Dopo aver fatto conoscenza della deriva, delle sue principali
componenti, del vento come suo mezzo propulsivo e delle manovre
fondamentali per riuscire a partire, navigare e tornare, parliamo
di sicurezza. Oltre che delle manovre d'emergenza per affrontare
il maltempo, parleremo della sicurezza come aspetto fondamentale
di qualsiasi navigazione, anche con il bel tempo, in condizioni
apparentemente tranquille
COSA È SICUREZZA?
Diciamo subito che non si vuole invitare nessuno, specie il
principiante, all'uscita in mare con maltempo, ma semmai dare
qualche consiglio qualora questo ci sorprenda in navigazione.
Il primo aspetto della sicurezza è infatti proprio quello
di affrontare con il massimo rispetto e umiltà (intesa come
conoscenza dei propri limiti), mare o laghi.
è bene quindi, prima di intraprendere una navigazione,
scegliere innanzitutto condizioni meteorologiche favorevoli e non
andare alla ricerca del brivido. È indubbio però
che, a mano a mano che si acquista dimestichezza, si vogliono
anche affrontare condizioni più impegnative che devono
essere comunque valutate con buon senso e in relazione alla
propria esperienza.
La navigazione in sicurezza non può prescindere, a nostro
giudizio, da tre punti fondamentali: le condizioni esterne che si
vogliono affrontare, la barca e l'uomo.
Per quanto riguarda il primo punto, abbiamo già detto di
valutare bene prima di uscire, se è il caso di farlo,
informandosi sulle condizioni meteorologiche attraverso giornali,
televisione, radio e osservazioni locali. È bene poi
scegliere preventivamente il perimetro di navigazione nel quale
rimanere, in funzione del vento: navigare in acque libere
sopravvento agli ostacoli, in modo da avere acqua sufficiente per
manovrare e, se possibile, sopravvento alla costa sulla quale si
vuole tornare, per essere sempre in grado, qualora il vento
rinforzi, di rientrare rapidamente con un'andatura portante
(magari con il solo fiocco, o a secco di vele). Per poter
rientrare rapidamente anche di bolina, qualora il vento soffi da
terra perpendicolare alla costa, è bene non andare troppo
al largo, ricordando sempre che è facile ed estremamente
rapido scadere al vento quanto è poi difficile e lento risalirlo.
La legge italiana impone inoltre, alle derive con superficie
velica non superiore a 4 metri quadrati (es. l'Optimist), di non
allontanarsi oltre un miglio dalla costa, e alle altre di navigare
entro le 3 miglia (1 miglio marino = 1852 metri).
Altro suggerimento valido prima di prendere il largo è
quello di informare sempre qualcuno a terra in modo che questi
possa sorvegliarci e lanciare l'allarme in caso di necessità.
Secondo punto, la barca: deve essere idonea all'equipaggio e alla
navigazione che si vuole intraprendere. Si devono verificarne
minuziosamente tutte le componenti facendo particolare attenzione
agli attacchi delle sartie e dello strallo, allo stato delle vele,
delle scotte, delle cinghie e della pagaia.
Controlliamo anche lo scafo, per individuare eventuali vie d'acqua
(falle) da riparare, la tenuta degli ombrinali o degli svuotatoi e
le riserve di galleggiabilità (intercapedini d'aria ubicate
di solito a prora e nelle fiancate), che non abbiano acqua nel
loro interno e che abbiano i tappi di controllo a tenuta stagna.
Verificare inoltre l'efficienza del sistema basculante, se
presente, della deriva e della pala del timone, controllando anche
lo stato degli agugliotti e delle femminelle di quest'ultimo.
Terzo punto, l'uomo (l'equipaggio): deve essere preparato
tecnicamente e allenato fisicamente per il tipo di navigazione che
vuole intraprendere e per il tipo di barca che vuole usare. Si
sconsiglia vivamente al principiante di uscire, magari con vento
fresco, su una deriva molto tecnica da regata (es. il 4,70), primo
perché si rivelerebbe per lui poco didattica, e secondo,
più importante, per sicurezza, in quanto più la
barca è tecnica e veloce, più è difficile
governarla e riuscire a compensarne lo sbandamento col peso.
