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GIANNUTRI
un parco sulla carta

Non basta impedire l'accesso ad un luogo per creare un parco nazionale, come non basta delimitare certe aree per aver compiuto uno studio conoscitivo. Il caso dell'Arcipelago Toscano, e di Giannutri in particolare, è uno di quelli che devono far riflettere: vi è di tutto, trascuratezza, disinformazione scientifica, demagogia, e per chi ama veramente il mare solo tanta tristezza

Articolo di
Roberto Rinaldi e
Eleonora de Sabata

AironBlue

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L'ISOLA CHE NON ESISTE

"Le riserve naturali marine sono costituite da ambienti marini - dati dalle acque, dai fondali e dai tratti di costa prospicienti - che presentano un rilevante interesse per le caratteristiche naturali... e per l'importanza scientifica, ecologica, culturale, educativa ed economica che rivestono".

Era il 31 dicembre 1982, e con questo articolo si apriva il capitolo sulle aree marine protette nelle "disposizioni per la difesa del mare" della legge 979/82, che candidavano ben venti aree della costa italiana all'importante status di "riserva marina".

Di queste venti aree, a distanza di nove anni, solo cinque sono state ufficialmente promosse a rango di riserva (e solo due tra queste sono già operative); per le altre quindici l'iter burocratico, attestato su posizioni differenti, non è ancora concluso.

Esiste un'area, tuttavia, che rappresenta un'eccezione nel panorama oramai abbastanza vario dei parchi marini italiani. Perché per quanto lo studio conoscitivo preliminare - soltanto il primo passo nel lungo e difficile iter di approvazione di una riserva - non sia stato ancora completato, una buona parte dell'Arcipelago Toscano è già diventato off-limits per tutti: subacquei, navigatori e bagnanti.

Il 29 luglio 1989 i ministri dell'Ambiente, Ruffolo, e della Marina, Prandini, di comune accordo come prevede la legge, emanavano un decreto di perimetrazione e di misure provvisorie di salvaguardia del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano: le isole di Montecristo, Capraia, Gorgona e Giannutri si ritrovavano così da un giorno all'altro Parco Nazionale. Bellissime ed irraggiungibili: era il caos. Le vedette della Capitaneria coglievano i più impreparati: la chiusura delle isole aveva avuto grande eco sulla stampa nazionale, ma le notizie erano confuse, i divieti senza logica, le strutture ed i controlli inesistenti. Dalla stampa specializzata si alzavano nel frattempo i primi lamenti di chi non riusciva ad intravedere tra le righe del decreto un'azione reale di tutela del mare, ma soltanto un divieto senza costrutto che intendeva precludere l'accesso ad alcune tra le più splendide perle del Mediterraneo. Perché Parco Nazionale, purtroppo, non voleva dire che in queste isole la natura fosse in alcun modo protetta, studiata o rispettata, né che fosse pronta anche solo una bozza del progetto di gestione del Parco: più semplicemente Giannutri e le altre sorelle "minori" dell'Arcipelago Toscano venivano proibite da quel momento in avanti (sulla carta) al resto del mondo. Sulla carta, perché la sorveglianza veniva ancora una volta affidata alle Capitanerie di Porto, demandate a controllare con poche unità aree vastissime e spesso lontane dal porto di stanza. In sostanza: per i "soliti ignoti" (armati di martello pneumatico per svellere i datteri dalla roccia, ad esempio, e dotati di veloci motoscafi per scappare nei rari momenti di controllo) poco o nulla cambiava, mentre a farne le spese, come spesso accade, erano coloro i quali avevano la sventura di fermarsi sull'isola per fare un bagno d'estate o chi si immergeva per strappare al mare solo qualche bella fotografia.

Prendiamo il caso di Giannutri. L'isola, nel decreto, viene suddivisa in una zona di riserva integrale, la zona A, dove tutto è proibito:, dall'avvicinamento a motore all'attracco delle imbarcazioni, e in una di riserva parziale, la zona B, che comprende le due cale più affollate di Giannutri, Golfo degli Spalmatoi e Cala Maestra.

