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MENSILE INTERNAZIONALE
DI NAVIGAZIONE

Copertina di Nautica

Mese di pubblicazione

Editoriale del numero 447

La richiesta di "Nautica" per i parchi marini

APPLICHIAMO LA CONCERTAZIONE

È iniziata l'estate e puntualmente sono state comminate le prime multe per l'ingresso di unità da diporto in aree protette non segnalate.

I nodi dei parchi marini vengono al pettine. Ora gli utenti si accorgeranno che isole, promontori, coste scoscese insomma le zone più belle dei nostri litorali sono inaccessibili o quasi. L'area del promontorio di Portofino e di Santa Margherita, come lo scorso anno, sono saliti per primi agli onori della cronaca, ma con la novità che grazie alla sempre maggiore diffusione dei telefoni cellulari, ora i diportisti devono fare i conti anche con chi, da terra, segnala immediatamente la loro infrazione agli uffici marittimi attraverso il numero blu delle Capitanerie di Porto. Perciò, tempi cupi per gli utenti del mare, perché ci vorranno sicuramente alcuni anni affinché l'ambizioso e assurdo programma varato dal ministro Ronchi vada a regime e trovi un equilibrio con la realtà. Per il momento vigono solo i divieti drastici, perentori e le forze di polizia a mare, che hanno quasi perso il gioco delle dotazioni di sicurezza se ne trovano bello e pronto un altro, ancora più facile da gestire, diversamente dai diportisti che troveranno ancor più difficile non incorrere in multe e sequestri.

Le aree protette non sono segnalate da boe, neanche quelle integrali, dove è vietato fare tutto. Il bello è che né i controllori né i controllati hanno la possibilità di giudicare con esattezza la loro posizione a mare. È vero che esiste il GPS - anche se non molto diffuso per il suo costo - ma, com'è noto, il sistema dà volutamente degli errori che in mare significano centinaia di metri da una parte o dall'altra.

Che buffonata! Ma forse sarebbe meglio dire "che schifo"! Non solo siamo impotenti di fronte allo scippo subito, ma dopo il danno subiamo anche la beffa. "Le coste interessate dalle 15 riserve marine costituite - dice il Ministro Ronchi, nella risposta a un'interrogazione dell'on. Cutrufo che pubblichiamo nella pagina precedente - sono appena 160 chilometri, dei quali in zona "A" (zona di riserva integrale, n.d.r.) si trovano meno di 40 chilometri". Praticamente è il meglio delle coste italiane e, per alcuni tratti, si tratta di aree altamente antropizzate, nelle quali la nautica è elemento inquinante assolutamente irrisorio rispetto ad altri fattori, come giustamente fa rilevare Gianfranco Amendola nelle sue proposte che pubblichiamo a parte (a pag. 64, nel Nautimondo che precede, n.d.r.) e condividiamo pienamente.

E il Ministro omette di dire che in quei 160 chilometri di coste ci sono in pratica tutte le mete più importanti per la nautica da diporto italiana, quelle per cui uno compra la barca. Certo Ronchi non può pretendere che si acquisti un'unità da diporto per andarsi a ormeggiare davanti alla spiaggia di Tor Vajanica o equivalente. E ciò accade mentre lo stesso Governo di cui Ronchi fa parte cerca in ogni modo di rilanciare la nautica per le sue potenzialità economiche e occupazionali. Il ministro dell'Ambiente, negli ultimi tempi, davanti a una pioggia di proteste, ha un pò ridotto la sua intransigenza. Ma la risposta all'interrogazione di Mauro Cutrufo è abbastanza chiara per far comprendere che lui va avanti per la sua strada. Speriamo che la debacle dei verdi nelle recenti elezioni Europee lo spinga a una maggiore ragionevolezza.

A questo punto, rappresentiamo anche il desiderio di molti chiedendo al Presidente del Consiglio D'Alema: perché il Governo non applica alle problematiche dei parchi marini il principio della concertazione? Esso viene utilizzato per risolvere con forze sociali e imprenditori tutti i problemi che via via si frappongono a un sano sviluppo del Paese. È un principio accettato anche per i parchi nazionali, mentre misteriosamente non lo è per i parchi marini. Eppure, la questione interessa milioni di persone, che si sono trovati in pratica davanti a veri e propri dictat elaborati dal Ministro dell'Ambiente, entrati immediatamente in vigore e senza discussione grazie ai decreti emanati e pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale. Pensiamo che non convenga ad alcuno proseguire su questa strada. I parchi sono un bene di tutti, ognuno di noi li vuole, ma fatti bene e con la salvaguardia di tutti i diritti, compresi quelli degli utenti che poi, con la loro frequentazione ne costituiranno la principale risorsa finanziaria. E l'altro concetto fondamentale, affinché la creazione dei parchi non rimanga uno scippo a vantaggio di pochi, deve essere quello che pur facendo parte territorialmente di un comune, i benefici della istituzione di un parco marino si proiettino su tutti i comuni viciniori, per utenti e imprenditori. Si tratta di un bene nazionale, alla cui salvaguardia partecipano tutti i cittadini pagando le tasse, e non di un bene dei residenti nel comune, delle associazioni ambientaliste o degli enti parco. Pertanto è necessaria la concertazione tra tutti gli enti e associazioni interessati, comprendendo, come giustamente chiedono il nostro Franco Bechini e "Nautica", gli utenti nautici.

Frattanto la battaglia concentriamola non sui diportisti, che sono un granello di sabbia in spiagge immense, ma sulle vere fonti del degrado, che vanno individuate e colpite con tutti i mezzi consentiti dalla vasta normativa esistente in proposito. Colpiamo i sindaci che non si preoccupano di dotare gli abitati di adeguati depuratori, controlliamo gli scarichi industriali, gli agricoltori che usano diserbanti micidiali e altri prodotti nocivi oltre che per le acque anche per la nostra salute. Ci sono accordi internazionali tra paesi mediterranei per una più efficace lotta all'inquinamento di questo mare che sta diventando una grande fogna, controlliamo che siano rispettati. E, poi, impediamo veramente l'attività di pesca sui fondali da proteggere, senza chiudere tutti e due gli occhi per non vedere le unità che, col maltempo, strascicano fino a pochi metri da terra. Altro che inquinamento causato dalle barche.

Di contro è giusto chiedere ai diportisti di fare sempre più la loro parte, di non inquinare, di non gettare in mare immondizie ecc. Stabiliamo per legge che sulle barche ci siano le casse per le acque nere, che tutti i porti e darsene siano dotati di apparecchiature per l'aspirazione di tali acque e di contenitori per la raccolta dei rifiuti. Obblighiamo porti pubblici e privati a mantenere pulite le acque loro affidate in concenssione. Ben vengano e si moltiplichino quei servizi con unità appositamente attrezzate per ramazzare le acque costiere. Incentiviamo il cambio dei vecchi motori marini con i nuovi non inquinanti. Si può anche stabilire il numero chiuso per certe aree attrezzate e controllate, nei periodi di maggior affollamento, ma in maniera da assicurare la giusta rotazione degli utenti e da recepire tutte le esigenze ambientali inquadrandole nello sviluppo dell'occupazione e dell'economia locale. Ma la base per ottenere ciò è che anche sul problema dei parchi marini sia applicato senza ritardi il principio della concertazione. Nel caso imponendolo al ministro dell'Ambiente, se non vuol sentire.

Questo testo, se non si riferisce al numero di Nautica correntemente in edicola, viene pubblicato esclusivamente a fini storici e le opinioni espresse potrebbero non coincidere più con quelle della Direzione e/o della Redazione di Nautica Editrice Srl