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MENSILE INTERNAZIONALE
DI NAVIGAZIONE

Copertina di Nautica

Mese di pubblicazione

Editoriale del numero 517

Ortodossia burocratica e volontà politica clientelare

LA LOTTA PER DIFENDERE L'UTENZA NON FINISCE MAI

È terminato in questi giorni, da parte delle Commissioni parlamentari competenti, l'esame dello schema di decreto legislativo che deve introdurre il Codice sulla nautica da diporto. Le Commissioni hanno chiesto al Governo qualche modifica, hanno suggerito altre integrazioni, in qualche caso in contrasto tra loro... ma, alla conclusione: il provvedimento rimane chiaramente ispirato a favore delle barche di nuova costruzione, senza neanche prevedere alcun tipo di rottamazione almeno per i vecchi natanti. Esso è sicuramente in chiave Ucina ed enti di certificazione, con le Regioni e gli Enti locali che vogliono partecipare alla torta della cultura. Anche qui "piatto ricco, mi ci ficco". In pratica si è rafforzato quel carrozzone amministrativo indebolito dal Decreto L.vo 436/96, che per merito di Claudio Burlando aveva semplificato tante cose. Tutto a danno dell'utenza, che si deve far carico dei tanti nuovi inasprimenti amministrativi conseguenti alle verifiche di idoneità introdotte per i natanti e tutte le imbarcazioni costruite ed entrate in servizio prima del 16 giugno 1998. In parole povere, dovranno sottostare a tali visite ogni volta che vorranno effettuare lavori, cambiare i motori, cambiare categoria e luogo d'iscrizione, prendere la bandiera italiana (se rientrano o vengono dall'estero) ecc. Il fatto è che l'idoneità non riguarda la capacità di stare a galla e navigare, ma alla classica visita d'idoneità per sostanziali cambiamenti apportati allo scafo e al motore, si sono aggiunti altri aspetti, assolutamente non previsti nella progettazione ai sensi della legge n. 50/71 e invece richiesti per le unità CE, costruite in base alla Direttiva 94/25 CE, come un nuovo concetto di sicurezza attiva e passiva, quali l'alloggiamento della zattera di salvataggio (che per le vecchie unità è in genere di fortuna), l'ecocompatibilità ecc. In pratica, per adeguarsi, quasi sempre saranno necessari costosi lavori e l'unità usata senza tale certificazione aggiornata sarà quasi invendibile, perché i potenziali acquirenti preferiranno il nuovo con tutti i requisiti già presenti. Questo Codice danneggia tutti i proprietari di vecchie unità, che la Direttiva europea escludeva chiaramente da ogni obbligo di adeguamento. Il Ministero competente e, quindi, il Governo (anche questo che si dichiarava voler essere meno fiscale) come al solito si è schierato col potere.

Quello che, però, ci ha indignato in questi mesi, è che tutto il nuovo lavoro per gli Enti di certificazione sia stato creato con premeditazione, da qualcuno (non nella direzione del Naviglio del Dipartimento della Navigazione) che giustificandosi con motivi di sicurezza ha fatto emanare con lunga mano, nel febbraio 2003, una circolare, i cui contenuti non recepiti nella legge Muratori-Cutrufo n. 172/2003, hanno costituito parte integrale della bozza di Codice poi preparata sempre in ambito ministeriale. In un bugiardo richiamo alla sicurezza - le tariffe assicurative dimostrano chiaramente che quello nautico è uno dei settori più sicuri in assoluto, in quanto i sinistri riguardano essenzialmente le barche all'ormeggio - si è introdotta una serie di dispositivi che, oltre a aumentare le spese dell'utenza, contrasteranno, per evidenti ragioni di complicazione amministrativa e di spesa, anche il ritorno sotto bandiera italiana delle unità nazionali costruite prima della Direttiva europea, attualmente sotto bandiera estera, e le estere che volessero venire da noi. Manca solo - ma ci aspettiamo che avvenga con l'emanazione del nuovo Regolamento di sicurezza - che sia reintrodotto l'obbligo delle dotazioni di sicurezza in funzione dell'omologazione dell'unità e non dell'effettiva distanza di navigazione dalla costa. Così il diportista sarà gravato da ulteriori obblighi e spese.

