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MENTRE INIZIANO I SALONI DI PRIMAVERA

Il Governo riconosce le difficoltà dell'industria nautica

È di oggi la notizia che in una dichiarazione al Senato, il Ministro allo Sviluppo Economico, Claudio Scaiola, confermando che non vi saranno incentivi per l'auto, ha nominato invece tra i settori da sostenere perché in crisi, anche la nautica. È bastato questo per suscitare tra gli addetti afflitti da una sindrome da depressione cronica un tam tam con richiesta di ulteriori notizie.

Al momento nessun altro particolare, solo le parole del Ministro, che comunque inviano un messaggio positivo: la breccia aperta da Anton Albertoni, presidente Ucina, con l'operazione leasing, continua a dare i suoi frutti.

Il Governo ha compreso la dimensione della crisi attraversata dalla nautica e se vuole che il settore dia nuovamente un contributo al PIL e ai posti di lavoro è necessario sostenerla. Non vorremmo pentirci di queste parole constatando che poi la montagna ha partorito un topolino. Speriamo si stia pensando a un sostegno per tutta la filiera nautica, in ogni caso è sempre un buon segno, perché la breccia può essere allargata. L'industria dell'auto italiana si è sviluppata per oltre mezzo secolo in maniera parassitaria, con gli aiuti di Stato. Ora per soddisfare la piazza, i sindacati e i potentati finanziari, il Governo era pronto a spendere miliardi di euro per impedire la prima seria operazione di risanamento della Fiat.

Sembra sia prevalso il buonsenso.

Al momento, stiamo soffrendo la parte peggiore della crisi, la coda: ricorso alla cassa integrazione, ma in qualche caso licenziamento, di tecnici e addetti, col contemporaneo fermo della produzione; per i più fragili, quelli senza apitali o con produzioni sbagliate, chiusura o fallimento. I meglio piazzati, cioè quelli che si sono creati nel tempo una rete di dealer, magari anche europea o internazionale, si limitano a costruire quanto da essa richiesto. Per assurdo, se il mercato dovesse ripartire improvvisamente, non ci sarebbe il prodotto, con vantaggio per le importazioni, specialmente americane. L'apprezzamento del dollaro sull'euro registrato negli ultimi tempi non ha ridotto la competitività delle esportazioni Usa sul nostro mercato.

Per la parte commerciale e per i servizi il peggio dovrebbe essere passato. Il mercato, anche se non vivace, è un pò ripreso sia nel nuovo sia nell'usato, ma per unità che non costino più di duecentomila euro, per il resto si vende solo con congruo anticipo... tutto senza permute e questo mette in difficoltà chi vorrebbe cambiare barca.

Mentre prima c'era la tendenza a cambiare per crescere, ora si torna su barche di dimensioni più umane e meno visibili. Il momento, infatti, non è dei migliori per esibire lo status symbol. Sull'invenduto 2008-2009 si possono ancora avere notevoli sconti, anche se ce n'è sempre meno. Gli ordini per nuove unità vengono accettati solo con anticipi notevoli, che mettano il costruttore al riparo da restituzioni, e senza patti di futuro ritiro.

Il leasing avviene secondo le nuove regole stabilite dall'Agenzia delle Entrate, ma le banche sono esigenti sulle garanzie offerte da costruttori che, per la mancanza d'acquirenti, potrebbero tutti potenzialmente fallire all'improvviso. Sempre su questo tema, nessuno acquista le barche già gravate da leasing, perché le norme precedenti consentivano di pagare rate iniziali irrisorie e caricare tutto il peso dell'operazione - tutti i pagamenti - sulle rimanenti. Le stesse agenzie di leasing sono contrarie a interessarsene.

Per quanto riguarda i prezzi, c'è una generale richiesta di ridimensionamento, che tenga conto delle ridotte disponibilità dell'utenza. Nessuno vuole più pagare il costo di grandeur ingiustificate, perché l'evoluzione del mercato globale fa sì che la qualità non sia una concessione ma un diritto dell'utente, perciò stessa qualità a minor prezzo.

Ora col Big Blu di Roma inizia la stagione dei saloni di primavera e vedremo quale sarà la risposta delle due parti: utenti e cantieri.

Frattanto si avviano nuove aziende e sta partendo a Monfalcone, nello stabilimento Seaway, la produzione dei Bénéteau Monte Carlo, un segnale esplicito - proveniente da un interprete molto importante e affidato a un manager di grande esperienza come Carla De Maria - che si pensa a una vicina ripartenza del mercato europeo.

Si auspica lo stesso per gli Usa, ma i segnali in tal senso lanciati dal Boat Show di Miami - peraltro in una incredibile settimana di neve e gelo che ha raggiunto anche la Florida settentrionale - lasciano pensare che ci voglia ancora tempo: una manifestazione dove oltre ai cantieri, molto meno numerosi rispetto al passato e con una presenza degli europei essenzialmente ridotta ai costruttori maggiori, sono mancati anche tanti visitatori. Tuttavia sono andati quelli buoni, perché qualche barca (però fino ai 10 metri) si è venduta.

Lucio Petrone

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