IL GRANDE GIOCO DELLA VELA
Il momento favorevole per insegnare ai bambini i primi elementi
della vela è quello che va dai sei ai sette anni. Si tratta
di avvicinarli gradualmente, per coloro che non vogliono subito
affidarli a una scuola, a quello che in fondo può essere
considerato un «nuovo» gioco che li porterà a
contatto con la natura, in un ambiente sano e pulito vicino ai
significati più genuini della vita, rafforzandone il
carattere in formazione e favorendo passi sicuri verso
un'adolescenza già con interessi che stanno prendendo
contorni definiti.
Con la vela si aprirà per loro un mondo al quale rimarranno
senz'altro fortemente legati, conservando le prime sensazioni e
ricordando le nozioni di base alla padronanza delle quali sono
giunti sempre con riflessione, ragionamento e consapevolezza delle
responsabilità verso se stessi. Per molti, è
probabile, la vela si trasformerà in un'irrinunciabile
passione che influenzerà anche lo sviluppo armonico della
loro personalità e forse anche le loro successive scelte di vita.
GRADUALMENTE IL GRANDE GIOCO
Guidarli in questi primi passi con l'intenzione di dar loro una
prima iniziazione di vela, non è francamente cosa facile.
Le possibilità di inserirli in una scuola specializzata
sono oggi innumerevoli, ma ci possono essere motivi sia logistici
sia personali per cui talvolta si è indotti a far ricorso
alla buona volontà e al «fai da te»!
Abbiamo già detto come un compito del genere possa apparire
arduo. Nel mondo dei piccoli occorre entrare con attenzione e
prudenza, scegliendo un linguaggio semplice e persuasivo (e
soprattutto lontano da rigide imposizioni), adatto per fugare i
primi timori, preparando la resistenza alla fatica, la confidenza
con l'acqua, la consapevolezza del pericolo, il coraggio per
affrontarlo e l'emulazione con i coetanei.
Il bambino non sa di vento, non sa di vela e ignora i principi
fisici che portano una barca a muoversi. Accoglie però con
curiosità ed interesse le spiegazioni presentate in un
certo modo e si trova a suo agio nello scafo interpretando la
proposta di starci dentro come gioco, fiducioso delle sue sponde
protettive quasi come un'immagine che si avvicina a quella
materna, perché in quell'interno accogliente trova
sicurezza e difesa.
DOMANDE E RISPOSTE
La parola usata per spiegazioni difficili e tecniche serve a poco,
specialmente quando ci sarà da far capire come e
perché la barca si muove col vento e quali sono le funzioni
e le reazioni della vela e del timone. Anche un disegno realizzato
in grande non servirà granché, in quanto le
dimensioni del tracciato sulla carta o lavagna sono diverse da
quelle che vengono viste nella realtà. Diversamente azioni
dirette o esempi pratici realizzati con la barca in secco sulla
riva e un sottile mostravento su un palo possono far capire meglio
ciò che poi avviene in acqua quando la vela si
gonfierà a far muovere la barca.
Un pò di teoria di cui non si potrà fare a meno
è meglio organizzarla con sagome in legno o esempi
realizzati su un piano orizzontale. Le domande verranno
spontaneamente dal bambino e si vedrà subito se le risposte
date da chi si è assunto il compito di istruttore siano
state assimilate rapidamente. È anche un test per sapere se
è stato trovato il modo giusto di parlare e di spiegare. Il
muovere sagomine di legno su un piano farà meglio delle
parole affinché alcuni concetti di base restino nella
memoria. Meglio ancora iniziare le dimostrazioni pratiche sulla
riva muovendo già lo scafo della barca invelata.
È il momento di portarlo a capire e ricordare quello che
può fare anche con una piccola barca. Potrà anche
giocare con un galleggiante colorato, un pallone o dei grandi
nastri variopinti da mettere all'albero come premio per la
riuscita degli esercizi migliori e quanto altro verrà
suggerito dalla passione di chi insegna perché non
sarà difficile trovare il modo di toccare la sua
sensibilità e il suo orgoglio.
