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The Race

Sono in molti a contendersi il titolo di Formula 1 del mare, ma questa volta, alle porte del nuovo millennio, pare proprio che siamo arrivati alla vera vela estrema. Un banco di prova per le barche di domani?

di Paolo Venanzangeli

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IL PERCORSO
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I CONCORRENTI
Playstation
Team Philips
Club Med
Polpharma Warta
Code 1
Millennium Challenge
Team Adventure


LA FORMULA 1 DELLA VELA

In un mondo del futuro, completamente sommerso dalle acque, Kevin Kostner riuciva a vivere indipendente, al comando di un trimarano dall'armamento estremamente sofisticato e dalla velocità strepitosa. Un film di fantascienza senz'altro, ma la fantascienza ha sempre una base concreta, che si fonda sugli studi più recenti delle strutture, anche tradizionali. Così, nel film Waterworld, il veliero era un trimarano di una ventina di metri. Quando Bruno Peyron ideò ed emise il bando di The Race: la regata definitiva, la regata del millennio, la corsa intorno al mondo, senza scalo, con qualsiasi mezzo, di qualsiasi dimensione, di qualsiasi tipo, purché spinto esclusivamente dal vento, molte furono le proposte, le teorie, i progetti. Pensarono a monoscafi di oltre settanta metri; del resto quando le regate oceaniche erano nel massimo splendore già c'era stata una barca di 72 metri, portata in solitario, che aveva avuto discreti risultati e tanto ritorno pubblicitario. Pensarono a trimarani di oltre trenta metri, d'altra parte fino ad ora sono stati proprio questi ad ottenere le prestazioni più esaltanti, arrivando addirittura nella recente Quebec Saint Malo a 525,24 miglia nelle 24 ore, alla media di 26,06 nodi, poco meno di quello ottenuto appunto da "Club Med" durante il suo strepitoso record dell'Atlantico. Ma a conquistare tutti è stato uno dei mezzi usati dagli antichi popoli austronesiani, per le loro veloci migrazioni nell'oceano Pacifico e Indiano: il catamarano (katta-maran in lingua tamil significa corda- albero). Due soli scafi, molto stretti, legati da due o tre traverse molto resistenti, in pratica un veliero senza attrito e senza problemi di onda, con una velatura che gli consente, a parità di dimensioni, velocità molto maggiori dei relativi monoscafi. L'altra grande verità è che, anche se il rapporto tra la lunghezza e la larghezza di uno scafo è molto alto, come succede in un catamarano, si esce dalla legge della velocità critica, quella che lega la velocità che si può raggiungere con sforzi relativamente bassi alla lunghezza al galleggiamento (cioé più la lunghezza al galleggiamento è maggiore e più la velocità critica è elevata). Comunque le grandi dimensioni consentono prestazioni eccezionali, più continuativamente nel tempo e consentono di avere meno problemi in caso di situazioni meteorologiche piuttosto dure o proibitive. Quindi tutti e otto i team che al momento sono pronti o quasi per la sfida del millennio, hanno a disposizione un catamarano di dimensioni tra i 30 ed i 40 metri. Del resto, anche per le imprese oceaniche finora portate a termine con successo, questi erano i tipi di barche impiegate, come "Enza New Zealand" che aveva vinto la regata di Giulio Verne e cioè il giro del mondo in meno di 80 giorni e che ora, al comando di Tony Bullimore sarà ancora della partita. Insomma un catamarano come "Club Med" o "Playstation" è in grado di girare intorno all'Antartide, lasciando, come si dice scherzando, le vacche a destra e i pinguini a sinistra, lasciandosi probabilmente indietro qualsiasi mezzo navale di superficie, costretto, anche se più veloce, a vari rifornimenti (e dove sono i benzinai in Antartide?), ma soprattutto in netta difficoltà in caso di tempeste ed onde di dimensioni notevoli. Naturalmente, solo le tecniche ed i materiali attuali riescono a consentire tali costruzioni. Quel che è interessante è che poi, questi materiali, come è accaduto sempre nella nautica, saranno utilizzati per le barche da diporto. Ancor più velocemente di quanto accade nell'automobilismo, dove le strumentazioni sperimentali della Formula 1, passano poi, dopo qualche anno nella comune produzione di serie. Prendiamo ad esempio il catamarano "PlayStation" che il rampante Steve Fossett si è fatto progettare dal mago Gino Morrelli, già autore di quel catamarano "Stars & Stripes" con cui Dennis Conner difese nel 1988 la Coppa America appena riconquistata, dalla "Big Boat" neozelandese. Proprio quella, vista a posteriori, fu una sfida emblematica. Il grande scafo, di oltre 40 metri, nulla poté contro l'agilità e la velocità del piccolo (per modo di dire visto che era comunque 18 metri) catamarano, che oltre tutto stringeva anche di più il vento. Già da allora quindi la scelta era stata fatta: per andare veloci ci vuole un catamarano. Così Morrelli ha progettato un cat di 32 metri completamente in carbonio con tecnologia aerospaziale. Nel computer, con il programma usato per la sfida dell'88 furono immessi i dati voluti: veloce e resistente con ogni vento e con il minor numero di persone di equipaggio possibile.

La misura ideale scaturita fu di 105 piedi, molto simile del resto a quella degli altri concorrenti. Il progetto, come del resto si fa abitualmente per i disegni dei progetti del nuovo millennio, è stato testato con i programmi di disegno strutturale, analizzando gli stress dei punti chiave, alla luce delle resistenze dei diversi materiali in esame. Anche l'albero ed il boma hanno avuto una fase di progettazione estremamente elaborata. L'albero è in materiale composito, sostenuto da una intricata configurazione di cavi spesso di tessile, scaturita da una serie di prove su diverse geometrie, testate dal vero e quindi scelte. Il risultato è una struttura molto leggera di carbonio pre-impregnato, rinforzato con tiranti in aramidico e nitronico, il tutto strutturato per sopportare le condizioni estreme e la lunghezza di una regata non stop intorno al mondo. Anche le drizze della randa sono state progettate apposta, scoprendo tecnologie che presto saranno sul mercato e che hanno consentito di ottenere le stesse prestazioni con sforzi minimi e minor compressione sull'albero. Indispensabile su barche di queste dimensioni, con un boma di 18 metri che ha un unico sistema di scotta di randa, che assicura una costante regolazione della vela. Insomma il futuro della vela inizia proprio il 31 dicembre a Barcellona con la partenza di The Race alle soglie del nuovo millennio.

I CONCORRENTI
PlayStation: skipper Steve Fossett (USA)
Team Philips: skipper Pete Goss (GB)
Club Med: skipper Grant Dalton (N. Zelanda)
Polpharma Warta: skipper Roman Paske (Polonia)
Code 1: co-skipper Lo´ck Peyron (Francia) et Skip Novak (USA)
Team Adventure: skipper Cam Lewis (USA)
Millennium Challenge: skipper Tony Bullimore (GB)
Bayer en France: skipper Yvan Bourgnon (Francia)