Nelle giornate con poco vento mettere in acqua la barca e portarla
a terra potrà essere la nostra maggiore fatica. Con vento
moderato o con vento forte, quando la velocità è
maggiore, andare su una deriva a vela è un esercizio
piuttosto impegnativo, e anche il migliore atleta, nonappena
avverte una certa stanchezza, è bene incominci ad
avvicinarsi a terra ed eventualmente pensi a rientrare: con vento
fresco tutto avviene più velocemente, e la deriva perdona
meno facilmente gli errori.
La stanchezza che rallenta le reazioni è quindi un nemico
temibile in barca. Per ritardarne l'arrivo si consiglia una buona
alimentazione che dia l'energia necessaria, ma nello stesso tempo
non appesantisca troppo.
Inoltre fondamentale è l'abbigliamento che deve essere
caldo e asciutto e nello stesso tempo permettere la più
grande libertà di movimento. A seconda del tempo e della
stagione che si devono affrontare, si possono indossare cerate
leggere (proteggono dal vento e dagli spruzzi), mute semistagne o
stagne (assicurano, con freddo intenso e magari con frequenti
scuffie, la protezione totale o quasi dal vento e dall'acqua).
In più possono essere consigliabili: un berretto per
proteggere dalle insolazioni o dal freddo (gran parte del calore
del corpo si disperde dalla testa); i guanti da vela (con palmo e
dita antisdrucciolo - quelli interi tengono le mani al caldo, ma
quelli con mezze dita permettono di lavorare meglio).
Fondamentali sono le scarpe con suola antisdrucciolo che bisogna
sempre, in ogni condizione, indossare per non scivolare, non farsi
male, partire e arrivare a terra. Possono essere basse (tipo da
ginnastica), o specifiche per deriva, a stivaletto, con la parte
superiore rinforzata per le cinghie.
Bisogna poi avere a bordo buoni salvagente, da indossare subito,
nonappena le condizioni lo consiglino, che non intralcino i
movimenti e tengano caldo (differenti misure in relazione al peso
di chi li indossa). Il prodiere poi, oltre al salvagente, deve
indossare sempre la braga del trapezio, qualora la barca sia
attrezzata con questo sistema.
Come abbiamo già accennato nelle puntate precedenti, alla
base di una navigazione in sicurezza c'è anche il prevenire
situazioni difficili e prevedere cosa fare per venirne fuori: se
controllando una vela ci accorgiamo che comincia a scucirsi,
è bene prevenirne la rottura completa, riparandola; se si
arriva con troppo abbrivo in banchina bisogna prevedere con
anticipo, non all'ultimo momento, la manovra da fare (un altro
giro? da che parte?).
Concludiamo: barca adatta e in ordine, equipaggio ben allenato,
vestito e alimentato, condizioni meteorologiche favorevoli,
sorveglianza efficiente, sono questi i dati fondamentali per la
sicurezza di una deriva. Quindi: saper rinunciare all'uscita se il
vento è troppo forte o se non ci si sente in forma, saper
rientrare in tempo prima di essere veramente stanchi e prima che
faccia buio. Ovvero, conoscere i propri limiti: temibile nemico
della sicurezza è l'esibizionismo.
LA SCUFFIA (a 90 e 180 gradi)
Tutte le derive hanno bisogno del peso di timoniere e prodiere per
la loro stabilità. Tutte infatti possono scuffiare a
90° (su un fianco, con l'albero appoggiato sull'acqua e la
vela in superficie), o rovesciarsi del tutto a 180° (con
l'albero e le vele completamente immersi nell'acqua e la carena
fuori).
Scuffiare con la deriva è quasi sempre dovuto agli errori
dell'equipaggio e capita spesso, prima o poi a tutti, specie con
vento fresco. La scuffia quindi non è né grave,
né disonorevole, e le tecniche per raddrizzare la barca
sono piuttosto semplici.