OPTIMIST
Tutto sommato una barca non facile e il cui adattamento alla
condizione marina è abbastanza complesso. La prima
posizione che assume il bambino allorché vi sale, è
quella dello star seduto afferrandosi con forza ai bordi. Si vede
poi come gradatamente inizi a conquistarsi, già dal momento
in cui è vicino alla riva, senza deriva né timone,
una posizione corretta.
I primi movimenti sono quelli destinati a raggiungere l'equilibrio
necessario per non cadere nella e dalla barca, primo passo per
poter arrivare poi a muoversi con la stessa e a condurla dove si
vuole.
Successivamente dopo che avrà preso confidenza, questi
primi giochi di equilibrio gli faranno capire che con un movimento
particolare o con un'azione, riuscirà a farla muovere.
Nell'Optimist, la cui forma non sembrerebbe adatta al navigare, la
prima cosa che colpisce è quella prua tronca che non gli
permette di aprire l'onda e che dovrà perciò essere
richiamata in alto dallo spostamento del corpo ogni volta che si
dovrà superarne una. Anche la poppa richiede particolari
posizioni di richiamo visto che è determinante l'azione del
timone esterno e quella della deriva entrambi molto pronunciati.
Tutto ciò sarà possibile solo quando il peso e i
movimenti del corpo del timoniere provocheranno, sui 35 chili
(peso ufficiale, anche se vecchi modelli in legno pesano di
più) della barca, quelle reazioni di richiamo e di
bilanciamento necessarie per farla navigare in assetto. Per far
ciò la posizione necessaria non sarà più
quella riparata sul fondo dello scafo, bensì quella ideale
col corpo seduto sul bordo sopravvento e i piedi agganciati alle
cinghie di ritenuta. Il timoniere avrà così la
possibilità di spostarsi avanti e indietro, in fuori o di
fianco conquistando l'abitudine ai movimenti del mezzo. Chi si
è assunto questo compito didattico dovrà sempre far
ricercare al timoniere il centraggio della barca perché sia
garantita la resa migliore. L'Optimist la raggiunge quando prua e
poppa sono fuori acqua.
Se cazzando la vela e lasciando libera la barra, sempre con prua e
poppa fuori, la barra resta in linea con la cassa della deriva, la
barca è equilibrata e non vi dovrebbero essere variazioni
nella rotta che si manterrà diritta. Potrebbe però
risultare una tendenza puggiera o orziera, nel qual caso
bisognerà intervenire sul meccanismo della scassa per
spostare l'albero anche se minimamente verso prua o verso poppa,
sì da far raggiungere alla barca l'ottimizzazione del
centraggio. Se la barca si carica d'acqua, cosa possibile anche
fuori regata, se ciò è dovuto a ondulazioni del
corpo non corrette si formerà un deposito d'acqua sul fondo
che richiamato su un lato verrà rapidamente sgottato con la
sassola, uno degli accessori sempre presenti sulla barca.
Ciò dovrà avvenire senza che la barca perda
l'abbrivo.
Resta all'istintiva sensibilità, che si acquista col tempo,
assumere in simbiosi col mezzo quella corretta posizione che
permette il giusto utilizzo della vela, della deriva e del timone.
Ma tornando a parlare di una didattica elementare, occorre seguire
un programma graduale impostato per far apprendere a un bambino e
non a un adulto le prime cognizioni di un corretto andare a vela.
Evitare quindi che questo compito, seppur appassionante, si
trasformi poi in un «giochino» personale per chi
istruisce. Si dovrebbe iniziare con barca presentata sulla riva
con la descrizione delle parti dello scafo e successivamente della
vela. Parole poche ed essenziali anche se inevitabilmente, come
vuole la tradizione marinaresca, si dovrà usare un
glossario fuori dal linguaggio comune. Parole nuove che devono
entrare gradualmente nell'abitudine dell'allievo per capire e
riconoscere le parti della barca e soprattutto per chiedere e
rispondere.
