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MENSILE INTERNAZIONALE
DI NAVIGAZIONE

Copertina di Nautica

Mese di pubblicazione

Editoriale del numero 487

Dopo i primati si guarda con attenzione al 2003 e al futuro

MA SARÀ UN ANNO DI DURO LAVORO PER TUTTI

Questo 42° Nautico di Genova è stato definito, a ragione, il Salone dei primati. Se si guarda, infatti, ai risultati ottenuti nel 2001 - ma anche negli anni immediatamente precedenti - e all'andamento del 2002, si comprende che l'industria nautica italiana, e con essa il Salone nautico internazionale di Genova, ha ormai consolidato un ruolo di riferimento, su questo mercato, a livello globale.

Siamo primi in Europa e secondi al mondo per il valore della produzione (1.388 milioni di euro) e primi su tutti, Usa compresi, nella costruzione di superyacht. Prescindendo dalle dimensioni, il primato nel fatturato complessivo, a livello mondiale, resta, invece, agli Stati Uniti, (10.053 milioni di euro). Così l'area geografica nordamericana rappresenta il 47,8% del mercato globale, l'Europa il 25%, il resto del mondo appena il 27,2%.

Proprio in tale quadro, i primati raggiunti dalla nostra cantieristica sono eclatanti, come del resto quello del comparto accessoristico, che ha raggiunto un fatturato, anch'esso principalmente in esportazione, di 834 milioni di euro ed è secondo solo a quello degli Usa.

Tali risultati sono il frutto di una logica finalmente industriale: la nautica italiana è uscita, infatti, dalla caratterizzazione artigianale del passato e ha conquistato di forza quel posto al sole nell'economia nazionale che prima, essenzialmente per demagogie politiche, le veniva contestato, contribuendo al Pil, il prodotto interno lordo, con 1.776,6 milioni di euro, pari al 18,5%

Il valore da primato è però principalmente frutto dell'affermazione delle nostre grandi imbarcazioni e navi da diporto, vendute essenzialmente in esportazione. La richiesta mondiale è via via cresciuta: 130, 150, 170, ora, nel 2002, 500 megayacht. Di questi, i nostri cantieri, ben 27, se ne sono aggiudicati 170, che daranno loro lavoro per almeno due anni.

Fuoco di paglia? Tutt'altro. E proprio i grandi costruttori ne sono il termometro. In una previsione abbastanza generalizzate nel settore, il trend di questo comparto dovrebbe restar positivo a lungo, rivolgendosi esso a una clientela miliardaria, che proprio nei periodi di crisi accresce, in genere, le sue già grandi possibilità economiche. Vi sono al mondo decine, centinaia di migliaia di miliardari - soltanto in Italia ne abbiamo oltre 30.000 - e se solo l'1 o il 0,5% di essi volesse farsi o cambiare la barca, questi cantieri avrebbero lavoro per decenni. Aumenta la povertà, aumenta la forbice tra chi può e chi non può, ma aumentano anche i miliardari e forse a un ritmo maggiore di quanto possiamo immaginare, agevolati dal trionfo della comunicazione, delle nuove tecnologie, dall'ampliamento mai così vasto dei mercati.

Oltre tutto, ora hanno scoperto che possono rientrare di almeno parte delle spese di gestione attraverso il noleggio, di cui è crescente la richiesta.

Tali valutazioni sono state ben considerate da chi di dovere e in conseguenza di esse, pensando al futuro, sono stati fatti e sono in corso cospicui investimenti.

Ne abbiamo diversi esempi in casa, come il Gruppo Azimut-Benetti, il Gruppo Ferretti, Baglietto, Perini Navi, San Lorenzo, S.N.P. Rodriguez e numerosi altri. Tanto per dare un esempio delle strategie avviate, riassumiamo, in tabella, ciò che sta facendo il Gruppo Azimut- Benetti. E allo stesso modo, preferibilmente in autofinanziamento, stanno investendo Ferretti - che pensa ad altre acquisizioni e sta per lanciare nuove linee -, tutti gli altri citati sopra e altri ancora. Certo, eventi mondiali imprevisti potrebbero ritardare questi progetti, ma anche spingere verso realtà familiari e di piccoli gruppi, chiamati a sostituire, per motivi di sicurezza, gli attuali grandi mezzi di vacanza collettiva.

Pertanto, a questi livelli, il quadro della nautica rimane, nonostante tutto, molto positivo.

Il campanello d'allarme, anzi, a questo punto, la sirena suona sulla piccola nautica, quella cosiddetta popolare.

Sono troppo pochi i neofiti, allontanati da prezzi irraggiungibili per chi deve comprare e dalle difficoltà burocratiche che continuano. Si aspettava un messaggio di sviluppo da una nuova legge che guardasse ai problemi dell'utenza, ma si è fermata invece nelle paludi delle competenze e dei diritti sulla portualità turistica.

Purtroppo siamo stati facili profeti, non c'è stata, mentre si è fermata la felice applicazione del Regolamento Burlando, che aveva dato vita a qualche decina di approdi, dopo quarant'anni di vergognosa ignavia. Tutto è passato alle Regioni. Ora tutto è fermo. Speriamo che dopo Finanziaria e Cirami, qualcuno pensi anche alla nautica. L'on. Vizzini, a suo tempo ministro della Marina Mercantile, aveva ridotto l'IVA per i natanti al 9% e il mercato delle barchette era andato a gonfie vele. Ora ne abbiamo parlato e subito ci è stato risposto: è impossibile. Perché? Si pensi all'indotto, alle attività, ai posti di lavoro che si creerebbero, al fatto che ogni euro investito nel settore, dal punto di vista del reddito, produce ricchezza per 5,019 euro compreso l'indotto turistico. La riduzione dell'aliquota sarebbe ampiamente ripagata dal gettito di imposte dirette e indirette esigibili grazie al volano di questa iniziativa.

La strada fiscale è l'unica via perseguibile per sviluppare la nautica minore, assieme agli scivoli. Ma non demordiamo e torneremo sull'argomento. Quando siamo impopolari tra chi può, vuol dire che si perseguono altri fini, che si vogliono altri traguardi. Ce lo insegna l'esperienza.

Ma noi speriamo che qualche esponente del Parlamento raccolga questo appello, che vuol difendere il domani della nautica, come a suo tempo Burlando difese la libertà di VHF ai fini della sicurezza, richiesta allora considerata assurda e dannosa dall'Ucina. Fin quando le barche le esportiamo e non creiamo un consistente mercato interno, la nostra bella industria nautica sarà sempre a rischio. Concludendo, un salone forse disturbato da molti eventi, che però ha confermato, qualora ce ne fosse stato bisogno, un interesse costante per la nautica da parte di milioni di cittadini. Il 2003 sarà un anno di duro lavoro per tutti per far quadrare i bilanci, ma siamo abbastanza ottimisti.

Alla fine il sole, nel mondo, vince sempre.

Il Salone? Bellissimo, anche per la nuova tensostruttura, ma con i difetti ambientali di sempre, che solo l'ottimo lavoro dei due segretari generali di Fiera e Ucina e la grinta del presidente Paolo Vitelli stanno riuscendo a ridurre.

Questo testo, se non si riferisce al numero di Nautica correntemente in edicola, viene pubblicato esclusivamente a fini storici e le opinioni espresse potrebbero non coincidere più con quelle della Direzione e/o della Redazione di Nautica Editrice Srl