Superyacht.eu Nautica Digitale
Share this page
Tell a friend


MENSILE INTERNAZIONALE
DI NAVIGAZIONE

Copertina di Nautica

Mese di pubblicazione

Editoriale del numero 515

Un Codice di retroguardia per la Navigazione da diporto. Andar per mare è però...

UN DIRITTO DEL CITTADINO, NON UNA CONCESSIONE DEL POTERE

Abbiamo più volte scritto, su queste colonne, che la volontà imprenditoriale guarda lontano, sostenuta, da qualche tempo, nel nostro settore, anche da quella politica.

Non si può dire lo stesso, purtroppo, per la pubblica amministrazione, quasi scelleratamente impegnata a impedire a qualsiasi governo di governare, nel timore di tutto ciò che è innovazione e può diminuire il suo potere. Quando, poi, capita che colui che rappresenta il Governo nel settore è troppo distratto da impegni di partito o troppo digiuno della materia che è chiamato a gestire, succede che la burocrazia cui si lasciano le briglie si sostituisca alla volontà politica e legiferi in sua vece.

È quanto è successo al Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, investito dalla delega data dal Parlamento al Governo, con la legge 172/03, di riunire in un testo unico di chiara interpretazione tutta la copiosa normativa accavallatasi dal 1971 in poi sulla navigazione da diporto. La stessa legge 172 aveva fatto segnare una svolta epocale, stabilendo di svincolare il settore della navigazione da diporto dai riferimenti al superiore Codice della Navigazione.

Questo perché tutti considerano oggi la nautica più espressione di turismo e tempo libero che navigazione marittima e interna, quanto meno per natanti e imbarcazioni. È un'esigenza dei nostri tempi, se si vuol consentire a certe aree non industrializzate di avere sviluppo economico e occupazionale.

Vittoria, ripetiamo perciò, epocale, per il settore, che i tecnici del Ministero hanno immediatamente cancellato con un colpo di spugna, redigendo inoltre un articolino che consente alla burocrazia anche la possibilità di legiferare in materia, in futuro, con semplici decreti ministeriali, senza passare attraverso le Camere.

Il testo definitivo non è ancora noto, ma ci sembra proprio che sia stata stravolta la delega che il Governo ha ricevuto dal Parlamento, al quale ha detto praticamente:

"La navigazione da diporto fuori dal Codice della Navigazione?

Pazzia! Cari parlamentari, l'ultima legge sulla navigazione da diporto che avete approvato quasi all'unanimità è sbagliata, ma fortunatamente siamo riusciti a correggervi in tempo... Non lo fate più. Qui ci vogliono più controlli e più rigore. Il fatto che nella nautica gli incidenti, i sinistri siano quasi inesistenti non significa niente".

E nell'ultimo testo di bozza al momento reso noto, all'art. 1 viene dichiarato a chiare lettere che per tutto ciò che non viene indicato nel Codice della navigazione da diporto, si fa riferimento al Codice della navigazione marittima e aerea del 1952 (redatto sulla base di quello promulgato dal Re Vittorio Emanuele III nel 1941). Si ribalta, cosi, completamente il principio ispiratore dell'art. 1 della legge n. 173/2003.

Si tacciano, in pratica, tutti i parlamentari di crassa ignoranza, volutamente ignorando che la prerogativa legislativa del Parlamento è appunto quella di innovare, spesso con tagli draconiani col passato. Anzi mortificando tale prerogativa.

E lo sviluppo della nautica? Si può fare solo se la nautica paga. Deve autofinanziarsi e in più pagare la mano morta di tanti interessi che stanno dietro. È la solita storia. Si torna, così, a un codice, giustamente a suo tempo, di ispirazione militaresca, che trova le sue fondamenta giuridiche in una visione napoleonica del potere, che non contemplava si potesse andar per mare solo per impiegare il tempo libero, per turismo. Il concetto è "io, Stato, ti concedo di navigare". Ed è un principio che non si applica solo alla nautica, ma a tutto. È il concetto dello stato burocratico, che purtroppo caratterizza anche la Commissione europea.