LA BARCA SCENDE IN ACQUA
Scende sì, ma non è ancora libera nelle mani del
bambino che ha imparato per ora ad osservare solo come viene
montato l'albero, stretta la vela con gli stroppetti al bome,
messa in posizione corretta la deriva, liberato il gioco della
ritenuta, issato il picco e fermata la sua drizza, messo in chiaro
il gioco dei bozzelli della scotta e infilato correttamente il
timone. Il salvagente che è da indossare sempre, sin dalle
prime parole che vengono pronunciate sull'argomento andare a vela,
diventa dopo un pò un abitudine e ci si convince che non si
può farne a meno anche se ingombra o può dar
fastidio.
Ma la barca ora è nell'acqua e l'allievo dovrà
imparare a salirvi correttamente.
Prima un piede, mani afferrate al bordo, poi il resto. Il piccolo
timoniere è seduto sul fondo e si guarda attorno;
dovrà riconoscere i nomi delle manovre, la barra, la deriva
infilata nella cassa dalla parte corretta e la ritenuta che ne
regola l'altezza, il gioco dei bozzelli al boma...
Si inizia a muovere la barca in sicurezza, magari col sistema di
una cima a poppa che viene filata mentre un'altra cima data di
volta a prua viene recuperata da un pontile opposto facendo fare
alla barca questo breve primo percorso numerose volte sino a che
il bambino non si sia abituato e sia cessato lo stato di tensione
iniziale, emozione giustificata per i suoi primi metri fatti in
acqua.
PRIMA DI INIZIARE
L'Optimist ha delle linee definite e precise. Il monotipo, pur
avendo addolcito alquanto quelle di origine che lo facevano
somigliare decisamente a una cassa e avendo ora anche un fondo con
un accenno di concavità, è pur sempre uno scafo a
spigolo, quindi gli effetti di ogni spostamento del timoniere
porta a far sì che la minor superficie bagnata ottenibile
con il posizionamento opportuno del corpo porti a un mantenimento
o a un aumento di velocità.
L'albero senza sartiame e la vela aurica l'avvicinano più
che lo scafo al concetto del dinghy 12 piedi. In ogni circolo
velico del mondo c'è uno spazio per l'Optimist e qualche
alternativa proposta sino ad ora non ha avuto grande successo. Non
fa eccezione l'Italia in cui le barche naviganti superano le 4.000
unità. Regata, raduni, corsi di iniziazione sono all'ordine
del giorno dovunque quando inizia la primavera.
USARE CORRETTAMENTE LA VELA
Abbiamo parlato di questo scafo che ha avuto come antenato una
cassa d'imballaggio; parliamo ora dell'attrezzatura che è
anche un capolavoro di ingegnosità e di semplicità.
La randa questi 3,25 mq di tessuto di materiale temperato diviso
in cinque ferzi cuciti. La forma è trapezoidale e ha i due
bordi di base e di balumina allunati. Due tasche rinforzate per le
stecche e lungo i lati che dovranno unirsi al boma e all'albero,
occhielli dove passeranno gli stroppi di legatura. Le manovre sono
altrettanto semplici, perciò l'Optimist come prima cosa non
ha sartiame ma solo un albero solidamente trattenuto allo scafo
dall'appoggio su una scassa posta in corrispondenza della chiglia
e passante per una tavola con foro che unisce le due murate, una
mastra. Il boma appoggia con una strozza sull'albero e ha una
ritenuta collegata alla base dell'albero. Il picco che attraversa
diagonalmente la vele ne sostiene l'angolo di penna. L'azione di
quest'ultimo sulla tensione della vela è affidata a un
piccolo paranco con uno o due bozzelli. La manovra della randa
è realizzata con una scotta che agisce su due o tre
bozzelli uno che parte da un archetto in cavo metallico sul boma e
altri due collegati al fondo dello scafo con uno stroppo. Il
timone esterno è molto profondo, si infilano facilmente gli
agugliotti nelle femminelle della tavola di poppa e la barra
è collegata a una prolunga. La mano che guida questa
prolunga della barra deve essere in grado di fermare in
contemporaneità la scotta e questo anche quando la sassola
dovrà energicamente sgottare dal fondo. Pur essendoci la
deriva abbastanza profonda la tendenza a sbandare deve essere
corretta dall'intervento energico del timoniere che col suo peso
deve creare una coppia di forze che porti a tenere in assetto la
barca. Gioca molto, quindi, l'altezza e il peso anche se raggiunge
verso il 15mo anno un insolito sviluppo antropometrico che li pone
in vantaggio su ragazzi attorno ai dieci anni.
