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MENSILE INTERNAZIONALE
DI NAVIGAZIONE

Copertina di Nautica

Mese di pubblicazione

Editoriale del numero 416

Ancora una volta

TANTA VOGLIA DI BARCA

Il 36° Salone Nautico Internazionale di Genova e, appena una settimana dopo, la 9a edizione di «Nautilia», il salone della barca usata, di Aprilia Marittima, hanno confermato inequivocabilmente che la voglia di barca in Italia è altissima. Purtroppo ad essa non corrisponde un mercato adeguato. Tanti gli appassionati, che oltre tutto dimostrano con le loro domande di essere cresciuti sul piano tecnico, ma acquisti non corrispondenti, con tanta offerta e poca domanda, con altri cantieri anche prestigiosi in difficoltà o peggio e posti di lavoro e professionalità che vanno persi.

E fortuna che le richieste dell'estrema sinistra, espresse da Bertinotti, di iniziative fiscali nei confronti dei proprietari di barche, di cui tutti abbiamo letto o sentito in TV, sembra siano andate a vuoto.

Invece proprio da Genova sono venuti dei segnali molto importanti per il settore, cui possono aprirsi prospettive tutt'altro che negative. Non è volontà del Pds infierire sulle barche, ma anzi si vuole che il settore esprima tutte le sue potenzialità imprenditoriali e dia all'economia del paese lo stesso importante contributo che già è stato dato dalla nautica da diporto in altre nazioni attorno a noi, come la Francia, la Spagna, la Slovenia, la Croazia, la Grecia, la Turchia ecc.

Quindi, la nautica per rianimare aree depresse, la nautica per stimolare investimenti e creare nuovi posti di lavoro, la nautica per sostituire o affiancare quel turismo di balneazione attratto dal costo bassissimo del soggiorno in tanti posti esotici dalle acque cristalline.

Questa è la linea del maggior partito di governo, che sembra essere condivisa dalla maggior parte del centro sinistra.

Ed è una linea che ha lasciato tutti stupefatti, compresa l'opposizione di centro destra, accusata a suo tempo di aver dedicato la sua prima attenzione legislativa proprio alla nautica da diporto (la cosiddetta legge del natantone: tutti natanti le unità a motore fino a m 7,50 e a vela fino a m 10)

Ma tutto in politica può cambiare.

Così è successo anche per i preconcetti nei riguardi della nautica, che ora sono caduti, o quasi. E in questo modo non solo a Genova abbiamo sentito il ministro dei Trasporti e della Navigazione, Claudio Burlando, illustrare tutte le sue innovazioni, intese ad agevolare gli utenti (come si può leggere in dettaglio nelle pagine che seguono) ma tutti hanno potuto vedere l'assenso di un D'Alema seduto nella platea. Si è sorbito tutti gli interventi e poi ha applaudito col pubblico i più importanti passaggi del discorso programmatico del suo delfino, oltre tutto negoziatore proprio per il Pds di tutti gli accordi sulla Finanziaria. Quindi, non solo il Ministro vuole una nautica in ripresa, ma tutto il centro sinistra, nonostante qualche minoranza contraria. E si spera che nel giro di pochissimi anni possa raddoppiare il numero dei posti barca.

Un altro grande segnale politico è stato quello sul VHF: cioè il ministro con un vero e proprio atto di forza ha abolito l'obbligo dell'abbonamento VHF con Telecom e Telemar, le società concessionarie del servizio radiomarittimo per conto delle Poste, quando non si voglia utilizzare il servizio di corrispondenza pubblica da esse offerto.

