercato oltremare, che molto diplomaticamente ci aveva rassicurato: ma a Londra abbiamo appreso che anche lui ha lasciato la OMC il 22 dicembre, guarda caso alla vigilia del comunicato di cui abbiamo ampiamente parlato nell'editoriale del numero scorso, comunicato che annunciava l'amministrazione controllata e la vendita di tutte le aziende del gruppo. Il 5 gennaio scorso, alla vigilia della apertura del Salone di Londra, Roger Fix, il nuovo Presidente e Amministratore Delegato di OMC, ha concesso a Boating Industry International una lunga intervista dalla quale emergono non solo la gravità della situazione e la intenzione di vendere tutto in tempi brevissimi, sotto il controllo dei creditori e del Tribunale di Chicago, ma soprattutto la poca chiarezza di idee sul futuro delle aziende possedute e di quelle controllate, come le filiali oltremare. Si parla di tempi brevissimi per la vendita, da perfezionarsi entro la prima decade di febbraio visto che per l'8 febbraio era prevista l'udienza per l'esame delle offerte. Saremo più precisi con i nostri lettori compatibilmente con i tempi di stampa, che talvolta ci obbligano a parlare al passato di cose che ancora non conosciamo. L'intervista di Fix scatena una serie di commenti e di interrogativi, di cui pure vi abbiamo parlato nello scorso numero di Nautica; ed, anche se non se ne parla, aleggia come uno spettro nella riunione del Dipartimento Industria e Commercio che si tiene immediatamente dopo la chiusura del Salone londinese sulla proposta di Addendum alla Direttiva 94/25 concernente le emissioni di gas e rumore dei motori marini per il diporto. Orbene un ente ufficiale e politicamente supportato come il Dipartimento Industria e Commercio ricorda agli intervenuti che sono all'ultima occasione per opporsi alla normativa che da Bruxelles si tenta di far passare; che l'ideale sarebbe di "buttar via tutto" (e detto così da un inglese, e per giunta in un discorso ufficiale di un ente ufficiale, è il massimo che si possa sentire), ma occorrerebbe che uno o due stati appoggiassero l'azione che i membri inglesi porteranno avanti nel Parlamento Europeo. Sostanzialmente vengono rimproverate all'Addendum:
In tutto questo ci dispiace che Tim Donkin, Segretario Generale dell'ICOMIA, parli di "fazioni" che "probabilmente riusciranno a fermare la Direttiva": le "fazioni", come Lui le definisce, fanno esattamente il lavoro che avrebbe dovuto fare Lui, impedire cioè che passasse una normativa che danneggia la nautica. Glielo abbiamo detto varie volte di persona, spiegandogli anche le ragioni, prossime e remote, che ci spingevano ad assumere la posizione che ai nostri lettori abbiamo più volte illustrato e giustificato con dati di fatto. Intanto anche l'UCINA (che ringraziamo per la prontezza con cui ha risposto all'appello che avevamo lanciato) prende posizione. Un suo puntuale comunicato definisce cinque precise richieste di modifica che sono:
Non è certo quanto ci aspettavamo, né quanto gli inglesi sostengono, ma è già un passo avanti verso una posizione italiana che si unirebbe a quelle che pian piano anche Spagna, Finlandia e Olanda vanno maturando: dobbiamo però dissentire da alcuni punti che il comunicato dell'UCINA cita in premessa. 1) Non è "marginale" (così lo definisce UCINA) l'impatto ambientale del diporto nautico, ma inesistente: lo abbiamo detto più volte, l'abbiamo calcolato, lo hanno ammesso per iscritto anche i rapporti ufficiali degli enti incaricati di misurarlo. 2) Non è vero "che la mancanza di iniziative ha indotto alcuni Stati membri ad imporre locali restrizioni alla nautica da diporto...": è vero solo che alcuni Stati membri avevano espresso il proposito di farlo (ed abbiamo forti dubbi che oggi, alla luce dei fatti e degli avvenimenti, siano della stessa idea). Quanto accaduto per il lago di Costanza è un caso a parte, che non giustifica posizioni comunitarie. 3) Consideriamo un diplomatico umorismo quello che spinge l'UCINA a ricordare che "la proposta è scaturita da una fase di consultazione nel corso della quale sono state sentite le parti coinvolte nella Direttiva... che hanno formulato osservazioni e richieste in merito". Quali siano le parti coinvolte, la Commissione non lo ha ancora chiarito, anche perché nella sua proposta tenta surrettiziamente di coinvolgere l'utenza. Ed é ancora da chiarire quali parti la Commissione abbia ritenuto di sentire, e con che criteri le abbia scelte o ne abbia valutato le osservazioni. E' dal 1992 che solleviamo obiezioni, nel 1998 abbiamo fatto proposte giustificate da cifre e da raffronti, nel 1999 i fabbricanti di motori si sono ribellati, aspettiamo ancora risposte da personaggi di cui non abbiamo esitato a fare i nomi: ma tutto questo non è nemmeno riuscito a suggerire una diversa espressione a chi ha sempre chiaramente mostrato di fregarsene del tutto, portando avanti da dittatore una proposta che contiene persino una delega alla indipendenza futura. Grazie, UCINA, anche per questo diplomatico umorismo. Quale è il pericolo che ora rimane? Che i rappresentanti italiani del Ministero dell'Ambiente, per la poca conoscenza dei fatti pregressi (che non hanno vissuto in prima persona), e spinti dalla nuova Presidenza (che potrebbe farsi portatrice di diretti interessi che la Svezia ha nella proposta), cadano nel tranello dello scopo ambientale ed evitino di schierarsi a fianco degli inglesi, favorendo così il passaggio di una proposta che invece, con gli inglesi, siamo convinti che debba essere "buttata via". Ci giunge notizia che anche altri Stati membri stanno cambiando idea e probabilmente tenteranno di resistere, e ne siamo contenti: è il segno che la nostra azione è corretta e che, quando le cose si sanno, diventa difficile portare avanti interessi non trasparenti, anche se sono camuffati da ambientalismo. |
|
Copyright © 1995-2008 Nautica Editrice S.r.l. -
V. Tevere 44, 00198 Roma, tel 068413060, fax 068543653, PI 00904971009 Nautica On Line ® è iscritta nel Registro della Stampa presso il Tribunale di Roma il 19/12/1995 al n. 620 e il 7/07/2003 al n. 302 Tutti i diritti di proprietà letteraria e artistica riservati. È vietata la riproduzione totale o parziale senza il consenso scritto dell'editore Design: Paolo Ciraci. Altri siti: nauticalweb | pagine azzurre | pagineazzurre mobile | eurometeo | eurometeo mobile | meteomed | olympic |
Homepage Mappa del sito Inserzionisti Contatti |
|