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MENSILE INTERNAZIONALE
DI NAVIGAZIONE

Copertina di Nautica

Mese di pubblicazione

Editoriale del numero 518

ODO AUGELLI FAR FESTA

VIVA TUTTI!

Grande festa Ucina al Satec di Santa Margherita Ligure, dove la scenografia dei fuochi artificiali - bellissima quella a conclusione della cerimonia di premiazione dei tre nuovi Pionieri della Nautica (Enzo Polipodio, Clelia Pirazzini e Salvatore Guardascione, ai quali vanno le nostre più sentite congratulazioni) alla Cervara di Portofino - ha trovato un anticipo, in mattinata, nelle comunicazioni telefoniche con Roma che in tempo reale hanno portato a conoscenza del folto pubblico partecipante all'Assemblea Aperta, prima il definitivo via libera della Corte dei Conti al Regolamento per i Superyacht e poi l'approvazione, da parte del Consiglio dei Ministri, del testo del nuovo Codice della navigazione da diporto.

E i vari protagonisti hanno raccolto ognuno la loro parte di applausi e felicitazioni, meritati o meno. Naturalmente in primo piano il sen. Luigi Grillo, da buon ligure sempre in grande sintonia con Ucina e Confitarma. Questa volta non ha parlato di vendere il Demanio ai privati, come aveva proposto già prima di Tremonti, ma ha fatto comprendere che in Liguria non si muove foglia che lui non voglia, rassicurando i testimonial dei diportisti invitati a presenziare all'Assemblea - la simpaticissima ed effervescente Loretta Goggi e il determinato commissario tecnico della nazionale di calcio, Marcello Lippi, viareggino doc - che quest'estate non ci saranno novità nella navigazione attorno al promontorio di Portofino e nella relativa area marina protetta.

Un'altra chicca? Il nostro non è affatto convinto che le riviste specializzate possano rappresentare gli utenti. Trova giustissimo, ne consegue, che una legge sulla navigazione da diporto sia stata redatta sulla base dei suggerimenti Ucina, dell'Assoporti e altre associazioni di servizi, ma senza minimamente prendere in considerazione l'utenza nautica, quella su cui si scaricano adempimenti, spese e sanzioni.

Che volete che ne sappiano le riviste che dialogano quotidianamente con i diportisti delle loro esigenze, opinioni e proteste? Grazie, Senatore, della sua alta considerazione. In verità, pensavamo fosse più politico e meno irritabile, quando democraticamente una voce fuori dal coro esprime un'opinione per migliorare quello che poteva essere un ottimo Codice, un provvedimento innovativo in chiave europea e invece rimane una burocratica applicazione dell'esistente.

Ma ci consoliamo. Mentre ogni sostanziale miglioria era stata bloccata, in Commissione, al Senato, le proteste, nostre e di altri, sono state fortunatamente così forti da costringere chi di dovere a diversi ripensamenti e l'ultima bozza di testo ha recepito alcune modifiche. In verità, forse la soluzione migliore sarebbe stata che il Governo avesse rinunciato alla delega parlamentare, rinviando l'emanazione del Codice a tempi più maturi, senza fermare, frattanto, tutte le norme rinviate a specifici successivi provvedimenti.

Ma è inutile parlare del senno del poi, specie quando c'era qualcuno estremamente interessato a ottenerlo al più presto. Abemus codicem e così sia. Noi italiani siamo troppo abituati ad adattarci piuttosto che a ribellarci. È un'atavica predisposizione mediterranea e levantina, è la nostra sostanziale differenza dal carattere delle genti mitteleuropee. Ma sappiamo lottare anche partendo da posizioni di inferiorità, dal dialogo. Che cristiani saremmo se non partissimo dal convincimento che la giustizia trionfa sempre?

E nella bozza di Codice distribuita al Satec c'è sicuramente una richiesta ingiusta: quella di imporre ai proprietari delle unità da diporto non CE - cioè prodotte in base agli standard di progettazione e costruzione Rina che consentivano l'omologazione con la legge 50/71 e successive modificazioni - la stessa visita di idoneità prevista per le unità CE, cioè costruite dal 18 giugno 1998 in poi, secondo gli standard della Direttiva europea 94/25/CE, rivolta ai soli costruttori e non agli utenti. Così, ogni qual volta gli armatori/proprietari dovranno chiedere un cambio di categoria, di bandiera, di ufficio marittimo, di motorizzazione ecc. saranno costretti - in pratica, via via tutti - a sottoporre la barca al nuovo tipo di accertamento dell'idoneità alla navigazione, rilasciata dagli enti di certificazione preposti.

Non essendo tali caratteristiche previste nella normativa di costruzione preesistente e, quindi, nella progettazione, tale adeguamento - esplicitamente escluso dalla succitata Direttiva - comporta lavori più o meno importanti o addirittura impossibili in quegli scafi dove il designer ha studiato millimetricamente tutti gli spazi per utilizzarli al massimo.

