L'interdipendenza delle vele non può essere dimenticata:
una randa ed un fiocco si regolano separatamente, ma quasi sempre
si deve intervenire su entrambi. Esaminiamo tutti gli elementi che
confluiscono in una buona manovra e consideriamo tutte le
soluzioni che di volta in volta si possono mettere in atto,
secondo andatura e vento.
QUANDO E PERCHÈ CAMBIARE IL PROFILO DELLA VELA
Si è detto che più il vento è forte, e
più bisogna appiattire la vela e, aggiungiamo ora,
aumentare eventualmente un pò lo svergolamento per
permetterle di «scaricarsi» in alto. Per smagrire la
randa possiamo anzitutto scarrellarla sottovento e cazzarla,
perché in questo modo la scotta lavora quasi esclusivamente
per abbassare il boma (è il carrello in questo caso che
regola l'angolo di incidenza del vento). Attenzione però a
non esagerare, potremmo ridurre troppo lo svergolamento.
Strano a dirsi, con vento forte, e rendendo meno potenti le vele,
incrementiamo le prestazioni della nostra deriva. Questo
perché così facendo, riduciamo lo sbandamento e
quindi lo scarroccio.
Al contrario, con vento leggero, bisogna aumentare la
convessità e limitare lo svergolamento, per rendere le vele
più potenti. Se però il vento è molto debole
(0-4 nodi), è bene smagrire di nuovo, perché l'aria
muovendosi a bassa velocità tende a staccarsi sottovento
alla vela in quanto dovrebbe seguire una curvatura molto marcata,
causando un crollo radicale della portanza.
Simili ragionamenti si possono fare in relazione alle andature.
Dalla bolina stretta verso la poppa, man mano che veniamo alla
puggia, è bene rendere più «panciute» le
vele e ridurre lo svergolamento.
Quindi spesso, vorremmo smagrire e nello stesso tempo non ridurre
troppo lo svergolamento, o ingrassare e contemporaneamente
limitare lo svergolamento della vela. L'unica manovra che mette
d'accordo questi nostri desideri, è quella del carrello del
fiocco (spostandolo verso poppa, si smagrisce e si svergola la
vela, mentre spostandolo verso prora, si ingrassa e si limita lo
svergolamento).
Ad esempio, se si vuole smagrire la randa tesando la base e/o la
drizza, il cunningham, il vang, la scotta (con il carrello
sottovento), bisogna ricordarsi che così facendo, riduciamo
anche lo svergolamento che magari invece, vorremmo mantenere.
è dunque d'importanza fondamentale, tenere sempre presente
l'interazione fra le varie regolazioni, per trovare il miglior
compromesso tra convessità e svergolamento. Tutte le
manovre inoltre, collaborano all'effetto finale voluto, ma non
tutte con la stessa intensità.
è praticamente impossibile generalizzare e dare consigli
precisi, su quali regolazioni fare per raggiungere le massime
prestazioni, in tutte le andature. Ogni deriva è diversa
dall'altra, non esistono due vele uguali e ci sono infinite
combinazioni di vento e di mare a cui doversi adattare.
Tenendo presenti gli effetti, principali e secondari, che si
ottengono operando su ogni singola manovra, bisogna provare e
riprovare, cambiando una sola variabile alla volta, per
raggiungere il miglior risultato, verificando di volta in volta
gli effetti che questi cambiamenti apportano ai tell-tales sulle
vele, e alle prestazioni della barca.
Dopo queste numerose prove, ci possiamo fare un'idea sulle diverse
regolazioni da apportare alla nostra deriva per ottimizzarne il
rendimento. A noi basta solo un'idea naturalmente. Il derivista
regatante invece, si prepara (dopo aver testato la barca nelle
varie situazioni, ed averla confrontata con le prestazioni di
altre barche uguali), una vera e propria tabella dove, per ogni
andatura e intensità di vento, è segnato il grado di
variazione di ogni singola manovra
QUALCHE CONSIGLIO PRATICO
Alla luce di quanto abbiamo detto finora, cerchiamo di ottimizzare
la regolazione di randa e fiocco considerandoli separatamente.
