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OPTIMIST, IL GRANDE GIOCO DELLA VELA

Optimist, insegnare la vela ai bambini

A cura di
Eolo Attilio Pratella

Pubblicato su Nautica 399 di Luglio 1995

Fra i tanti sport che possono praticare oggi i giovanissimi, la vela, in particolare per coloro che abitano nelle vicinanze del mare, è quello che farà sicuramente vivere loro una avventuram eravigliosa: non sarà solo scuola di vela ma anche scuola di vita. Per muovere i primi passi, o meglio per imparare le prime strambate, la barca più indicata per i bambini dai sei ai dodici anni è una barca dal nome che suona già di buon augurio: «Optimist»

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INSEGNARE LA VELA AI BAMBINI

Il momento favorevole per insegnare ai bambini i primi elementi della vela è quello che va dai sei ai sette anni. Si tratta di avvicinarli gradualmente, per coloro che non vogliono subito affidarli a una scuola, a quello che in fondo può essere considerato un «nuovo» gioco che li porterà a contatto con la natura, in un ambiente sano e pulito vicino ai significati più genuini della vita, rafforzandone il carattere in formazione e favorendo passi sicuri verso un'adolescenza già con interessi che stanno prendendo contorni definiti.

Con la vela si aprirà per loro un mondo al quale rimarranno senz'altro fortemente legati, conservando le prime sensazioni e ricordando le nozioni di base alla padronanza delle quali sono giunti sempre con riflessione, ragionamento e consapevolezza delle responsabilità verso se stessi. Per molti, è probabile, la vela si trasformerà in un'irrinunciabile passione che influenzerà anche lo sviluppo armonico della loro personalità e forse anche le loro successive scelte di vita.

Gradualmente il grande gioco

Guidarli in questi primi passi con l'intenzione di dar loro una prima iniziazione di vela, non è francamente cosa facile.

Le possibilità di inserirli in una scuola specializzata sono oggi innumerevoli, ma ci possono essere motivi sia logistici sia personali per cui talvolta si è indotti a far ricorso alla buona volontà e al «fai da te»!

Abbiamo già detto come un compito del genere possa apparire arduo. Nel mondo dei piccoli occorre entrare con attenzione e prudenza, scegliendo un linguaggio semplice e persuasivo (e soprattutto lontano da rigide imposizioni), adatto per fugare i primi timori, preparando la resistenza alla fatica, la confidenza con l'acqua, la consapevolezza del pericolo, il coraggio per affrontarlo e l'emulazione con i coetanei.

Il bambino non sa di vento, non sa di vela e ignora i principi fisici che portano una barca a muoversi. Accoglie però con curiosità ed interesse le spiegazioni presentate in un certo modo e si trova a suo agio nello scafo interpretando la proposta di starci dentro come gioco, fiducioso delle sue sponde protettive quasi come un'immagine che si avvicina a quella materna, perché in quell'interno accogliente trova sicurezza e difesa.

Domande e risposte

La parola usata per spiegazioni difficili e tecniche serve a poco, specialmente quando ci sarà da far capire come e perché la barca si muove col vento e quali sono le funzioni e le reazioni della vela e del timone. Anche un disegno realizzato in grande non servirà granché, in quanto le dimensioni del tracciato sulla carta o lavagna sono diverse da quelle che vengono viste nella realtà. Diversamente azioni dirette o esempi pratici realizzati con la barca in secco sulla riva e un sottile mostravento su un palo possono far capire meglio ciò che poi avviene in acqua quando la vela si gonfierà a far muovere la barca.

Un pò di teoria di cui non si potrà fare a meno è meglio organizzarla con sagome in legno o esempi realizzati su un piano orizzontale. Le domande verranno spontaneamente dal bambino e si vedrà subito se le risposte date da chi si è assunto il compito di istruttore siano state assimilate rapidamente. È anche un test per sapere se è stato trovato il modo giusto di parlare e di spiegare. Il muovere sagomine di legno su un piano farà meglio delle parole affinché alcuni concetti di base restino nella memoria. Meglio ancora iniziare le dimostrazioni pratiche sulla riva muovendo già lo scafo della barca invelata.