INIZIARE DALLA RIVA A CONOSCERE LA BARCA
Se si è soli con l'allievo, col carrellino si porta la
barca sulla riva. Ritornando poi a riprendere l'albero, la vela,
il picco, timone e deriva. Anche gli altri accessori: sassola,
bugliolo, una cima di traino, una spugna vanno portati vicino allo
scafo. Il salvagente che andrà sempre indossato anche
durante le esercitazioni più semplici, va messo
correttamente prima che la barca venga varata in acqua.
Al limite degli sforzi che il bambino può fare nei
confronti della sua età dovrà partecipare
attivamente a questa fase per avviarsi poi gradualmente a una
completa indipendenza per tutte le azioni di preparazione.
In un contesto collettivo saranno i bambini stessi ad organizzarsi
per trasferire sulla riva le parti più pesanti e
ingombranti della barca.
Spiagge e luoghi ideali da scegliere per qualsiasi tipo di
insegnamento sono quelle assolutamente senza estranei e con
genitori e parenti il più distante possibile
affinché vengano frenati dalla voglia di dare una mano e
fare sforzi per aiutare...!
Molte volte la presenza di un genitore è deleteria e fa
distogliere l'attenzione.
Con la barca trasportata sulla riva, ideale sarebbe una bassa
invasatura che permetta di armare comodamente l'imbarcazione.
PRIMA DI METTERE L'ALBERO NELLA SCASSA
La vela è già fissata all'albero dalla parte della
«caduta prodiera» a mezzo degli stroppi, che lasceranno
uno spazio tra albero e vela, al massimo di un centimetro. Anche
il boma che da una parte col «collare» ruota attorno
all'albero, riceve la «base» della randa fissata
egualmente con gli stroppi. Al termine del boma la
«bugna» è fermata da una borosa.
Ma non è ancora il momento di mettere il boma e il
«picco» perché prima l'albero va portato alla
barca e passato nel «foro della mastra» e il piede dello
stesso fatto scendere nella scassa, nel quale tra l'altro viene
bloccato affinché non si sfili in caso di capovolgimento.
Quando è bene sistemato sia che il bambino sia stato
aiutato o che ce l'abbia fatta da solo (di regola è sui
10/11 anni che ne ha la forza) sistemato anche il boma come
già detto, si mettono le stecche nelle tasche delle vele
nel caso che queste stecche non siano già cucite nella
randa stessa. La parte superiore della vela l'
«antennale» nella parte estrema più alta, in
corrispondenza dell' «angolo di penna» riceve il puntale
del «picco» che viene infilato in una gassa. Nella parte
inferiore l'altro puntale del picco va posto nella gassa con cui
termina la drizza che passando in un bozzello e fermata in uno
strozzascotte tenderà la vela.
Anche il boma ha una ritenuta che viene regolata da uno
strozzascotte posto nella parte posteriore dell'albero.
Il boma a sua volta con l'intervento dell'archetto e di due
bozzelli può venir teso e manovrato a seconda delle
andature assunte.
