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MENSILE INTERNAZIONALE
DI NAVIGAZIONE

Copertina di Nautica

Mese di pubblicazione

Editoriale del numero 513

C'è stato un chiarimento del Ministero

NOTIZIE NON RISPONDENTI ALLA REALTA'

Nonostante la cortina di silenzio abilmente creata attorno al testo definitivo dell'emanando Codice della navigazione da diporto, sono filtrate alcune notizie su alcuni siti Internet, che avevano preoccupato "Nautica" e tutto il settore.

Il tam tam era stato immediato e, naturalmente, ne eravamo stati investiti. Pressato, il Ministero ha dovuto scoprire le carte, e molti timori sono stati fugati, come si può leggere dal comunicato Ucina che pubblichiamo nel sottostante box.

Ci sembra, tuttavia, che i problemi di fondo rimangano irrisolti. Prima di tutto si tratta di un testo carente, perché ha dei buchi che costringono alla consultazione del Codice della Navigazione, un legame che la legge 172/2003 voleva specificamente eliminare. A nostro parere, per ottenere la chiarezza di lettura richiesta dal legislatore, il Codice della navigazione da diporto deve essere completo, senza rinvii ad altre leggi. Ciò anche se, per redigerlo, possano essere necessari molti più articoli di quelli attualmente previsti. Ma sempre con buonsenso, perché i tempi sono cambiati. Il cittadino diportista va per mare per sua libera scelta, non perché glielo concede lo "stato mamma". È un suo diritto.

La normativa deve proteggerlo dagli eccessi, ma, al contempo, deve agevolarlo in quest'attività di tempo libero, di carattere prevalentemente turistico, che deve poter svolgere serenamente.

Il nuovo codice, invece, sembra saldamente ancorato al tradizionale fiscalismo burocratico. Manca ancora, ad esempio, la conferma esplicita del diritto acquisito dal diportista sulle dotazioni di sicurezza da tenere a bordo. Ora sono in funzione dell'effettiva distanza di navigazione dalla costa e non in base all'omologazione dell'unità.

Come sarà in futuro? Come paventavamo, la famosa circolare del 23 febbraio 2004, che in alcuni passaggi burocratici obbligati richiede il certificato di idoneità, (rilasciabile solo se l'unità è conforme a tutte le richieste della Direttiva 94/25/CE) anche a imbarcazioni costruite con la legge 50/71, (invece esplicitamente escluse da tale necessità dalla direttiva stessa) è stata pienamente recepita dalle nuove norme. Si è aggiunta inoltre la suddivisione dei natanti in due categorie: quelli fino a m 7,50, esclusi da qualsiasi tipo di controllo; gli altri da m 7,50 a m 10,00 sottoposti ogni otto anni a visita d'idoneità.

Perché? La Direttiva 94/25/CE non lo prevede e il Parlamento non l'ha richiesta.

In pratica, con grande disinvoltura e senza alcun mandato, si cerca di mantenere tutta la nautica in un cerchio di ferro burocratico, usando, come al solito, il grimaldello della sicurezza, davanti al quale tutti, per non correre rischi (non si sa mai), si arrendono.

A chi porteranno vantaggio le molte certificazioni richieste? Solo agli enti di certificazione, che con tali norme, ad hoc, potranno notevolmente sviluppare le loro attività. Tutto ciò in nome della sicurezza, necessità avvalorata, si può pensare, da luttuose statistiche. La pericolosità della nautica, invece, è in pratica statisticamente inesistente.

Non parliamo di quattro o cinquemila morti, come accade annualmente sulle strade, ma nemmeno di centinaia, ma neppure di decine.

Ci riferiamo a quelle malaugurate una o due vittime, purtroppo causate ogni anno dalla maleducazione e irresponsabilità di qualche sciagurato, ma certamente non imputabili a ragioni tecniche di costruzione o motorizzazione. E se un diportista è colto da infarto in navigazione non è certo colpa della barca.

Visto, allora, che questa sinistrosità non esiste, considerato che per tale ragione le polizze assicurative della nautica riguardanti la responsabilità civile sono tra le più basse in assoluto, come mai qualcuno si è svegliato una mattina con questo "rodimento", con questo tarlo angosciante di inasprire i controlli e, con tale scusa, prelevare un bel pò di quattrini dalle tasche dei diportisti?

Quando mai potrà crescere la nautica in Italia?

Certo, non si può fare di tutta l'erba un fascio, ma non si può nemmeno restare inerti ad aspettare. L'Ucina ha finalmente preso posizione e speriamo lo faccia fino in fondo, nel chiaro interesse dei suoi associati e della gallina dalle uova d'oro, ovvero gli utenti. Anche noi faremo il possibile. Siamo ancora in tempo. Già la situazione commerciale del settore sta peggiorando di giorno in giorno, pensate all'effetto negativo che potrebbe avere l'entrata in vigore di un codice disincentivante.

IL COMUNICATO UCINA

Sono recentemente apparse notizie in merito al Nuovo Codice della Navigazione da Diporto di carattere infondato che rischiano di confondere il mercato e in merito alle quali UCINA, sentito il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti e sentite le Istituzioni preposte all'elaborazione del Nuovo Codice, ritiene opportuno formulare alcuni chiarimenti.

