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MENSILE INTERNAZIONALE
DI NAVIGAZIONE

Copertina di Nautica

Mese di pubblicazione

Editoriale del numero 409

Nuovo Governo vecchi problemi

LA NAUTICA NON VUOLE AIUTI MA SERENITA'

La nuova coalizione chiamata a dare un governo all'Italia per i prossimi cinque anni, nelle prime dichiarazioni di alcuni suoi esponenti di rilievo, ha posto l'accento sulla priorità che per essa rappresenta l'occupazione, specialmente giovanile. Il problema, specie nel Mezzogiorno, è drammatico e va affrontato con impegno. Anche se l'Ulivo ha fatto già conoscere, almeno nei dicasteri chiave, quale sarà la sua squadra di governo, non possiamo in questa sede rivolgerci specificamente a colui che sarà chiamato a condurre il Ministero dei Trasporti e della Navigazione, sempre che il dicastero rimanga nell'attuale struttura. Quindi, per rispondere alle domande delle molte persone che ci stanno anche telefonando per chiederci quale sarà l'atteggiamento del nuovo governo nei confronti della nautica, noi possiamo soltanto ricordare la risposta data a Cino Ricci da Massimo D'Alema in una recente trasmissione televisiva, nella quale l'anima sostanziale della coalizione vincente riconosceva che nei confronti della nautica da diporto si erano commessi degli errori. Possiamo solo pensare che egli vorrà dar seguito alle sue intenzioni d'allora e rivedere l'atteggiamento della sinistra verso questa nuova realtà italiana che vede sì a mare qualche migliaio di barche miliardarie ma anche settecentomila natanti espressione di una nautica sempre più popolare, sulla quale impiegano il loro tempo libero più di tre milioni e mezzo di appassionati.

Ricordiamo anche che Bertinotti, sempre sullo stesso argomento, ha dichiarato di non avere nulla contro la nautica, ma soltanto contro chi non paga le tasse, è questo lapsus froidiano che tende ad accomunare gli evasori fiscali ai diportisti sarà proprio il vero nodo da sciogliere affinché l'Ulivo possa assumere nei confronti della nautica da diporto un atteggiamento non diciamo di sostegno ma almeno di lasciar vivere.

È opportuno ricordare ai leader del centro sinistra che non esiste settore di svago ma anche imprenditoriale più controllato dalla Guardia di Finanza quanto la nautica da diporto. Controlli nei cantieri, controli nelle agenzie di noleggio, controllo sui registri della Capitanerie, controlli a mare quasi quotidiani consentono ormai al fisco di avere una perfetta radiografia della nautica e tale attenzione già da tempo ha consigliato gli eventuali avventurieri a prendere il largo verso siti più accoglienti.

Invece, vale forse la pena di richiamare l'attenzione su aspetti economici da tenere in debita considerazione. Calcoli approssimati, resi noti al recente Satec di Genova, consentono di valutare a circa quattromila miliardi il potenziale giro di affari che potrebbe prender corpo attorno alla nautica se il Governo consentisse la nascita di nuovi approdi turistici e assumesse nei confronti del settore un atteggiamento più liberale.

La nautica non vuole aiuti, vuole solo poter esprimere le sue potenzialità imprenditoriali, che l'hanno resa celebre negli ultimi decenni nell'ambito dell'Italian Style. Solo che agli operatori della moda tale merito viene riconosciuto, agli operatori della nautica invece no. Quasi che operare in questo settore piuttosto che un merito sia una colpa, nonostante gli ottimi risultati ottenuti e il contributo sicuramente dato all'economia nazionale. Comunque, principali alleati della nautica sono tutte le amministrazioni di sinistra e tra queste vogliamo ricordare al primo posto quelle viareggine, che riconoscono un ruolo importante al settore, sia nel campo produttivo che in quello occupazionale.

Ciò perché, e ciò ci riporta al prioritario problema dell'occupazione, la nautica può essere un serbatoio di posti di lavoro a costo zero per il Governo, purché sia consentito alla gente di andare in barca serenamente, perché non può esistere esportazione se non esiste un mercato interno.

Inoltre, sarebbe opportuno che il nuovo Governo guardasse a come si comportano gli altri paesi comunitari nei confronti della nautica e assumesse tutte quelle iniziative atte non solo a non subire la concorrenza dei nostri vicini, che favoriscono tutti il settore comprendendone l'utilità economica, ma ad attirare tutto il diportismo europeo verso le nostre coste, un patrimonio finora solo inquinato da fiumi, canali, fossi e scarichi urbani e industriali. Ricordiamo, ad esempio, che molti paesi comunitari hanno adottato aliquote Iva più basse e consentono possibilità di leasing agevolato e altre facilità fiscali dalle quali noi siamo concettualmente lontani migliaia di anni luce. Invece dovremmo far diventare rapidamente il nostro paese la darsena naturale dell'Europa, una nuova California dell'Europa.

Per concludere, crediamo sia conveniente per tutti appoggiare lo sviluppo della nautica da diporto e accertare attraverso i normali canali di indagine fiscale che ognuno assolva al suo dovere di contribuente. Con migliaia di posti di lavoro a costo zero per l'ente pubblico, con nuovi approdi turistici (costruiti dall'iniziativa privata) che potrebbero rilanciare specialmente l'economia di quelle zone del Mezzogiorno con minori prospettive di sviluppo la nautica può certamente dare un suo contributo alle fortune nazionali.

Questo testo, se non si riferisce al numero di Nautica correntemente in edicola, viene pubblicato esclusivamente a fini storici e le opinioni espresse potrebbero non coincidere più con quelle della Direzione e/o della Redazione di Nautica Editrice Srl