è invece grave non prevenirla e soprattutto non prevederla.
Non conoscere le tecniche di raddrizzamento e quindi non aver mai
provato a scuffiare volontariamente con quel tipo di barca per poi
raddrizzarla; non indossare il salvagente che garantisce la
tranquillità di galleggiare; non essere vestiti
adeguatamente (per sopportare il freddo in acqua); non controllare
prima della navigazione l'efficienza della barca; non tenere in
ordine le cime a bordo e non cogliere con cura le drizze che, dopo
il raddrizzamento, potrebbe essere necessario mollare in tutta
fretta per ammainare le vele; non fissare bene il timone e la
deriva, così pure la pagaia, la sassola (il grosso
cucchiaio che serve a svuotare l'eventuale acqua rimasta) e altri
accessori che devono essere ben rizzati (bloccati) a bordo.
Punto fondamentale di ogni scuffia è comunque restare
sempre attaccati alla barca: questa ci garantisce un appiglio
galleggiante sul quale riposare (la riva è sempre molto
più lontana di quanto sembri) ed è più facile
avvistare la carena di una barca scuffiata piuttosto che la
piccola testa di un nuotatore. Quindi non abbandonare mai la barca
e, anche se vediamo allontanarsi alcuni oggetti galleggianti,
salvo che siano veramente a portata di mano, lasciamoli andare,
prendiamo mentalmente nota: li recupereremo poi a barca
raddrizzata e in navigazione.
Scegliamo adesso una giornata di bel tempo e con poco vento, e una
zona vicino alla costa da cui possiamo essere facilmente
sorvegliati, per scuffiare volontariamente con la deriva e
imparare a raddrizzarla. Sembra assurdo, ma con poco vento
possiamo incontrare dei problemi a scuffiare. Proviamo a fare
contemporaneamente i vari errori che portano alla scuffia: con il
peso fuori bordo sottovento, portiamoci di bolina, cazziamo al
massimo le vele e puggiamo per evitare di andare con la prora al
vento. Lentamente la barca scuffia a 90° , non opponiamo
resistenza, lasciamoci scivolare in acqua.
Se sfortunatamente siamo finiti sotto le vele, il che è
piuttosto improbabile, non facciamoci prendere dal panico: teniamo
un braccio in alto per sollevare la vela e avere lo spazio per
respirare e, sempre col braccio alzato, tiriamoci fuori.
Se invece, ed è più facile, ci troviamo tra boma e
scafo, assicuriamoci di non essere intrappolati nelle scotte,
mettiamole in chiaro e liberiamole dagli strozzascotte (sistema a
molla per bloccarle, costituito da due ganasce mobili dentate),
per lascare le vele che, se rimangono cazzate, a barca raddrizzata
potrebbero farla scuffiare nuovamente.
Una volta liberi da cime e vele, l'uomo più pesante deve
precipitarsi sulla lama della deriva, afferrarla e tirare verso il
basso, puntando i piedi sullo scafo. Se questo, come spesso
accade, non è sufficiente a raddrizzare la barca, evita
almeno di farla andare a 180° . Subito dopo quindi, sale sulla
lama della deriva, se questa non è entrata nella scassa,
mentre il compagno raggiunge la prora e, aggrappandosi allo
strallo, nuota per tenere la prora al vento. Su alcune barche con
notevoli riserve di galleggiabilità, una volta scuffiato a
90° , lo strallo può risultare troppo alto da
raggiungere. Si può ovviare a questo problema fissando a
prora una cimetta di circa 2 metri (barbetta), che avremo cura di
armare prima della navigazione o di tenere a portata di mano;
questa poi ci sarà utile anche per un eventuale rimorchio e
per l'ormeggio.
SCUFFIA A 90°
Se la deriva non dovesse sporgere dalla carena, cioè fosse
rientrata, facciamoci aiutare dal compagno che dalla parte opposta
può spingerla fuori. Quello sulla lama della deriva
comincia poi a fare progressivamente leva col proprio peso su di
essa (non a scatti e almeno non subito sull'estremità:
potrebbe rompersi). Per sporgersi fuori il più possibile,
allungare le braccia e raddrizzare la schiena utilizzando la
scotta del fiocco, quella del bordo fuori dall'acqua.
