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MENSILE INTERNAZIONALE
DI NAVIGAZIONE

Copertina di Nautica

Mese di pubblicazione

Editoriale del numero 522

Nell'imminenza del Nautico, un fulmine a ciel sereno

NIENTE CONCESSIONI PER NUOVI PORTI TURISTICI

Tutte le concessioni per nuovi porti turistici che, da metà maggio in poi, sono giunte alla fine del loro faticoso iter - a volte iniziato, ricordiamo, anche dieci o venti anni or sono - e per le quali è stata chiesta dal Ministero delle Infrastrutture e Trasporti l'obbligatoria registrazione alla Corte dei Conti, sono state bloccate dal massimo organo di controllo. Questo è un fulmine a ciel sereno, che non potrà non avere conseguenze disastrose sullo sviluppo della nautica da diporto nel nostro Paese, a meno che non si riesca a risolvere il problema giuridicamente, il che sembra improbabile.

Ma vediamo cos'è successo.

La Sezione del Controllo di legittimità su atti del Governo e delle Amministrazioni dello Stato (II Collegio) della Corte dei Conti, con la deliberazione n. 5 del 2005, depositata in Segreteria il 13 maggio u.s., relativa a un nuovo porto turistico da costruirsi nell'Italia centrale, ha di fatto bloccato la registrazione di tutti gli atti di concessione per la portualità turistica che, da quel momento in poi, via via stavano giungendo alla fine del loro iter burocratico. Ovvero il normale iter svoltosi, fino ad allora, in base al D.P.R. 509 del 1997 e altre normative amministrative vigenti in materia di concessioni demaniali.

In pratica, il Ministero dei Trasporti - che per compito di istituto emana l'atto in questione e lo invia alla Corte dei Conti per la registrazione - è stato diffidato a continuare nelle procedure finora vigenti, altrimenti, secondo la Presidenza del Consiglio, l'Italia rischia l'apertura di una procedura di infrazione da parte dell'Unione Europea. Qual è il problema? La pubblicità della richiesta di concessione resta a livello locale - pubblicazione sull'albo comunale e della Capitaneria di porto e anche sul F.A.L. della Provincia - mentre dovrebbe essere portato a conoscenza di tutta la Comunità Europea. La mancata informazione degli operatori europei costituisce un impedimento alle regole della libera concorrenza (che, com'è noto, sono alla base dei principi comunitari) che devono essere sempre prioritarie rispetto alle normative.

Da qui il richiamo della Presidenza del Consiglio al Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture.

Questo implica, in linea di principio - ma poi non esistono norme europee esaustive sulle concessioni demaniali - che le concessioni siano trattate con lo stesso obbligo di pubblicità comunitaria degli appalti, nel senso che gli operatori europei devono esserne informati e possono partecipare alla presentazione di progetti in concorrenza sulla medesima ubicazione.

La prassi amministrativa attuale risulta, perciò, contraria alle norme comunitarie. Che significa questo? Che le numerose pratiche di concessione giunte o che stanno per giungere a conclusione, devono essere ricominciate daccapo, informando gli operatori europei di tale possibilità. Che quando andranno in scadenza le attuali concessioni a lungo termine, tipiche della portualità, gli operatori comunitari devono avere la possibilità di proporre le loro alternative, in quanto l'assegnazione della gestione diventa una gara d'appalto. Ma abbiamo ricordato solo i casi più eclatanti, perché sicuramente verranno fuori altri risvolti. Che succederà, ad esempio, quando la concessione è richiesta per utilizzare terreni su proprietà privata, con solo accesso su Demanio oppure su territorio a carattere misto, in parte pubblico e in parte privato. Chi investirà nella portualità con così poche certezze?

Già il passaggio del Demanio alle Regioni aveva bloccato molte procedure di concessione rivitalizzante dalla 509 di Burlando, con evidente danno economico per gli investitori, considerato il crescente lievitare dei costi. Ora intervengono le norme comunitarie, disattese finora tuttavia in buona fede, non trattandosi di appalti ma di richieste di concessione al Comune, cioè di richieste locali, di rilevanza solo amministrativa, esaminate col parere dell'Ufficio Marittimo e di tutti gli altri enti amministrativi competenti per legge, esprimendo parere di merito sulla rispondenza del progetto alle esigenze tecniche e territoriali e all'affidabilità e congruità dell'investimento.

Importante appare in proposito, alla luce degli ultimi avvenimenti, che sia approvato rapidamente, se possibile con procedura d'urgenza, il disegno di legge Cutrufo sulla portualità turistica, già all'esame della competente Commissione permanente del Senato (accogliendo magari qualche altra modifica su altri temi richiesta dagli operatori del settore). Esso prevede, infatti, un periodo concessorio di 50 anni, di tutta garanzia per l'investimento, con diritto di rinnovo "per un periodo di pari durata, anche anteriormente alla data di scadenza dell'atto e comunque non prima di dieci anni dalla scadenza stessa, qualora il concessionario provveda a realizzare nuovi posti barca pari ad almeno il dieci per cento del totale, ovvero al miglioramento del complesso portuale realizzando nuovi posti di ormeggio, magazzini di sgombero, aree di parcheggio, l'allaccio alla rete fognaria pubblica in collegamento funzionale con le unità da diporto all'ormeggio, per un importo, da documentare, non inferiore al 30% del valore complessivo della struttura portuale".