Il che significa poter liberamente usare l'apparato per ogni altro tipo dicomunicazione, senza oscuramento di canali e idiozie del genere. Invece, per l'esenzione dal collaudo e dall'ispezione annuale non tutto è ancora definito, nonostante la lettera in tal senso positiva (l'ispezione diverrebbe decennale) inviata dal Ministro delle Poste e Telecomunicazioni, Antonio Maccanico, al Ministro dei Trasporti. Ma di ciò si può leggere a parte, nel Nautimondo di questa stessa rivista. Ora, per ravvivare ancor più l'atmosfera, il Ministro dei Trasporti dovrebbe occuparsi del leasing francese, un escamotage attraverso il quale il paese transalpino prima è riuscito a sostenere gli operatori del suo settore nautico e poi si è accaparrato gran parte delle vendite di tutti i cantieri europei, italiani compresi. Tale finanziamento è tutto basato sul rimborso immediato del 50% dell'Iva pagata sul contratto di acquisto della barca, che lo stato francese effettua a favore della società di leasing. Tale rimborso diventa in pratica il guadagno della finanziaria. Essa è così in grado di agevolare l'acquirente, che a sua volta paga anticipato il 50% del valore della barca e il resto in quattro o cinque anni ratealmente, in pratica senza interessi. Di ciò si è avvantaggiata immediatamente tutta la cantieristica europea e l'operazione si svolge nell'assoluto rispetto delle leggi comunitarie e nazionali, visto che è stata proprio la Cee a pretendere che tale agevolazione fosse estesa agli acquirenti e alle barche di tutti i paesi comunitari per restare nelle leggi della libera concorrenza. Quindi, visto che non lo si può impedire, tanto varrebbe consentire questa forma agevolata di leasing anche a banche e finanziarie italiane. Perché il nostro Governo non prende la stessa iniziativa, che probabilmente sarà adottata anche da altri paesi della Comunità? Non solo venderemmo le barche agli italiani che ora le comprano all'estero, ma faremmo concorrenza e non perderemmo, quel che più conta, tutte le entrate connesse, attirando nei nostri porti tante unità della Mittel Europa. Invece, qualche stacanovista dei controlli a mare fa una lotta personale ai molti vantaggi dell'offerta nautica francese andando a fermare in acque internazionali le unità con bandiera italiana di base in porti esteri comunitari, elevando multe (che poi saranno cancellate su ricorso) per il mancato pagamento della tassa di stazionamento, che in quel caso non è dovuta, con arrabbiature e perdite di tempo e denaro per tutti.

Ma un altro impegno gravoso attende Claudio Burlando. Il famoso decreto «Provvedimenti urgenti sulla portualità ecc.», già reiterato 23 volte, che ha stabilito in 40.8 HP e 750 cc il limite massimo della potenza senza patente, per divenire legge ordinaria dello Stato dovrebbe essere approvato dai due rami del Parlamento prima di Natale o rientrare nella Finanziaria. Speriamo che una delle due soluzioni vada in porto.

Infine, la Guardia Costiera. Ne abbiamo parlato col sen. Arlacchi. Egli è fiducioso di portarla avanti, ma specialmente Guardia di Finanza e Carabinieri hanno preso una dura posizione contro, con dichiarazioni che tutti hanno letto a più riprese sui giornali.

Speriamo che si arrivi rapidamente a una soluzione che comunque sancisca il diritto dei diportisti ad essere rispettati. Ma nel momento in cui si chiedono anche ai meno abbienti dolorosi sacrifici economici, è assurdo sprecare miliardi per accertare se sulle barche ci sono tutte le dotazioni di sicurezza.

Lasciamo al diportista la responsabilità di decidere ciò che vuole portarsi a bordo e di contro facciamogli pagare il costo di eventuali soccorsi, dedicando i controlli a mare più proficuamente alla lotta all'immigrazione clandestina, al contrabbando e così via.

Anche il Regolamento di Sicurezza andrebbe rifatto alla luce della riforma Bassanini, delle nuove realtà tecnologiche, ma soprattutto del buonsenso, affinché la parola sicurezza non sia sfruttata solo per far quattrini alle spalle di chi si appassiona alla nautica.

Questo testo, se non si riferisce al numero di Nautica correntemente in edicola, viene pubblicato esclusivamente a fini storici e le opinioni espresse potrebbero non coincidere più con quelle della Direzione e/o della Redazione di Nautica Editrice Srl