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L'OSSERVAZIONE DEL TEMPO Documento tratto dalla rubrica "Meteonautica" a cura di Maurizio Brunetti e Antonio Moretti del Servizio Meteorologico dell'Aeronautica pubblicata mensilmente sulla rivista "Nautica" Pubblicato su Nautica 456 di aprile 2000 |
L'OSSERVAZIONE DEL VENTOIl vento è il moto quasi orizzontale che l'aria compie rispetto alla superficie terrestre. E' generato dalla differenza di pressione atmosferica tra zone diverse della terra. Tra i parametri meteorologici osservati è uno dei più significativi per la navigazione marittima.La sua forza può causare ingenti danni e mettere in pericolo le imbarcazioni, ma allo stesso tempo, opportunamente utilizzata, offre un valido contributo alle attività umane e, nei secoli scorsi, costituiva un elemento indispensabile per i commerci che si svolgevano in gran parte con i velieri.
La Torre di Andronico rappresenta già il perfezionamento di una rosa antichissima, formata di sole quattro direzioni. Nel Medio Evo i navigatori italiani associavano la rosa dei venti alla bussola e distinguevano otto direzioni: tramontana (nord), grecale (nord/est), levante (est), scirocco (sud/est), ostro (sud), libeccio (sud/ovest), ponente (ovest), maestro (nord/ovest). I quattro punti principali, nord, sud, est e ovest, sono detti cardinali perché rappresentavano, per gli antichi, i cardini del mondo (cardines mundi).
Ancora oggi, la direzione del vento è intesa come la direzione di provenienza del flusso dell'aria e può essere indicata mediante la rosa dei venti, in cui ogni quadrante, determinato dai punti cardinali è diviso in quattro parti uguali. Pertanto vi sono sedici direzioni differenti, numerate partendo da nord con movimento in senso orario. Un altro sistema di indicazione della direzione del vento, in maniera più approssimativa, è quello che fa uso dei quadranti, I, II, III, IV, numerati a partire dal nord e in rotazione nel senso delle lancette dell'orologio (es. quadrante I = venti tra nord e nord-est). In meteorologia si utilizza, la suddivisione azimutale che va da 0° a 360°, per cui, ad esempio, un vento da sud è un vento di 180°.
In mancanza di strumenti la direzione e la velocità del vento si possono stimare a vista con semplici metodi. Per la direzione, ove possibile, può essere utile osservare l'andamento del fumo, che rende visibili correnti aeree anche molto deboli, oppure la direzione verso la quale si sposta l'ombra delle nubi basse, la posizione delle bandiere, la direzione verso la quale sono spinte le onde. La misura approssimativa della forza del vento, invece, può essere determinata osservando gli effetti che esso produce sulle cose e gli oggetti che si trovano all'aperto. Da ciò ha origine la scala Beaufort, una misura pratica della velocità del vento, che prende il nome dal suo ideatore Francis Beaufort (1774-1857), contrammiraglio e idrografo inglese che, avvalendosi della sua esperienza di navigatore, individuò 12 gradi di intensità definiti dagli effetti del vento sul mare. Gli strumenti per misurare il vento sono gli anemometri o anemografi (dal greco anemos = vento e metron = misura o grapho = scrittura). In campo meteorologico, poiché in prossimità del suolo il vento varia in continuazione, per confrontare i dati anemometrici forniti dalle varie stazioni meteo, si è convenuto che i trasmettitori siano posti su un palo ad un'altezza di 10 metri dal suolo, su un terreno pianeggiante e libero da ostacoli.
In considerazione che l'aria in prossimità del suolo, a causa della rugosità della superficie terrestre, non può scorrere con velocità e direzione costanti, il vento assume diverse definizioni in funzione delle variazioni che subisce. Può essere definito "vento teso", se le oscillazioni sono piccole; "vento a raffiche" quando la sua velocità ha una variazione in aumento di almeno 10 nodi, per una durata inferiore a 20 secondi, con direzione quasi costante rispetto al valore delle medie. E' definito "Vento turbinoso" quando cambia in continuazione direzione e velocità. |
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