È il momento di portarlo a capire e ricordare quello che può fare anche con una piccola barca. Potrà anche giocare con un galleggiante colorato, un pallone o dei grandi nastri variopinti da mettere all'albero come premio per la riuscita degli esercizi migliori e quanto altro verrà suggerito dalla passione di chi insegna perché non sarà difficile trovare il modo di toccare la sua sensibilità e il suo orgoglio.

Optimist

Tutto sommato una barca non facile e il cui adattamento alla condizione marina è abbastanza complesso. La prima posizione che assume il bambino allorché vi sale, è quella dello star seduto afferrandosi con forza ai bordi. Si vede poi come gradatamente inizi a conquistarsi, già dal momento in cui è vicino alla riva, senza deriva né timone, una posizione corretta.

I primi movimenti sono quelli destinati a raggiungere l'equilibrio necessario per non cadere nella e dalla barca, primo passo per poter arrivare poi a muoversi con la stessa e a condurla dove si vuole.

Successivamente dopo che avrà preso confidenza, questi primi giochi di equilibrio gli faranno capire che con un movimento particolare o con un'azione, riuscirà a farla muovere.

Nell'Optimist, la cui forma non sembrerebbe adatta al navigare, la prima cosa che colpisce è quella prua tronca che non gli permette di aprire l'onda e che dovrà perciò essere richiamata in alto dallo spostamento del corpo ogni volta che si dovrà superarne una. Anche la poppa richiede particolari posizioni di richiamo visto che è determinante l'azione del timone esterno e quella della deriva entrambi molto pronunciati.

Tutto ciò sarà possibile solo quando il peso e i movimenti del corpo del timoniere provocheranno, sui 35 chili (peso ufficiale, anche se vecchi modelli in legno pesano di più) della barca, quelle reazioni di richiamo e di bilanciamento necessarie per farla navigare in assetto. Per far ciò la posizione necessaria non sarà più quella riparata sul fondo dello scafo, bensì quella ideale col corpo seduto sul bordo sopravvento e i piedi agganciati alle cinghie di ritenuta. Il timoniere avrà così la possibilità di spostarsi avanti e indietro, in fuori o di fianco conquistando l'abitudine ai movimenti del mezzo. Chi si è assunto questo compito didattico dovrà sempre far ricercare al timoniere il centraggio della barca perché sia garantita la resa migliore. L'Optimist la raggiunge quando prua e poppa sono fuori acqua.

Se cazzando la vela e lasciando libera la barra, sempre con prua e poppa fuori, la barra resta in linea con la cassa della deriva, la barca è equilibrata e non vi dovrebbero essere variazioni nella rotta che si manterrà diritta. Potrebbe però risultare una tendenza puggiera o orziera, nel qual caso bisognerà intervenire sul meccanismo della scassa per spostare l'albero anche se minimamente verso prua o verso poppa, sì da far raggiungere alla barca l'ottimizzazione del centraggio. Se la barca si carica d'acqua, cosa possibile anche fuori regata, se ciò è dovuto a ondulazioni del corpo non corrette si formerà un deposito d'acqua sul fondo che richiamato su un lato verrà rapidamente sgottato con la sassola, uno degli accessori sempre presenti sulla barca.

Ciò dovrà avvenire senza che la barca perda l'abbrivo.

