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MENSILE INTERNAZIONALE
DI NAVIGAZIONE

Copertina di Nautica

Mese di pubblicazione

Editoriale del numero 477

Dopo 2000 anni, una moneta unica per l'Europa

L'ANNO DELL'EURO APRE IL NUOVO MILLENNIO

Inizia, col primo gennaio, una nuova era per le genti d'Europa. Come tutti sanno, da quella data l'Euro diventa una moneta vera, nelle tasche di tutti i cittadini dell'Unione Europea che hanno aderito alla moneta unica. I vantaggi sono tanti e ne stanno parlando tutti gli organi di stampa e le radiotelevisioni, anche se giustamente danno voce alle lamentele della gente sui rincari che ne potranno conseguire al costo della vita. Ci saranno contraccolpi sulla domanda e sull'offerta? E' possibile, ma per la concorrenza esistente sui mercati, il problema non dovrebbe porsi se non in maniera marginale. Se in particolare guardiamo al settore della nautica da diporto, quello che in questa sede c'interessa, la moneta unica offre, sia al compratore sia all'operatore, una maggiore capacità di confrontare e giudicare il costo di barche, accessori e servizi, prima molto difficile, e quindi di orientarsi meglio sul mercato. Perciò, a nostro parere, quei costruttori che hanno finora perseguito una politica commerciale chiara e pulita, non hanno nulla da temere. Il loro trend continuerà come e più di prima. E meglio sarà anche per gli utenti nautici italiani ed europei, che senza fare calcoli e conversioni, sapranno istantaneamente, con la moneta unica, il prezzo effettivo di ciò che loro interessa. E' vero che la percentuale di IVA applicata nell'Unione è diversa da un paese

all'altro e che il prezzo per legge deve essere comprensivo dell'imposta, ma le aziende devono trovare il modo di indicare separatamente l'IVA applicata, quanto meno attraverso i loro listini. Finora, questa differenza delle aliquote dell'imposta sul valore aggiunto costituiva una turbativa della concorrenza che non era sfruttabile dai più, anche perché resa meno conveniente dai cambi.

Adesso il problema si pone in maniera più evidente e tutti i partner europei vorranno certo risolverlo rapidamente, perché genera squilibri nel mercato, avvantaggiando o svantaggiando alcuni operatori rispetto ad altri. E ciò vale particolarmente nella nautica, dove spesso è altissimo il valore del bene da acquistare. Ma non ci addentriamo, per il momento, su un argomento che investe la sovranità di ciascuno stato dell'Unione. Andremmo fuori tema. Restiamo al nuovo panorama che si apre, all'evento straordinario che resterà sui libri di storia. Ora il mercato comunitario, senza le barriere e il costo dei cambi, diventa veramente grande, addirittura paragonabile a quello degli Stati Uniti, visto che già, al momento, coinvolge oltre 320 milioni di persone. E grazie all'accertata stabilità dell'Euro in questi ultimi tre anni, nonostante momenti di grande depressione nelle Borse mondiali, l'Europa dovrebbe risentire meno di quanto non sia stato finora delle crisi recessive d'oltre oceano.

Dollaro forte o Euro forte? Chi vivrà vedrà, ma forse, tutto sommato, la situazione attuale ci avvantaggia, perché agevola le esportazioni europee negli Usa e ci protegge dalle esportazioni americane, che non sono competitive. Ma non è un regalo, è solo un ritorno per altre ben più importanti spese che paghiamo indirettamente al paese che guida l'economia mondiale. E tutti gli europei contano sulle esportazioni negli Usa, che sono vitali, anche se una delle regole conclamate dell'economia sentenzia che per un'azienda la base per esportare sia poter contare su un buon mercato interno. La genialità dei nostri costruttori di barche e accessori ha brillantemente dimostrato che se ne può anche fare a meno. Tuttavia, non dobbiamo nasconderci che, pure senza l'attentato alle Twins Towers di New York, erano già evidenti i sintomi di una stanca nel mercato nautico internazionale. Nessuna recessione, per carità, perché i nostri hanno lavoro ancora per un anno e più, ma c'erano le avvisaglie della recessione Usa. Ora, invece, l'avvento dell'Euro può far ripartire con minori problemi l'industria e lo sviluppo della nautica da diporto. Questa nuova realtà viene a sostituire ai mercati interni dei vari paesi comunitari l'unico grande mercato interno dell'Unione Europea e forse questa è la volta buona, anche per la nostra nautica, di avere una consistente base di lavoro su cui continuare a crescere per esportare. Infatti, la crisi attraversata all'inizio degli anni Novanta, ha consentito al settore, in Italia, di ristrutturarsi e crescere in qualità e produttività, grazie agli adeguati investimenti effettuati dal capitale privato, riuscendo a crearsi un importante spazio sul mercato internazionale. Nulla viene per caso. Lo dimostra il grande successo dei costruttori di grandi barche, divenuti leader a livello mondiale quando sono riusciti a offrire qualità a prezzi competitivi. Ma il progresso c'è stato anche perché è cambiata la mentalità, non più artigianale ma manageriale, di molte aziende che, tra l'altro, hanno puntato sulla grande professionalita di maestranze e dirigenti, come insegnano gli Usa. E ora fanno anche ricerca.

Quindi, con l'Euro partiamo bene. Però dovremo affrontare il problema dei numeri. Infatti, la capacità nazionale di far barche non si è mai espressa nella produzione di molti esemplari. I nostri cantieri, tutti partiti da una base artigianale, producono in genere poche decine o centinaia di barche l'anno, principalmente perché, com'è noto, per cause politiche e fiscali si è via via ridotta l'utenza nazionale. Solo un paio di costruttori si distaccano nettamente dagli altri, avvicinandosi o raggiungendo un migliaio di unità, mentre negli altri c'è una generale tendenza a salire nelle dimensioni, come richiede il mercato, riducendo i numeri; fino a quei cantieri che puntano proprio sull'alto valore del prodotto. Saremo capaci di creare per i milioni di potenziali acquirenti europei le grosse produzioni necessarie per soddisfarne la richiesta con migliaia o decine di migliaia di unità, battendo un'agguerrita concorrenza come avviene negli Stati Uniti, o punteremo sulle produzioni di nicchia? E' una scelta che parecchi nostri operatori, i più preparati, hanno già fatto, come dimostra la loro presenza nei saloni nautici all'estero. Altri sono dubbiosi e aspettano di capire meglio cosa succederà con l'Euro.

Ma la nautica italiana, per fortuna, ha una sua vitalità, che le consentirà di progredire comunque, risultando sotto questo aspetto all'avanguardia nel paese. Tuttavia è importante che il settore sappia presentarsi con le carte in regola, con prezzi in Euro eguali su tutti i mercati, per dare la conferma dell'immagine di serietà che ci siamo faticosamente conquistati sul campo. In ogni caso, l'Euro, la prima moneta unica dell'Europa dal tempo dei Romani, apre una nuova era. I vantaggi saranno enormi per tutti e in particolare per chi è motivato e competente, com'è appunto la nautica italiana.

Questo testo, se non si riferisce al numero di Nautica correntemente in edicola, viene pubblicato esclusivamente a fini storici e le opinioni espresse potrebbero non coincidere più con quelle della Direzione e/o della Redazione di Nautica Editrice Srl