Ricordiamo però, che non c'é mai una vela più
importante dell'altra, ma che c'è sempre una stretta
interdipendenza (nella precedente puntata abbiamo visto che il
maggior rendimento del fiocco è dato da una randa
efficiente). Quando si interviene sul fiocco, infatti, bisogna
quasi sempre intervenire anche sulla randa, e viceversa.
Proviamo a mettere a segno il fiocco. Prima di tutto regoliamo la
tensione della drizza in base all'intensità del vento. Se
notiamo una piega verticale lungo la caduta prodiera, vuol dire
che abbiamo tesato troppo la drizza. Allentiamola un pò
fino a far sparire la piega. Se invece l'abbiamo allentata troppo,
ce ne accorgiamo dallo strallo che va in tensione (con il fiocco
alzato è corretto averlo in bando), e dal profilo non
rettilineo della caduta prodiera. Riprendiamo quindi un pò
di drizza fino ad eliminare questi difetti.
Poi, regoliamo la tensione delle scotte osservando le utili
indicazioni fornite dai tell-tales (se ci sono), e ragioniamo
sulla posizione del carrello di scotta. Se vediamo sbattere
grossolanamente la balumina, diminuisce lo svergolamento e verso
prora (si tende la balumina, diminuisce lo svergolamento e si apre
la base). Se invece è la base a sbattere, proviamo col
carrello più verso poppa (si tende la base, aumenta lo
svergolamento e si apre la balumina).
Anche i tell-tales ci possono aiutare per regolare il carrello di
scotta, e quindi lo svergolamento. Se alle diverse quote sono
tutti regolarmente distesi, è segno che il carrello è
nella giusta posizione. Se il filo più alto di sottovento
non è a posto, significa che la vela è poco
svergolata, e il carrello va spostato verso poppa. Se invece
è il filo più basso di sottovento a non essere a
posto, significa che la vela è troppo svergolata, e il
carrello va spostato verso prora.
Capito il funzionamento dei tell-tales, si può fare un
analogo ragionamento guardando il filo più alto e quello
più basso di sopravvento. In tutti i casi comunque è
bene, ogni volta che si sposta il carrello del fiocco, regolare
nuovamente la scotta perché, seppure lievemente, il
carrello influenza anche l'angolo di apertura della vela.
Proviamo ora a mettere a segno anche la randa. Prima di tutto
regoliamo la drizza e il tesabase. Con vento debole e andature
strette, per aumentare il grasso, si può tollerare anche
qualche grinza lungo la caduta prodiera o lungo la base (questo
è possibile perché, a differenza del fiocco, il
flusso del vento sulla randa è comunque disturbato
dall'albero e dal boma). In poppa queste grinze dovrebbero svanire
ma, se per il troppo poco vento, così non fosse, è
meglio riprendere un pò di drizza e un pò di
tesabase per avere più superficie di vela esposta. Con
vento forte invece, come abbiamo già visto, caduta prodiera
e base, devono essere ben tesate. Sarà la solita brutta
piega, parallela all'albero o al boma, ad indicarci quando abbiamo
esagerato.
I tell-tales, che nel caso della randa, sono applicati quasi
sempre solo lungo la balumina (perché il flusso dell'aria
sul bordo d'entrata è meno cruciale), servono anche, come
abbiamo visto per il fiocco, a controllare lo svergolamento. Se i
fili segnavento sono regolarmente distesi, a tutte le quote, la
randa ha il giusto svergolamento. Se il filo più alto tende
sottovento, e/o quello più basso sopravvento, significa che
la randa è poco svergolata. Lo è troppo invece, se
è il filo più basso a tendere sottovento, e/o quello
più alto sopravvento.