Resta all'istintiva sensibilità, che si acquista col tempo, assumere in simbiosi col mezzo quella corretta posizione che permette il giusto utilizzo della vela, della deriva e del timone. Ma tornando a parlare di una didattica elementare, occorre seguire un programma graduale impostato per far apprendere a un bambino e non a un adulto le prime cognizioni di un corretto andare a vela. Evitare quindi che questo compito, seppur appassionante, si trasformi poi in un «giochino» personale per chi istruisce. Si dovrebbe iniziare con barca presentata sulla riva con la descrizione delle parti dello scafo e successivamente della vela. Parole poche ed essenziali anche se inevitabilmente, come vuole la tradizione marinaresca, si dovrà usare un glossario fuori dal linguaggio comune. Parole nuove che devono entrare gradualmente nell'abitudine dell'allievo per capire e riconoscere le parti della barca e soprattutto per chiedere e rispondere.

La barca scende in acqua

Scende sì, ma non è ancora libera nelle mani del bambino che ha imparato per ora ad osservare solo come viene montato l'albero, stretta la vela con gli stroppetti al bome, messa in posizione corretta la deriva, liberato il gioco della ritenuta, issato il picco e fermata la sua drizza, messo in chiaro il gioco dei bozzelli della scotta e infilato correttamente il timone. Il salvagente che è da indossare sempre, sin dalle prime parole che vengono pronunciate sull'argomento andare a vela, diventa dopo un pò un abitudine e ci si convince che non si può farne a meno anche se ingombra o può dar fastidio.

Ma la barca ora è nell'acqua e l'allievo dovrà imparare a salirvi correttamente.

Prima un piede, mani afferrate al bordo, poi il resto. Il piccolo timoniere è seduto sul fondo e si guarda attorno; dovrà riconoscere i nomi delle manovre, la barra, la deriva infilata nella cassa dalla parte corretta e la ritenuta che ne regola l'altezza, il gioco dei bozzelli al boma...

Si inizia a muovere la barca in sicurezza, magari col sistema di una cima a poppa che viene filata mentre un'altra cima data di volta a prua viene recuperata da un pontile opposto facendo fare alla barca questo breve primo percorso numerose volte sino a che il bambino non si sia abituato e sia cessato lo stato di tensione iniziale, emozione giustificata per i suoi primi metri fatti in acqua.

Prima di iniziare

L'Optimist ha delle linee definite e precise. Il monotipo, pur avendo addolcito alquanto quelle di origine che lo facevano somigliare decisamente a una cassa e avendo ora anche un fondo con un accenno di concavità, è pur sempre uno scafo a spigolo, quindi gli effetti di ogni spostamento del timoniere porta a far sì che la minor superficie bagnata ottenibile con il posizionamento opportuno del corpo porti a un mantenimento o a un aumento di velocità.

L'albero senza sartiame e la vela aurica l'avvicinano più che lo scafo al concetto del dinghy 12 piedi. In ogni circolo velico del mondo c'è uno spazio per l'Optimist e qualche alternativa proposta sino ad ora non ha avuto grande successo. Non fa eccezione l'Italia in cui le barche naviganti superano le 4.000 unità. Regata, raduni, corsi di iniziazione sono all'ordine del giorno dovunque quando inizia la primavera.

