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MENSILE INTERNAZIONALE
DI NAVIGAZIONE

Copertina di Nautica

Mese di pubblicazione

Editoriale del numero 520

Vista la situazione generale, una stagione accettabile

ANCORA UNA VOLTA, LA BARCA VA

La stagione nautica, tra alti e bassi - anche se in tono minore per la congiuntura economica che ben conosciamo - è ormai nel suo pieno e va avanti somatizzando tutto il possibile del calderone estivo. Il popolo delle barche, quando il sole splende e il mare è buono, allorché dai sogni può passare alla pratica, diventa incontenibile.

Vediamo, perciò, sulle varie coste, una nautica sempre viva e ricca di potenzialità, nonostante il caro benzina e i maggiori costi di tutto il contorno. Neppure il carburante a più di un Euro e venti al litro riesce a fermarla, anche se certamente riduce frequenza e lunghezza di uscite e crociere; ciò avvantaggia, come mèta, gli arcipelaghi più vicini alla Penisola e svantaggia purtroppo Sardegna e Sicilia. L'Elba, Ponza, Ischia e Capri, ma anche Lipari, che oltretutto sono rimaste tra le poche belle località marittime d'Italia, dove ancora si può andare senza l'incubo dei parchi marini e relative sanzioni e pedaggi, in questo agosto saranno prese d'assalto come non mai.

Avevamo auspicato, sulla base dell'esperienza di tanti anni di settore, un'estate quanto meno accettabile e così è stato. Il buon andamento complessivo della stagione meteorologica, allo stesso modo di una pastiglia stimolante, ha rimesso in moto la macchina della nautica e, in qualche modo, del turismo nautico. Alla fine, c'è stato anche mercato, e pure l'usato, solo quello in buono stato e con un prezzo accessibile, tra giugno e luglio è stato dato via. Ciò non toglie che per qualcuno il periodo possa risultare disastroso e per altri molto proficuo. Sono gli imponderabili misteri del commercio.

Da non sottovalutare il contributo di entrate dei servizi stagionali che ogni cantiere o dealer fornisce alla propria clientela. Così, alla fine, i conti ritornano sempre e anche chi è in difficoltà riesce a sopravvivere, come già è avvenuto molto spesso in passato. L'importante, ci auguriamo, è che nulla turbi la serenità di queste vacanze. L'unico pericolo latente può essere la pubblicazione del Codice della Navigazione da diporto sulla Gazzetta Ufficiale. Entra in vigore dopo 15 giorni e, quindi, potrebbe capitare in pieno agosto, ma speriamo prevalga il buonsenso.

Comunque, come si può leggere in coda alla rivista, in uno dei primi articoli del "Nautimondo", in quel caso l'unica fascia di utenti in difficoltà sono quelli delle moto d'acqua, finora conducibili senza patente nautica, abilitazione da quel momento richiesta. Ma 'ste barche si sono vendute? Ce lo chiedono in molti e non è una risposta facile, perché tranne che nei periodi di crisi profonda generalizzata, tutti dichiarano sempre, da buoni commerciali, di aver venduto tutto. Che si sia venduto di meno è più che certo, ma senza conseguenze traumatiche, perché molte avvisaglie avevano già suggerito a costruttori e importatori una certa cautela nella produzione e negli acquisti.

Non sono valse neanche le innovazioni introdotte dalla legge n. 172 del 2003 - che oltre tutto ha portato il limite dei natanti a 10 metri - a svegliare un mercato molto riflessivo. Quando usiamo questa espressione, e purtroppo la usiamo spesso da qualche tempo, non significa che le barche non si vendano e non si usino, ma soltanto che se ne vendono di meno rispetto all'auspicabile. Significa pure che alcuni utenti non spostano le loro barche dai rimessaggi, indecisi sul da farsi: vararle per andare a mare, cambiarle con altre nuove o usate più grandi o semplicemente venderle? Difficilmente si vende senza riacquistare, perché l'esperienza insegna che ricominciare, poi, diventa in genere più pesante economicamente. Perciò nell'impasse molti aspettano tempi migliori.

Ma cosa richiede il mercato nautico in questo periodo? La domanda è minima o nulla nella fascia delle piccole imbarcazioni, anche se, tra nuovo e usato, esse sono ancora alla portata economica un pò di tutti. Può sembrare incomprensibile, ma questo segmento desta scarsissimo interesse nel pubblico dei potenziali utenti. Per dirla sinteticamente, non è che non le possano comprare, quanto, piuttosto, che non le vogliono comprare. È un fatto di costume, un cambiamento dei gusti, come sta avvenendo per altri settori commerciali in crisi, e non solo in Italia.

