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MENSILE INTERNAZIONALE
DI NAVIGAZIONE

Copertina di Nautica

Mese di pubblicazione

Editoriale del numero 482

Eccellenti i dati del Censis

VOGLIAMO PENSARE ANCHE AL FUTURO DELLA NAUTICA?

Ogni Euro investito nella nautica si moltiplica sul PIL, sul prodotto interno lordo, per 5,019; ogni unità lavorativa creata nella nautica, comprendendo il settore del turismo nautico, ne produce (tra a monte e a valle) 7,906.

Questo, in sintesi stringatissima, il contributo che il nostro settore dà allo sviluppo dell'economia nazionale. I moltiplicatori che riferiamo, sono indicati nel "Rapporto sull'economia del mare 2002", che il Censis ha redatto e presentato a Genova (su un confortevole traghetto veloce della Grimaldi) per conto della Federazione del Mare, l'unione, praticamente consortile, di tutti gli organismi più significativi dell'associazionismo imprenditoriale marittimo. L'autore, Francesco Benevolo, cui si deve anche il precedente Rapporto, stilato nel 1994, ha svolto un'indagine di eccezionale valore per il futuro della nautica, basandola (con un lungo e paziente lavoro di ricerca di gruppo), su una massa di dati, diretti e trasversali, ancora più ricca e qualificata, ricavata da tante fonti diverse e per questo al di sopra di ogni sospetto.

Anche il comparto marittimo, nel suo complesso, presenta dei moltiplicatori molto positivi (2,154 per ogni Euro speso e 1,916 per le unità di lavoro), che lo pongono al sesto posto nella creazione del prodotto interno lordo nazionale, cioè in posizione pari all'agricoltura (e connessi) e di poco inferiore alle industrie alimentari, delle bevande e del tabacco.

Tuttavia, nel confronto dei dati, la nautica si evidenzia per una netta, superiore vitalità, che involontariamente sminuisce in qualche modo i risultati pur molto buoni del committente dell'indagine, il settore armatoriale e marittimo.

Ma non è stato solo ciò a stupire i convenuti. I vari oratori del consesso, che naturalmente esprimevano le opinioni delle associazioni del settore marittimo e navale rappresentate, avevano tutti lamentato il disinteresse del mondo politico per i numerosi problemi dell'armamento, della cantieristica ecc.

Infatti, alla presentazione del Rapporto, l'unico importante esponente politico che aveva risposto all'invito era il sen. Luigi Grillo, presidente della Commissione Trasporti di Palazzo Madama, ma per fattori di nascita (genovese) e di collegio elettorale, considerato nell'occasione un interlocutore abituale, uno di casa, al quale sono state addirittura affidate le conclusioni dell'incontro.

Perciò, hanno destato scalpore le dichiarazioni, nella stessa assemblea, di Paolo Vitelli, presidente Ucina, che non aveva proteste da formulare e, anzi, sottolineava, nell'occasione, il felice e proficuo rapporto avviato dall'Unione e dalla nautica, col Governo e il mondo politico.

E che le dichiarazioni di Vitelli rispondano a verità lo sa bene tutto il settore nautico. Però, adesso, disponendo dei dati Censis, ragionevolmente al di sopra di ogni sospetto, forse varrebbe la pena di iniziare un'altra battaglia.

Ci riferiamo alla politica fiscale del Governo. Infatti, com'è noto, nell'ambito di Ecofin - il comitato dei ministri finanziari europei che si riunisce periodicamente per armonizzare normative e leve fiscali dei vari paesi dell'UE - si è verificato un cambiamento di tendenza rispetto al passato. Quando prevalevano i governi di centrosinistra, si mirava all'armonizzazione delle regole, in vista di un'auspicata eguaglianza delle norme fiscali. Ora, invece, nel momento in cui sembra riprender forza l'idea di una federazione di Stati, delle famose "patrie" (ma i giochi non sono ancora fatti), in seno all'Ecofin appare predominante un concetto opposto: l'uso della leva fiscale come stimolo.

Ogni Stato vuol essere libero di fare scelte indipendenti, quando non risultino in contrasto con le regole di libertà di mercato comunitarie.

Lo stesso concetto che, a suo tempo, ha consentito il leasing francese, la cui introduzione in altre nazioni è stata fortemente osteggiata dalla Commissione europea. Tanto che ha risposto negativamente, per lungo tempo, alle sollecitazioni in proposito del nostro ministero dei Trasporti, che, avendo convinto il ministero delle Finanze, lo voleva introdurre in Italia.

Non è questione di fare i furbi, ma nemmeno di aspettare che lo siano gli altri. E allora, chiediamo al Governo, perché una volta tanto non siamo noi a prendere l'iniziativa? Perché non stimolare lo sviluppo di un mercato interno, visto che, come lo stesso Vitelli e noi abbiamo denunciato più volte, manca tale supporto ai nostri costruttori?

Com'è noto, esportiamo l'80% delle barche che costruiamo, il 90% nel settore delle grandi unità da diporto. Ma le leggi dell'economia di mercato ci dicono che nessun settore può sopravvivere alle crisi senza vendite sul territorio nazionale. Così, quando l'economia degli Stati Uniti entra in crisi o appena se ne profila minaccia, com'è stato dopo l'11 settembre scorso, i nostri imprenditori di settore sudano freddo.

Allora, non aspettiamo le crisi, anticipiamo i tempi, utilizziamo la leva fiscale, riduciamo l'IVA sulle barche, come, in pratica, ha già fatto la Francia col "giro" del leasing, soffiandoci sotto il naso miliardi di IVA e di altre imposte sulle attività commerciali non svolte, sui guadagni individuali non realizzati. L'importante è non dare spazio a sterili e anacronistiche demagogie.

Se il Governo vuole un aiuto per il suo progetto di crescita economica, guardi anche alla nautica come a un comparto produttivo e turistico suscettibile di grande sviluppo, molto apprezzato e invidiato all'estero. La nautica non è un settore di largo consumo. La riduzione non comporterebbe danni all'Erario, anzi, incrementando le vendite interne, potrebbe allargare il mercato, creare indotto e occupazione, accrescere in maniera sensibile il complessivo ritorno del gettito fiscale.

Nell'interesse generale del Paese, vogliamo difendere il futuro della nautica?

Questo testo, se non si riferisce al numero di Nautica correntemente in edicola, viene pubblicato esclusivamente a fini storici e le opinioni espresse potrebbero non coincidere più con quelle della Direzione e/o della Redazione di Nautica Editrice Srl