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MENSILE INTERNAZIONALE
DI NAVIGAZIONE

Copertina di Nautica

Mese di pubblicazione

Editoriale del numero 521

Una normativa sollecitata da più parti, anche dagli inglesi, il che è quanto dire sulla sua impellente necessità...

INTERNATIONAL YACHTING LAW... QUALE LEGGE?

L'imminente entrata in vigore del Codice della Navigazione da diporto non ha fermato il dibattito sulla nuova normativa. I marittimisti, cioè gli studiosi e i docenti della materia nelle università italiane, la concepiscono in un modo e gli assertori di un distacco della navigazione da diporto da quella delle navi in un altro, più autonomo, turistico e di tempo libero.

È evidente che è in atto uno scontro concettuale, espressosi in modo chiaro attraverso il drastico ridimensionamento della bozza iniziale del provvedimento di delega governativo - predisposta dagli Uffici del Dipartimento della Navigazione del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti - praticamente dimezzato, e la revisione dell'art. 1, "Finalità e ambito di applicazione" (del Codice n.d.r.), quello che, per volontà politica, liberava chiaramente la navigazione da diporto da ogni riferimento al superiore Codice della Navigazione Marittima e Aerea.

I parlamentari hanno sbagliato, sono andati oltre il loro mandato? Dipende dai punti di vista. Certamente sì, pensano i marittimisti, rispetto al quadro normativo vigente; un'importante innovazione politica, dicono i parlamentari, se visto, invece, in una prospettiva di sostegno allo sviluppo del settore imprenditoriale della nautica da diporto, che, non ci stancheremo mai di ripeterlo, senza sovvenzioni da parte dello Stato, stimola le economie locali e crea molti posti di lavoro proprio in aree costiere depresse.

Si potrebbe dire che i marittimisti hanno corretto il Parlamento e rimesso le cose a posto, anche se non sono rimasti completamente contenti del nuovo testo dell'art. 1, che avrebbero voluto più deciso. I sostenitori della nautica, da parte loro, auspicano che nell'anno di tempo che la su citata delega lascia al Ministero per ulteriori aggiustamenti, possano essere apportate al testo le indispensabili modifiche per non danneggiare una parte dell'utenza, (quella degli armatori delle unità non CE), e che ciò possa avvenire anche attraverso un costante dialogo fra tutti gli interessati.

Quale la linea di "Nautica"? Ben venga il nuovo Codice che recepisce tante delle richieste fatte dalla rivista in questi ultimi anni, dal libero uso del VHF per fini di sicurezza, alla riduzione degli Uffici marittimi che possono emanare ordinanze, all'abolizione della tassa di stazionamento per tutti, all'abolizione della confisca per le unità che entrano per errore nelle aree marine protette, alle indicazioni di delimitazione delle stesse, alla riduzione degli importi delle multe, all'abolizione del certificato di omologazione dei motori ecc. ecc.

Come passo ulteriore, ci impegneremo affinché nelle norme che saranno emanate in futuro vi sia un salto di qualità nei confronti dell'utente:

  • Ci vogliono regole di respiro, partecipate, frutto di una costante politica per il settore, non norme tappabuchi o emanate sotto la spinta emotiva di eventi dovuti alla maleducazione della gente. Le leggi si fanno per la generalità delle persone normali, non per le eccezioni.

  • Le regole devono essere rispettate, da tutti, ma devono essere logiche e necessarie, per risolvere i problemi evidenziati da casistica e statistiche, senza andare a limitare la libertà del singolo quando non prevarichi la libertà degli altri.

  • Le circolari, com'è noto, non possono modificare le leggi. Invece, sia con le distanze di navigazione dalla costa sia per le visite di idoneità CE applicate alle unità regolate dalla legge 50/71, si è artatamente modificata la normativa vigente, recependo poi le circolari nella prima legge raggiungibile. La falsa esattezza della prima può ingenerare pericolosi eccessi di fiducia nel navigante poco esperto, la seconda, senza una base statistica che la motivi, sembra fatta apposta per incrementare il lavoro degli enti di certificazione. Ciò è contrario alla sicurezza e ai reali interessi degli utenti. È una prassi da eliminare.

  • In una società sempre più di servizi, questi devono essere svolti, anche a livello di pubblica amministrazione, recependo i concetti del moderno marketing, che è strategia di finalità e di rapporto col cittadino utente.

  • Dopo cinquant'anni di sviluppo della nautica in Italia, i tempi sono maturi per accettare e recepire le esperienze anglosassoni in questo settore, che lasciano al solo diportista la responsabilità penale e civile delle sue scelte gestionali e di sicurezza della navigazione, facendogli pagare i danni dei suoi eventuali errori.

  • È importante ribadire, quando si pone mano a una nuova norma per la nautica, che le direttive europee finora emanate non riguardano la navigazione da diporto, ma soltanto le caratteristiche costruttive e la libera circolazione del prodotto barca così come progettato, fabbricato e/o importato. Qualsiasi accostamento alla navigazione cercato per similitudine, per evitare l'addebito di eventuali colpevolezze o errori, è improprio e irresponsabile.

  • Obiettivo del legislatore e della pubblica amministrazione deve essere la "yachting satisfaction", cioè l'impegno a ottenere lo sviluppo di questo settore realizzando le migliori condizioni per la pratica serena e sicura di tale attività di tempo libero e di turismo nautico.

