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PER CREARE NUOVI APPASSIONATI E FIDELIZZARE I VECCHI

Novità e innovazioni

Dopo tanti catastrofismi, la gente ancora non sa se credere nei segnali di ripresa industriale che dovrebbero ridare stabilità a tanti posti di lavoro finora, o quasi, dichiarati a rischio. La gente spende lo stretto necessario e si indirizza su scelte di consumo diverse dal passato. Il commercio langue e quasi nessuno ancora compra barche, anche se le banche, checché se ne dica, sono piene di denaro. Sembra quasi impossibile, eppure sono quasi due anni che non si vende una barca, con buona pace di debiti ristrutturati e piani di rientro. È in grosse difficoltà anche Baglietto, nome tra i più storici della nautica, e tutti l'accettiamo come un fatto ineluttabile e invece sul piano culturale è come se stesse per chiudere La Scala di Milano. Il popolo di navigatori ha ceduto il passo a imbroglioni e malavitosi che tra poco stabiliranno che il cittadino onesto va condannato all'ergastolo. E non ne facciamo una questione politica, della quale dire che siamo stanchi è solo un eufemismo. La maggioranza silenziosa degli Italiani, quelle formichine che compensano con i loro risparmi il baratro del folle debito pubblico creato dallo Stato, quelle formichine rimangono ancora diffidenti e si defilano in attesa di nuove certezze... che non ci sono, anzi.

Ucina ha dichiarato un calo complessivo del mercato del 30,5% nel 2009 rispetto al 2008. Ci vogliamo credere per scaramanzia, ma a sentire in giro, tranne pochi casi non sembra. L'entusiasmo di costruttori e operatori è tangibile, nessuno vuole mandare in fumo il lavoro di decenni. A tirarsi indietro è però l'utenza, anche per le complicazioni fiscali e burocratiche che bollono in pentola. Comprare una barca significa esporsi sotto tutti i punti di vista, così i saloni nautici sono tutti vivi sotto l'aspetto visitatori, ma sono ormai diverse stagioni che gli acquisti sono, come dire, fisiologici.

Eppure le novità e le innovazioni sono tante e molto interessanti: 500 nuove unità al prossimo Nautico, di cui il 60% sotto i dieci metri, e sul resto si possono ancora spuntare buoni sconti, ma sarà superata entro i prossimi due mesi la paura della crisi?

Non parliamo solo del sistema Italia, è in crisi tutto il mondo occidentale come lo abbiamo conosciuto finora e quindi le nostre esportazioni di barche. In un certo senso siamo vittime del progresso che abbiamo scatenato. L'apertura di conoscenza stimolata dal boom dell'informatica, dall'imporsi di Internet e delle verità portate al grande pubblico al di fuori dei filtri posti dal potere, dai tanti poteri parassitari che ci soffocano, ha prodotto una crisi economica che cancellando tutte le certezze è divenuta esistenziale. Il nostro impero sta crollando e com'è accaduto a suo tempo per l'antica Roma, l'impero Bizantino, Ottomano, Spagnolo, Francese, Inglese ecc. il troppo benessere ci distrugge.

E questo cambia le scelte, le priorità e il sistema, in attesa di capire, traballa. La globalizzazione, inarrestabile, con l'esplosione della comunicazione e dei collegamenti, ha fatto crollare le tradizionali difese normative e commerciali. Le nazioni emergenti ci dimostrano ogni giorno di più come fosse effimera la nostra superiorità, tenuta in piedi con la violenza. Ora per rimanere ai vertici, per superare l'handicap, basilare in un'economia di mercato, di un costo del lavoro superiore, l'Occidente deve eccellere in ingegno e innovazione.

In questo, almeno, la nautica è fortunata perché sta affrontando la globalizzazione da decenni e con tale stimolo i costruttori italiani hanno conquistato i loro primati: ingegno e novità, applicazioni informatiche, conoscenza dei materiali e ingegnerizzazione.

Per questo sono pronti a battersi, a difendere i loro mercati, a crearne se possibile di nuovi.

Proprio la nautica, industria nuova, fatta di aziende di dimensioni al massimo medie, molto aperte a tutte le innovazioni, il settore dove, è risultato, investendo mille euro se ne producono oltre 4.500, abbinato a 8.000 chilometri di coste potrebbe essere il nostro Eldorado. Altro che stabilimenti industriali tenuti a forza, che costruiscono in perdita e ipotecano il futuro economico dei nostri figli. Se quello che l'Italia ha dato all'industria dell'auto in questi decenni l'avesse investito in infrastrutture per la nautica, il turismo e l'agricoltura, saremmo tutti dei nababbi. Avremmo sfruttato il grande dono che ci è stato dato a costo zero, il sole, invece siamo andati a cercare la luna.

Ci vorrà tempo, ma, ne siamo convinti, se c'è un settore in Italia che può riprendersi bene è quello della nautica, una delle cinque A della nazione, dello stile e del genio italiano, anche perché la barca è un acquisto che si fa per passione e nel tempo supera tutte le difficoltà. Puntare ancora sull'élite sarebbe però un errore e primo impegno dei costruttori deve essere quello di ampliare la fascia dell'utenza, perché il settore abbia l'attenzione che merita.

Lucio Petrone

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