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MENSILE INTERNAZIONALE
DI NAVIGAZIONE

Copertina di Nautica

Mese di pubblicazione

Editoriale del numero 411

La nautica e la società italiana

UN MOMENTO DI TRAVAGLIATA TRANSIZIONE

Il nostro Paese sta vivendo un momento di transizione che sarà decisivo per il futuro di tutti noi. Tra i molti problemi che ci affliggono drammaticamente, in questo momento siamo investiti anche dal ciclone delle normative europee, e conseguentemente nazionali, alle quali i nostri governanti non ci hanno assolutamente preparato, preoccupandosi solo di concentrare l'attenzione di tutti noi su fatti e misfatti della nostra politica interna, come se gli impegni europei non esistessero.

Ma se noi ci fermiamo, il mondo non ci aspetta. E molti operatori scoprono ogni giorno, quasi per caso, ma sulla loro pelle le conseguenze di quelle direttive firmate e non attuate, ma, quel che è più grave, spesso sconosciute a quella miriade di piccoli operatori che sono il tessuto della nostra economia.

Arrivare preparati al grande mercato eurpeo è un vanto di tutte le amministrazioni degli altri paesi comunitari, da noi è il vanto solo della grande industria, informatissima su tutto. Ma l'economia italiana si basa su tantissime piccole aziende, dove o si lavora o si va in giro per uffici. E fortunatamente si preferisce lavorare. Ma i contraccolpi sono fortissimi, perché i mercati, anche se temporaneamente, si chiudono ai prodotti non in regola con le normative europee e rischiano di far chiudere anche tante aziende, considerato che ormai la concorrenza è globale e asprissima. Prendiamo ad esempio la nautica da diporto. In un momento in cui l'unico obiettivo è la sopravvivenza, causa il perdurare della crisi di vendite e la disaffezione dell'utenza, le USL su tutto il territorio nazionale, stanno rigidamente applicando le leggi n. 626/94 e 242/96 che hanno recepito nel nostro paese una di quelle direttive comunitaria cui accennavamo sopra, volta al miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori. Si tratta di un provvedimento in sé giustissimo, ma che nella maggior parte dei casi comporta la totale ristrutturazione dei cantieri. Per molti sarebbe molto più economico costruire un nuovo stabilimento che adattare il vecchio. Cosa che per altro è stata fatta in altri settori, dove si chiudono gli stabilimenti obsoleti e se ne creano di nuovi con contributi pubblici. Addirittura, ci ha segnalato la Base nautica Flavio Gioia, in nome della sicurezza, con le norme suddette non è più consentito agli armatori salire sulle barche rimessate per svolgere quei lavoretti di manutenzione che ogni appassionato preferisce effettuare personalmente, anche per risparmiare. Così salta tutto un mondo, tutta una tradizione che finora ha consentito a molti appassionati di permettersi la barca. Occorre un intervento del Ministro dei Trasporti e della Navigazione, Claudio Burlando, che riporti un pò di buonsenso. E in quanto alle Usl, devono pur tener conto che i costruttori in questo momento non possono affrontare tale tipo di spesa. Se tutti i cantieri nautici dovessero essere a norma USL, ne rimarrebbero aperti si e no tre o quattro. Altra direttiva europea e altra sorpresa per i costruttori di alcune barche vendute in esportazione: non potevano essere consegnate perché gli apparati elettrici ed elettronici montati a bordo non rispondevano alla normativa europea per quel settore. E nella nautica nessuno ne sapeva nulla. Adesso è invece il momento di una direttiva annunciata, quella sulla costruzione delle unità da diporto, la 94/25/CE del 16.6.94, che doveva essere recepita nella nostra normativa entro il 16 giugno u.s., ma tutto si era fermato in attesa del nuovo governo e il problema è quindi finito sul tavolo di Burlando. Siamo in ritardo con l'Europa, ma se non abbiamo ancora attuato l'accordo di Schengen possiamo anche tardare sull'argomento nautica. Alla fine potrebbe essere un vantaggio. Il provvedimento predisposto dalla Direzione Generale del Naviglio è già positivamente innovativo, ma in una ratio, diciamo, tradizionale. In esso manca quella volontà di rinnovamento che solo un politico può immettere e che ora col Ministro Burlando potrebbe esserci. Infatti, la delega che, a suo tempo, il Ministero ha ricevuto dal Governo potrebbe essere utilizzata per cercare di risollevare le sorti del settore, mai così problematiche.