In questo modo un Codice che non contiene neanche una lontana idea di ciò che è un'attività turistica legata al mare, rientra dalla finestra dopo essere uscito dalla porta, accrescendo controlli e costi. Normali realtà italiane. Ma non demorderemo, perché andar per mare è un diritto del cittadino e non una concessione del potere.

Quale sarà, nei prossimi mesi, l'andamento della nautica da diporto in Italia e in Europa? In questo momento è una domanda che si pongono molti operatori, perché l'utenza, dopo il periodo di boom degli acquisti che ha avuto il suo apice nel 2000- 2001, attraversa da parecchio tempo, come si dice, un periodo di riflessione. Danno ancora corpo al mercato gli ordini ricevuti nel recente passato. Tirano ancora le grandi navi da diporto da quaranta, cinquanta metri e più, sono, di contro, in crisi le dimensioni sotto i venti metri. Anche l'usato stenta, ora vedremo al BoMa di Genova, in marzo, se c'è un risveglio.

Nelle esportazioni, invece, prima siamo stati penalizzati dalla supervalutazione della Lira nel passaggio all'Euro, poi dall'eccessivo apprezzamento di quest'ultimo su Dollaro e Sterlina, infine dal diminuito potere d'acquisto della nuova moneta, in Italia addirittura dimezzatosi. Per il momento non si può parlare di crisi, ma solo di preoccupazione.

Non è, tuttavia, neanche un problema di quattrini, perché nei momenti di difficoltà i milionari aumentano. Certo paghiamo lo scotto alla crisi del sistema Italia, peggiorato rispetto all'area comunitaria dai veleni della politica nazionale, che discreditano l'immagine di tutto il Paese.

Nella nautica, già nel periodo del boom c'erano state le avvisaglie di qualcosa che stava cambiando. I timori, poi, erano stati fugati dal fatto che le barche, anche se in misura minore, si continuavano a vendere. Ciò nonostante, alcuni si sono lanciati in investimenti eccessivi, in ampliamenti che avrebbero dato frutti copiosi soltanto se il mercato avesse continuato a tirare... Questo, purtroppo, non è avvenuto, e mentre a qualcuno è andata bene comunque, altri, invece, hanno ancora da vendere parte della produzione 2004.

Ma non drammatizzeremmo. È una cosa che comunque accade anche nei momenti migliori. Quello che ci preoccupa è che nel mirino ci sono, a torto o a ragione, anche i grandi gruppi, sui quali si basa gran parte della credibilità della nautica italiana. Addirittura si parla di giganti stranieri che vogliono acquisirli... come Brunswick prima con Azimut, poi con Ferretti, e di altri che guardano interessati. Allo stesso tempo è stato reso noto che Camuzzi, dopo il cantiere Baglietto ha acquisito i Cantieri di Pisa, che Ferretti ha ufficialmente fatto lo stesso con Itama, che Azimut sembra stia per concludere l'acquisto di Magnum, che Fipa compra CBI Navi. Nel gioco degli investimenti e delle plusvalenze, c'è sicuramente, invece, chi ha una necessità più o meno impellente di monetizzare l'esistente. Ma chi sono oggi gli investitori? I fondi pensione?

Bei tempi di una volta, com'è stato per l'entrata in borsa di Ferretti. Solo un folle o un... genio in questo momento investirebbe sul lusso. Ma i timori non sono solo italiani. Vediamo, che, al momento, tutta l'Europa è ferma, a cominciare dalla Germania. L'anno bisestile che ci siamo lasciati alle spalle con alcune "tramvate" borsistiche e obbligazionarie ben note, che hanno avuto estesi contraccolpi globali, ha semidistrutto un pò tutti, perché tutti hanno scheletri negli armadi. Ma l'effetto peggiore di quest'insieme di eventi negativi è stato l'aver rivoluzionato le priorità, che non sono più quelle tradizionali. È cambiato il modo di spendere della gente (e non solo degli occidentali) e ciò ha messo in ginocchio ogni tipo di mercato, bene barca compreso. Viviamo in un'economia di mercato alla quale è venuto a mancare proprio il mercato.

