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MENSILE INTERNAZIONALE
DI NAVIGAZIONE

Copertina di Nautica

Mese di pubblicazione

Editoriale del numero 406

In vista delle elezioni o meno...

Dio ci scampi dai governi tecnici

Tranne le industrie, e fortunatamente certi cantieri nautici, che esportano all'estero, l'economia nazionale è boccheggiante e la pressione fiscale è tale da drenare tutta la liquidità. In parole povere, non ci sono più soldi in giro e la gente cerca di difendere al massimo il suo denaro, spendendolo con molta parsimonia.

Ad aggravare la situazione, c'è stato il governo dei tecnici, guidato da Dini, che in pratica ha paralizzato tutte le amministrazioni dello Stato, chiamate a risolvere soltanto i problemi che l'esecutivo ha dovuto affrontare per tener fede agli impegni impostigli dalla maggioranza parlamentare che lo sosteneva. In tale clima, ci sono montagne di decreti ministeriali, regolamenti e circolari che giacciono sul tavolo dei diversi ministri e il clima di smobilitazione di questi giorni è aggravato anche dalle dimissioni di numerosi sottosegretari. Ad esempio, ai Trasporti non c'è più, da oltre un mese, il sottosegretario Chimenti, con delega alla Navigazione e quindi al diporto, che è tornato a dedicarsi all'insegnamento.

Lui, professore, come gran parte dei membri del Governo Dini, pesce fuor d'acqua in un'attività tutta condizionata dai politici, per prudenza e per timore di esser coinvolto in responsabilità pericolose su materie specifiche e sconosciute, ha preferito abbandonare per tornare alla sua carriera accademica.

E così gli altri, anche chi è ancora al suo posto, incompetenti sulle competenze dei vari dicasteri, tranne pochissime eccezioni. E questo lo si chiama Governo Tecnico?

Se tecnico doveva essere, ci volevano realmente persone che garantissero con la propria specifica competenza che il Paese non si sarebbe fermato.

Ora si riparla di governo politico tecnico. Dio ce ne scampi, con tutti i problemi che ci sono da risolvere nel nostro settore, dove alcune iniziative e l'immobilismo del ministro Caravale hanno portato fermo del mercato, a un'ulteriore perdita di posti di lavoro e alla rinuncia al mare di oltre il 40% dell'utenza, che nel '95 ha preferito non usare la barca.

Cosa ci porterà il reincarico a Dini che in questi giorni sembra sicuro? Non vogliamo tecnici come gli attuali, che tecnici non sono. Vogliamo un ministro politico, perché la nautica da diporto ha esigenza di una politica nazionale per il settore, che sia chiara e garantisca al privato tempi e modi per programmare e investire.

Dotazioni di sicurezza '96 - Frattanto l'anno è iniziato senza che siano stati emanati i decreti sulle dotazioni di sicurezza previsti dal Regolamento di Sicurezza vigente dal '94 per la nautica da diporto. Ma ormai siamo alla stretta finale. I vari testi hanno percorso l'iter previsto per legge e sono prossimi alla firma e alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, che dovrebbe avvenire a giorni, mentre si parla di una circolare per le cinture. Ora c'è solo da sapere quanto tempo ci sarà a disposizione dei costruttori per fornire i vari materiali al mercato e all'utenza per dotarsene. È evidente che, tranne che per le cinture di sicurezza, il termine non potrà decorrere dal momento della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, altrimenti da parte dei vari corpi di polizia a mare si rinnoverebbe la caccia al diportista in difetto.

Invece per le cinture di sicurezza, essendo impossibile dal 31 dicembre scorso l'uso a bordo delle cinture conformi, già dal primo gennaio si può navigare soltanto con le Solas, cioè quelle di Tipo Approvato, prima e dopo l'83, con tanto di timbro del Ministero. Le cinture Solas vecchie sono valide fino a deterioramento, anche se sono prive di quanto previsto per le nuove Solas - come ad esempio delle strisce rifrangenti, mancanza per la quale, errando, sono già stati elevati dei verbali - che sono anch'esse utilizzabili a bordo delle unità da diporto. Per quanto attiene alle cinture Cee, esse sono già disponibili sul mercato, quasi tutta la rete di vendita ne è fornita, ma senza un atto ufficiale del Ministero non possono ancora essere imbarcate, cosa che però, come abbiamo detto sopra, dovrebbe avvenire entro pochi giorni, in contemporanea, speriamo, con l'uscita della rivista.

