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I MOTORI PER IL DIPORTO NON INQUINANO di Alfredo Gennaro |
MA È VERO CHE IL DIPORTO INQUINA?L'ambiente! L'uomo ha impiegato migliaia di anni per sfruttarlo, per modificarlo, per distruggerlo: e adesso qualcuno si sveglia e scopre che bisogna migliorarlo. Siamo tutti d'accordo, ma come? Occorrerebbe una analisi completa del sistema in cui viviamo, una valutazione delle tendenze, una previsione di tutto quello che può succedere per ogni decisione presa, una scala di priorità che imponga di occuparsi prima dei problemi più importanti sui quali riversare le risorse ed i mezzi disponibili. Ma ci vuole poco a riconoscere che questo, per varie ragioni, non è possibile: la amara constatazione dovrebbe spingerci ad una maggiore attenzione, ed invece libera decisioni complesse, legate ad economie locali e temporanee, che alla lunga possono rivelarsi molto più nocive dei problemi che avevano tentato di risolvere, magari con colossali investimenti che ne richiedono altri ancora più importanti solo per tornare al punto di prima (vedere in proposito il nucleare).Altre volte è la incapacità o la impossibilità di stabilire le priorità che porta a decisioni dispersive ed inefficaci, usate per coprire interessi di parte più o meno dichiarabili. Così, per proteggere il mare facciamo i parchi marini, dove però solo chi paga può continuare ad accedere: per legge i liberi cittadini vengono privati di un diritto in nome di una protezione ambientale compromessa dagli scarichi e dalle petroliere che si spezzano. Così la DGIII della Comunità studia come uccidere il diporto nautico, ignorando che un fumatore inquina di più che un fuoribordo a due tempi di piccola potenza: quel centinaio di persone, tra commissioni e sottocommissioni, che lavorano, a nostre spese, ad una assurda regolamentazione, dovrebbero sapere che la eliminazione completa del diporto nautico non avrebbe nessuna influenza nel miglioramento dell'ambiente, mentre avrebbe pesanti ripercussioni sul tempo libero e sulla qualità della vita di tutti quelli che sinora hanno correttamente fruito del mare per i propri svaghi. Il più delle volte è invece la mancanza di cultura specifica, aggravata dalla volontaria ignoranza del dopo, a determinare scelte o situazioni pericolose. Prendiamo le auto, la benzina verde, le marmitte catalitiche. Si è fatto del terrorismo informativo quando si è detto che la eliminazione della benzina super avrebbe costretto alla sostituzione milioni di auto circolanti: l'uso del benzene al posto del piombo tetraetile consente, a parità di condizioni, un minore inquinamento; tutte le auto oggi circolanti possono, talvolta con qualche piccolo accorgimento, continuare a circolare, inquinando comunque di meno. Altra cosa è voler incentivare l'acquisto di auto catalitiche, magari usate: nessuno però si è ancora chiesto quanto inquina di più, per quantità e qualità, una auto catalitica con la marmitta avvelenata. Per avvelenare una marmitta catalitica basta molto poco: da quel momento la marmitta catalitica diventa una specie di licenza di uccidere, visto che consente all'auto di circolare anche nelle aree e nei periodi in cui è inibito a tutte le altre. Chi controlla che le auto catalitiche siano a posto? Chi o cosa impedirà alle auto catalitiche guaste di circolare? Basta guardarsi attorno, e contare le auto che circolano senza fari, o senza tergicristallo, senza battistrada sulle gomme, (e sono tutte cose pericolose e "visibili") per rendersi conto del pericolo a cui stiamo andando incontro, oltretutto perché nelle auto catalitiche la regolazione della carburazione è spostata di progetto verso l'ossido di carbonio e gli incombusti (che in questo caso contengono benzene). Prendiamo ancora gli ottimismi che accompagnano la sperimentazione sulle celle a combustibile, che utilizzano l'idrogeno per produrre elettricità: il prodotto della combustione è acqua pura: ma questo non risolve i problemi dell'inquinamento, se l'idrogeno deve essere ricavato dagli attuali combustibili con processi che liberano comunque la stessa quantità di anidride carbonica. Ed è quest'ultima invece che dovremmo ridurre. Dobbiamo allora ricondurre i problemi alla loro vera dimensione e poi decidere cosa fare, che in alcuni casi può voler dire non fare niente! Come nel caso dei motori marini per il diporto: vedremo subito che se non si regolamentano non succede niente; e quel centinaio di persone che si trastullano con le direttive potrebbero essere più utilmente impiegate a risolvere altri problemi prioritari per la comunità. Un litro di carburante produce, bruciando, circa 2,6 kg di CO2 (anidride carbonica): ed è proprio la produzione di CO2 che l'Italia si è impegnata di ridurre entro il 2010 del 6,5% rispetto ai valori del '90. Ogni anno vengono impiegati dalle auto in Italia 24 miliardi di litri di combustibile. Per contro la flotta del diporto a motore consta di circa 500.000 unità, che per abbondanza abbiamo stimato motorizzata da 50 kW: la flotta da diporto viene in media utilizzata per 45 ore ogni anno, delle quali solo una a tutta potenza, con un consumo medio di circa 0,3 litri per kW e per ora. Il totale che viene fuori, assumendo per eccesso un impiego a mezza potenza, è un consumo di 170 milioni di litri per anno, in un rapporto di 1 a 150 con le auto: occorre anche aggiungere che i gas dei motori marini vengono prima scaricati in acqua, nella quale sono in parte solubilizzati, e poi dispersi nell'aria in concentrazioni del tutto irrilevanti, specie se comparate a quelle di auto concentrate in centri abitati poco ventilati e sovrappopolati di esseri umani. La quantità totale di anidride carbonica prodotta in un anno in Italia dai motori marini da diporto non raggiunge le 450.000 tonnellate, contro i 63 milioni di tonnellate prodotti dalle auto, ed i 25 milioni di tonnellate prodotte dalla respirazione degli oltre 50 milioni di italiani. E allora che fare, visto che la nautica non inquina e che non possiamo impedire agli italiani di respirare o di usare l'automobile? Possiamo fare di tutto fuorché prendercela con il diporto nautico: anziché prendercela con i più deboli e mandare all'aria un comparto che dà lavoro e liberta ad un sacco di italiani, e di europei, potremmo, per esempio ed in casi di provata efficacia, essere drastici, e non concedere deroghe di nessun genere, come ha fatto per le auto lo stato della California. Vogliamo fare i parchi marini? Scegliamo delle aree limitatissime ed importantissime da proteggere (ce ne sono?) e poi vietiamole a tutti, senza distinzioni, proteggendole come fanno in Brasile, dove le forze armate sparano su chi si avvicina alle aree di divieto: e, credetemi, sarebbe un buon uso anche delle forze armate! Vogliamo vietare la circolazione delle auto? E allora tutti a piedi, senza eccezioni di sorta, nemmeno per le marmitte catalitiche che, dopotutto, siccome bruciano la stessa benzina di quelle normali, non hanno alcun vantaggio, ai fini della produzione di gas combusti, che quello di non mescolare ad essi anche inquinanti: la produzione di anidride carbonica resta la stessa, viene anzi leggermente accresciuta. Il 30% dell'acqua, e del calore che con essa fluisce nello scarico, può essere risparmiato solo chiudendo l'acqua della doccia mentre ci insaponiamo. Ecco, magari laviamoci un poco di meno, o usiamo la bicicletta un poco di più, ma continuiamo a navigare a motore in piena libertà senza sentirci colpevoli di inquinamento, come qualche burocrate idiota vuol farci credere per interessi talvolta inconfessabili. |
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