Come può riprendere fiato la nostra economia? Varando una patrimoniale o incrementando il gettito di multe, giochi e concorsi? Follie. Ma ci vorrebbe la palla di vetro per guardare nel futuro. Ci consola, invece, pensare che, in questo quadro generale sconfortante, la nautica è stata e speriamo continui a essere un'isola felice. Questo momento stagionale è stato sempre di riflessione, ma quando il tempo è bello e splende il sole, chi ha la passione, ha solo un desiderio: rimettere a posto la barca e uscire in mare. Anche per non fare nulla di particolare, ma solo per bearsi di quanto il Signore ci ha donato.

Quest'istintivo moto dell'animo, ricordiamolo, ha però un valore economico incommensurabile, perché mette in moto un volano che riattiva una miriade di attività, a costo zero per lo Stato. La stagione in arrivo, forse, non sarà trascendentale, ma, come spesso è successo negli ultimi decenni, consentirà al settore di andare comunque avanti. Il contributo della nautica al PIL non sarà forse pari al passato, ma ci sarà.

Del resto il valore intrinseco della nautica da diporto, assurdamente avversato, per anni, a fini politici, è stato compreso da tutti i partiti, tanto da obbligarli a inserirla stabilmente nei loro programmi regionali e nazionali. Sono state così approvate leggi importanti come il decreto Burlando (DPR 509/97), che ha sbloccato il rilascio delle concessioni demaniali per costruire porti turistici, e la 173/2003 per adeguare ai nostri tempi la navigazione da diporto. Anche se qualcuno, come detto all'inizio, cerca di sminuirne la portata, il progresso non si ferma.

Ora all'esame del Parlamento ci sono già altre proposte di legge che ci riguardano. Già in discussione, in sede referente, alla IX Commissione Trasporti della Camera, quella presentata il 16 giugno 2003 (che ha preso il n. 4067) dall'on. Luigi Muratori (lo stesso deputato che ha dato il via alla 173/2003) sulla "realizzazione di strutture per la nautica da diporto su aree private".

Scopo della proposta è quello di recepire nella normativa di settore le numerose sentenze (magistratura ordinaria, Cassazione e Consiglio di Stato) sul sussistere del diritto di proprietà privata su darsene e porti turistici scavati a secco su terreni privati, anche se poi collegati con canali al mare o alle acque interne. Come di prassi, sono riuniti nell'esame in Commissione tutte le proposte concorrenti, che trattano cioè la stessa materia, la portualità turistica. In questo caso, si tratta della proposta n. 5345, di Italico Perlini e altri deputati appartenenti all'Associazione Parlamentari Amici del Mare e della Nautica, che ripete alla Camera l'identico documento già presentato al Senato dal loro presidente, il sen. Mauro Cutrufo. Essa riguarda la "Disciplina delle strutture ricettive per la nautica da diporto" e spazia su tutte le altre problematiche del settore portualità turistica. Entrambi i disegni di legge sono già stati pubblicati su "Nautica".

Ricordiamo, infine, che sta per entrare in vigore il nuovo Regolamento per le navi da diporto, i superyacht, esclusivamente impiegati in attività di charter. Il provvedimento, fortemente voluto da Ucina, l'associazione imprenditoriale di settore (Confindustria), dovrebbe portare sui registri marittimi italiani questo tipo di unità che nella scia della loro gestione lasciano fiumi di denaro e posti di lavoro a bordo e a terra.

Il valore sta negli uomini della nautica, utenti e operatori, ma le buone leggi aiutano molto.

Questo testo, se non si riferisce al numero di Nautica correntemente in edicola, viene pubblicato esclusivamente a fini storici e le opinioni espresse potrebbero non coincidere più con quelle della Direzione e/o della Redazione di Nautica Editrice Srl