Ci meravigliamo che i promotori della legge n. 172 abbiano accettato supinamente di veder convertito il loro provvedimento da testo d'avanguardia a documento di retroguardia. Il fatto di appartenere alla maggioranza di governo è stato sicuramente, specie in quel momento politicamente molto difficile, un ostacolo insuperabile. Lo spirito della loro legge è stato completamente disatteso e ciò che era uscito dalla porta è rientrato dalla finestra, all'insegna della piena restaurazione.

Al momento, tutta la normativa del diporto è stata completamente riportata sotto il Codice della Navigazione, che vede in ogni unità una nave e come tale la amministra, anche quando si tratta di fare un giro col pattino davanti alla spiaggia. Ma, ancora più importante, chi difende il Codice della Navigazione vuole combattere il concetto che tutte le attività turistiche, anche quelle che si svolgono a mare - in cui rientra di diritto la nautica da diporto - vadano regolate solo dalle leggi del turismo e del commercio.

Considerato che il codice previsto dallo schema è estremamente lacunoso e pieno di rinvii, e, soprattutto, non raccoglie in un unico testo tutta la normativa di settore (come dovrebbe un vero codice), dimostrando così la fretta di emanarlo solo per raggiungere alcuni scopi tra le righe, a questo punto, sarebbe stato meglio lasciare le cose come stavano. Era meglio lasciare la Tassa di stazionamento e non aumentare gli adempimenti degli armatori. Con Claudio Burlando, supportato da Massimo D'Alema, probabilmente questo non sarebbe successo. Di fronte all'interesse del cittadino, molti tabù sarebbero crollati, com'è stato per il DPR 509 (il cosiddetto decreto Burlando per la portualità) e il diritto a utilizzare il VHF a soli fini di sicurezza, senza l'obbligo di dover pagare il canone alle concessionarie (battaglia portata avanti in Commissione al Ministero dal sottoscritto e da Antonio Fulvi, lottando anche contro l'Ucina). Gli italiani, per rabbia, sono spesso preda del qualunquismo, poi devono ricredersi e cambiare ancora. I risultati elettorali di questi giorni lo dimostrano. La gente non vuole essere presa in giro, dall'alto di grossi paroloni senza fatti concreti. La recente consultazione amministrativa ha grossi contenuti politici. E il Governo, nel nostro settore, è andato a braccetto con l'Ucina e i certificatori e non certo con l'utenza, quella che mantiene poi tutta la baracca. Precisiamo che, non vogliamo essere fraintesi, siamo ben lieti che siano stati recepiti i suggerimenti dell'Ucina a favore degli operatori. Bravo Vitelli, che proprio negli stessi giorni ha visto anche firmato dal ministro Lunardi il Regolamento per i superyacht adibiti esclusivamente al charter e la nuova normativa per i titoli professionali degli equipaggi (che pubblichiamo nella rubrica Navigando tra le norme, n.d.r.). Avremmo, però, voluto che, proprio nello spirito della legge innovativa approvata nel 2003, si fosse pensato anche all'utenza.

Perché, al di sopra di tutto, l'importante è che vi siano sempre utenti nautici disposti a spendere i loro quattrini in Italia piuttosto che negli altri paesi dell'UE, nei loro confronti opportunamente più morbidi.

A poco servono i regolamenti se non si guarda alla soddisfazione dell'utente, come ci hanno insegnato anche le due giornate di convegno sul marketing nautico dell'Università di Roma Tor Vergata, Facoltà di Economia, cattedra di Marketing, assieme a "Nautica", svoltesi al recente Nauticsud. Caro professor Cherubini, la "yachting satisfaction" nel nostro paese rimane ancora un miraggio, perché la pubblica amministrazione e i suoi rappresentanti nel settore non pensano sia una cosa che li riguardi.

IL PARERE FAVOREVOLE ALLO SCHEMA DI CODICE DI CAMERA E SENATO

Per dovere di cronaca, riferiamo le fasi dell'approvazione. L'8 febbraio scorso, presso la Presidenza del Consiglio, c'era stato un incontro tecnico preliminare dove Regioni ed Enti locali avevano chiesto un'integrazione, accolta dal Ministero dei Trasporti, sull'uso commerciale delle unità da diporto da apportare all'art. 2 dello schema. Successivamente, il 3 marzo, sempre alla Presidenza del Consiglio, c'è stata la Conferenza unificata, nel cui ambito si accettavano gli emendamenti richiesti dalle Regioni agli articoli 6 e 7 sui motori marini (sempre che il Ministero fissi un termine certo per l'emanazione del decreto) e quella dell'Anci, l'associazione dei Comuni italiani, per l'estensione alle Amministrazioni locali delle disposizione dell'art. 52, relativo alla cultura nautica.

