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MENSILE INTERNAZIONALE Gennaio 2009
Editoriale
Informazioni SUPERYACHT N. 560 |
Affinché la crisi non sia lunga è necessariaLA VOGLIA DI REAGIREL'Assemblea Nazionale della Nautica, appena conclusasi a Roma, momento d'incontro di grande importanza per il settore e che giustamente si rinnova ogni anno, ha visto un'alta partecipazione di soci Ucina e testimonial politici - due ministri, un sottosegretario, il presidente di una Commissione parlamentare del Senato, il Vicesindaco di Roma, un ministro ombra dell'opposizione, numerosi parlamentari - e ad essi Anton Albertoni, presidente dell'Associazione confindustriale di settore, ha sintetizzato i più gravi problemi del momento per la nautica.Purtroppo mancava il ministro del Tesoro, l'unico che potrebbe, motu proprio, come si diceva una volta dei re, risolvere rapidamente i gravi problemi fiscali che assillano il settore, derivanti da circolari dell'Agenzia delle Entrate. E' evidente che ci riferiamo al leasing italiano e al redditometro per i natanti, mentre per i deleteri effetti della legge Finanziaria del 2007, occorrerebbe un intervento normativo di cancellazione o modifica. Sono tutte situazioni fiscali di paralisi e quindi senza gettito, mentre sono molto dannose per il settore in chiave di investimenti e sviluppo. Fortunatamente in Italia, in Europa, negli Usa non tuttti sono povei. Non li scoraggiamo negli acquisti specie di barche che per la nostra economia sono proficui. Se il Ministro sapesse che lasciando le cose così come stanno lo Stato perde e perderà centinaia di milioni di euro, probabilmente interverrebbe immediatamente, ma parliamo di persone blindate da apparati di difesa che consentono il contatto solo a chi e sulle cose che dicono loro. Una volta gli imprenditori si lamentavano dei comunisti perché, si diceva "c'è spazio solo per i compagni di partito", non vorremmo che ora fosse peggio e si perdesse il senso della realtà, scavando invece che colmare quel vuoto assurdo tra politica ed elettori. L'unica promessa ricevuta ieri dal settore è stata quella di portare i problemi della nautica sul tavolo del Consiglio dei Ministri all'attenzione di Giulio Tremonti. In questo, nella sua spontaneità toscana, è risultato più convinto e convincente il Ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Altero Matteoli, ma siamo certi della buonafede di entrambi. Insomma, una buona parola. E così le parole si aggiungono alle parole, le promesse alle promesse. La realtà è che ci sono priorità dettate dalla convulsa politica italiana che fanno passare in sottordine tutto il resto. Abbiamo scritto che comprarsi una barca, in questo momento, non è politicamente corretto, ma addirittura non lo è, ancora, parlare di nautica da diporto, anche se rappresenta un settore industriale e artigianale che dà da vivere a oltre centomila persone. Nell'immaginario collettivo, la barca è una cosa da ricchi, dimenticando il contributo economico e occupazionale, non solo di PIL, che essa crea. Ma ora c'è l'assalto alla diligenza. Tutti vogliono soldi per uscire dalla crisi, anche quelli che per i loro errori imprenditoriali meriterebbero di chiudere. Solo la nautica non chiede soldi, ma è disposta a investirne. Stranamente, non interessa. La crisi c'è, è gravissima come non mai, ma ci colpisce l'allarmismo, il catastrofismo dilagante, in molti casi interessato, nonostante i tanti interventi di sostegno decisi da tutti i governi. I finanzieri americani che hanno provocato il disastro dovrebbero pagare i danni a tutti, ma non dimentichiamo che la crisi l'ha innescata il prezzo del petrolio salito in breve alle stelle, comportando l'aumento di tutto, a partire dai generi alimentari. E l'economia di mercato è crollata. Ora il rischio più grande è che con una ripresa che prima o dopo ci dovrà essere, riparta il prezzo del petrolio. La ricetta keynesiana di grandi investimenti in infrastrutture e del controllo monetario, in maniera che la liquidità non sia né troppa né poca, è l'unica che può salvarci. Sono soldi pubblici da spendere per rilanciare l'economia e speriamo che le grandi opere partano subito. Tra queste, giustamente, non sono quelle della portualità turistica. Si lasci, allora, che il capitale privato possa investire nelle infrastrutture per la nautica che servono alla sopravvivenza del settore. Sono sempre capitali utili per una ripresa. Poi il Ministro Claudio Scajola ci dirà cosa intende fare con Italia Navigando e il programma per 50 porti. A stringere, la nostra opinione. Non c'è da farsi illusioni. Come al solito la nautica deve trovare in sé la forza per reagire e rispetto ad altri settori è in vantaggio, in quanto la sua attività è globale. Deve aumentare la produttività per contenere i prezzi senza incidere sulla qualità, deve puntare sull'innovazione e l'estro stilistico che ha conquistato tutti i mercati. Peggio per lo Stato se, appena una ripresa lo consentirà, si acquisteranno le barche col leasing francese, se alla gloriosa bandiera italiana si preferirà quella francese, maltese o altra magari sempre comunitaria. Qualcuno buonanima dichiarava: Chi si ferma è perduto. E noi non ci fermeremo, puntando sul futuro, tanto che con questo mese inizieranno le pubblicazioni di "Nautica International", il bimestrale in sola lingua inglese messaggero della nautica italiana ed europea nel mondo. Non si ferma il progresso e noi ce ne serviamo per rilanciare. Lucio Petrone Potete consultare tutti gli editoriali delle ultime annate della rivista e come sempre il nostro Forum è a vostra completa disposizione per discutere liberamente degli argomenti trattati
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