  • Considerata la globalità della nautica, ogni nuova norma va vista in un quadro armonico e integrato, comunitario e internazionale. Specialmente per la pratica della nautica in Mediterraneo.

  • Ci impegneremo al massimo affinché siano costruiti nuove darsene e approdi, ecocompatibili, perché la nautica italiana senza queste strutture è strozzata, e nella costruzione di barche ecocompatibili, che possano navigare ovunque, anche nelle riserve e aree marine protette, rispettando le regole.

Tutto ciò è impossibile? Parliamone, ma non con intenti di difesa. L'innovazione e lo sviluppo devono essere le mete comuni. E ne abbiamo parlato a fine luglio, nel convegno "International Yachting Law... Quale legge?" - svoltosi in una sala del Senato, a Roma, organizzato dall'Associazione Parlamentari Amici del Mare e della Nautica, in collaborazione con la nostra rivista - al quale hanno partecipato personalità di spicco sia al tavolo dei relatori che tra il pubblico, attentissimo per tutte e quattro le ore della sua durata. Se ne potrà leggere ampiamente sul prossimo fascicolo di ottobre, di "Nautica".

Per il momento, si può sintetizzare che da parte dei numerosi marittimisti presenti è stata espressa la volontà di difendere la diretta dipendenza del diporto dal Codice della Navigazione. Il Consigliere di Stato Gerardo Mastrandrea, Capo Ufficio Legislativo del Vice Ministro Tassone, estensore del testo finale del Codice della Navigazione da diporto, dopo averne spiegato le scelte di fondo, pur dichiarandosi sicuramente d'accordo con i suoi colleghi marittimisti, ha cercato di redigere un art. 1 più possibilista, trovando una via più "soft" per recepire anche la volontà politica espressa dal Parlamento, con l'approvazione e l'entrata in vigore della 172/03, unica legge dell'attuale legislatura votata praticamente all'unanimità. E ha indicato la strada da seguire per migliorare il nuovo Codice del diporto: fare proposte al Dipartimento della Navigazione, che saranno esaminate con attenzione, come ha confermato, assicurando anche la sua disponibilità, il Direttore Generale Massimo Provinciali.

La necessità di una normativa comune è stata illustrata dallo stesso Provinciali, mentre l'ing. Lorenzo Pollicardo ha parlato di ciò che si sta facendo e si può fare, anche a livello Icomia (l'associazione internazionale degli operatori di settore) per arrivare a tale normativa, assicurando la collaborazione sua e dell'Ucina. Il Capitano di Corvetta (CP) Aniello Raiola ha spiegato le necessità di una sicurezza comune e omogenea, il prof. Enzo Fogliani, ordinario di Diritto Marittimo all'Università di Udine, le aspettative dell'utenza (schierandosi, nel contempo, unitamente al prof. Michele Comenale Pinto, Ordinario di Diritto Marittimo all'Università di Sassari, a favore della priorità del Codice della Navigazione), Renato Marconi, Amministratore delegato di Italia Navigando, ciò che la società controllata da Sviluppo Italia sta facendo per una portualità eco-compatibile. Infine, il prof. Sergio Cherubini (Ordinario di Marketing all'Università di Roma Tor Vergata), prendendo spunto dai molti temi trattati dai relatori che l'avevano preceduto, ha spiegato in che consiste la yachting satisfaction in una normativa per la nautica da diporto adeguata ai tempi

Il sen. Mauro Cutrufo, esperto diportista e presidente dell'Associazione Parlamentari Amici del Mare e della Nautica, che ha aperto e concluso l'incontro, ha sottolineato l'importanza della volontà politica del Parlamento, che può innovare sotto la spinta di finalità di sviluppo che le norme esistenti potrebbero impedire o ritardare. Ha ricordato la normativa sulla portualità turistica da lui proposta e in discussione al Senato, che prevede, tra l'altro, la classificazione turistica delle darsene e l'adozione per le stesse, in quanto turistiche, dell'IVA al 10%. Ha anche auspicato che alcune modifiche al Codice della Nautica sollecitate possano essere recepite prima che termini l'attuale legislatura. "Partendo dall'esame giuridico del problema - ha detto tra l'altro il senatore - chiedersi quale possa essere il modo in cui arrivare a una normativa comune della navigazione da diporto e quali possano costituire i capisaldi di una futura legge europea e poi internazionale, significa indirizzare i legislatori e le strutture amministrative verso soluzioni sicuramente più efficaci di quelle che possono scaturire dai soli interessi nazionali". E ha annunciato nuovi incontri sul tema.

Concludendo sull'oggetto del contendere, cioè il Codice della Navigazione da diporto dentro o fuori il superiore Codice della Navigazione Marittima e Aerea, ciascuno, dalla propria visuale, ha le sue buone ragioni. Entrambi, però, è opportuno sottolinearlo, si rendono conto delle giuste ragioni che muovono l'opposto schieramento e sono aperti a una serena discussione.

Questo testo, se non si riferisce al numero di Nautica correntemente in edicola, viene pubblicato esclusivamente a fini storici e le opinioni espresse potrebbero non coincidere più con quelle della Direzione e/o della Redazione di Nautica Editrice Srl