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MENSILE INTERNAZIONALE
DI NAVIGAZIONE

Copertina di Nautica

Mese di pubblicazione

Editoriale del numero 524

IL BILANCIO DI FINE ANNO

NAUTICA ITALIANA MARKET ORIENTED

Le notizie dell'ultimo periodo ci confermano il momento abbastanza buono della nautica italiana, che ha evidenziato un certo risveglio anche nella vendita di barche più popolari, non solo in esportazione verso l'estero ma finalmente anche sul mercato nazionale.

Da che dipende ciò? In buona parte dall'appeal del prodotto, dal fatto che finalmente, oggi, i costruttori non impongono più, come una volta, la loro barca all'acquirente, ma, viceversa, cercano di offrirgli la barca che egli desidera, quella dei suoi sogni. Ciò avviene principalmente per le grandi unità, totalmente custom, ma, ora, anche un piccolo scafo si produce con indagini di mercato e con i suggerimenti che pervengono attraverso la rete dei dealer per far colpo sul potenziale compratore. Addirittura, la globalizzazione, in atto, com'è noto, nella nautica da qualche decennio, ha portato alla produzione di imbarcazioni che siano valide su più mercati, tanto che anche i grossi cantieri americani ed europei non perdono occasione per studiarci o servirsi direttamente di designer italiani.

Ma la ripartenza del mercato indica anche che sono più numerosi coloro che economicamente possono avvicinarsi al prodotto barca. Questo accade sia in Italia sia nel resto d'Europa, Paesi dell'Est compresi. L'unica che manca ancora all'appello è la Germania, ma molti Mitteleuropei preferiscono comprare e tenere la barca direttamente all'estero, preferibilmente in Adriatico o nelle isole italiane o spagnole del Mediterraneo occidentale. Per questo molti cantieri disertano i saloni nautici tedeschi.

Se la moneta Usa continuerà ad apprezzarsi, potremmo essere competitivi anche nell'area del dollaro e dei vari Paesi cosiddetti emergenti. Il prezzo è fondamentale nella scelta di un prodotto, ma fino a un certo punto, come predicano alcuni tra i nostri maggiori cantieri. Quando si spendono milioni di euro per una barca - che magari sarà utilizzata anche nel charter, com'è sempre più tendenza - si guarda al pieno soddisfacimento dei propri desideri od obiettivi, perciò l'importanza del prezzo non è fondamentale ma relativa.

L'importante è che l'acquirente sia soddisfatto. In proposito, è stato molto interessante, il secondo convegno sul "Marketing della nautica: Yachting Satisfaction" - vedi il resonto a pag. 216, nella rubrica "Nautimondo", di questo stesso fascicolo - organizzato dall'Università di Roma Tor Vergata, Facoltà di Economia, Cattedra di Marketing, in partnership con "Nautica". E proprio il prof. Sergio Cherubini, titolare della suddetta cattedra, ha rilevato, dalle varie relazioni tenutesi, come nella nautica "il punto di partenza di un approccio manageriale di tipo market oriented sia rappresentato dall'analisi dei bisogni/desideri del cliente finale. La barca non è il fine ma il mezzo per soddisfare una serie di bisogni/desideri del diportista nautico. Analisi dei bisogni/desideri che sono input per lo sviluppo dei fattori d'offerta, per gli operatori e infine per le funzioni aziendali".

La felice collaborazione tra la nostra rivista e l'Università di Tor Vergata ha aperto un filone culturale su un settore finora carente di letteratura, che di tappa in tappa diventa sempre più importante e formativo. Già sono allo studio gli appuntamenti del prossimo anno.

Il discreto andamento del mercato è anche un segnale molto importante per sperare in una prossima ripresa economica del nostro Paese, confermata peraltro dalle statistiche dell'Unione Europea. Ma per crescere, abbiamo bisogno di liquidità e, quindi, di un costo del denaro più basso possibile. Gli Usa per rilanciare la loro economia e sostenere le spese militari della lotta al terrorismo hanno operato in tal senso e sono riusciti nel loro intento con una serie di ribassi del tasso di sconto, che ha consentito agli imprenditori di avere prestiti dalle banche praticamente a costo zero (in Giappone, ad esempio, il tasso è fermo allo 0,10%).

Se l'economia americana con questa operazione si è risollevata, quella europea ne ha risentito effetti devastanti - li abbiamo sentiti sulla nostra pelle - col crollo delle nostre esportazioni verso gli Usa e tutta l'area economica del dollaro.