Spendiamo due parole anche per il vano e per il meolo. Il primo,
che quasi non viene utilizzato di bolina (se non per stabilizzare
il boma con onda formata), messo in tensione nelle altre andature,
collabora a smagrire la vela e soprattutto riduce lo
svergolamento.
Con vento forte, in poppa piena e prima di ogni strambata, è
bene non averlo mai troppo tesato, per sollecitare di meno il boma
che, passando violentemente sull'altro lato, potrebbe rompersi.
Attenzione però a non commettere l'errore opposto:
allentandolo troppo prima di strambare, si potrebbe incorrere
nella strambata cinese (vedi la seconda puntata).
Per quanto riguarda invece il meolo (cimetta interna all'orlo
della balumina del fiocco, e qualche volta anche della randa),
diciamo subito che è bene usarlo con parsimonia, per non
rischiare di creare grosse turbolenze al flusso d'aria in uscita.
In generale, si mette in forza solo qualora, nelle andature
strette e con vento forte, la balumina sbatta vistosamente
(frenando la barca), e non si sia riusciti a fermarla prima con le
altre regolazioni. Inoltre si può tentare una lieve
tensione del meolo, con poco vento e nelle andature portanti, per
creare un pò di «unghia» lungo la balumina e
aumentare così il grasso della vela. Oppure nelle andature
strette, se il vento è veramente poco, si può
provare a mettere leggermente in forza il meolo del fiocco, vela
che a differenza della randa non è provvista di stecche e
boma, e che in questo modo potrebbe avere una balumina più
in forma.
FLESSIONE DELL'ALBERO
Gli alberi, specie quelli delle derive, hanno la caratteristica di
essere flessibili. Si possono e si dovrebbero flettere, solo verso
poppa e/o lateralmente sottovento. In tutti e due i casi comunque,
ciò provoca principalmente, vedremo poi come,
l'appiattimento della randa e la chiusura della sua balumina.
La flessione che si da all'albero dipende quindi
dall'intensità del vento. Con venti leggeri è bene
che l'albero sia dritto, per conferire maggior convessità
alla randa.
Questi inarcamenti dell'albero possono avvenire naturalmente sotto
raffica, o essere voluti e quindi provocati dall'equipaggio, con
l'uso del vang e/o del carrello e della scotta di randa combinati
insieme.
Nelle andature strette il carrello sottovento e la randa bene
cazzata, inclinano il boma verso il basso. Questo esercita una
tensione sulla balumina che tira la testa d'albero verso poppa.
Così facendo il boma, attraverso la trozza, spinge
sull'albero facendolo inarcare verso prora. La pancia che questo
fa in avanti, appiattisce la vela stendendo anche la
concavità lungo la caduta prodiera.
Nelle andature portanti invece, la notevole apertura della randa
non permette a scotta e carrello di essere efficaci, delegando
così al vang il compito di flettere l'albero, per
appiattire la vela con vento forte e/o ridurre l'eccessivo
svergolamento. In questo caso però il vang in tensione
flette l'albero, oltreché verso poppa, soprattutto
lateralmente sottovento.
La flessione dell'albero provoca anche un cambiamento di tensione
alla drizza del fiocco, influenzando così anche la
convessità e lo svergolamento della vela di prora, che si
dovrà quindi regolare nuovamente.
Con molto vento infine, quando l'albero è molto flesso,
lungo la caduta prodiera della randa si formano delle pieghe
trasversali che si possono eliminare, o quantomeno attenuare,
mettendo in forza il cunningham. Ricordiamo di mollarlo poi, se
vogliamo raddrizzare l'albero.
Per limitare la curvatura dell'albero in senso longitudinale, ci
sono talvolta le zeppe (sistema di cunei di legno o martinetto a
vite o altro che, colmando lo spazio a proravia dell'albero, ne
riduce l'escursione verso prora e quindi l'inarcamento).