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MENSILE INTERNAZIONALE
DI NAVIGAZIONE

Copertina di Nautica

Mese di pubblicazione

Editoriale del numero 514

Dal 36° Boot di Dusseldorf un importante messaggio

I DIPORTISTI TEDESCHI CI GUARDANO CON SOSPETTO

Quello di fine e inizio anno è tradizionalmente un periodo di stasi per la nautica da diporto. Novembre e dicembre, ma anche gennaio, diventano mesi attivi solo quando i potenziali clienti avvertono che cantieri e importatori hanno già ricevuto molti ordini e temono che un rinvio nella decisione d'acquisto possa lasciarli senza barca.

Quest'anno ciò non è avvenuto e qualcuno nel settore è pessimista. Noi, invece, non lo siamo, anche se il periodo si preannuncia difficile. Pensiamo, infatti, e con noi numerosi operatori, che quando il Sole e il bel tempo prenderanno possesso dei nostri mari, la nautica ripartirà immediatamente. Si risveglieranno allora pure i tedeschi che tengono la barca nelle nostre marine.

Non sarà un anno di grandi numeri, c'è ancora dell'invenduto 2004, ma alla fine il mercato sarà sufficiente per andare avanti abbastanza bene, in attesa di tempi migliori. Del resto, il nostro è un settore atipico, che spesso smentisce sé stesso. Se il Dollaro si rinforzasse, la vendita delle nostre produzioni fuori di Eurolandia andrebbe certamente meglio, ma non si risolverebbero i problemi di vendita in Italia e in ambito comunitario, che è il nostro vero grande mercato. I nostri cantieri, però, con l'inventiva, la programmazione, la qualità e accrescendo la produttività, che consente di abbassare i prezzi, si sono ricavati in esso uno spazio importante. Non dovrebbero avere problemi, pertanto, a meno che non si siano troppo esposti sul piano finanziario per crescere nelle strutture, travolti dall'euforia produttiva del 2001-2002.

Su un mercato globale così svogliato, i prezzi concorrenziali rimangono la carta vincente. Tra una barca più grande di buon prezzo e quella più piccola di maggiore qualità ma più cara, vince sempre la prima. Il contrario può accadere solo su costruzioni molto specializzate, in cui le finalità d'impiego assumono una priorità preponderante. E sul mercato tedesco il prezzo è forse più importante che altrove.

In sostanza, dopo il Salone di Barcellona, gli ordini sono stati ovunque pochi. I visitatori sono diminuiti in tutte le mostre di barche europee, ma in compenso rimangono ovunque molto interessati, il che fa ben sperare per il futuro. Pure il Boot di Düsseldorf ha dato una risposta interlocutoria, che però molti cantieri già si attendevano. Anche se l'economia del paese sta dando chiari segni di rilancio, gran parte degli utenti nautici tedeschi rimane ancora su posizioni di austerity e, se può, compra tedesco, da costruttori nazionali che sono sempre più numerosi (specie nella vela). I dati statistici forniti dalla società fieristica renana indicano, infatti, un calo consistente e costante delle importazioni negli ultimi anni, il segnale di una mutazione in atto di tale mercato di cui si deve tener conto.

Per nostra fortuna, tuttavia, gran parte dei diportisti mittel europei considerano l'Adria, l'Adriatico, il mare ideale per le loro vacanze e comprano italiano.

Quell'utenza, che stiamo raggiungendo con l'edizione tedesca di "Nautica", ci segue sempre con attenzione, anche se attualmente è molto disturbata dai prezzi praticati nella portualità turistica italiana e, in genere, nella ristorazione e negli alberghi. Costiamo troppo e lasciamo spazio ai nostri concorrenti - Balcani, Nordafrica, Mediterraneo orientale, Turchia - che formulano offerte turistiche economicamente più allettanti anche in campo nautico. Si salvano ancora, per comodità logistica e per tradizione, le marine dell'Alto Adriatico, aduse al rapporto con l'utenza di lingua germanica, impostato su una grande trasparenza e concorrenzialità dei prezzi d'ormeggio e dei servizi.

In questo sistema si è giustamente inserita Italia Navigando, che proprio al Boot ha annunciato anche alla stampa tedesca il recente accordo siglato con l'Adac, l'Automobile Club tedesco - sottoscritto al Nautico di Genova col suo vicepresidente, Max Stich - grazie a un'intelligente iniziativa condotta dal consigliere d'amministrazione della società romana, Claudio Gorelli. Se si considera che oltre alle strutture direttamente controllate da Italia Navigando, Renato Marconi, amministratore delegato della SpA, ha sottoscritto accordi di portualità turistica con gran parte delle regioni italiane, una linea diretta con l'Adac dovrebbe contribuire al decollo della messa in rete dei nostri approdi, che è poi l'obiettivo finale di questa società mista, pubblico-privata. Negli ultimi mesi, tuttavia, molti diportisti italiani ci hanno scritto per lamentarsi della crescita del costo degli ormeggi nelle strutture gestite o compartecipate da Italia Navigando, preannunciando il trasferimento delle loro barche in darsene più economiche. Comprendiamo il loro giusto disappunto e restiamo attenti al problema, che seguiremo, ma il risanamento gestionale non può non riguardare anche i prezzi praticati finora, che, ci assicurano a I.N., sono compensati da migliori servizi.