RADUNI E REGATE
Molte soddisfazioni attendono i piccoli che avranno iniziato a far
proprio il «grande gioco della vela». Perché essa
è al tempo stesso un divertimento e una sfida che viene
risentita intensamente a livello individuale.
Una buona impostazione iniziale, anche quella di un
«precettore» di famiglia che si sia accollato il compito
di seguire un proprio figlio magari unito ad altri compagni,
può portare susseguentemente alla partecipazione a raduni
di perfezionamento o addirittura al fascino della regata. È
una innegabile e giustificata ambizione di tutti i papà e
mamme quella di vedere i piccoli già impegnati in confronti
con altri. È augurabile però che da parte dei
genitori non vi siano mai ingerenze nelle decisioni e
nell'autonomia che oltre la fase didattica i piccoli acquisiscono
naturalmente quando vanno in barca a vela. I livelli di
perfezionamento sono numerosi e spesso dai grandi raduni anche in
Italia abbastanza diffusi, escono dei veri e piccoli campioni.
Molto opportuna la frequentazione anche come solo spettatori nei
primi tempi di questi meeting o regate. Ce ne sono ovunque in zone
di poco e di molto vento e le manifestazioni sono sempre
rapportate naturalmente alla preparazione del piccolo
partecipante. L'importante è comunque farli partecipare.
Una delle manifestazioni dove si può riscontrare la
spettacolarità di una grande gara di questi Optimist
è senza dubbio il Meeting Internazionale del Garda che
oramai da tredici anni è organizzato dalla Fraglia della
Vela di Riva. Non c'è forse campo di regata più
adatto di queste acque dove il vento non manca mai. Sia che esso
sia «peler» o che sia «l'ora» è
improbabile incontrare giorni di calma assoluta. Il Circolo poi
è particolarmente abituato a gestire, anche per altri tipi
di barca, campi di regata dove regna vento forte e di conseguenza
quello proposto ai partecipanti al Meeting costituisce anche per
Optimist un banco di prova molto impegnativo. Solo ragazzi molto
preparati possono rischiare i dodici, quindici m/sec che qui sono
norma, anche se Optimist dimostra di essere una barca adatta a
venti di questo tipo, riscontrabili ad esempio a Trieste, in
Sardegna a Cagliari, nelle Bocche e nello Stretto di Sicilia a
Marsala.
Per l'edizione 1995 del meeting gardesano si sono dati convegno a
metà aprile 390 concorrenti tutti con ottima preparazione.
In netta prevalenza i ragazzi danesi che costituivano il nucleo
anche più preparato e organizzato.
Il campo di regata e
l'organizzazione generale di una manifestazione di questo tipo
sono impostati sulla cura attenta del particolare di tutto
ciò che possa garantire la sicurezza e con quasi 400 minori
in acqua, il 50% dei quali inferiori ai dieci anni, si impongono
regole più che attente. Nella vela fatta dai bambini
innegabilmente bisogna ammettere che tutto ciò che avviene
in acqua comporta dei rischi. Il bambino a bordo deve essere
pronto e in grado di affrontare ogni situazione, dal rovesciamento
alla raffica improvvisa, alla rottura di uno degli elementi
dell'attrezzatura. Quindi occorre che l'assuefazione al mezzo sia
totale e soprattutto che dia la possibilità al timoniere di
esprimersi nelle quattro andature di bolina, lasco, traverso,
poppa per un totale di quattro miglia; un'ora massimo di regata in
modo da poter effettuare anche tre prove consecutive, da ridursi a
due quando il vento superi i 9/10 ms. Cosa che impegnerebbe
fisicamente oltre la prudenza i partecipanti. L'Optimist, come
ogni barca leggera che incontri un vento superiore ai limiti
ammessi dalla sua dimensione e struttura, si rovescia facilmente.