L'VIII Commissione permanete del Senato, presieduta da Luigi Grillo, ha espresso parere favorevole allo schema il 12 aprile con le seguenti osservazioni. Opportunità di modificare il testo dell'art. 1 sostituendo il riferimento al Codice della Navigazione con "si applica il diritto alla navigazione". All'art. 27, che riguarda l'attestazione di idoneità, è stato eliminato "da tenere a bordo" e aggiunto "decorrenti dalla data di immissione in commercio per le imbarcazioni nuove o dalla data della scadenza del certificato di sicurezza rilasciato o rinnovato per le unità a suo tempo immatricolate". Si richiede poi di abolire l'art. 30 e quindi il certificato d'uso dei motori, ma di inserire altri due articoli di dettaglio per gli adempimenti relativi alla navigazione temporanea, col secondo dei quali si prevede che l'ispettorato competente del Ministero delle Comunicazioni provvede al rilascio di un indicativo di chiamata, intestato alla persona che lo richiede, valido indipendentemente dall'unità, senza necessità di licenza d'esercizio. All'art. 53 si richiese la responsabilità in solido del proprietario con l'autore a bordo delle violazioni, all'art. 65 si ribadisce la necessità di accentuare il processo di diverse semplificazioni, come indicato dalla 172/ 2003. Ciliegina sulla torta, si suggerisce, infine, la creazione di uno sportello del diportista a similitudine di quanto fatto per l'automobile.

Il giorno dopo, il 13 aprile, si è riunita la IX Commissione permanente del Senato, presieduta da Paolo Romani, che approva con tre condizioni e 15 osservazioni.

Le condizioni sono: l'abolizione del certificato d'uso dei motori amovibili, non richiesto nella Comunità (richiesta anche dal Senato); la patente per le moto d'acqua; l'introduzione di una sanzione amministrativa pecuniaria generale prevista dalla 172/03.

Le osservazioni riguardano l'opportunità di: specificare meglio (art. 1) quando si deve ricorrere alle norme del Codice della Navigazione; prevedere un termine (art. 17) per la trascrizione dei vari atti attinenti alla proprietà o ad altri diritti reali sulle unità da diporto; ridurre a m 0,3 l'altezza significativa delle onde (art. 22, comma 3, lettera b) numero 4); far riferimento all'avvio delle procedure amministrative, anziché allo svolgimento delle stesse (art. 23, comma 5); chiedere preventivamente il nulla osta alla dismissione della bandiera e introdurre anche l'alienazione dell'unità da diporto all'estero (art. 25, comma 4); sopprimere la certificazione di idoneità per i natanti a motore tra m 7,51 e m 10,00, prevista dall'art. 27, richiesta, invece, in maniera ancora più particolareggiata dal Senato; prevedere l'obbligo del GPS solo per la navigazione oltre le 12 miglia (art. 31); estendere all'Assonautica la deroga per i limiti d'età prevista in favore delle scuole FIV e LNI (comma 4 art. 39), comprendendo tra le scuole nautiche anche quelle autorizzate dalle Province; rendere responsabile in solido il locatore con l'autore delle violazioni (richiesta avanzata anche dal Senato); richiamare per l'insegnamento e la realizzazione di progetti formativi anche le Amministrazioni locali (che vanno anche coinvolte nelle previsioni di promozione della cultura nautica) che ne facciano richiesta, valutando la possibilità di individuare, con decreto del Ministero dei Trasporti, altre organizzazioni ritenute idonee alla promozione dell'educazione marinara. Infine, dopo aver colto tutte le occasioni di clientelismo locale possibili (il collegio elettorale è sempre la base di tutti i politici) anche qui ci si ricorda dell'utente con la presa in giro di valutare l'istituzione di uno sportello del diportista come quello creato per l'automobilista.

Ora la patata bollente torna al Governo, e per esso al Ministero dei Trasporti e Navigazione, che dovrà redigere il testo definitivo. Quali suggerimenti prevarranno? Il nostro commento all'articolato lo faremo quando il testo sarà definitivo.

Questo testo, se non si riferisce al numero di Nautica correntemente in edicola, viene pubblicato esclusivamente a fini storici e le opinioni espresse potrebbero non coincidere più con quelle della Direzione e/o della Redazione di Nautica Editrice Srl