Colpito da una spasmodica ansia protezionistica, il legislatore considerava un crimine contro l'ambiente il nuotare a Cala Grottoni; fingendo di ignorare invece (per quanto questo fatto fosse segnalato esplicitamente nella relazione preliminare sui fondali di Giannutri) che la più importante prateria di Posidonia di tutta l'isola - che è poi l'ecosistema marino più importante di tutto il Mediterraneo - si estende proprio sul fondale del Golfo degli Spalmatoi. Qui però non prendeva alcun provvedimento e, anziché predisporre una serie di boe fisse alle quali le barche potessero ormeggiarsi gratuitamente, lasciava di fatto la Posidonia totalmente alla mercé delle centinaia di ancore che, infatti, ogni giorno d'estate risalgono in barca con mazzi di queste piante attaccate alle marre.

Si stringeva la cinghia, attendendo tempi migliori e regolamenti più equi: la legge prevede, infatti, che ad un decreto di tal genere faccia seguito, nel giro di un anno, la designazione di un organismo incaricato di gestire la riserva, chiudendo, sì, alcune aree integralmente, ma allo stesso tempo approntando una serie di iniziative affinché il patrimonio naturale che si cerca di salvaguardare sia fruibile anche dal pubblico.

Passano due anni, giungiamo ai giorni nostri e, mentre un successivo decreto Ministeriale ha modificato marginalmente i confini delle riserve dell'Arcipelago Toscano, lo studio conoscitivo sull'Arcipelago non è ancora completato, men che mai è stato nominato l'Ente gestore dei parchi già costituiti con tanta fretta. Perché allora tutta questa urgenza di proclamare un Parco Nazionale senza attendere nemmeno la fine dell'indagine preliminare? Presto detto: l'Italia era - ed è tutt'ora - fortemente inadempiente nei confronti dei dettami della Comunità Europea in tema di superficie nazionale "parchizzata", ed è quindi incorsa negli strali del Consiglio d'Europa. Emanare un decreto che istituisca di fatto un'area marina protetta è per la legge equivalente a creare un parco nazionale. Che poi questo parco esista solo sulla carta, che non abbia strutture né controlli e che sia un'area protetta solo perché proibita non ha poi molta importanza.

Allora, parchi marini a tutti i costi? Come sempre, la soluzione dovrebbe essere cercata nel buon senso, nel giusto mezzo che esiste e che bisogna trovare tra la conservazione e la fruizione, tra la salvaguardia e l'educazione. In altre parti del mondo questo giusto mezzo è stato trovato: a quando anche in Italia?

LA SITUAZIONE

In base ai decreti ministeriali emanati il 21/7/89 ed il 29/8/90, l'isola di Giannutri è da ritenersi Parco Nazionale Marino.

La zona A, zona di riserva integrale, si estende da Punta del Calettino ad oltre Cala Brigantina (vedi cartina), e da Punta Secca a Punta San Francesco fino ad una distanza di mille metri dalla costa; il tratto di mare oltre questo limite e fino ad una distanza di tre miglia dalla costa è da considerarsi zona B. In zona A "l'ambiente naturale è conservato nella sua integrità. Sono pertanto vietate le attività che ne determinino in qualsiasi modo l'alterazione. In particolare nelle aree di mare comprese in detta zona sono vietati il transito di barche a motore sotto costa, l'attracco di natanti, nonché qualsiasi attività di pesca ed asportazione degli organismi".

La zona B, zona di "protezione", l'intera isola non già compresa nella zona A, fino ad una distanza di tre miglia dalla costa. In tale zona, in armonia con i fini istitutivi del parco, sono consentite, secondo gli usi tradizionali oppure secondo i principi dell'agricoltura biologica, le attività agro- forestali, nonché di raccolta di prodotti naturali nelle aree protette terrestri e marine... La pesca professionale, purché effettuata con tramagli di lunghezza non superiore a cento metri, con palamiti o con lenze, è consentita ai soli residenti; è consentita inoltre la pesca sportiva da terra con la sola lenza.

Come si è visto, il decreto è abbastanza vago e nettamente diverso dalla regolamentazione imposta alle altre riserve, dove in zona A è esplicitamente vietata l'immersione con autorespiratore. Per quanto riguarda Giannutri, questo veto esplicito è assente: sembrerebbe quasi che l'immersione sportiva fosse possibile, visto che questa non è una attività che "determini in alcun modo l'alterazione dell'ambiente naturale"...


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