Usare correttamente la vela

Abbiamo parlato di questo scafo che ha avuto come antenato una cassa d'imballaggio; parliamo ora dell'attrezzatura che è anche un capolavoro di ingegnosità e di semplicità. La randa questi 3,25 mq di tessuto di materiale temperato diviso in cinque ferzi cuciti. La forma è trapezoidale e ha i due bordi di base e di balumina allunati. Due tasche rinforzate per le stecche e lungo i lati che dovranno unirsi al boma e all'albero, occhielli dove passeranno gli stroppi di legatura. Le manovre sono altrettanto semplici, perciò l'Optimist come prima cosa non ha sartiame ma solo un albero solidamente trattenuto allo scafo dall'appoggio su una scassa posta in corrispondenza della chiglia e passante per una tavola con foro che unisce le due murate, una mastra. Il boma appoggia con una strozza sull'albero e ha una ritenuta collegata alla base dell'albero. Il picco che attraversa diagonalmente la vele ne sostiene l'angolo di penna. L'azione di quest'ultimo sulla tensione della vela è affidata a un piccolo paranco con uno o due bozzelli. La manovra della randa è realizzata con una scotta che agisce su due o tre bozzelli uno che parte da un archetto in cavo metallico sul boma e altri due collegati al fondo dello scafo con uno stroppo. Il timone esterno è molto profondo, si infilano facilmente gli agugliotti nelle femminelle della tavola di poppa e la barra è collegata a una prolunga. La mano che guida questa prolunga della barra deve essere in grado di fermare in contemporaneità la scotta e questo anche quando la sassola dovrà energicamente sgottare dal fondo. Pur essendoci la deriva abbastanza profonda la tendenza a sbandare deve essere corretta dall'intervento energico del timoniere che col suo peso deve creare una coppia di forze che porti a tenere in assetto la barca. Gioca molto, quindi, l'altezza e il peso anche se raggiunge verso il 15mo anno un insolito sviluppo antropometrico che li pone in vantaggio su ragazzi attorno ai dieci anni.

Iniziare dalla riva a conoscere la barca

Se si è soli con l'allievo, col carrellino si porta la barca sulla riva. Ritornando poi a riprendere l'albero, la vela, il picco, timone e deriva. Anche gli altri accessori: sassola, bugliolo, una cima di traino, una spugna vanno portati vicino allo scafo. Il salvagente che andrà sempre indossato anche durante le esercitazioni più semplici, va messo correttamente prima che la barca venga varata in acqua.

Al limite degli sforzi che il bambino può fare nei confronti della sua età dovrà partecipare attivamente a questa fase per avviarsi poi gradualmente a una completa indipendenza per tutte le azioni di preparazione.

In un contesto collettivo saranno i bambini stessi ad organizzarsi per trasferire sulla riva le parti più pesanti e ingombranti della barca.

Spiagge e luoghi ideali da scegliere per qualsiasi tipo di insegnamento sono quelle assolutamente senza estranei e con genitori e parenti il più distante possibile affinché vengano frenati dalla voglia di dare una mano e fare sforzi per aiutare...!

Molte volte la presenza di un genitore è deleteria e fa distogliere l'attenzione.

Con la barca trasportata sulla riva, ideale sarebbe una bassa invasatura che permetta di armare comodamente l'imbarcazione.

Prima di mettere l'albero nella scassa

La vela è già fissata all'albero dalla parte della «caduta prodiera» a mezzo degli stroppi, che lasceranno uno spazio tra albero e vela, al massimo di un centimetro. Anche il boma che da una parte col «collare» ruota attorno all'albero, riceve la «base» della randa fissata egualmente con gli stroppi. Al termine del boma la «bugna» è fermata da una borosa.

Ma non è ancora il momento di mettere il boma e il «picco» perché prima l'albero va portato alla barca e passato nel «foro della mastra» e il piede dello stesso fatto scendere nella scassa, nel quale tra l'altro viene bloccato affinché non si sfili in caso di capovolgimento. Quando è bene sistemato sia che il bambino sia stato aiutato o che ce l'abbia fatta da solo (di regola è sui 10/11 anni che ne ha la forza) sistemato anche il boma come già detto, si mettono le stecche nelle tasche delle vele nel caso che queste stecche non siano già cucite nella randa stessa. La parte superiore della vela l' «antennale» nella parte estrema più alta, in corrispondenza dell' «angolo di penna» riceve il puntale del «picco» che viene infilato in una gassa. Nella parte inferiore l'altro puntale del picco va posto nella gassa con cui termina la drizza che passando in un bozzello e fermata in uno strozzascotte tenderà la vela.

Anche il boma ha una ritenuta che viene regolata da uno strozzascotte posto nella parte posteriore dell'albero.

Il boma a sua volta con l'intervento dell'archetto e di due bozzelli può venir teso e manovrato a seconda delle andature assunte.

