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MENSILE INTERNAZIONALE
DI NAVIGAZIONE

Copertina di Nautica

Mese di pubblicazione

Editoriale del numero 479

Ancora un passo in avanti

IL CORAGGIO D'OSARE

Disegno di legge Muratori-Germanà, disegno di legge Cutrufo e parlamentari amici del mare e della nautica: ci sono tutte le premesse per ottenere importanti modifiche alla normativa. Specialmente il secondo accoglie tutte le lamentele di diportisti e operatori portate all'attenzione generale da "Nautica".

Essere soddisfatti è il minimo, anche perché se forse, nel corso del dibattito nelle Commissioni competenti delle due Camere, si dovrà rinunciare a qualcosa, è per altro anche possibile ottenere qualcosa in più.

In particolare il sen. Cutrufo interviene: sull'esosità delle multe comminate per le infrazioni alle ordinanze delle autorità marittime; sull'attuale confisca della barca quando si entri in aree protette, che era un assurdo da vietcong; sull'esigenza della segnalazione delle stesse per poter contestare le infrazioni; sulla confusionaria applicazione delle norme sul VHF. Taglia poi drasticamente il potere d'ordinanza trasferendolo ai direttori marittimi, appena 13 uffici contro gli attuali 94; aumenta le dimensioni del natante a motore; allunga i termini delle concessioni per la costruzione di approdi con escavo su terreno privato portandoli a 50 anni+rinnovo di altri 50; e così via, come si può leggere più dettagliatamente nella presentazione della proposta Cutrufo, più avanti, nel Nautimondo.

Benissimo, 10 e lode a tutti, ma noi inviteremmo tutti i parlamentari che si occuperanno della nuova legge a riflettere (più in chiave da paese veramente occidentale che non da stato di polizia ottocentesco) su quello che per i diportisti è stato forse il problema più assillante negli ultimi decenni: il continuo e reiterato controllo delle dotazioni di sicurezza, esagerato oltre ogni limite.

Oltre a costituire una spesa assurda per lo Stato, rapportata al topolino che partorisce, tale controllo ha offerto in questi anni il destro a un'assurda gara di attivismo tra le forze di polizia a mare, impegnate a dimostrare la loro efficienza in base al numero di multe affibbiate ai naviganti per diporto. Attività che ha anche giustificato il costituirsi di megaflotte paramilitari.

Dopo le campagne e le iniziative di "Nautica", attualmente la pressione è diminuita. Tuttavia le multe per carenze anche sciocche nelle dotazioni, ma spesso anche l'atteggiamento inquisitorio e brusco dei controllori che turba l'atmosfera di vacanza, di libertà e di relax, rimane certamente tra i maggiori motivi di disincentivazione a comprare una barca e darsi al diportismo.

Sì, ci sono anche altri problemi da affrontare, come la carenza di ormeggi e di scivoli, le troppe ordinanze, ora anche comunali e regionali, il proliferare di parchi non segnalati, però i provvedimenti proposti dovrebbero avviarli a soluzione.

Considerato che il vigente Regolamento di Sicurezza, del '99, oltre a prevedere le dotazioni in funzione della distanza di navigazione dalla costa, ha sancito l'esclusiva responsabilità del diportista sulla scelta della navigazione e sulla tenuta a bordo delle dotazioni; considerato che l'atteggiamento della Pubblica Amministrazione sia prima col Governo dell'Ulivo e adesso col Polo delle Liberta è quello di semplificare, di ricorrere all'autocertificazione, di snellire sia gli adempimenti del cittadino che il lavoro della P.A. sburocratizzandolo; considerato che con l'abolizione della ferma obbligatoria si va verso una drastica diminuzione degli organici delle Capitanerie e non si può pensare di formare degli specialisti per mandarli a controllare se uno ha o meno a bordo l'orologio o mezzi di svuotamento; considerato che i suddetti controlli distraggono le unità di polizia marittima da compiti molto più importanti, specialmente nei confronti dell'immigrazione clandestina, dei traffici di sigarette, armi, narcotici ecc; pensiamo sia venuto il momento di abolire i controlli delle dotazioni di sicurezza, lasciando al diportista anche la responsabilità di avere tutto il necessario a bordo, come prescrive il Regolamento sopra citato.

Premesso che l'utenza nautica è notevolmente cresciuta e maturata con l'esperienza acquisita in questi anni, le dotazioni potrebbero essere controllate: quando il diportista è colto in fragrante violazione per essere entrato in area di balneazione o in aree marine protette segnalate oppure al verificarsi di sinistro e di intervento di soccorso.

In quest'ultimo caso la multa potrebbe essere più significativa, considerati: l'organizzazione che si mette in movimento e, spesso, il rischio della vita dei soccorritori. Di contro, si otterrebbe automaticamente una maggiore attenzione verso le aree di balneazione e marine protette.

Se il diportista è responsabile, che lo sia totalmente, senza che intervenga lo Stato mamma in un settore dove la sinistrosità è praticamente zero (basta considerare i premi contenuti richiesti dalle assicurazioni) e dove rispetto a tutte le altre attività sportive e di tempo libero le morti e gli infortuni sono in assoluto episodici. Questa sarebbe veramente una scelta innovativa e coraggiosa, rispettosa dei diritti dei naviganti (ai quali si chiedono solo obblighi), in grado di far crescere ancora il livello della nautica italiana. E' una scelta che chiediamo da anni e che alla fine ha dato dimensione all'uomo diportista anche in un Regolamento di Sicurezza che, fino al '99, era solo un dictat. Non fermiamoci a metà solo per proteggere gli interessi che da tale situazione traggono vantaggio.

Ma ci sarà il coraggio di osare?

Questo testo, se non si riferisce al numero di Nautica correntemente in edicola, viene pubblicato esclusivamente a fini storici e le opinioni espresse potrebbero non coincidere più con quelle della Direzione e/o della Redazione di Nautica Editrice Srl