Premessa. Occorre anzitutto premettere che il Nuovo Codice nasce da una delega contemplata all'art. 6 della L. 172 dell'8/7/2003. Con tale delega si è impegnato il Governo, quindi il Ministero delle Infrastrutture Trasporti, a redigere un testo unico che abbia come obiettivo quello di uniformare le norme, allineandole a quanto previsto dalla più recente legislazione europea, semplificando ulteriormente, ove possibile, quanto già attuato dalla Legge 172 stessa. Le notizie in questione apparse su alcuni siti Internet di cui più propriamente seguono le corrette valutazioni, evidenziano disposizioni non solo più restrittive rispetto alla Legge 172 ma in alcuni casi reintrodurrebbero norme già abolite nel corso degli anni da modifiche incorse alla L. 50/71 sulla nautica. Come noto UCINA, insieme a Enti, Associazioni e operatori di settore della nautica, ha collaborato con il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti a realizzare una proposta di Codice della Navigazione da Diporto, oggi in esame alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, che interpreta lo spirito di semplificazione previsto come detto dalla Legge 172. UCINA sta anche offrendo la propria collaborazione nell'ambito dell'iter legislativo previsto per individuare quelle possibili ulteriori forme di alleggerimento normativo rispetto al testo del Codice attualmente noto. Obiettivo da tutti condiviso, semplificare la normativa che caratterizza il settore rendendo più semplice per tutti andar per mare.

A conferma di quanto emerso si allega alla presente nota il file del testo elaborato dal Ministero delle Infrastrutture e Trasporti per il quale, come si evidenzia nel dettaglio che segue, potrebbero essere previste ulteriori semplificazioni ad opera tanto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, quanto della Commissione Trasporti di Camera e Senato che ne gestiranno i successivi prosegui legislativi.

Più nel dettaglio, per chiarire le evidenti improprietà riferite nelle dichiarazioni in questione:

Cambio Motore. La normativa attuale contempla la possibilità di cambio di potenza, previa una semplice visita di idoneità tecnica limitatamente alle parti interessate dalla rimotorizzazione da parte degli Organismi tecnici. Non esiste limite massimo percentuale nell'ambito di potenza (evidentemente quanto più la potenza aumenterà tanto più saranno estensivi e approfonditi i controlli da parte dell'Organismo preposto).

Registrazione natanti. Non esiste alcuna richiesta di registrazione dei natanti. Ai sensi della Legge 172 ogni unità fino a 10 metri di lunghezza, sia a motore che a vela, non è soggetta al alcuna registrazione. Solamente le unità comprese tra i 7,51 e i 10 metri saranno munite di una "Attestazione di idoneità", con validità 8 anni, rilasciata da un Organismo notificato all'ottavo anno dalla immissione sul mercato - sarebbe violazione delle norme europee e in particolare della Direttiva 94/25/CE richiedere un certificato di sicurezza per un prodotto immesso sul mercato e munito della relativa marcatura CE - Non esistono prescrizioni in merito ai costi della certificazione né tantomeno dei tempi per entrare in possesso di documenti e delle metodologie dei controlli. Le direttive comunitarie impongono libera circolazione sul mercato da parte anche degli Organismi autorizzati alle visite di sicurezza. Sarebbe contrario a tali norme fissare prezzi relativi a tali accertamenti.

Stazza. La stazza è stata abolita fin dal 1996 con il Decreto Legislativo 436 di recepimento della Direttiva 94/25/CE per tutte le unità fino a 24 metri di lunghezza. Nessuna norma oggi può reintrodurla, in quanto sarebbe contrario alla Direttiva Comunitaria.

Skipper, charter e altro. Il nuovo Codice della Navigazione da Diporto richiede che l'attività di noleggio di cui all'art. 2 della Legge 172 sia condotta da idonee società professionali e da personale qualificato. Non sono previste visite di sicurezza particolari né licenze particolari, ma solo un'annotazione specifica sulla licenza.

Autocostruzione. Il Nuovo Codice della Navigazione da Diporto chiarisce gli accertamenti previsti per le unità autocostruite in merito alle quali l'interessato rinuncia ad apporre la marcatura CE (in quanto non soggetta alla Direttiva 94/25/CE). Tali unità risulteranno verificate in conformità alle norme correnti senza aggravi procedurali né di requisiti tecnici.

UCINA precisa inoltre di non aver partecipato ad alcuna riunione in data 29 Novembre 2004 e di essere in contatto con i propri soci per verificare in qual misura dichiarazioni non corrispondenti al vero abbiano causato turbative al mercato e danni agli operatori.

Si rimanda alle competenti sedi legali ogni tipo di valutazione in merito a dichiarazioni personali rilasciate ai danni di UCINA.

Questo testo, se non si riferisce al numero di Nautica correntemente in edicola, viene pubblicato esclusivamente a fini storici e le opinioni espresse potrebbero non coincidere più con quelle della Direzione e/o della Redazione di Nautica Editrice Srl