La norma si applicherebbe - e ciò è particolarmente importante - anche alle concessioni non ancora scadute nella validità, se i concessionari si impegnano ad adeguare almeno il 20% dei posti barca disponibili alle innovazioni costruttive degli scafi delle unità da diporto, dimensionando la larghezza dell'ormeggio nella misura non inferiore al 30% della lunghezza del posto barca. E poi, ancora, "Il concessionario che adempie alla manutenzione periodica ordinaria e straordinaria delle strutture della nautica relative ai porti e approdi turistici in concessione, comprovata dalle spese sostenute, alla scadenza ha diritto al rinnovo della concessione".

Nell'attesa, che fare? Il Ministero dei Trasporti, attraverso la Presidenza del Consiglio sta cercando di ottenere un decreto che stabilisca un periodo di moratoria, entro il quale le suddette pratiche di concessione ormai giunte positivamente alla conclusione siano comunque registrate. Per le altre, per il futuro, il Ministero, dopo una decisa difesa della prassi in vigore, in quanto puramente amministrativa e senza contratti d'appalto, se non vi sarà il manifestarsi di una diversa volontà politica, non può che adeguarsi alle direttive della Presidenza del Consiglio e dare pubblicità comunitaria alle diverse domande per nuove costruzioni, il che significa ricominciare da capo.

Considerata la complessità burocratica dell'iter, per almeno cinque anni, ma forse più, non avremo nessun permesso per la costruzione di un nuovo porto. Proprio a fine luglio, in occasione del convegno tenutosi al Senato sulla necessità di una normativa europea e internazionale sulla nautica da diporto, avevamo rilanciato, per l'ennesima volta, il grido d'allarme: Guardate che il problema più grande della nautica dopo il discusso codice, è però quello della portualità turistica. Come possono comprare nuove barche i nostri diportisti se poi non ci sono i posti barca per ospitarle? Come possono sopravvivere i cantieri italiani senza mercato interno? Come possiamo richiamare nei nostri porti il tanto desiderato diportismo europeo, in un mercato senza concorrenza per la rarità del posto d'ormeggio?

Cosi diventano impossibili tutti i risultati di sviluppo che la recente attenzione verso la nautica dei nostri politici, di destra e di sinistra, voleva ottenere con le ultime normative. Tutto inutile. Lo studio di questo problema lo abbiamo girato ai marittimisti e agli amministrativisti che ci sono vicini, ma la moratoria, secondo noi, più che su limiti di tempo andrebbe impostata sull'avanzamento dell'esame della richiesta. Tutte le pratiche che sono giunte alla conclusione della prima seduta della conferenza dei servizi, andrebbero fatte salve, anche se poi, per inceppamenti vari, si possano prolungare nel tempo più del dovuto. Non sappiamo come le altre nazioni dell'U.E. si siano regolate in proposito. Sono state ottemperanti fin dall'inizio o forse hanno trovato strade interpretative che l'Unione gli ha concesso? Oppure, forse perché non tutti hanno l'istituto della concessione, o quanto meno non eguale al nostro, il problema è rimasto in sospeso? Non potremmo, allora, fare altrettanto, prendere tempo?

Frattanto i saloni di Cannes e di Montecarlo si sono conclusi con successo. Per le grandi barche il mercato sembra tornare attivo, come la nostra rivista "Superyacht, nell'edizione nazionale e internazionale, in inglese, che sta diventando la rivista di riferimento di utenti e operatori di quel settore.

Ma anche "Nautica" procede con assoluta leadership, come dimostra il lancio dell'edizione russa, che sarà presentata tra pochi giorni al 45° Salone nautico Internazionale di Genova. Edita a Sanpietroburgo da un locale editore, è distribuita in tutte le principale edicole e in tutti gli ambienti turistici e nautici frequentati dal jet set del grande paese.

Essa sarà un media di grande prestigio sia per le barche costruite in Italia sia per i nostri porti e mari. Ancora una volta "Nautica" svolge anche quella funzione di pubblicazione di servizio, cioè ricca di informazioni utili e di contenuti tecnici, che ne hanno decretato il successo nel tempo.

Peccato che uno degli artefici della nostra immagine, Enzo Bernardini, uno dei soci iniziali, chiamato a svolgere le funzioni di editore per circa i primi tredici anni, ci abbia lasciato. Lo vogliamo ricordare con queste poche righe, con la semplicità che gli era cara, a quanti del settore gli erano amici. Ora tutti a Genova, per vedere i nuovi modelli e le novità di una mostra che sta diventando sempre più grande e bella per merito della Fiera di Genova S.p.A. e dell'Ucina.

Speriamo che anche gli operatori genovesi dell'ospitalità se ne rendano conto e agevolino la presenza di visitatori e operatori che vengono da lontano, considerato che la durata media pro capite del soggiorno, in questi ultimi anni si è notevolmente ridotta. Costa troppo.

Questo testo, se non si riferisce al numero di Nautica correntemente in edicola, viene pubblicato esclusivamente a fini storici e le opinioni espresse potrebbero non coincidere più con quelle della Direzione e/o della Redazione di Nautica Editrice Srl