Se raddrizziamo la barca con vento forte, il fiocco cazzato a
collo per via della nostra azione sulla scotta potrebbe far
riscuffiare la barca. In questi casi è bene quindi
afferrare la scotta dal suo dormiente (ovvero tra il golfare/passa
scotte e il fiocco), fino ad arrestare il nodo savoia nel golfare.
Tirata dal dormiente la scotta risulta più corta, ma
utilizzandola in questo modo non si cazza il fiocco.
La deriva moderna è autosvuotante. Quindi una volta
raddrizzata è vuota, o quasi, d'acqua. Quello che col suo
peso ha raddrizzato la barca sale rapidamente a bordo (magari da
poppa per non farla riscuffiare), controlla che sia tutto in
ordine (scotte in chiaro, vele sventate, deriva e pala del timone
immerse e fissate), e avverte il compagno, quello cioè che
ha tenuto fino adesso la prora al vento, di salire.
Una volta ripartiti, quindi in movimento, si aprono gli svuotatoi,
quel tanto che basta per far defluire l'acqua rimasta.
Oltre ad esercitarsi a raddrizzare la barca, compiendo più
volte questa prova, ci renderemo conto che anche per risolvere una
scuffia non può esserci un metodo universalmente valido da
seguire. I principi finora esposti devono essere integrati ed
applicati alla luce dell'esperienza, della situazione particolare
in cui ci si trova, e soprattutto del tipo di barca.
Molte derive ad esempio tendono a passare velocemente dalla
scuffia a 90° a quella completa a 180° . Bisogna quindi
che uno dell'equipaggio si precipiti sulla deriva e l'altro,
almeno all'inizio, sostenga la testa dell'albero fuori dell'acqua.
Con tanto vento poi, le derive, una volta raddrizzate, tendono
subito a traversarsi e quindi a ripartire, non dando all'uomo che
sta allo strallo di prora il tempo necessario per salire a bordo.
In certi casi quindi può essere valido il metodo in cui,
dopo aver tenuto la testa dell'albero fuori dell'acqua, l'uomo che
non è impegnato sulla deriva si distende in acqua lungo la
fiancata immersa attaccato alle cinghie, facendo attenzione a non
appoggiare il suo peso sulla barca per non aiutarla a scuffiare
completamente. In questo modo, una volta che l'uomo sulla deriva
ha raddrizzato, l'altro si trova già «
scucchiaiato» a bordo ad occuparsi che le vele non prendano
vento, lascandole e mettendo la barra all'orza.
In questo caso, o in generale quando non c'è nessuno che
cerca di tenere la prora al vento, o quando si resta a lungo
rovesciati a 90° , lo scafo ruota sottovento all'albero e
nonappena raddrizziamo la barca il vento che si infila sotto la
vela sollevandola all'improvviso ci fa riscuffiare. È bene
quindi, se abbiamo l'albero sopravvento allo scafo, appena la vela
è fuori dell'acqua, fermare un attimo la spinta sulla
deriva, in modo da dare il tempo allo scafo di ruotare ponendosi
sopravvento all'albero.
In qualsiasi caso, il raddrizzamento dai 90° all'inizio
è molto lento ma una volta sollevata la randa, la barca si
raddrizza molto velocemente e bisogna fare attenzione a diminuire
la forza sulla deriva al momento giusto.
LA SCUFFIA A 180°
Se invece la scuffia è violenta, o non siamo abbastanza
veloci ad intervenire per tenere la barca a 90° , questa
tende, come abbiamo già detto, a capovolgersi completamente
e incontreremo qualche difficoltà in più per
raddrizzarla.