Patenti e motori - Ricordiamo, inoltre, che il decreto legge più volte reiterato dalla Camera "Interventi urgenti a favore del settore portuale e marittimo" (l'ultima volta il 18 dicembre, con il n. 535, pubblicato sulla G.U. del 20 dicembre 1995) si interessa dei motori marini per la nautica da diporto soltanto al fine di stabilire la potenza massima conducibile senza patente (in quel testo ancora fissato a 40.8 HP) e il provvedimento deve essere nuovamente esaminato in Commissione Trasporti e poi in Aula, prima di passare all'esame del Senato. È evidente che con la crisi in atto trascorrerà ancora tempo. Invece vogliamo precisare, come abbiamo risposto a molti lettori che ancora ci interpellano, che il suddetto decreto non ha nulla a che fare con la legge 498/94 che ha stabilito la necessità del riaccertamento della potenza effettiva per i cosiddetti motori depotenziati. Detta legge ha consentito detto riaccertamento col pagamento di una sanatoria (quattro versamenti da 125 mila lire ciascuno per i quattro esercizi finanziari '94, '95, '96 e '97) e il rilascio di un nuovo certificato, come abbiamo dettagliatamente illustrato nella rubrica "Navigando tra le norme" di Nautica n. 405. Quindi, è bene non fare confusione.

Regolamento VHF - Anche per il VHF dovremmo essere vicini a una conclusione. Ministero delle Poste e società concessionarie, mirano a un compromesso. Ma, come abbiamo più volte scritto, non vi può essere compromesso sul principio che un'utenza è un rapporto di tipo privatistico che non può essere imposto per legge. Se ciò è stato fatto per il passato, si è trattato di un abuso, che non può perpetrarsi nel tempo. Una difesa ad oltranza di un vecchio errore da parte del Ministero delle Poste, potrebbe soltanto far sorgere dei dubbi sulla buona fede di chi a suo tempo ha consentito l'approvazione del contratto da parte dalle PP.TT.

E per far comprendere quanto sia alta la rabbia della gente, possiamo dire che qualcuno ci accusa di essere troppo blandi, cioè di non prendere clamorose iniziative di ribellione verso il sistema. Dopo tutto ciò che abbiamo scritto sull'argomento e sulle posizioni nettissime che abbiamo preso e che ci hanno portato allo scontro con Telemar e Sirm- Telecom... È il colmo. Quella del clamore era un'ipotesi che abbiamo accarezzato, ma poi scartato, nello stesso interesse dei diportisti, visto che la nostra azione - grazie anche al parere espresso dal magistrato Gianfranco Amendola, sostituto procuratore della Repubblica "non si possono ignorare le osservazioni del Consiglio di Stato, che ha considerato totalmente illegittimo quanto è stato fatto in questi anni" che potrebbero essere richiamate e fatte valere comunque in un'eventuale azione giudiziaria - ha immediatamente ottenuto dei risultati: ha portato il problema in primo piano; ha evitato che il decreto in materia fosse approntato silenziosamente, con soluzioni che conservassero la situazione preesistente; ha portato sulle nostre posizioni in difesa dell'utenza il Ministero dei Trasporti e della Navigazione.

E l'allarme l'abbiamo lanciato ancor prima della pubblicazione del Regolamento di Sicurezza del '94, avendo raccolto informazioni che non ci piacevano.

Certo il qualunquismo in Italia paga di più, ma non ha mai portato alla reale soluzione dei problemi. E noi vogliamo sempre rimanere nel concreto, puntando all'interesse dei diportisti con risultati e non con parole. E risultati ne abbiamo ottenuti tanti, come ci viene quotidianamente riconosciuto dai diportisti che ci seguono sempre.

