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MENSILE INTERNAZIONALE
DI NAVIGAZIONE

Copertina di Nautica

Mese di pubblicazione

Editoriale del numero 486

Mercato riflessivo, industria nautica italiana comunque attiva

IN MARE: UN'ESTATE DA DIMENTICARE

Almeno nella nautica, il periodo positivo prosegue. Nel 2001 c'è stato un ulteriore sviluppo dell'industria di settore, prima in Europa, seguita dall'Olanda e seconda nel mondo, dopo gli Stati Uniti. La produzione lo scorso hanno è cresciuta del 18,5%, con un contributo al prodotto interno lordo italiano, il famoso PIL, che, ha comunicato l'Ucina, sfiora i 1.800 milioni di euro. Il progresso continua ancora nel 2002, attestandosi però, sempre secondo stime dell'associazione degli operatori di settore, solo tra il 5 e il 10%. Le previsioni per il 2003 parlano di costruttori di grandi barche in buona parte coperti da ordini già acquisiti e gli altri che attendono le risultanze del Nautico di Genova. I megayacht e motoryacht italiani piacciono e si propongono sul mercato globale a una schiera sempre più vasta di miliardari.

È vero sono beni che costano, e anche tanto rispetto all'utilizzo che poi se ne fa, ma se c'è questa richiesta e siamo in grado di soddisfarla è un bene per la nostra economia, anche perché, nonostante la congiuntura economica mondiale, se ne prevede una domanda crescente. Ciò spiega perché, sull'onda dei buoni affari conclusi in questi ultimi anni, molte aziende stanno investendo per potenziare le loro strutture con nuovi padiglioni, stabilimenti e basi a mare.

Purtroppo, di contro, si allarga sempre più la forbice tra ricchi e poveri, con tensioni sociali, politiche e di integralismo religioso che pur vanno assolutamente risolte con giustizia. Ma non è questa la sede per discuterne. Restando invece in campo nautico, è la nautica piccola e media a risentirne, anche se fortunatamente parte delle persone molto abbienti - sono decine di migliaia anche in Italia - preferiscono restare su barche medie di qualità, magari ricorrendo al leasing italiano, chiamato all'importante esame del Nautico di Genova.

Perciò sarà più che altro la nautica minore, nel 2003, a dover lottare per il futuro. Lì la forbice si fa già sentire da qualche tempo, e le piccole barche si allontanano sempre più da chi vorrebbe comprarle e tuttavia non può perché incompatibili con le sue disponibilità economiche.

Fortunatamente vendiamo all'estero, anche se in quelle statistiche sono incluse numerose barche acquistate da italiani con il leasing francese e quindi regolarmente battenti bandiera francese. Come indica l'Ucina, la produzione delle imbarcazioni da diporto, nel 2001, ha raggiunto il valore di 1.388 milioni di euro e l'export è cresciuto del 29%, raggiungendo i 1.087 milioni di euro. Ora nella nautica lavorano direttamente 15mila addetti, senza considerare l'indotto, notevolissimo.

E non parliamo solo dei due gruppi maggiori Azimut e Ferretti, ma di qualche decina di belle aziende in sicura espansione.

L'Opa per il pacchetto azionario di Ferretti è andata buon fine e ora il Gruppo potrà sviluppare i suoi investimenti senza i condizionamenti di una Borsa sempre più umorale, mentre chi ha investito sul titolo è stato premiato.

C'è da segnalare anche un incoraggiante sviluppo industriale della nautica in Sicilia e in Calabria e un pò in tutto il Mezzogiorno afflitto peraltro da una gravissima carenza di portualità turistica, senza porti rifugio su lunghissimi tratti di costa. Però, sono barche destinate anch'esse in gran parte all'esportazione o al centro-nord. In proposito l'Ucina presenterà a Genova il suo progetto di portualità per il Mezzogiorno, che, per la sua importanza, dovrebbe rientrare nel programma Obiettivo della Finanziaria 2002.

Il problema più grave da risolvere, a questo punto, insieme a quello della portualità turistica, è che si possa contare su un mercato interno. "Esportare troppo è un pericolo" - è il grido d'allarme del presidente Ucina, Paolo Vitelli. "Occorre un mercato interno per parare almeno in parte un'eventuale caduta o rallentamento delle esportazioni".

"Impossibile - rispondiamo noi - se si ripeteranno stagioni come quella appena trascorsa".

Purtroppo, l'estate a mare, tra il maltempo che è imperversato per quasi tutta l'estate e le difficoltà burocratiche che hanno tartassato i naviganti è da dimenticare e non induce a darsi alla nautica ma ad uscirne. La confusione normativa, infatti, impera:

  • sindaci di isole e località nautiche costiere che emanano ordinanze, ahimè di loro competenza, che impediscono di ormeggiare e prendere il bagno a meno di 200 metri dalla costa, rendendo praticamente impossibile a chi ha una barca di usarla per la principale ragione d'acquisto;

  • aree marine protette dove, pagando, si può fare tutto, anche infischiarsene delle ordinanze delle Capitanerie;

  • aree marine protette non segnalate dove si prendono multe milionarie e sta al buon cuore del pubblico ufficiale non procedere alla confisca dell'imbarcazione;

  • coste dove, anche in assenza di aree di balneazione, non si sa mai se si possa o meno atterrare con la barca;

  • divieti sulla sicurezza, emanati dagli oltre 90 uffici marittimi con giurisdizione sulle nostre coste, che chi naviga non può assolutamente conoscere;

  • divieti riguardanti il demanio marittimo emanti da migliaia di enti locali regionali, questi ancora più misteriosi per chi va in barca;

  • corpi di polizia marittima operanti "in concorso" alla Guardia Costiera che, andando a scartabellare nelle pieghe del Codice della navigazione - com'è noto, si ricorre sempre ad esso per quanto non previsto nelle leggi di settoreleggi di settore - che invece di svolgere opera di prevenzione come quelli delle CP - chiedono assurdamente alle barche da diporto adempimenti non assolti neanche dalle navi.

Navigare nei mari italiani, infatti, è diventato praticamente impossibile. Abbiamo un'industria nautica che primeggia nel mondo, ma tra poco per andare in barca dovremo trasferirci all'estero. La patria del diritto si è incartata da sola e diventa ogni giorno più prigioniera della sua burocrazia.

Speravamo in una nuova legge che ridesse serenità alle nostre navigazioni, elimindando quanto meno una parte degli handicap, ma il contrasto di priorità e interessi ha rallentato un iter che a livello parlamentare si prometteva abbastanza veloce. Doveva essere approvata dalla Camera in tempo per il Salone Nautico di Genova, per poi passare all'esame del Senato. A meno di un miracolo non sarà così, perché l'intenzione dei proponenti è quella di apportare tutti gli emendamenti nell'esame in aula a Montecitorio per approvarla senza emendamenti al Senato e averla vigente prima della prossima stagione nautica.

Resta comunque da dire che tra diatribe e modifiche di tipo politico e amministrativo, gran parte delle innovazioni e della deregulation previste nei testi originali dell'on. Luigi Muratori e del sen. Mauro Cutrufo si son perse per strada, mentre si riaffacciano nuovi problemi che speravamo risolti. Ci riferiamo ancora una volta alla portualità turistica, ma ne parleremo un'altra volta.

Questo testo, se non si riferisce al numero di Nautica correntemente in edicola, viene pubblicato esclusivamente a fini storici e le opinioni espresse potrebbero non coincidere più con quelle della Direzione e/o della Redazione di Nautica Editrice Srl