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MENSILE INTERNAZIONALE
DI NAVIGAZIONE

Copertina di Nautica

Mese di pubblicazione

Editoriale del numero 483

Giustificato allarme da parte dell'utenza

TROPPO ALTI I PREZZI DELLE BARCHE

Numerosi nostri lettori e abbonati, avvicinandosi al prodotto barca per cambiare scafo o acquistare il loro primo guscio, rimangono esterefatti di fronte ai prezzi che vengono richiesti sul mercato. E sicuramente hanno ragione.

Avrà inciso l'entrata in vigore dell'Euro, che ha fatto rincarare un pò tutto, o forse, avendo molti cantieri già venduto la produzione 2002, si praticano al momento prezzi d'affezione, ma certo è che il costo delle barche nuove si è attestato su livelli molto alti e, purtroppo, sembra, in costante accrescimento.

Il fenomeno è allarmante perché l'appassionato che poi è la base vitale stessa del settore, è impotente di fronte a prezzi che sono per lui per lo più irraggiungibili, mentre, per quanto riguarda i costruttori, rischia di compromettere ulteriormente l'accesso alla nautica di nuove generazioni di acquirenti.

Un miliardario non ha problemi se la barca dei suoi sogni (o dei suoi affari) costa qualche centinaio di milioni in più. Invece il potenziale acquirente di un semicabinato a motore al limite dei m 7,50 che si sente chiedere tra i 150 e i 200 milioni (o più aggiungendo l'Iva) rinuncia immediatamente, aspettando tempi migliori.

Ma non può comprare una barca più piccola?

Certo, ma i prezzi sono cresciuti in proporzione, troppo per chi sacrifica altre esigenze sempre importanti. Allora si rivolge all'usato. E qui scopre che l'usato buono non c'è e quel poco disponibile costa un sacco di soldi. Una volta si vendeva per ricomprare, oggi, pur vendendo bene, la differenza da investire per il nuovo è tale da scoraggiare i più.

Di chi la colpa?

Naturalmente viene spontaneo dire: dei costruttori. Ma noi, che non siamo mai teneri con essi, dobbiamo convenire che più che una loro responsabilità, il lievitare dei prezzi delle barche è una conseguenza dell'evoluzione dei mercati.

In questi anni, com'è noto, i nostri costruttori sono stati protagonisti in campo internazionale, tanto da divenire i maggiori produttori mondiali di grandi barche. Lo stesso successo hanno incontrato i i nostri accessoristi, mentre le unità medie e piccole italiane si sono sparse in tutta Europa e più lontano.

L'ottimo lavoro svolto, infatti, ci ha fatto superare quelle prevenzioni e diffidenze estere che una volta ci emarginavano commercialmente. Così, i cantieri hanno trovato in Europa e oltremare gli acquirenti che il mercato interno, per cecità dei nostri governanti, non riusciva a offrir loro. Una liretta estremamente competitiva ci ha aperto, negli anni passati, tutti i mercati mondiali che giravano nell'orbita del dollaro Usa, della sterlina britannica e del marco tedesco.

Per la stessa ragione, anche in italia, in proporzione, si acquistava più a buon mercato. Il cambio fisso con le monenete comunitarie ci ha lasciato ancora un pò di margine, ma con l'Euro, invece, tale vantaggio è scomparso e ora paghiamo come gli americani e gli altri, non guadagnando però in proporzione quanto loro. L'attuale risalita dell'Euro rispetto a dollaro e sterlina, inoltre, rischia ora di diminuisce la competitività dei prezzi europei sul mercato nautico globale. Perciò la sfida commerciale - ottimo e ricercato restando (anche se imitatissimo dai concorrenti) lo stile italiano - si è dovuta forzatamente spostare sulla qualità e una maggiore produttività (che richiede migliori impianti e una più diffusa professionalità a tutti i livelli).

È evidente che tutto ciò costa e si riflette sui prezzi, come gli innumerevoli adempimenti richiesti dalle autorità locali e regionali e dalle assurde direttive europe, che sono il trionfo dei burocratri. Tanti soldi spesi, essenzialmente, per la gioia dei certificatori...