Quindi, su tutto si può trovare un compromesso tranne sul fatto che sottoscrivere l'abbonamento alle concessionarie deve restare una libera scelta, un rapporto di utenza di tipo privatistico. Se ciò non avverrà, sulla base del nuovo Regolamento emanato si valuterà quali azioni giudiziarie intraprendere contro eventuali illegittimità del provvedimento nelle sedi più opportune, forti dei pareri del Consiglio di Stato e del magistrato Gianfranco Amendola.

Finanziaria - La legge Finanziaria 1996, che ha ancora accresciuto la pressione fiscale, a sorpresa ha portato un dono augurale di buon anno ai diportisti. Infatti, essa ha abolito il versamento di 400.000 mila lire da effettuare all'Ufficio del Registro nel passaggio di proprietà delle "imbarcazioni da diporto" (vedi D.M. Ministero delle Finanze 28.12.95). Inoltre, mentre è aumentato il bollo per la patente auto, non è aumentato quello per la patente nautica, che rimane invariato a 50.000 lire. Invece la marca da bollo prevista per molte domande passa da l. 15.000 a 20.000.

Bollettino Trasporti e Navigazione - Invece il Ministero dei Trasporti e della Navigazione, pur nel suo immobilismo, ha partorito un'iniziativa sul piano dell'informazione che dovrebbe agevolare la pubblica conoscenza degli atti normativi e amministrativi che riguardano la nautica da diporto. Infatti ha edito, in collaborazione con Mare Club d'Italia, il Bollettino della nautica da diporto. Riporterà il testo di leggi, decreti e circolari riguardanti il settore man mano che saranno emanate. Una rivoluzione rispetto al passato.

Jeanneau - E concludiamo con la Jeanneau. Come avevamo scritto nel nostro resoconto da Parigi. Sembrava quasi sicuro che la Jeanneau sarebbe stata acquistata da Zodiac. Invece c'è stato un colpo di scena e l'acquirente del prestigioso cantiere è stato il suo grande concorrente Bénéteau. Ritorneremo sull'argomento col prossimo fascicolo della rivista, ma frattanto abbiamo chiesto a Renato Fontana, che con Union Yacht importa da tanti anni le barche a vela di Jeanneau, interpretando lo sgomento di molti armatori, che ne sarà ora della Jeanneau?

"Ho espresso la mia apprensione in proposito a madame Annette Roux, padrona della Bénéteau, ed essa mi ha risposto: "Non le pare sia quantomeno antieconomico pagare 25 miliardi per eliminare un concorrente? Inoltre siamo consci del fatto che dovremo mantenere ben viva la concorrenza tra i due cantieri se vorremo che non intervenga un terzo incomodo".

"Queste affermazioni, così semplici ma logiche - ha proseguito Fontana - mi hanno convinto. Madame Roux sa di essersi assicurata con questa operazione il 70% del mercato mondiale della vela e di poterne trarre vantaggio, ma è conscia del fatto che, se vorrà mantenere questa predominanza, dovrà veramente mantenere le due entità molto ben separate e distinte. Si potranno trarre grandi vantaggi nel settore degli acquisti, dove gli alti numeri produttivi conferiscono un enorme potere di negoziazione, e ciò consentirà di mantenere prezzi bassi con margini però superiori. Inoltre, tramite la ricerca, la tecnologia raggiungerà livelli impensabili per gli altri. Non so se quanto è accaduto possa considerarsi una sconfitta per il cantiere Jeanneau, ma per madame Roux è senza dubbio una grande soddisfazione personale. Per i due cantieri, se qualcosa cambierà sarà solo in meglio".

Insomma, concludiamo noi, il fenomeno delle concentrazioni da noi segnalato da tempo, si fa sempre più evidente e in questo caso si ripete ciò che allo stesso grande livello è avvenuto in Inghilterra tra Fairline e Marine Projects, anche se il modo è stato diverso. Due colossi per il grande mercato globale.

Questo testo, se non si riferisce al numero di Nautica correntemente in edicola, viene pubblicato esclusivamente a fini storici e le opinioni espresse potrebbero non coincidere più con quelle della Direzione e/o della Redazione di Nautica Editrice Srl