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MENSILE INTERNAZIONALE
DI NAVIGAZIONE

Copertina di Nautica

Mese di pubblicazione

Editoriale del numero 481

Sviluppare la portualità turistica è fondamentale

MA NON C'E' SOLO QUELLO

L'entusiasmo di questi giorni per le due proposte di legge presentate alla Camera e al Senato da parlamentari della maggioranza di Governo, che prevedono provvidenze per la nautica da diporto, rischia di raggelarsi, per le notizie che circolano in merito all'intenzione della Presidenza del Consiglio di avocare a sé la materia con una richiesta di delega al Governo per farne oggetto di un decreto legislativo.

Un Comitato costituito presso la Presidenza del Consiglio per volere del Presidente Silvio Berlusconi e composto dai rappresentanti dei ministeri competenti, dell'Ucina e dell'Assoporti avrebbe portato a tale decisione. Ciò nell'ottica di un opportuno riordinamento della materia: ci sono troppe leggi ed è difficile per gli stessi addetti raccapezzarvisi. Teoricamente cosa c'è di meglio? L'abbiamo chiesto anche noi molte volte negli anni passati e lo chiediamo ancora. Tuttavia ci sembra estremamente dannoso per il settore che ciò possa comportare il fermo dei disegni di legge già in esame alla Camera, perché essi recepiscono alcune esigenze dei diportisti alle quali si deve dare immediata, urgente risposta.

E non si possono aspettare i tempi lunghi di un decreto legislativo - da non confondere col decreto legge che entra immediatamente in vigore e in 60 giorni deve poi essere trasformato in legge - se non vogliamo che l'esodo di nostre unità verso acque straniere più accoglienti diventi un fenomeno ancora più diffuso.

C'è una tale incertezza oggi nel navigare per diporto in Italia che francamente comprendiamo come molti possano essere perplessi nel decidere o meno l'acquisto di un'imbarcazione.

Manca da decenni una politica per il settore marittimo e non c'è ne mai stata per la nautica, oggetto solo di leggi tampone. Ma ora la situazione si è addirittura aggravata, perché a decidere del suo domani è solo un superministro per le infrastrutture, il che significa che quello che una volta era il ministero della Marina Mercantile e doveva diventare il ministero del Mare, è adesso allo sbando, praticamente senza guida, perché il superministro non può entrare nei dettagli.

Con funzionari che non riescono materialmente a stabilire un rapporto con tanto vertice.

E lo scoramento si può toccare con mano.

Anche il viceministro Tassone, con deleghe operative che sono rimaste sulla carta (come del resto è successo a tutti i viceministri del Governo in carica), può solo adeguarsi alle direttive che gli vengono dall'alto, ma non può prendere iniziative.

In tale situazione, già danneggiati da leggi che passano sulla nostra testa, rischiamo di averne altre che non contemplano minimamente la soluzione dei mille problemi pratici che angustiano quotidianamente i nostri diportisti.

Siamo ben felici che si pensi a incrementare la nostra portualità turistica, e bene ha fatto l'Ucina a richiederlo, ma la richiesta di delega, di cui si parla, non fermi il percorso parlamentare del DL in esame alla Camera e al Senato. Quanto meno, lo si recepisca già nel provvedimento di delega, perché entri in vigore con effetto immediato, trattando poi portualità e quadro normativo con il DLvo che seguirà. Questa sarebbe la soluzione ottimale, sempre che non siano depennati gli articoli che interessano l'utenza.

Purtroppo, dopo l'apertura che c'era stata con il Governo D'Alema, una serie di effetti riflessi sulla nautica, causati da leggi generali dello Stato volte, questo è il colmo, alla sburocratizzazione, ha riportato la situazione della vita di tutti i giorni a mare, su posizioni di retroguardia rispetto all'entusiasmante sviluppo della cantieristica consentito dal boom delle esportazioni. Tuttavia molte esportazioni, di fatto, non sono affatto tali. Sono solo l'espressione della tendenza dei nostri diportisti ad abbandonare la bandiera nazionale per godere delle agevolazioni del cosiddetto leasing francese, ma principalmente per scrollarsi di dosso i mille burocratici adempimenti previsti dalla nostra normativa di settore. Si tratta di norme datate, che al momento dissuadono molti potenziali diportisti dall'acquistare un natante o un'imbarcazione.

Per dare quel segnale di cambiamento che il Presidente del Consiglio Berlusconi ha promesso all'elettorato - anche i diportisti votano - è prioritario, a nostro parere, che si risolvano al più presto le angustie dell'estate per consentire a tutti una navigazione più serena.

E ci riferiamo, citandone solo alcune, a una migliore organizzazione del potere di ordinanza, alla necessità di segnalare le aree marine protette, o comunque vietate, prima di poter comminare le relative multe a chi inavvertitamente vi entra, ridurre gli assurdi importi milionari delle sanzioni per il mancato rispetto di ordinanze ai più ignote, eliminare i problemi che limitano un uso più diffuso del VHF su natanti e imbarcazioni ecc.

Sono tutti provvedimenti urgenti per riavvicinare alla nautica la gente che se ne allontana proprio perché disgustata da tante difficoltà.

Benedetti porticcioli. E' possibile che costituiscano l'unica attrattiva in campo nautico per il mondo politico italiano? Non sarebbe il caso di consultare i diportisti? E' vero, non hanno una rappresentanza univoca, come l'Ucina, che è la voce della controparte, degli operatori.

Il suo presidente, Paolo Vitelli, sta lavorando nell'interesse generale, ma questa non è una ragione valida per escludere l'utenza e non sentirne le richieste. Per altro, fortunatamente, esse sono ben sintetizzate nelle proposte di legge di iniziativa parlamentare sopra citate, alle quali, proprio per questo, occorre dar seguito.

Questo testo, se non si riferisce al numero di Nautica correntemente in edicola, viene pubblicato esclusivamente a fini storici e le opinioni espresse potrebbero non coincidere più con quelle della Direzione e/o della Redazione di Nautica Editrice Srl