Non va dimenticato, inoltre, che il costo dei lavori può risultare ingiustificato rispetto al valore attuale della barca sul mercato dell'usato. Allo stesso tempo, un'unità usata non certificata come idonea non avrà alcun valore e, in più, per rottamarla (materiale non biodegradabile) si dovrà richiedere l'intervento di una ditta specializzata.

Per la stessa ragione, sarà molto difficile il rientro di nostre unità a suo tempo emigrate all'estero e acquistate col leasing francese e simili, specie ora che l'armatore italiano può conservare quella bandiera senza alcun problema fiscale, facendosi rappresentare oltralpe da una delle tante società nate appositamente.

E la legge Muratori, che mirava all'opposto? Il professore, che è un nautico, ha ottenuto alla fine diverse modifiche al Codice, ma su questo punto, almeno fino al momento in cui scriviamo, niente. L'importante è che si vendano le barche nuove, ma la gente, così, che ne fa delle vecchie? E non si vendono certo le piccole, com'è stato discusso proprio al Satec. Il mercato non le richiede.

Un atteggiamento molto collaborativo con l'utenza è stato espresso invece dal nuovo Comandante Generale delle Capitanerie di Porto, Amm. Ispettore Luciano Dassatti, che ha parlato, molto applaudito, di una politica di soddisfazione dell'utente anche per l'avvio dell'annunciato Sportello del Diportista, che svilupperà il contatto del Corpo con diportisti e imprenditori della nautica.

Regole, rispetto, ma anche un approccio diverso con la gente, che porti a un ulteriore miglioramento del rapporto tra le Capitanerie e tutto il mondo della nautica. Sollecitato dalla Goggi e da Lippi sull'argomento dei troppi controlli a mare, Dassatti si propone di sviluppare la collaborazione e il coordinamento interforze in mare, e specialmente con il Sottocapo di Stato Maggiore della Guardia di Finanza, responsabile anche del Servizio Navale, Gen. Paolo Poletti, presente in sala, che ha assicurato tutta la sua disponibilità.

Estremamente positiva anche la posizione del nuovo Direttore Generale della Navigazione, dott. Massimo Provinciali, pronto a valutare le proposte del settore, anche perché la stessa legge 172/2003 prevede che dopo il primo anno il Ministero possa apportare aggiustamenti in base all'esperienza.

E noi abbiamo espresso all'Assemblea alcune considerazioni di base, recriminando sul mancato inizio di innovamento che il Codice avrebbe potuto contenere. Siamo riusciti a sensibilizzare l'opinione pubblica e anche i politici, svolgendo un'azione d'informazione e stimolo antecedente e poi sinergica a quella svolta da Ucina.

Ma abbiamo agito sempre in un quadro normativo tradizionale, concepito, per quanto riguarda il mare, il demanio e l'attività marittima, in chiave di difesa del potere nazionale.

Oggi tutto è cambiato. L'andar per mare all'unico scopo di impiegare il proprio tempo libero e far turismo non è più una concessione dello Stato, ma un diritto di tutti i cittadini, che oltre tutto arreca beneficio all'economia della nazione.

Come tale va quindi stimolato e non c'è nulla di meglio delle più avanzate applicazioni del marketing: la normativa non più vista come un mezzo di difesa del potere, scaricando responsabilità e adempimenti sull'utente, ma come ausilio all'incentivazione del settore attraverso la soddisfazione e la fidelizzazione dell'utente, sia esso privato cittadino o imprenditore.

Costituisce l'ultimo anello della catena e va rispettato sotto ogni punto di vista, perché, alla fine, è quello che paga tutti: dall'operaio del cantiere all'operatore dei servizi, dal professionista all'impiegato pubblico o privato che sta dietro la scrivania, dai militari, carabinieri, finanzieri, poliziotti che ci proteggono fino a ogni pubblico ufficiale in servizio e fuori servizio, ecc. ecc.

Anche il Viceministro Mario Tassone ha scoperto che ci vorrebbe il Ministero del Mare. Almeno su questo siamo d'accordo. Lo chiediamo da tempo, l'anno scorso lo auspicammo ancora con Marevivo e tutta la giuria del Premio Casinò Sanremo "Libro del mare", poi il convulso evolversi della vita politica nazionale ha raffreddato i nostri entusiasmi. Il Ministro Tassone sia certo che lo appogeremo su tutte le iniziative che vorrà prendere in proposito.

Questo testo, se non si riferisce al numero di Nautica correntemente in edicola, viene pubblicato esclusivamente a fini storici e le opinioni espresse potrebbero non coincidere più con quelle della Direzione e/o della Redazione di Nautica Editrice Srl