Inoltre, per la forza di gravità, se la deriva non è
stata ben fissata rientra e non l'abbiamo disponibile per far
leva. Dobbiamo quindi, in tal caso, tirarla fuori aiutandoci con i
piedi per farne uscire almeno un pezzo, ricuperandola poi tutta
dall'esterno con le mani. Se non ci riusciamo, dobbiamo per forza
di cose andare sotto la carena dove, anche se c'è aria e si
può respirare, ci si deve rimanere il meno possibile,
quanto basta per spingere fuori la deriva (già che ci siamo
si possono anche mollare le scotte eventualmente bloccate).
Una volta scuffiata a 180° la barca ha un'incredibile
stabilità. Se si è stanchi e lontani dagli scogli
sottovento, ci si può comodamente riposare sopra. Salire su
una carena dall'acqua è come arrampicarsi sui vetri,
l'appiglio dato dalla deriva è sempre piuttosto lontano. Si
può convenientemente salire dalla zona poppiera
aggrappandosi al timone.
Nonappena riprese le energie, cerchiamo di riportare l'albero in
superficie (vedi figura n. 4): afferrata l'estremità della
deriva, puntiamo i piedi sulla falchetta (spigolo esterno della
fiancata) e, sporgendoci col peso il più possibile, tiriamo
verso il basso per portare lentamente, ma con azione progressiva e
costante, la barca a 90° .
Bisogna insistere in questa operazione perché la resistenza
delle vele in acqua, anche se lascate, rallenta molto la manovra.
Eventualmente, se il nostro peso non dovesse bastare, ci si
può far aiutare anche dal compagno che, puntando anche lui
i piedi sulla falchetta e aggrappato ai nostri fianchi, ci
aiuterà a raddrizzare.
Una volta portata la barca a 90° , procediamo come abbiamo
già visto.
Bisognerebbe tuttavia evitare in ogni caso la scuffia a 180°
(proprio per questo alcune derive hanno sulla penna della randa
del materiale galleggiante). Se la scuffia avviene in acqua bassa
poi, l'albero può incastrarsi sul fondo e molto spesso
sarà difficile portarlo in superficie senza danno.
Spesso il rovesciamento completo viene aiutato proprio
dall'equipaggio che, pur di non bagnarsi, al momento della scuffia
cerca di passare sulla deriva, arrampicandosi direttamente sulla
fiancata emersa. Solo con un buon allenamento e con molta
prontezza di riflessi si può salire direttamente sulla
deriva, ma è una manovra che si sconsiglia al principiante
e si può tentare solo prima che le vele finiscano in acqua.
è bene anche dire che alcune derive non autosvuotanti, una
volta raddrizzate, sono piene d'acqua e quindi all'inizio molto
instabili. Per uscire da questa antipatica situazione si deve
sgottare velocemente (togliere l'acqua), facendo molta attenzione
quando si sale a bordo e cercando di tenere la barca il più
piatta possibile. Per accelerare l'operazione di svuotamento
è bene disporre anche di un bugliolo (secchio) che avremo
rizzato preventivamente a bordo. Quando sgottiamo o in generale
proviamo a raddrizzare la barca, dobbiamo fare attenzione a non
disperdere velocemente tutte le energie. Non siamo in regata, e
avremo bisogno di altre energie alla prossima scuffia.
Proprio per questo esercitiamoci molto con il bel tempo, per
assimilare completamente la tecnica. Una volta allenati poi,
rimediare a una scuffia involontaria sarà molto più
facile e soprattutto meno faticoso. Conoscere le cause più
frequenti di scuffia può servire ad evitarla.
In ogni caso, come abbiamo già detto in altra occasione,
quando ci si accorge che la barca sta per scuffiare (sbanda
troppo), si deve: primo, portare sopravvento il peso il più
possibile fuoribordo; secondo, lascare rapidamente la randa;
terzo, orzare entrando per un attimo nel letto del vento
(attenzione a non virare). Queste tre regole d'oro vanno applicate
separatamente o insieme, a seconda della necessità. Bisogna
però fare attenzione a rientrare subito col peso
perché operando come sopra la deriva si raddrizza di colpo
rischiando di scuffiare, questa volta sopravvento.