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MENSILE INTERNAZIONALE
DI NAVIGAZIONE

Copertina di Nautica

Mese di pubblicazione

Editoriale del numero 448

Mentre i magistrati colpiscono a Napoli, guardiamo esterefatti a

PARCOLANDIA

La nautica, purtroppo, ancora una volta e senza colpe è stata sbattuta in prima pagina. È accaduto a Napoli il 9 luglio, quando un magistrato, riscontrando delle irregolarità nelle concessioni demaniali di alcuni gestori di ormeggi e procedendo con i dovuti atti di ufficio, ha deciso anche il sequestro di numerose imbarcazioni da diporto (i giornali parlano complessivamente di circa 600) all'ormeggio nei loro posti barca. Immediati i titoli a 6 colonne sui giornali locali: "500 barche sequestrate a Borgo Marinaro e a Mergellina". E nei giorni successivi, sempre con grande risalto, sono seguite notizie sull'aggiornamento dei fatti, le richieste di dissequestro accolte col contagocce ecc. Il provvedimento del magistrato che ha inopinatamente coinvolto 500 incolpevoli diportisti nelle vicende dei gestori, ha suscitato grande scalpore a Napoli e in tutta Italia. Ma a contribuire allo shock dell'evento tra gli appassionati, ci hanno pensato i giornali con i loro titoloni, seminando il terrore di vedersi improvvisamente condizionati anche in altre darsene. Insomma, un pò per i magistrati che colpiscono nel mucchio senza preoccuparsi delle conseguenze, un pò per la carenza, tipica dell'estate, di avvenimenti importanti, che ha sbattuto la nautica in prima pagina, si è riusciti a far danno al settore più in quelle 24 ore che in tutti i primi sei mesi del 1999.

L'evento suddetto e altri che coinvolgono diportisti incolpevoli, sono altrettante mazzate per una piena ripresa della nautica. Sono iniziative che testimoniano di un'attenzione sempre negativa verso le barche e portano la gente a chiedersi: Compro una barca? Ma chi me lo fa fare!

Questo modo di agire ci sembra dissennato, anche se certamente avrà le sue basi giuridiche. Ha voglia di dire, il Ministro Treu, che sono allo studio nuovi provvedimenti, tra cui anche l'abolizione della tassa di stazionamento, per manifestare la volontà politica di questo governo a un rilancio della nautica.

A che serve, se poi, con colpi di scena del tipo succitato, si toglie l'uso delle proprie barche a 500 incolpevoli utenti il 9 luglio, proprio quando iniziano quei trenta giorni che rappresentano la stagione nautica? È facile comprendere quanto ciò sia disincentivante per chi già possiede un'imbarcazione e come svolga un effetto deterrente nei confronti di chi invece pensi di acquistarne una. Mentre all'estero si ha un vero e proprio culto per le barche e rispetto per gli appassionati che le usano, in Italia non passa stagione o anche mese che non ci sia qualche iniziativa contro o quanto meno di disturbo. E allora alla passione subentra il disgusto, con la voglia di cambiate al più presta l'attività di tempo libero. E per un paese che ha i suoi famosi ottomila chilometri di coste ciò significa rinunciare a grandi possibilità di sviluppo economico e occupazionale.

L'auspicio è che al momento in cui saranno pubblicate queste note il problema di Napoli si sia risolto. Se ciò non fosse sarebbe estremamente grave. Non abbiamo alcun potere per intervenire, ma possiamo svolgere la nostra funzione di informazione, segnalando "a chi puote" il danno che iniziative di questo tipo producono al settore.

Ma non è solo questo il problema dell'estate. Rimane apertissimo quello dei parchi marini e particolarmente quello della Maddalena. I fatti ci danno ragione: l'ambiente è l'ultimo pensiero. Attualmente si pensa solo a far fruttare l'immensa concessione ricevuta per grazia divina. Del resto, abilmente, tutti i parchi marini italiani sono stati classificati di classe 2 e possono essere pienamente sfruttati turisticamente (se, invece, fossero di classe 1 dovrebbero essere gestiti direttamente dallo Stato a fini esclusivamente ambientalisti n.d.r.). Ciò significa che vi si possono svolgere tutte le attività turistiche decise dalla dirigenza dell'Ente Parco, tenendo naturalmente in primo piano aziende e operatori locali. Da queste parti, a quanto sembra, gli estranei non sono ben visti, a meno che non paghino, nel qual caso, per gli ingressi non ci sono limiti. Se poi, pur non essendo residenti o proprietari di case, trascorrono almeno 15 giorni in strutture alberghiere o in case d'affitto locali oppure sostano in strutture portuali o d'ormeggio autorizzate, poste all'interno del parco, l'ingresso è gratuito. Chi sosta di meno o transita paga invece 3.000 lire per metro lineare di barca al giorno, tariffa che è stata notevolmente ridotta rispetto a quella inizialmente prevista dal Regolamento del Parco, in seguito alla pioggia di proteste pervenute dall'interno dell'area maddalenina e dall'esterno. Come ci ha scritto un lettore di Desenzano a mezzo fax "Chi paga non inquina".

Quindi, Cicero pro domo sua, anche se i fondi del Ministero dell'Ambiente per questo come per altri parchi marini e nazionali sono pagati, con le tasse, da tutti gli italiani. Purtroppo la legge istitutiva dei parchi marini consente questo prelievo forzoso al quale non corrisponde alcuna offerta di servizio. Mentre proibire l'ingresso al parco per fini di salvaguardia ambientale ha un senso, non è accettabile l'ingresso a pagamento senza che vengano offerti in cambio servizi. Inoltre, non ci sembra costituzionale questa divisione tra residenti e affittuari che non pagano e diportisti di transito che pagano.

Sacrificati le sabbie rosa di Budelli e qualche altro scoglio, nel parco si può fare tutto purché si passi attraverso l'Ente gestore, che deve autorizzare tutto. L'organizzazione di Parcolandia è partita e visto l'andazzo e i ricavi che se ne possono trarre, anche gli altri Comuni del circondario tentennano. Ora, non sono più contrari al parco ma cercano d'entrarvi.

Anche l'opposizione dei porti turistici vacilla. Visto e considerato che tutti o quasi hanno nelle loro mire raddoppi o ampliamenti di posti barca che devono passare al vaglio degli enti locali e regionali preferiscono un atteggiamento più soft. Così, pur tra proteste d'innocenza e dichiarazioni di intenti, le direzioni dei porti turistici hanno accettato di vendere gli ingressi ai loro clienti per conto dell'ente parco, togliendo a questo dal fuoco tutte le castagne dell'improvvisazione e della disorganizzazione. La scusante? Vogliamo semplificare la vita ai nostri utenti.

Che dire? Con politica che una volta sarebbe stata definita democristiana, il ricco unto del parco marino sta sporcando tutti. E l'ambiente?

Questo testo, se non si riferisce al numero di Nautica correntemente in edicola, viene pubblicato esclusivamente a fini storici e le opinioni espresse potrebbero non coincidere più con quelle della Direzione e/o della Redazione di Nautica Editrice Srl