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I MOTORI PER IL DIPORTO NON INQUINANO

di Alfredo Gennaro

DELENDA CARTHAGO

Con questa frase Catone ogni mattina invitava il Senato Romano a distruggere Cartagine; e, per dimostrarne la minacciosa opulenza, spargeva intorno gli splendidi fichi che a Roma arrivavano dalla Tunisia. Le guerre puniche diedero a Catone ragione, perché solo per un pelo Roma riuscì ad evitare che Annibale la conquistasse.

Se la storia é maestra di vita, noi abbiamo appreso la lezione, e continueremo a ripetere, tutte le volte che sarà possibile, e finché sarà possibile, che la proposta della Direttiva Europea sulle emissioni gassose ed acustiche dei motori marini da diporto deve essere ritirata.

Se Catone spargeva fichi, noi portiamo fatti: fatti che provano quanto la Modifica sulle emissioni alla Direttiva sarebbe pericolosa per l'Europa, per il mercato, per le aziende, per i cantieri, per l'economia e per l'occupazione, e quanto siano drammatici il disinteresse e la superficialità con i quali la proposta è stata sinora valutata, sia dagli organi ufficiali di rappresentanza, che dalle associazioni di categoria o dai media che rappresentano l'opinione: che preferiamo, fino a prova del contrario, ritenere di buona fede.

Abbiamo finalmente capito chi vuole la Direttiva: l'ICOMIA!

L'ICOMIA è il consorzio internazionale di tutte le unioni nazionali di rappresentanza dell'industria nautica, incluse quelle europee: dovrebbe essere il primo ente ad opporsi a normative inutili ed improduttive, che fanno fallire le imprese (come è successo per OMC), che impongono investimenti talvolta superiori alle economie locali, che obbligano i cantieri a costosi e complicati adempimenti burocratici, che mortificano il diporto, uccidono il prodotto, limitano nell'utenza la libertà e la qualità della vita.

Invece l'ICOMIA, come Tim Donkin, che ne è il segretario, candidamente afferma nell'editoriale dell'Annuario 2000, non solo se ne fa unica promotrice nel 1992, ma esercita per dieci anni "pesanti pressioni transatlantiche sulla Commissione Europea" sino ad ottenere l'emissione di un documento del quale è unica interlocutrice, per il quale ha fornito i dati, al quale la sua emanazione IMEC ha fornito la veste tecnica. La proposta, ad una attenta lettura, è un allucinante documento di 58 pagine che tutti farebbero bene a tentare di leggere (la versione in italiano é al sito Internet http://europa.eu.int/eur-lex/it/com/pdf/2000/it_500PC0639.pdf): dice chiaramente che dalla applicazione non nascerà nuova occupazione (anzi!), che non nascerà nuovo business, che nasceranno costi aggiuntivi sul prodotto fino ad oltre il 30%, che ogni azienda sarà costretta, per l'adeguamento, a nuovi investimenti dell'ordine di centinaia di miliardi, ed a costi per la valutazione di conformità dell'ordine di centinaia di milioni . Eppure ICOMIA la supporta, contattando tutti gli stati membri dell'Unione Europea per spiegare, citiamo sempre Tim Donkin, "perché l'industria ha bisogno di questa Direttiva". E' sempre ICOMIA a proporre il concetto di reference-boat ed a sperare che "questa impostazione contribuirà a ridurre la possibile opposizione dei cantieri alla Direttiva". Ed è ancora ICOMIA che spende i soldi dei suoi associati (o quali altri, se no?), e più di quelli previsti, per supportare la normativa. ICOMIA, ancora, è sempre Tim Donkin che lo dice, esercita pressione anche sul governo degli Stati Uniti e sull'EPA per stimolare una normativa da cui l'EPA ha invece, con una splendida motivazione, esonerato solo i motori per il diporto (vedi Federal Register Bulletin n.238, 1998) in attesa di decisioni che sinora non sono state annunciate ufficialmente.

Ma non è finita!