Raduni e regate

Molte soddisfazioni attendono i piccoli che avranno iniziato a far proprio il «grande gioco della vela». Perché essa è al tempo stesso un divertimento e una sfida che viene risentita intensamente a livello individuale.

Una buona impostazione iniziale, anche quella di un «precettore» di famiglia che si sia accollato il compito di seguire un proprio figlio magari unito ad altri compagni, può portare susseguentemente alla partecipazione a raduni di perfezionamento o addirittura al fascino della regata. È una innegabile e giustificata ambizione di tutti i papà e mamme quella di vedere i piccoli già impegnati in confronti con altri. È augurabile però che da parte dei genitori non vi siano mai ingerenze nelle decisioni e nell'autonomia che oltre la fase didattica i piccoli acquisiscono naturalmente quando vanno in barca a vela. I livelli di perfezionamento sono numerosi e spesso dai grandi raduni anche in Italia abbastanza diffusi, escono dei veri e piccoli campioni. Molto opportuna la frequentazione anche come solo spettatori nei primi tempi di questi meeting o regate. Ce ne sono ovunque in zone di poco e di molto vento e le manifestazioni sono sempre rapportate naturalmente alla preparazione del piccolo partecipante. L'importante è comunque farli partecipare.

Una delle manifestazioni dove si può riscontrare la spettacolarità di una grande gara di questi Optimist è senza dubbio il Meeting Internazionale del Garda che oramai da tredici anni è organizzato dalla Fraglia della Vela di Riva. Non c'è forse campo di regata più adatto di queste acque dove il vento non manca mai. Sia che esso sia «peler» o che sia «l'ora» è improbabile incontrare giorni di calma assoluta. Il Circolo poi è particolarmente abituato a gestire, anche per altri tipi di barca, campi di regata dove regna vento forte e di conseguenza quello proposto ai partecipanti al Meeting costituisce anche per Optimist un banco di prova molto impegnativo. Solo ragazzi molto preparati possono rischiare i dodici, quindici m/sec che qui sono norma, anche se Optimist dimostra di essere una barca adatta a venti di questo tipo, riscontrabili ad esempio a Trieste, in Sardegna a Cagliari, nelle Bocche e nello Stretto di Sicilia a Marsala.

Per l'edizione 1995 del meeting gardesano si sono dati convegno a metà aprile 390 concorrenti tutti con ottima preparazione. In netta prevalenza i ragazzi danesi che costituivano il nucleo anche più preparato e organizzato.

Campo di regata

Il campo di regata e l'organizzazione generale di una manifestazione di questo tipo sono impostati sulla cura attenta del particolare di tutto ciò che possa garantire la sicurezza e con quasi 400 minori in acqua, il 50% dei quali inferiori ai dieci anni, si impongono regole più che attente. Nella vela fatta dai bambini innegabilmente bisogna ammettere che tutto ciò che avviene in acqua comporta dei rischi. Il bambino a bordo deve essere pronto e in grado di affrontare ogni situazione, dal rovesciamento alla raffica improvvisa, alla rottura di uno degli elementi dell'attrezzatura. Quindi occorre che l'assuefazione al mezzo sia totale e soprattutto che dia la possibilità al timoniere di esprimersi nelle quattro andature di bolina, lasco, traverso, poppa per un totale di quattro miglia; un'ora massimo di regata in modo da poter effettuare anche tre prove consecutive, da ridursi a due quando il vento superi i 9/10 ms. Cosa che impegnerebbe fisicamente oltre la prudenza i partecipanti. L'Optimist, come ogni barca leggera che incontri un vento superiore ai limiti ammessi dalla sua dimensione e struttura, si rovescia facilmente. Una scuffia quindi non si deve tradurre in un fatto drammatico ma in qualcosa di prevedibile a cui il timoniere deve essere preparato; e deve essere preparato soprattutto a cavarsela da solo, anche se c'è un occhio vigile dal mezzo che l'accompagna, pronto a intervenire. Con tempo impegnativo, in una regata o durante un'esercitazione, ci dovrebbe essere un mezzo a disposizione per ogni otto imbarcazioni. L'Optimist comunque è insommergibile per cui se lo si raddrizza con la tecnica insegnata (montare sulla deriva facendo leva) dopo aver cercato di impedire che la barca si capovolga totalmente a 180°. La prima regola comunque è quella di convincersi che la barca va mai abbandonata. La riserva di galleggiabilità che le danno le casse d'aria (o gli appositi contenitori pneumatici) è più che sufficiente per far resistere a lungo il timoniere, quando non riuscisse a intervenire in modo opportuno per raddrizzarla. I bordi della barca costituiscono un provvidenziale scalino che permette di afferrare la parte alta della deriva e sempre stando sopravvento, forzando sulle gambe e piegando le braccia per il recupero dell'assetto. Raddrizzatasi la barca abituarsi a salire da poppa bilanciandosi sul ventre e afferrando, per rientrare alle fasce punta puntapiedi.