Una scuffia quindi non si deve tradurre in un fatto drammatico ma
in qualcosa di prevedibile a cui il timoniere deve essere
preparato; e deve essere preparato soprattutto a cavarsela da
solo, anche se c'è un occhio vigile dal mezzo che
l'accompagna, pronto a intervenire. Con tempo impegnativo, in una
regata o durante un'esercitazione, ci dovrebbe essere un mezzo a
disposizione per ogni otto imbarcazioni. L'Optimist comunque
è insommergibile per cui se lo si raddrizza con la tecnica
insegnata (montare sulla deriva facendo leva) dopo aver cercato di
impedire che la barca si capovolga totalmente a 180°. La
prima regola comunque è quella di convincersi che la barca
va mai abbandonata. La riserva di galleggiabilità che le
danno le casse d'aria (o gli appositi contenitori pneumatici)
è più che sufficiente per far resistere a lungo il
timoniere, quando non riuscisse a intervenire in modo opportuno
per raddrizzarla. I bordi della barca costituiscono un
provvidenziale scalino che permette di afferrare la parte alta
della deriva e sempre stando sopravvento, forzando sulle gambe e
piegando le braccia per il recupero dell'assetto. Raddrizzatasi la
barca abituarsi a salire da poppa bilanciandosi sul ventre e
afferrando, per rientrare alle fasce punta puntapiedi.
CORSI DI VELA PER BAMBINI
Pubblichiamo di seguito l'elenco dei recapiti telefonici dei
comitati regionali della Federazione Italiana Vela e dei
principali circoli velici, Yacht Club e circoli nautici italiani.
ABRUZZO - Pescara 085-374230.
CALABRIA E BASILICATA - Fiv regionale 0965-640946; Cn Reggio
Calabria 0965-48749; Lega Navale Crotone 0962-27240.
CAMPANIA - Fiv regionale 081-5510433; Circolo del Remo e Vela
Italia, Napoli 081-7646393; Savoia, Napoli 081-7646162.
EMILIA ROMAGNA - Fiv regionale 0544-530513; Rimini 0541-26520.
FRIULI VENEZIA GIULIA - Fiv regionale 040-300644; Yc Adriatico,
Trieste 040-304539; Triestina 040-306327; Monfalcone 0481-711325.
LAZIO - Fiv regionale 06-3014254; Tevere Remo, Anzio 06-2612274;
Vela Roma, Anzio 06-9845169; Castelfusano, Ostia Lido 06-5671752;
Vigna di Valle, Bracciano 06-9969392.
LIGURIA - Fiv regionale, 010-592830; Fiv Genova 010-293865; Quarto
010-388467; Alassio 0182-642516.
LOMBARDIA - Fiv regionale 02-794719; Como 031-574725; Luino,
Varese 0332-531635; Sulzano, Brescia 039-985196; Diffusione Vela,
Milano 02-2847724; Lega Navale Milano 02-58314058.
MARCHE - Fiv regionale 0733-811548; Stamura 071-52651; S.
Massacesi 071-9331542.
PUGLIA - Fiv regionale 080-5214368; Bari 080-5212002; Porto
Cesareo 0833-560408; Ilva Taranto 099-421586.
SARDEGNA - Fiv regionale 070-663005; Yc Alghero (079-291140); Yc
Cagliari 070-370350; Yc Costa Smeralda, Porto Cervo e Porto
Rotondo 0789-902200.
SICILIA - Fiv regionale 091-342820; Roggero di Lauria, Mondello
091-450183; Marsala 0923-951162; Palermo 091-450182.
TOSCANA - Fiv regionale 0585-788411; Cn Livorno 0586-807354; Cn
Marina Carrara 0585-785150; Follonica 0566-60108.
TRENTINO (E LAGO GARDA) - Fiv regionale 030-9908621; Fraglia Riva
del Garda 0464-552460; Gargnano 0365-71433; Brenzone 045-7430169;
Torbole 0464-505350.
VENETO - Venezia 041-5222593; Diporto Venez. 041-5231927.