Questo è uno dei cardini operativi della società, che si è accollata il difficile compito di risollevare anche le sorti di approdi più volte falliti, risultato ottenibile, appunto, attraverso la rete di portualità in corso di organizzazione e il call center già avviato. Ma negli obiettivi ci sono anche la portualità alternativa per la piccola nautica, specie con la barca al seguito, e una crescente attenzione alla costruzione di nuovi porticcioli. In tale prospettiva, più vasta è la rete dei contatti maggiori sono le possibilità di successo.

Da segnalare al Boot anche la presenza della Provincia di Roma, per il secondo anno consecutivo nello stand dell'Enit - sapientemente gestito dal Direttore della sede di Francoforte, Italo Somariello - per promuovere la sua costa e i suoi approdi, dal magnifico Riva di Traiano all'annunciato nuovo porto di Fiumicino, al Porto di Ostia, ad Anzio e Nettuno. Non c'era il suo Presidente, Gasbarra, ma in felice rappresentanza c'era Marco Bruschini, Capo del dipartimento Turismo e sport dell'Ente, competente appunto per lo sviluppo della portualità turistica, e con lui, a dimostrazione di un'attenzione bipartisan verso il turismo nautico tedesco, Davide Bordoni e Maurizio Perazzolo, rispettivamente presidente e assessore del XIII Municipio di Roma.

Sfruttando le preziose esperienze già acquisite da altri con l'utenza tedesca, potrebbe risultare molto utile un workshop con Roberto Perrocchio, Presidente delle marine dell'Adriatico, e altri importanti esponenti delle marine venete e friulane, per svolgere adeguate campagne promozionali e sviluppare accordi consorziali.

L'Italia è certamente la meta preferita dai diportisti mittel europei, che in poche ore di macchina o un paio d'ore d'aereo sono sulle nostre coste, ma la concorrenza è spietata e richiede iniziative di sistema, come fa la Spagna, o tariffe molto invitanti, come in molte nuove destinazioni del Mediterraneo.

La sua posizione geografica, il richiamo culturale ed enogastronomico consentirebbero all'Italia di diventare in pochi anni la grande darsena dell'Europa e gran parte delle barche comunitarie potrebbe ormeggiare nei nostri porti, ma abbiamo potuto constatare al Boot, proprio alla presentazione dell'accordo Adac-Italia Navigando, che i tedeschi guardano alla nostra burocrazia con grande sospetto, trovando terreno fertile nelle maggiori pubblicazioni specializzate locali, che, come si dice, ci inzuppano il pane. A quanto pare, molti diportisti tedeschi pensano che come si entra in Italia si è assaliti da controlli, da richieste di pagamento di tasse e balzelli vari.

Anche l'amm. Sergio De Stefano, al Boot per le Capitanerie, ha cercato di sfatare queste leggende, ma in fondo paghiamo il negativo atteggiamento pubblico verso il settore degli ultimi decenni e il poco rispetto per il cliente vigente troppo spesso nella nautica italiana, vissuta quasi ovunque in regime di monopolio e perciò all'insegna del "questo o niente".

È un importante campanello d'allarme, che ci ha fatto immediatamente pensare all'astrusità burocratica che sta per emanare il nostro ministero competente, quello dei Trasporti: un Codice della nautica che torna al passato, a certificazioni illegittime, a un inasprimento dei controlli che non solo impedirà alle barche straniere di iscriversi sui registri italiani - perché offriamo loro uno status assolutamente non conveniente rispetto alla gestioni libertarie dei nostri concorrenti mediterranei - ma suggerirà anche alle barche battenti bandiera italiana di trasmigrare verso siti più accoglienti. Ne abbiamo già parlato più volte su queste colonne.

La cecità non è solo burocratica, ma anche politica e coinvolge i vari Lunardi, Tassone e altri, strumentalizzati dagli enti di certificazione, gli unici a lucrare sulle innovazioni prospettate. Se tale idiozia, nonostante tutto andrà avanti, ci sono già parlamentari pronti ad avviare un nuovo disegno di legge di modifica.

Per i professionisti è giusto essere esigenti, invece per le unità e la navigazione dei diportisti, meno difficoltà normative ci sono e più barche vengono. Parliamo di una potenziale ricchezza che un paese con industria solo di trasformazione come il nostro non può regalare a nessuno.

L'andamento del settore non giustifica, oltre tutto, alcun tipo di restrizione, specie in nome della sicurezza, perché statisticamente, anche per merito della Guardia Costiera italiana, non esiste un comparto più sicuro del nostro. In questo settore dobbiamo recuperare un forte handicap, non perdiamo ancora il vapore.

È vero che quotidianamente cerchiamo in ogni modo di denigrarci di fronte all'opinione pubblica mondiale, con una ferocia politica di tipo medievale, con grave ricasco sulla nostra imprenditorialità, ma non roviniamo anche la nautica.

Questo testo, se non si riferisce al numero di Nautica correntemente in edicola, viene pubblicato esclusivamente a fini storici e le opinioni espresse potrebbero non coincidere più con quelle della Direzione e/o della Redazione di Nautica Editrice Srl