È più decisa, invece, l'attenzione per i semicabinati e cabinati a motore medio-piccoli e medi, utilizzabili per la pesca sportiva, dove spesso le preferenze si concentrano su alcuni marchi specializzati d'importazione USA.

C'è, poi, una fascia media e medio-grande che sta soffrendo e da parecchio, tranne che in tipologie particolari, anche costose, ma attorno ai 20 metri il mercato si è mosso (negli ultimi tempi meno), con diverse vendite e ordini, mentre la grande festa degli open si è un pò ridimensionata (troppi costruttori e concorrenza), anche per il passa parola di problemi per numerosi scafi che hanno risentito della fretta con cui sono stati progettati e costruiti.

Più continua, invece, la richiesta di superyacht, anche se con un rallentamento, che promette un buon mercato anche per il futuro.

Il contrarsi delle vendite sta pesando specialmente su quei costruttori che, per far fronte alla crescente domanda di barche dell'ultimo lustro, hanno a suo tempo investito in nuove strutture. Che significa? Che gran parte del controllo finanziario, come abbiamo già avuto modo di scrivere, è in mano alle banche, almeno fin quando l'incremento della produzione e delle vendite non consentirà di pareggiare i conti. La speranza sta, dunque, tutta nella ripresa delle vendite. Ci sarà però - ormai dobbiamo parlare della stagione 2005-2006 - una domanda tale da assorbire il previsto incremento di produzione?

È importante, in proposito, tener conto di quanto è accaduto quest'anno nel settore della vela, dove l'aumento di produzione dei cantieri più noti ha sì accontentato le richieste in attesa, ma ha prosciugato rapidamente il serbatoio dei potenziali acquirenti. Solo nei superyacht non ci dovrebbe essere tale pericolo, essendo il numero dei super ricchi in crescita quasi esponenziale, mentre la produzione mondiale, di cui siamo al vertice, si limita ad alcune centinaia di barche l'anno. Da segnalare un'altra evoluzione nel settore delle grandi barche: le molte navette attualmente già in costruzione nei grandi cantieri del viareggino, delle Marche, ma anche altrove, esaudendo una precisa richiesta di molti armatori anche italiani.

Infine, torniamo all'usato. Per un lungo periodo quel mercato è stato quasi fermo, poi verso la fine, tra giugno e luglio, si è ripreso. Ma è penalizzato dagli alti prezzi richiesti, sia dai cantieri, che non possono vendere svalutandolo l'usato ritirato per il nuovo, sia dai privati. Languono, perciò, anche i cambi, mentre se ne avvantaggiano i cantieri che si dedicano al refitting.

Forse, al momento, quest'ultima è l'attività imprenditoriale più remunerativa, perché gli armatori delle unità cabinate a vela e a motore, quando si rendono conto che il cambio con una barca nuova è impossibile, piuttosto che svendere la propria, preferiscono dargli una rinfrescata, un aggiornamento nel comfort, nella sicurezza e nell'accessoristica, che li metterà a posto per qualche altro anno ancora.

Senza dimenticare che tale settore avrà ulteriore impulso anche con l'entrata in vigore del Codice della Navigazione da diporto, in corso di emanazione. Ai cantieri del refitting e delle riparazioni, infatti, dovranno ricorrere - come abbiamo già ampiamente illustrato sui precedenti editoriali di "Nautica", ai quali rimandiamo il lettore per i dettagli - tutti o quasi gli armatori di imbarcazioni importanti costruite con la legge n. 50/71.

Ciò sarà necessario quando, per ottenere una nuova licenza di navigazione, dovranno provvedere ai lavori di adeguamento richiesti per ottenere la certificazione di idoneità alla navigazione ora prevista dal Codice suddetto. Ma sarebbe bene riflettere sui rischi di un usato che costa troppo, perché in tale situazione può essere preferibile acquistare una barca nuova, utilizzando proficuamente lo strumento finanziario del leasing, italiano o francese che sia. Si risparmia sull'IVA, si paga la metà in anticipo e il resto a rate su più anni, la barca è garantita nella costruzione e per la consegna (dalla banca o finanziaria, che difende la sua proprietà) e si compra un'unità più personalizzabile da ogni punto di vista, e che per un certo periodo di tempo, abbastanza lungo si spera, non dovrebbe necessitare di interventi di riparazione. Infatti, dichiarano concordi le aziende di settore, anche quest'anno il leasing delle barche sta andando molto bene.

Questo testo, se non si riferisce al numero di Nautica correntemente in edicola, viene pubblicato esclusivamente a fini storici e le opinioni espresse potrebbero non coincidere più con quelle della Direzione e/o della Redazione di Nautica Editrice Srl