Apprendiamo, da una lettera del 5 marzo scritta a soci IMEC, che Tim Donkin ha incontrato Costas Andropoulos e Maria Spiliopoulou (i due principali autori della Direttiva) che gli hanno confermato il buon effetto delle "istruzioni" ICOMIA sul Comitato Economico Sociale e su quello Ambientale, ma gli hanno chiesto se ICOMIA ed IMEC potevano "bilanciare" la nostra azione su Mr. Colasanti (vedi nostro articolo sul numero di aprile scorso): l'azione proposta da ICOMIA è una lettera, poi effettivamente inviata in pari data a Mr. Colasanti, nella quale Tim Donkin gli chiede un incontro per spiegargli le ragioni del perché la proposta non deve essere ostacolata. Tutto sarebbe del tutto normale, se però non si considerasse che:

  1. Costas Andropoulos e Maria Spiliopoulou, autori della Direttiva, appartengono alla Direzione Generale Enterprise e quindi dipendono dal Dr. Colasanti, che quindi dovrebbe, non diciamo autorizzare, ma almeno essere preventivamente informato dei loro contatti con Tim Donkin, quindi con ICOMIA, specie se lo riguardano.
  2. se la proposta di Direttiva nasce dalla DG Enterprise, non si vede perchè debba essere Tim Donkin a spiegarla a Mr. Colasanti e non, caso mai, viceversa.
  3. la perentorietà della lettera a Mr. Colasanti lascia presupporre una sudditanza inaccettabile, contiene affermazioni non rispondenti a verità, si richiama ad una "fratellanza nautica" che i fatti hanno ampiamente dimostrato essere una limitata massoneria di cui non conosciamo le intenzioni e gli interessi, non certo Europei.

Se l'ICOMIA deve spendere soldi e risorse, in oltre dieci anni, per convincere i cantieri, l'industria, gli Stati Membri e persino la DG Enterprise;

se l'ICOMIA usa tutto il suo potere per esercitare pressioni anche sul governo degli Stati Uniti;

se l'ICOMIA ha scelto e pilotato gli interlocutori, ed ha piazzato i suoi emissari in tutti i Comitati Europei;

se l'ICOMIA ha fornito, della proposta, i dati, le notizie, le motivazioni, i limiti tecnici;

se l'ICOMIA ha fatto inserire, nella proposta, una delega esplicita (nuovo articolo 6 bis) a cambiare i limiti tecnici, il che equivale a controllare il mercato europeo dei motori marini per il diporto ed i cantieri europei;

se l'ICOMIA ostenta, senza esitazioni e senza pudore, in documenti sottoscritti dal suo Segretario, un potere che usa come minaccia;

se l'ICOMIA si arroga la rappresentanza degli interessi Europei, che finisce poi per calpestare nella proposta;

se l'ICOMIA spinge in tutti i modi per introdurre una direttiva che di fatto creerà importanti barriere tecniche invece che eliminarne;

se l'ICOMIA, invece che supportarle, ignora arrogantemente tutte le proposte di modifica e di alleggerimento, incluse quelle avanzate dai suoi membri (UCINA) o dai suoi iscritti

se l'ICOMIA ritiene di disturbo la nostra azione, che si preoccupa di "bilanciare" (usato nel gergo mafioso un tale termine, chiuso tra virgolette, ci avrebbe preoccupato);

allora è chiaro che l'ICOMIA è la sola a volere la Direttiva, e che i motivi addotti ufficialmente, e forzati nella proposta, sono in realtà inconsistenti coperture facilmente sbugiardabili.

Quelli che non sono ancora chiari, anche se immaginabili, sono invece gli interessi, certamente non Europei, che l'ICOMIA sta con tanta cura e con tanto potere perseguendo.

C'è un solo modo per scoprirlo: a Catone bastavano due parole, a noi ne occorrono almeno quattro:

bisogna ritirare la proposta

Perché l'Europa non deve fare niente prima, e niente di più, di quello che altri hanno fatto, e sperimentato, senza pentirsene; e perché gli USA non facciano pagare all'Europa il prezzo di errori irrimediabili per l'impresa.

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