Se c'era un fondo, quest'anno l'abbiamo ampiamente toccato. Si vende solo l'usato e, contrariamente agli anni passati, è completamente fermo anche il settore dell'accessorio. A quanto pare, nessuno spende quattrini neanche per rendere più sicura la propria barca. E, in questa situazione di disaffezione del diportista, si continua a caricare l'utenza di adempimenti e di spese, mentre proseguono incessanti i controlli a mare, uno spreco assurdo di pubblico denaro, non giustificato dalla motivazione della sicurezza che è solo un falso scopo. Ma Claudio Burlando ha questa volontà? Una dichiarazione resa dal Ministro in occasione di un recente varo a Genova ci fa ben sperare. A quanto sembra, egli intende consentire agli armatori di imbarcazioni da diporto l'uso del VHF di bordo ai soli fini della sicurezza, senza l'obbligo dell'abbonamento alle concessionarie. I nostri lettori sanno quanto ci siamo battuti per questo, anche se abbiamo scelto la strada della ragionevolezza sconsigliando la disdetta degli abbonamenti, che agli utenti avrebbe comportato solo tanti problemi e sicuramente l'impossibilità di navigare oltre le 6 miglia. Ora la decisione dell'On. Ministro, che comunque dovrà ottenere l'adesione del Ministero delle Telecomunicazioni, taglia la testa al toro. Ove egli non riuscisse, un regolamento che non recepisse il parere del Consiglio di Stato - volto a dare agli armatori delle imbarcazioni la stessa possibilità di scelta lasciata agli armatori dei natanti - potrebbe facilmente essere impugnato, da chiunque si sentisse danneggiato, davanti al Tar. Ora l'importante è che il regolamento sia emanato al più presto. È una ragione di principio, anche se siamo convinti che molti armatori, sicuramente quelli che navigano in altura, non vorranno rinunciare a potersi servire del servizio commerciale delle concessionarie.

Ma il futuro della nautica dipende anche dai parchi marini. E anche questo è un problema che scaturisce da un indirizzo della Comunità europea, come si può leggere nell'inchiesta che pubblichiamo nel Nautimondo. A suo tempo, quando si varò la legge sui parchi marini, gettammo un grido d'allarme sui tanti miliardi che ad essa erano stati destinati, paventando che più che all'ambiente in molti guardassero a quei quattrini. Ora che l'applicazione della legge dei parchi si sta riavviando, forse ci vorrebbe un Di Pietro anche in questo settore, che parte con ideali altissimi e poi si perde per strada per l'umana ingordigia. Noi chiediamo solo che siano salvaguardati i diritti di tutti gli utenti e quindi anche di chi va in barca. Pari diritti e pari doveri e non un modo di far quattrini in nome dell'ambiente.

Concludendo, comprendiamo che Burlando ha molti gravi problemi da risolvere e che la nautica sembra piccola, ma se la crisi Alitalia coinvolge alcune migliaia di persone, quella della nautica coinvolge decine di migliaia di persone, che hanno diritto al loro domani, senza parlare del diritto della gente a trascorrere il tempo libero sul mare con serenità. Andar per mare deve essere una gioia.

Questo testo, se non si riferisce al numero di Nautica correntemente in edicola, viene pubblicato esclusivamente a fini storici e le opinioni espresse potrebbero non coincidere più con quelle della Direzione e/o della Redazione di Nautica Editrice Srl