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MENSILE INTERNAZIONALE
DI NAVIGAZIONE

Copertina di Nautica

Mese di pubblicazione

Editoriale del numero 484

Investire nella nautica

UNA PROSPETTIVA ALLETTANTE

Alcune notizie dell'ultim'ora sono importanti per comprendere come si stia evolvendo il settore della nautica da diporto nel nostro paese. La prima, di cui riferiamo a parte, più avanti, nella rubrica Nautimondo, riguarda l'Opa (offerta pubblica di acquisto) amichevole lanciata dalla banca d'affari Schroder Venture sul 100% della Ferretti. La seconda concerne uno dei nomi più prestigiosi del settore, i Cantieri di Pisa (fondati nel '56 da Gino Bini e da Antonio Sostegni), acquisiti al 51% dalla tedesca Dresdner Kleinwort Capital - una divisione del gruppo bancario e assicurativo Allianz-Dresdner - che tra gli obiettivi ha anche quello di portare il cantiere alla quotazione in Borsa entro tre anni.

Da parte sua, Ferragamo riparte alla grande, con un nuovo cantiere in Finlandia, per costruire più Swan, e aprendo quattro nuovi centri di servizio e assistenza negli Usa e in Europa.

Baglietto, infine, sta creando a La Spezia - dove, grazie alla lungimiranza politica degli amministratori locali, sta nascendo un polo nautico di rilevanza europea - un cantiere, già operativo per barche oltre i 30 metri, dove sarà possibile costruire al coperto navi da diporto in lega e in acciaio fino a 140 metri.

Senza dire dell'attività della Fipa a Viareggio, di Rizzardi nel Lazio, di Ferretti a La Spezia (dov'è arrivata anche l'Azimut) e a Castellammare di Stabia, mentre già si parla di ulteriori nuove acquisizioni di cantieri, forse imminenti, nei progetti di Schroder Venture per il Gruppo di Forlì.

Ma un ulteriore contributo positivo al mercato è prevedibile possa venire anche dalla disponibilità, entro il 2003-2004, di circa 20.000 e più nuovi posti barca, costruiti o in costruzione grazie al decreto Burlando (stanno partendo anche i lavori del porto turistico di Varazze dell'Azimut), mentre, pur senza una nuova legge, numerosi altri sono in via di definizione. Insomma, un quadro certamente incoraggiante per una stagione nella quale il lavoro alle nostre aziende di settore non è mancato.

Si può perciò azzardare che, mai come in questo periodo, il mondo della nautica da diporto è stato pieno di iniziative, che ne dimostrano la vitalità e la crescita.

Infatti, è stato superato, almeno in parte, l'handicap politico con la legge in discussione alla Camera, per la quale sembra che il Governo, almeno per il momento, voglia lasciare via libera al Parlamento, anche se una nuova proposta dei DS con Carlo Carli, che richiederà l'esame di numerosi emendamenti (in Commissione Trasporti, a Montecitorio), rischia di allungarne i tempi.

Stanno crescendo i costruttori, stimolati dall'ottimo andamento del mercato di questi ultimi anni, a investimenti produttivi.

Sta aumentando la professionalità di dirigenti e addetti, con aziende finalmente competitive - su un mercato produttivo ormai livellato dall'Euro, ma in continuo ampliamento europeo e globale e agevolato dall'ulteriore diffusione del leasing - non solo sullo stile ma nella progettazione e nella qualità intrinseca del prodotto.

Abbiamo conquistato, grazie ad alcune importanti aziende, quella credibilità internazionale che una volta era il nostro tallone d'Achille, a causa dello scarso rispetto delle date di consegna e per la carenza o totale mancanza d'assistenza post vendita (agli occhi statunitensi finora bagaglio solo dei loro cantieri nazionali e nordeuropei).

Fin qui la parte positiva, tuttavia, in questi mesi il mercato è diventato riflessivo, troppo riflessivo. Com'è noto, i problemi hanno investito prima il settore delle barche piccole, poi le medie e ora proiettano timori sul futuro anche dei megayacht.

Allora, si chiedono in molti, i 170 maxi costruiti o ancora in costruzione quest'anno in Italia, sono l'apice di una bolla di grande mercato destinata rapidamente a sgonfiarsi? Oppure ci sarà un ulteriore sviluppo, al quale, a quanto sembra, un pò tutti i costruttori stanno cercando di prepararsi, acquistando o costruendo nuovi cantieri, nuovi porticcioli o darsene, arricchendo i loro staff di professionisti?

Ma è giusto, in questo momento, investire nella nautica da diporto?

Secondo noi, la risposta, senza eventi di particolare drammaticità, dovrebbe essere positiva e lo stesso possono rispondere coloro che tanto proficuamente hanno investito in azioni Ferretti (+76,1% sul prezzo di collocamento del giugno 2000). Tuttavia occorre buonsenso, sia per gli operatori sia per gli investitori. Per i primi valgano le esperienze di precedenti momenti di euforia poi non supportati dal mercato, che hanno punito il passo più lungo del dovuto. Per i risparmiatori il consiglio è di non superare mai il 15-20% del capitale da investire.

Fattori negativi restano, purtroppo: il protrarsi della recessione americana; l'Euro troppo forte e il conseguente contrarsi delle esportazioni europee negli Usa; il pericoloso effetto di gravi atti di terrorismo internazionale.

Secondo noi, i benefici degli aspetti positivi dovrebbero per lo meno compensare i danni dei negativi.

Ma una prima indicazione del mercato l'avremo tra poco, al prossimo Festival de la Plaisance di Cannes.

Frattanto, in molti ci hanno chiesto: il fatto che importanti operatori finanziari si interessino alla nautica e investano capitali in partecipazioni azionarie in cantieri di un certo nome va visto come un fatto positivo? È un indice di crescita oppure di pericoli, dai quali si cerca di uscire attraverso un azionariato più diffuso, alla caccia di plusvalori che pareggino i conti?

Noi propendiamo certamente per la prima ipotesi.

Questo testo, se non si riferisce al numero di Nautica correntemente in edicola, viene pubblicato esclusivamente a fini storici e le opinioni espresse potrebbero non coincidere più con quelle della Direzione e/o della Redazione di Nautica Editrice Srl