Corsi di vela per bambini

Pubblichiamo di seguito l'elenco dei recapiti telefonici dei comitati regionali della Federazione Italiana Vela e dei principali circoli velici, Yacht Club e circoli nautici italiani.

ABRUZZO - Pescara 085-374230.
CALABRIA E BASILICATA - Fiv regionale 0965-640946; Cn Reggio Calabria 0965-48749; Lega Navale Crotone 0962-27240.
CAMPANIA - Fiv regionale 081-5510433; Circolo del Remo e Vela Italia, Napoli 081-7646393; Savoia, Napoli 081-7646162.
EMILIA ROMAGNA - Fiv regionale 0544-530513; Rimini 0541-26520.
FRIULI VENEZIA GIULIA - Fiv regionale 040-300644; Yc Adriatico, Trieste 040-304539; Triestina 040-306327; Monfalcone 0481-711325.
LAZIO - Fiv regionale 06-3014254; Tevere Remo, Anzio 06-2612274; Vela Roma, Anzio 06-9845169; Castelfusano, Ostia Lido 06-5671752; Vigna di Valle, Bracciano 06-9969392.
LIGURIA - Fiv regionale, 010-592830; Fiv Genova 010-293865; Quarto 010-388467; Alassio 0182-642516.
LOMBARDIA - Fiv regionale 02-794719; Como 031-574725; Luino, Varese 0332-531635; Sulzano, Brescia 039-985196; Diffusione Vela, Milano 02-2847724; Lega Navale Milano 02-58314058.
MARCHE - Fiv regionale 0733-811548; Stamura 071-52651; S. Massacesi 071-9331542.
PUGLIA - Fiv regionale 080-5214368; Bari 080-5212002; Porto Cesareo 0833-560408; Ilva Taranto 099-421586.
SARDEGNA - Fiv regionale 070-663005; Yc Alghero (079-291140); Yc Cagliari 070-370350; Yc Costa Smeralda, Porto Cervo e Porto Rotondo 0789-902200.
SICILIA - Fiv regionale 091-342820; Roggero di Lauria, Mondello 091-450183; Marsala 0923-951162; Palermo 091-450182.
TOSCANA - Fiv regionale 0585-788411; Cn Livorno 0586-807354; Cn Marina Carrara 0585-785150; Follonica 0566-60108.
TRENTINO E LAGO GARDA - Fiv regionale 030-9908621; Fraglia Riva del Garda 0464-552460; Gargnano 0365-71433; Brenzone 045-7430169; Torbole 0464-505350.
VENETO - Venezia 041-5222593; Diporto Venez. 041-5231927.

Consultare il nostro archivio dei corsi di vela per un elenco aggiornato.

1. INSEGNARE LA VELA AI BAMBINI
2. IL VENTO, COSA DIRE AI BAMBINI
3. LE PRIME USCITE IN MARE
4. UNA SCUOLA CHE VALE