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Ottobre 2008
N. 558
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48° NAUTICO DI GENOVA

Tante novità che indicano fiducia

Salone Nautico di Genova
Seicento novità al 48° Salone Nautico Internazionale di Genova testimoniano la vitalità del settore, che si presenta al primo importante appuntamento nazionale con tutte le carte in regola per un efficace appeal verso i molti appassionati che, ormai da qualche tempo, stanno tenendo in sospeso l'acquisto di una barca per mancanza di fiducia nel momento economico.

Molti costruttori hanno privilegiato il recente Festival de la Plaisance, in Costa Azzurra, un'anteprima europea mirata specialcente ad acquirenti italiani, che però quest'anno sono mancati. In giro, si parlava più o meno solo la nostra lingua, ma in pratica erano quasi tutti addetti ai lavori. In pochi si illudevano di avere compratori, ma è mancata anche la promozione sui molti appassionati puntualmente presenti a Cannes quando si tratta di visionare interessanti novità. Forse, a scoraggiarli c'è stata anche l'incertezza dei voli, conseguente ai drammatici giorni di Alitalia (di cui, al momento in cui scriviamo, ancora non si conosce la sorte). Probabilmente, nonostante tutto, per precedenti contatti, qualche vendita c'è anche stata, ma ora tutte le attese si spostano sul Nautico (al quale purtroppo mancherà l'umanità del nostro Franco Bechini, l'intelligente critica di Sergio Malingher e la sapienza di Bruno Abbate), nella speranza che ancora una volta il settore si dimostri atipico, addirittura attivo nei momenti di crisi. Le speranze che ciò accada realmente sono però scarse, anche se per chi ne ha la possibilità, sarebbe un momento molto buono per comprare, come abbiamo illustrato nel nostro precedente editoriale.

Anche se la forbice tra chi può e non può si è allargata, nella realtà non mancano i quattrini, le banche ne sono piene, non c'è, invece, la fiducia nel sistema, non è "politicamente corretto" esporsi. Specie dopo lo scandalo delle grandi banche d'affari statunitensi, che, com'è noto, stanno coinvolgendo tutto il mondo finanziario nei debiti derivanti dal crack dei mutui immobiliari Usa, investimenti in pratica ipotizzati sul nulla.

Già c'era in Italia e nel mondo poca fiducia nei governi ora è anche un fuggi fuggi dalla borsa? Nessuna fiducia? Niente soldi: ma fortunatamente l'evoluzione economica dei nostri tempi rende rapide anche le crisi. E nel caso del nostro paese, grazie a misure di garanzia adottate a suo tempo, le banche attraverso i loro sportelli raccolgono i quattrini di un popolo risparmiatore e la gran parte delle nostre aziende, specie le piccole e medie ma anche le artigianali, sono solide, esprimono capacità imprenditoriale e genialità produttiva. Per sintetizzare, diciamo che, abbiamo Internet, ma ne usufruiamo con prudenza.

Tuttavia, proprio il valore reale, intrinseco dei cantieri, ha nuovamente stimolato l'attenzione del mondo finanziario per il settore. Dopo le recenti esperienze, pochi ancora investono in azioni, ma quando lo fanno sembrano orientati a preferire titoli del lusso e del made in Italy e ciò ha determinato anche un rinnovato interesse per lo meno verso le grandi navi da diporto, (anche se l'appartenenza a questo prestigioso comparto esiste di fatto ma non è riconosciuta ufficialmente nella normativa esistente, una lacuna cui si dovrebbe ovviare rapidamente). Diversi fondi di private equity, infatti, stanno scegliendo d'investire su alcune di tali realtà costruttive, per valorizzarle sul mercato comunitario e globale a vantaggio dei loro capitali. Pure noi, perciò, siamo fiduciosi in una ripresa del settore e in particolare in tale comparto che non ha smesso di tirare nonostante la crisi. Proprio i ricchi acquirenti delle nostre barche crescono nel mondo in maniera esponenziale. Ma cresce anche il numero dei poveri... Purtroppo è vero, e per impedirlo o quanto meno contenere il fenomeno è necessario un sistema produttivo e di servizi che accresca i posti di lavoro e distribuisca la ricchezza che altrimenti rimarrebbe a pochi, magari creando incentivi e utilità. Fondamentale è che torni a circolare quel denaro che in un'economia di mercato come la nostra crea la ricchezza. Poi al sociale deve pensare lo Stato.

E per tornare alle barche, lasciamole in pace. Non le etichettiamo - come si tende da qualcuno che ne ha fatto motivo importante della sua politica - come l'emblema degli evasori fiscali. Così, per prendere pochi ladri di polli che potrebbero essere individuati in altro modo più riservato ed efficace, allontaniamo la gente da uno dei pochi settori industriali che tirano. Tutti devono pagare le tasse, è ovvio e sacrosanto, ma chi fa le leggi deve spesso offrire delle opportunità perfettamente legali (spesso anche imposte dalla Comunità europea) di sostegno alle industrie, come la rottamazione e il leasing. Sono provvedimenti che alla fine consentono a qualcuno anche di defilarsi, ma sono studiati per andare in aiuto non delle persone ma di alcune produzioni industriali. Non è possibile, inoltre, vietare in Italia ciò che è consentito dalla normativa comunitaria, per questo ogni nuova legge prima di essere promulgata deve essere vagliata e approvata dalla Commissione europea. È inutile ricordare i grandi regali anche di gettito fiscale e di posti di lavoro, che abbiamo regalato ai nostri concorrenti prima che venisse emanato quel leasing italiano che qualcuno vede come il fumo negli occhi. Più evidenti della barca ci sono pochi beni e, da quando funziona il redditometro e ormai sono decenni, gli armatori comprano solo quando dal punto di vista fiscale se lo possono permettere. Gli altri sono ladri di polli che vanno puniti due volte: perché evasori e per il discredito dannosissimo che gettano sul settore, nella gran parte sano.

La Confindustria dice che siamo già in recessione, ma noi della nautica forse stiamo un pò meglio di altri settori e speriamo di poter dare il solito sostanzioso contributo annuale al PIL. Se torna la fiducia - e questo dipende molto dal Governo e vorremmo da tutto il mondo politico in maniera bipartisan - riparte l'economia e con essa la nautica.

Da parte nostra un piccolo contributo in tal senso lo stiamo dando con due iniziative editoriali mirate ai mercati esteri: "Superyacht" International, periodico esclusivamente in lingua inglese, già noto ai lettori; e ora con "Nautica" International, anch'essa in lingua inglese, un bimestrale dedicato al mondo internazionale della nautica, che non è la traduzione dell'edizione italiana ma un prodotto specificamente studiato per favorire gli scambi commerciali e normativi tra i paesi che in tutto il mondo vivono anche di nautica da diporto. La novità, di cui presentiamo la copertina del numero "0", inizierà le pubblicazioni a gennaio e sarà da noi presentata a Genova, durante il Nautico.

Lucio Petrone

Potete consultare tutti gli editoriali delle ultime annate della rivista e come sempre il nostro Forum è a vostra completa disposizione per discutere liberamente degli argomenti trattati


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