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MENSILE INTERNAZIONALE
DI NAVIGAZIONE

Copertina di Nautica

Mese di pubblicazione

Editoriale del numero 519

Non costringiamoli a cantare la marsigliese

VOGLIAMO CHE TORNINO IN ITALIA?

Come previsto, col ritorno del sole e delle prime giornate di bel tempo, anche il mercato nautico italiano si è rimosso, ma, come abbiamo già avuto modi di dire, si tratta di una ripresa che si può definire fisiologica, annuale. Tuttavia, nonostante la situazione economica pesi molto anche sul settore, esso conferma la sua validità e può fregiarsi di risultati positivi anche per il 2004: in crescita il giro d'affari in Euro, +8% nel 2004 (1717 milioni nel 2003); 1.850 milioni di Euro il valore totale della produzione, di cui oltre il 60% ricavati dalle esportazioni; 2.200 milioni di Euro il contributo al PIL (2.085 nel 2003); conferma come maggiore costruttore al mondo di superyacht, 249 unità nel 2005 (189 nel 2004).

Non ci sembra, invece, che la politica governativa per la nautica sia altrettanto incisiva ed efficace. Tutt'altro. Si può definire un disastro, perché concepita in funzione tappabuchi e non secondo un disegno armonico, con precisi risultati da conseguire. Nonostante tutti i nostri e altrui sforzi, questa volta si è approfittato della delega per il Codice di settore per inserire adempimenti illegittimi nei confronti delle unità non CE. Si è pensato all'industria, ignorando l'utente finale sul quale fanno carico tutti gli adempimenti. Noi non avevamo alle spalle una Triplice e abbiamo contato meno che nulla. Solo l'on. Muratori è riuscito ad apportare qualche modifica, ma non quella più importante, l'abolizione della visita d'idoneità CE alle unità costruite precedentemente, con la legge 50/71.

Ma non demordiamo. Per questo abbiamo apprezzato molto il messaggio incoraggiante che viene dalle Capitanerie di Porto: la volontà espressa al Satec Ucina, di Santa Margherita, dall'Amm. Ispettore del Corpo, Luciano Dassatti, a diffondere una nuova cultura di intervento amministrativo, basata non tanto sull'aspetto repressivo-sanzionatorio quanto sulla prevenzione e sulla comprensione delle esigenze dell'utenza "In una moderna visione sistemica, al servizio di chi naviga e di chi ha il complesso onere di controllare l'utenza nautica", abbinata a una più ampia diffusione della cultura della navigazione e dell'impegnativo rapporto col mare. Questo sarebbe un ottimo inizio per rinnovare tutto il sistema.

Estremamente importante anche quanto ha dichiarato il nuovo responsabile della Direzione Generale che segue la navigazione da diporto all'interno del Ministero dei Trasporti e della Navigazione, Massimo Provinciali. Artefice amministrativo del felicissimo DPR 509 di Burlando, ha sottolineato la sua disponibilità per mettere a punto una disciplina appropriata, grazie anche alla delega per aggiustamenti e regolamenti contenuta nella legge 172 del 2003, che "potrebbero rappresentare, in termini di agilità, una vera e propria risorsa".

Al momento in cui scriviamo, non è ancora stato reso noto il testo definitivo del famoso Codice e delle eventuali correzioni dell'ultimo momento apportate alla legge. Qualcuno, lassù, ce la mandi buona e, come si dice, possibilmente... bionda.

Continuano frattanto a tirare, come abbiamo visto sopra, le grandi barche, ma c'è un pò di flessione di ordini per il prossimo futuro. Sono, invece, in difficoltà - ma non tutte fortunatamente - le produzioni di unità medie e mediopiccole, che negli scorsi anni trovavano parecchio spazio all'estero, ma ora penalizzate, oltre che dall'alta valutazione dell'Euro, anche dalla lunga pausa di riflessione di mercati importanti come il francese e il tedesco.

