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DI NAVIGAZIONE

Copertina di Nautica

Mese di pubblicazione

Editoriale del numero 541

Un omaggio a Paolo Venanzangeli e alla "sua" Coppa America auspicando che rimanga...

UNA COPPA EUROPEA

Si può leggere, nella sua rubrica d'opinione "Vela Libera", il ricordo di Paolo Venanzangeli improvvisamente scomparso, scritto da Luca Sonnino Sorisio, anche suo compagno di viaggi.

Ma sono appena iniziate le regate della Louis Vuitton Cup, che designeranno lo sfidante dell'America's Cup 2007 e seguirà, con inizio il 23 giugno p.v. sempre nella città iberica, la serie finale di match race, al meglio di nove regate, tra lo sfidante e il defender "Alinghi". Essendo questo, per tutti gli appassionati, l'argomento principe del momento, con molte ore a seguire i match race in televisione, ci sia consentito di parlare proprio di queste regate per rendere omaggio a un vecchio amico, che ricordiamo, nel lontano 1977, giovane di belle speranze, quando si presentò in Redazione chiedendo di collaborare e il sottoscritto gli affidò i primi pezzi di quello sport velico che già allora era la sua passione e sarebbe stata la sua vita.

Ma non parleremo dell'aspetto sportivo della Coppa, in questo momento, dopo l'articolo di Paolo esaustivo sull'argomento, sarebbe quasi un atto sacrilego. Ci limiteremo ad alcune considerazioni sulla forza promozionale e d'immagine e quindi economica di questo trofeo, che auspichiamo possa comunque rimanere in Europa. Fin dall'inizio il traguardo di difensori e sfidanti non è mai stato sostanzialmente l'aspetto sportivo, pur eclatante, quanto il mezzo per raggiungere un fine: la ricerca di un'immagine, di un prestigio che portasse vantaggio agli investitori.

La barca che prevale, porta nel suo yacht club la coppa challenge vinta per la prima volta dalla goletta "America" ai nobili del leggendario Royal Yacht Squadron di Cowes nel 1851, culla ancora oggi dello yachting inglese. Volendo completare con la ciliegina dello yachting i festeggiamenti per la prima Esposizione Universale indetta a Londra, che magnificava la potenza economica e militare dell'Impero britannico, la trionfante tecnologia della rivoluzione industriale, gli inglesi, in cerca di avversari - l'Europa di quei tempi non poteva certo pensare alle barche - invitarono gli americani, dove invece la passione delle barche era già dilagante. Consideravano gli ex coloni, ancora selvaggi da educare, invece la Regina Vittoria dovette assistere di persona, impotente, allo schiaffo dato con forza scioccante dalla giovane repubblica, che ambiva dominare i mari.

I miliardari del New York Yacht Club, accettando la sfida, avevano investito milioni di dollari nell'operazione, dalla quale prevedevano grande ritorno d'immagine e quindi l'immediata crescita degli affari dell'industria americana. La loro barca era tecnologicamente all'avanguardia e trionfò in più confronti. La fama degli americani attraversò l'Europa più che se avessero vinto una battaglia.

E da allora la difesa della Coppa per essi diventò un impegno d'onore, sul quale hanno sempre investito milioni, anche miliardi di dollari, considerato che la gara tra i defender è stata spesso molto aspra sia sul piano sportivo sia su quello economico. Oltre tutto, sfruttando il regolamento della Coppa si cercava spesso di mettere in difficoltà gli sfidanti, quasi sempre inglesi, fino al 1983, quando vinse "Australia II" di John Bertrand. Ma subito Dennis Conner, con "Star & Stripes", due volte consecutivamente, e poi Bill Koch con "America3", a spese del nostro "Il Moro di Venezia", la tennero negli Usa.

Poi la Coppa, la storia è nota, emigrò in Nuova Zelanda, nazione che vinse due edizioni e perse la terza, vinta da "Alinghi" con skipper Russel Coutts. La Nuova Zelanda ne ha tratto vantaggi economici enormi, ma principalmente è cresciuta l'immagine del paese, prima quasi sepolto in quel lontano continente, quasi quanto una volta era stato per gli Usa.

Ora la Svizzera e il patron Ernesto Bertarelli, senza mare, devono dividere la torta dell'affare con la Spagna e Valencia. La città, prima semisconosciuta, da tre anni a questa parte è diventata già celeberrima, proprio grazie alla promozione che hanno fatto gli Atti, le regate preliminari a quelle della Louis Vuitton Cup, in corso, che selezionano lo sfidante di "Alinghi" per l'America's Cup.

Gli Atti, iniziati molto per tempo, nel 2004, hanno sviluppato tre anni di promozione. Non solo hanno coinvolto maggiormente sfidanti e defender, esaltando l'aspetto sportivo, ma hanno stimolato, al tempo stesso, una maggiore attenzione dei media e, quindi, anche del grande pubblico. Alla fine i guadagni andranno divisi, ma sarà la Spagna, paese dall'economia in grossa espansione, a ricavarne questa volta i maggiori benefici d'immagine. Chapeau alla lungimiranza degli uomini d'affari e del Governo spagnolo. E non a caso la barca spagnola è molto battagliera. Anche noi, con gli Atti di Trapani, abbiamo avuto un momento di grande promozione: prima Trapani era quasi sconosciuta anche agli italiani, ora è famosa in tutto il mondo. Questo fa comprendere le immense potenzialità dell'America's Cup. Anche mezza Europa ha avuto la possibilità, pagando, di vivere splendide giornate di sport.

Il fatto nuovo però, è che milioni di cittadini dell'Unione Europea, oltre agli svizzeri, auspicano che a vincere l'edizione 2007 sia comunque una barca europea. In molti desideriamo che rinasca lo spirito europeo dei Trattati di Roma. La vittoria di "Alinghi", nell'edizione 2003, dimostra che il capitale, la tecnologia e la formazione europea sono riusciti a superare un gap una volta schiacciante nei confronti degli Usa. Ora gli industriali europei hanno una mentalità d'avanguardia, senza timori riverenziali verso alcuno. E ci piace ricordare, a questo punto, la figura, anche se sfortunata, di Raul Gardini, che puntava molto sul ritorno d'immagine per l'industria italiana e per il Paese, con una possibile vittoria dell'America's Cup, come successivamente hanno fatto prima Patrizio Bertelli, poi Vincenzo Onorato e ora altri.

In base alle statistiche degli ultimi decenni, alla lunga risultano favoriti per la vittoria finale gli equipaggi con maggior numero di esperienze nella Louis Vuitton Cup. Perciò "Luna Rossa", la barca di de Angelis, molto esperto in Coppa, e anche "Mascalzone Latino", con Vasco Vascotto, considerato anche lui uno dei migliori velisti italiani di questi anni, sono tra i favoriti. Ma per scaramanzia non facciamo pronostici. Concludendo, ora l'auspicio è che al di là delle nazionalità, l'Europa riesca a vincere una seconda volta. La Coppa dà prestigio e ricchezza a chi la detiene, e l'immagine dell'Europa "una" ne ha tanto bisogno. Chiedetelo al Cancelliere tedesco Angela Merkell, in questo momento impegnata a creare quello spirito europeo che Francia e Olanda, con il voto negativo dei loro referendum, hanno bloccato da alcuni anni.

Questo testo, se non si riferisce al numero di Nautica correntemente in edicola, viene pubblicato esclusivamente a fini storici e le opinioni espresse potrebbero non coincidere più con quelle della Direzione e/o della Redazione di Nautica Editrice Srl