Alan Greenspan, finora il grande sorvegliante dell'economia Usa con la Federal Reserve, dal 2002 ha però invertito la manovra e a botte di un quarto di punto, con dodici aumenti ha riportato, il 1° novembre u.s., il costo del denaro al 4%. La manovra è risultata gradita agli investitori e il dollaro si è rafforzato rispetto all'euro scendendo nel rapporto di cambio sotto 1,18, anche se in maniera altalenante. L'auspicio, ora, è che questa tendenza possa rafforzarsi e che ci si avvicini - qualche opinionista economico dice raggiunga - alla parità con l'euro. E la BCE, la Banca Centrale europea? Sembra stia per imitare la Fed ed era prevedibile, ancorati come sono al concetto della moneta forte. La ripresa tedesca e francese è divenuta più sensibile e, in funzione di ciò, anch'essa alzerà il tasso di sconto, pur se il rappresentante della Comunità nella BCE è contrario. Ne soffriranno in particolare le economie europee più deboli, tra cui, appunto, l'Italia, che ha bisogno ancora di liquidità per crescere. Previsioni? Nessuno ha la palla di vetro per leggere il futuro, possiamo solo aspettare, essendo troppe le variabili politiche, militari ed economiche che possono influire.

Tornando strettamente alla nautica, vogliamo ricordare, invece, un altro elemento di fiducia nel futuro: i progressi del settore, che nonostante le incertezze recenti del mercato ha continuato a investire sulle strutture e sul prodotto. Sono stati costruiti o acquisiti nuovi cantieri e stabilimenti, si sono cercato altri spazi sul mare, anche per l'assistenza, si è ulteriormente qualificata la managerialità, la formazione del personale, la ricerca della qualità (in proposito vogliamo ricordare la disponibilità espressa, nel saluto al convegno sul marketing di cui sopra, dal Commissario del CNR, prof. Paganetto, a svolgere ricerca per il settore nautico), si è lavorato, insomma, per accrescere la qualificazione e perciò la credibilità dei cantieri e dei servizi italiani nell'opinione dell'utenza internazionale. Contemporaneamente si è data, ove ve ne fosse stato bisogno, dimostrazione pratica del valore economico della nautica per il Paese, subentrando, in molti casi, a importanti attività marittime dimesse e salvando molte economie locali.

La crescita del settore, pertanto, è indubbia, come la sua qualità e affidabilità, mentre una volta quest'ultima era il tallone d'Achille di costruttori pure importanti.

Risultato di questa crescita sempre più evidente è l'attenzione degli investitori italiani ed esteri nei riguardi dei cantieri e dei loro prodotti di lusso. Gli ultimi episodi sono quelli del gruppo Camuzzi, che ha acquisito due nomi storici come Baglietto e Cantieri di Pisa, mentre il Gruppo Ferretti ha acquisito Itama, il Gruppo Rizzardi i Cantieri Italcraft, la Fipa ha preso CBI Navi, e tutti sono in gara per reperire nuovi posti barca in acqua nei porticcioli in costruzione o che dovrebbero vedere la luce ove avesse successo la richiesta di moratoria di Italia Navigando per le concessioni demaniali bloccate dalla Corte dei Conti in dirittura d'arrivo. Del problema mancata registrazione delle concessioni da parte del massimo ente di controllo amministrativo ne abbiamo ampiamente riferito nel precedente editoriale e nella rubrica "Nautimondo" di questo numero. Come ricordiamo da anni, la mancanza di approdi strozza la nautica italiana - anche quei grossi gruppi che peraltro si sono e stanno dotando di grosse darsene e porti - e ne mette a rischio un positivo futuro. Ma, nonostante tutto, c'è euforia, tanto che alcuni costruttori, pensano seriamente ad entrare in borsa nel 2006-2007, come l'Aicon e Ferretti (un rientro già deciso, anche se non ne sono stati ancora decisi i tempi effettivi), per trovare quella liquidità necessaria a ulteriori passi in avanti.

L'unica notizia che ci guasta l'atmosfera è quella della creazione di una Commissione per mettere a punto ed emanare al più presto i regolamenti d'attuazione previsti dal Codice della Navigazione. È vero che senza i regolamenti il nuovo codice è estremamente carente ed è un bene che si affrettino i tempi. Il gioco è stato preso in mano dal Sen. Grillo, che ne ha assunto la guida inserendovi l'Ucina, ma senza alcuna rappresentanza effettiva dell'utenza libera, il 90% di chi naviga per diporto. Siamo alle solite e non possiamo che protestare, rivolgendoci al Ministro Lunardi.

Questo testo, se non si riferisce al numero di Nautica correntemente in edicola, viene pubblicato esclusivamente a fini storici e le opinioni espresse potrebbero non coincidere più con quelle della Direzione e/o della Redazione di Nautica Editrice Srl