Bei tempi quelli della fine del "secolo scorso", quando la liretta, svalutata anche rispetto alle altre monete europee, favoriva le nostre esportazioni. In quest'ultimo periodo, fortunatamente, c'è stata un'inversione di tendenza o quanto meno un inizio. Al momento, infatti, il Dollaro rimane ancora sotto all'Euro di un 20%, ma il gap, più accettabile, potrebbe essere compensato dall' "appeal" dell'italian style.

Tutti sono consapevoli che questo non è un anno facile. Più o meno tutti, però, stringendo i denti, riusciranno a superarlo, grazie ai servizi di contorno offerti.

Più difficile la situazione di chi, stimolato dall'euforia di vendite limitate solo dalle potenzialità produttive, è ricorso alle banche per poter fare investimenti. E si troverà male chi in questo momento, pur di vendere, accetterà il ritiro dell'usato supervalutandolo. Basterebbe, però, una decisa ripresa dei mercati per risolvere in breve tutti i problemi. Sta dando fortunatamente una mano il leasing italiano, che contribuisce a incrementare il mercato nazionale.

Ma la fortuna dell'uno non danneggia l'altro. Non è infatti in crisi il leasing francese, ancora più favorevole alla vela, al quale rimane anche la grande "chanche" di assicurare la bandiera transalpina a barche di armatori italiani che possono navigare e sostare anche nelle acque nazionali, senza dover sottostare ai controlli delle dotazioni di sicurezza e fiscali di routine delle nostre forze di polizia a mare, perché li protegge la bandiera rossa, bianca e blu.

Viste le norme in via di emanazione, non crediamo che si riuscirà a riportate in Italia le decine di migliaia di unità nazionali emigrate all'estero: i loro proprietari preferiranno continuare a cantare la Marsigliese. E chi può dargli torto?

L'ottusità dei nostri governanti rischia di vanificare anche il Regolamento sui Superyacht dedicati al charter, appena pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, una concessione caduta dall'alto che tuttavia rimane un pò indietro rispetto alle agevolazioni già offerte da altri paesi comunitari.

Nelle nostre normative, purtroppo, prevale la teoria, la cavillosità, a danno del buonsenso, nessuno si preoccupa di tener conto anche delle esigenze della gente, in un giusto equilibrio tra doveri e diritti. Da noi, il navigante per diporto si sente assillato da un atteggiamento fiscale a senso unico: solo verso l'utente per scaricare di responsabilità la struttura amministrativa. Gli stranieri l'hanno capito ed evitano di sostare nei porti italiani.

Tale atteggiamento non solo non richiama il turista nautico estero, ma ha già allontanato dal nostro paese il diportismo nautico nazionale, come mostrano i porti francesi, spagnoli, croati ecc. brulicanti di nostre barche.

Tutte le Regioni italiane vogliono il turismo nautico, farebbero carte false per averlo, e il Governo centrale invece molto spesso rema contro, con la sua immotivata esasperazione di controlli, vedendo in ogni barca un contrabbandiere o, come in un recente passato, combattendo il leasing francese senza istituire quello italiano, conquista molto recente. Allora facciamo dei nostri mari tutto un museo e non se ne parli più. Altro che fare concorrenza alla Costa Azzurra, alla Costa Brava, alle Baleari ecc.

A questo punto diventa anche logico vendere le spiagge e cementificare tutto. Che non sia questo lo scopo ultimo?

Naturalmente, nessuno ci fraintenda, pensiamo tutto il contrario e continuiamo nella nostra lotta per ottenere - sempre nel rispetto dell'ambiente mare che al navigante per diporto è più caro di ogni altra cosa - un più vasto ed economico accesso alle acque interne e marittime, tanti posti barca ecocompatibili, servizi in grado di sostenere la concorrenza con quelli dei paesi mediterranei che ci circondano, una Guardia Costiera sempre più adeguata ai tempi e al rapporto con i diportisti e la nautica.

Questo testo, se non si riferisce al numero di Nautica correntemente in edicola, viene pubblicato esclusivamente a fini storici e le opinioni espresse potrebbero non coincidere più con quelle della Direzione e/o della Redazione di Nautica Editrice Srl