Ora tutti aspettano che l'economia Usa riparta. In primis i costruttori di grandi barche (sui quali peraltro incombe la minaccia di dazi di ritorsione, a causa della guerra europea agli acciai americani), ma anche tutti gli altri, perché gli Stati Uniti fanno da volano economico al resto del mondo. Nei cantieri americani ci sono licenziamenti e nel contempo si è investito in produttività e qualità, mentre il settore negli Usa (come si può leggere in un'analisi di Alfredo Gennaro nella rubrica Nautimondo) non attraversa certo un buon periodo.

Sintomatica anche la ristrutturarazione della Evinrude (vedi altro servizio nel Nautimondo, n.d.r.), che per ridurre le spese dell'assistenza post vendita dei fuoribordo sta ricercando una qualità esasperata della produzione. Perciò costruttori italiani e stranieri, continuano a lavorare in funzione dell'esportazione, su barche valide un pò per ogni mercato, all'insegna della qualità, il che significa prezzi sempre un pò più alti per tutti, a meno che qualcuno non faccia operazioni di dumping, cioè venda sotto costo per mettere in difficoltà i concorrenti. Così il nostro mercato interno continuerà a rimanere in secondo piano. Speriamo che la correzione apportata da una circolare delle Finanze, di questi giorni, al leasing italiano, nella quale il risparmio maggiore rimane però per le grandi unità, possa stimolarlo.

Comunque, ancora una volta, i migliori clienti della nostra nautica rimangono gli stranieri, principalmente quelli che poi svolgono la loro attività diportistica nelle acque mediterranee.

La realtà è che il settore vive di esportazioni e, giustamente, vi si deve adeguare. È inutile, quindi, aspettare tempi migliori. I prezzi, in prospettiva, purtroppo, potranno solo crescere. Tuttavia i costruttori debbono prendere coscienza del fatto che seguire l'attuale clientela verso barche sempre più grandi e costose potrà solo aggravare il problema, rinviandolo nel tempo, ma allontanandoli da quella base nazionale di appassionati sognatori che però rappresentano il domani. Verso di essi vanno prese delle iniziative, come saggiamente sta facendo la Fiv per i neofiti della vela, stimolando la progettazione di nuovi scafi da iniziazione, d'avvio.

Perché l'Ucina non prende qualche iniziativa a favore di quell'utenza che afferma di rappresentare? Perché, ad esempio, non crea un consorzio di sviluppo della nautica tra i cantieri più importanti, lanciando un concorso tra i progettisti professionisti per una barca a motore d'iniziazione, adatta anche per la pesca sportiva, sicura, ecocompatibile e inaffondabile, che possa essere costruita e venduta a prezzo contenuto per creare nuove leve? Tale consorzio potrebbe accollarsi la spesa degli stampi e poi far curare la costruzione a cantieri minori disponibili, che ne rispettino gli standard.

Noi stessi, come rivista, saremmo disponibili a supportare una campagna promozionale di lancio e saremmo lieti di inserire l'iniziativa - e certo i nostri partner saranno tutti favorevoli - nei programmi dei concorsi di progettazione indetti annualmente con l'Accademia Navale di Livorno, con l'Università di Genova, con il Politecnico di Milano, con la Scuola di progettazione per il diporto di La Spezia e gli altri che si stanno via via aggiungendo. Probabilmente, sul piano pratico, ciò che suggeriamo non è facilmente realizzabile, specie nell'alchimia gestionale di un'associazione, ma l'importante è che si cominci a pensare seriamente ai diportisti di oggi e di domani e a contenere il prezzo del nuovo.

Il nostro vuole essere solo un sasso lanciato nello stagno.

Questo testo, se non si riferisce al numero di Nautica correntemente in edicola, viene pubblicato esclusivamente a fini storici e le opinioni espresse potrebbero non coincidere più con quelle della Direzione e/o della Redazione di Nautica Editrice Srl