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di Sergio Costa |
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RIPASSIAMO LA FONDALa buona stagione sta per tornare, più o meno puntuale, e anche chi vuol trascorrere sul mare una lieta e meritata vacanza, spesso poco riposante, ma certamente edificante, torna puntualmente in darsena o nel rimessaggio per verificare lo stato dell'imbarcazione e per effettuare quei ritocchi che l'esperienza e il buon senso gli suggeriscono. Il controllo delle dotazioni di sicurezza e di navigazione è fra le incombenze più importanti e vale la pena di verificare lo stato delle cose a bordo per tempo, in modo da poter porre eventuali rimedi. Certo, non bisogna farsi sorprendere da ispezioni più o meno fiscali degli incaricati ufficiali, sguinzagliati a caccia degli inadempienti, ma soprattutto bisogna essere ben sicuri di quanto deve essere a bordo, di quanto c'è già e, inoltre «ripassare» le norme di sicurezza non guasta. Non vogliamo adesso ripresentare la solita tabella per eseguire il check-up prima della partenza; ne sono pieni i vari testi che aiutano a conseguire le patenti. Vogliamo piuttosto richiamare alla memoria qualche nozione su una delle operazioni che apparentemente è fra le più semplici e invece deve essere conseguente a una mediata preparazione nautica e marinaresca. Si tratta dell'argomento «fonda», ossia dell'andare all'ancora in qualche caletta nascosta o in qualche baia sovraffollata, senza far danno agli altri e a se stessi.
Cominciamo intanto con la scelta del luogo dove dar fondo. È una decisione di carattere principalmente nautico, vale a dire bisogna scegliere bene il ridosso, talora sacrificando anche eventuali preferenze. Il fondale deve essere un «buon tenitore», come si usa dire, ossia capace di far fare buona presa all'ancora. Giova ricordare che generalmente il fondale sabbioso o fangoso è quello più idoneo, anche per ancore leggere o per semplici ancorotti. Un pò meno buono è il fondo pietroso o con alghe, dove l'ancora può non prendere bene e arare o addirittura scivolare. Ci vorrebbe un'ancora tipo «ammiragliato» ma sappiamo bene che tale tipo non è pratico sulle imbarcazioni piccole perchè è piuttosto ingombrante e pesante. Assolutamente sconsigliabile infine (e lo sanno tutti) il fondale roccioso, perchè sullo scoglio l'ancora o saltella senza far presa o si incastra e la lasciate in regalo a Nettuno. Quindi un rapido ma accurato controllo della zona prescelta e, se l'avete, accendete l'ecoscandaglio. Altrimenti tenete a portata uno scandaglio a mano, anche se può impacciare chi lo usa e non è pratico. Il momento di dar fondo è molto importante e condiziona spesso la buona tenuta della fonda stessa.
E se il tempo peggiora ancora? Non c'è dubbio: salpate e andate in mare aperto. Meglio affrontare il mare con la barca che governa che lottare con un ancoraggio precario. E potete inoltre cercare un altro ridosso. Mentre siete alla fonda ricordate che bisogna esporre il segnale relativo a tale condizione. A questo proposito ci sembra già di sentire il coro di ironici commenti circa la prescrizione («ma chi l'ha mai visto?) del pallone nero che segnala la fonda di una nave, piccola o grande che sia.
È vero, ci siamo divertiti a osservare quante imbarcazioni avessero tale segnale in parecchie zone di abituale fonda. Forse il 3-4% da parte di grandi imbarcazioni, generalmente di bandiera inglese. Peraltro di notte il fanale bianco ce l'hanno tutti. E allora, perchè la differenza tra giorno e notte? È abbastanza semplice. Di notte è il caso di farsi notare, mentre di giorno, secondo il ragionare comune, bisognerebbe essere ciechi per non vedere una barca ferma all'ancora. Ma è anche il caso di ricordare che le cose evidenti non sempre sono anche legali e qualche zelante tutore dell'ordine potrebbe obiettare (e avrebbe ragione). Per non parlare poi di qualche altrettanto zelante, ma soprattutto interessato, assicuratore che, in caso di incidente, si attaccasse al mancato pallone per non pagare i danni. È un pò un discorso analogo a quello del cono nero rovesciato che il veliero dovrebbe esporre quando, pur con le vele al vento, ha messo il motore. Chi l'ha mai visto? Ancora due parole per il controllo di fonda. Non diciamo di fare addirittura un punto con le differenze d'azimut del punto di fonda, ma un controllo con la bussola da rilevamento su alcuni oggetti facili a riconoscersi sulla costa è sempre consigliabile, giusto per vedere se l'ancora fa il suo dovere. E un'altra cosa: se potete, usate la grippia e il grippiale. Non si sa mai, se l'ancora si è incattivata o addirittura se l'avete dovuta «filare per occhio» (termine espressivo indicante che avete dovuto tagliare il cavo per emergenza o altra necessità) potete sempre cercare di «trafficarla» (come si suol dire per darsi da fare per liberarla) o di recuperarla in un secondo tempo. E veniamo all'operazione inversa: salpare. C'è poco da dire: evitate di alarvi sull'ancora. Infatti in questo caso si rischia di danneggiare l'argano elettrico (chi ce l'ha) o di farsi male alando a mano e naturalmente faticare senza ragione, o di far avere degli strattoni al cavo, che possono danneggiare il cavo stesso o qualche struttura di bordo (bocche di rancio, bitte e simili) soprattutto a causa degli inevitabili movimenti della barca dovuti al mare anche quasi calmo. E allora venite piano avanti con leggeri colpi di motore in modo da recuperare semplicemente l'imbando fino a quando l'ancora lascia e viene a picco (cavo verticale). Allora si può mettere in moto regolarmente. |