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MENSILE INTERNAZIONALE
DI NAVIGAZIONE

Copertina di Nautica

Mese di pubblicazione

Editoriale del numero 542

PREMIO DEL MARKETING DI "NAUTICA"

Customer e Yachting Satisfaction

Una barca, indipendentemente dalla sua lunghezza, crea 13.000 euro di spesa sul territorio. È un dato che conferma, anzi amplia, quanto emerso dagli studi del Censis sull'Economia del mare.

Quest'anno, il Premio del Marketing di "Nautica" si è svolto nel magnifico scenario di Stresa, sul Lago Maggiore. Le iniziative della nostra rivista nel marketing - che hanno trovato l'eccellenza nella collaborazione col prof. Sergio Cherubini, cattedratico della materia all'Università romana di Tor Vergata - si rivolgono proprio a cantieri e aziende per stimolarne l'attenzione ai vari aspetti della strategia aziendale. In un mercato che fa dell'eccellenza qualitativa la chiave della concorrenza, non si può più improvvisare. Per questo l'efficace promozione del prodotto, l'attenzione al rapporto col cliente, gli eventi verso gli utenti, la qualità della comunicazione, la capacità manageriale sono l'obiettivo del nostro premio, verso il quale è in costante crescita sia l'attenzione delle aziende che delle agenzie di promozione, marketing e pubblicità. Di volta in volta, infatti, attraverso l'analisi dei comportamenti imprenditoriali, il premio fa crescere tutto il settore. L'ha compreso l'UCINA e con essa gli operatori.

Col boom della nautica dei decenni scorsi qualcuno ha fatto fortuna, ma, una volta, parlare di marketing era quasi come discutere del sesso degli angeli. Tuttavia, come si sa, la barca continua ad andare, ma non, come diceva una vecchia canzone, per il solito stellone italiano. Va per accresciuta professionalità e tecnologia. Considerato che la qualità, come dicevamo sopra, è il metro globale di partenza, oggi, il discorso del marketing diventa ancora più importante.

Chi è stato premiato a Stresa? Anticipiamo i nomi: Fiart, Atlantis, Italcraft, Mase, Serigi e Sessa. Per i particolari e le motivazioni vi rinviamo al resoconto del prossimo numero.

Vogliamo invece applaudire Edward Mahoney, professore statunitense associato alla Michigan State University, che nel corso del convegno "La nautica: uno strumento di sviluppo economico del Paese", tenutosi all'avvio della Convention UCINA, ha testimoniato indirettamente la bontà delle posizioni assunte da "Nautica" fin dagli inizi, negli anni '60, nei confronti del cosiddetto Palazzo. Negli Usa i vari stati e anche il governo federale operano a favore dello sviluppo della nautica da diporto - e sono proprio loro a sponsorare gli studi di Mahoney - in Italia finora è successo l'esatto contrario. Nel nostro paese non c'è una politica per il settore marittimo, figuriamoci per la nautica. Le maggioranze, troppo condizionate da partiti e partitini che le compongono, seguono, in pratica, solo le emergenze e con l'ente pubblico sempre antagonista del privato. Anche quando si riesce a ottenere una legge di apertura - come la 172 dell'8 luglio 2003 - ci pensa poi la burocrazia a ridimensionarla, facendo rientrare dalla finestra quanto uscito dalla porta.

Mahoney ha illustrato che una barca, indipendentemente dalla sua lunghezza, crea 13.000 euro di spesa sul territorio. È un dato che conferma, anzi amplia, quanto emerso dagli studi del Censis sull'Economia del mare. Grazie all'istituto romano, il mondo politico e finanziario ha ricevuto, suo malgrado, la prova tangibile dell'importanza della nautica per l'economia nazionale: un primo rapporto nel 1996, un secondo nel 2002, il terzo nel 2006. Abbiamo sottolineato suo malgrado, perché fino ad allora, demagogicamente si voleva vedere nella nautica solo un fenomeno di élite da colpire fiscalmente, una caccia all'armatore proprietario di un'imbarcazione (ma prima anche di natante) quasi fosse padrone di una nave. Grazie al Rapporto Censis 2006 fresco di stampa, il governo del prof. Prodi ha dovuto fare precipitosa marcia indietro rispetto a certa propaganda elettorale, che voleva sacrificare alla demagogia di classe l'unica realtà produttiva italiana marciante a ritmi di crescita cinesi. Ma un contentino alla platea avversa è stato concesso con la legge Finanziaria 2007, che, com'è noto, oltre ad aumentare i canoni demaniali, ha anche ridotto la durata delle concessioni. Gli stabilimenti balneari, che dispongono di una forte lobby, sono stati poi graziati, mentre la nautica, come si dice, è rimasta col cerino in mano. Risultato? Non ci sono più investitori per la costruzione di nuovi porticcioli turistici.

Ecco venire meno un pilastro su cui si basa il futuro della nautica. Proprio gli studi Censis, quelli di Mahoney, e ora uno del prof. Andrea Tracogna dell'Università di Trieste (che applica la sistematica degli insiemi del Censis al cluster, cioè allo scenario della Regione Friuli Venezia Giulia) hanno indicato nella carenza di infrastrutture e posti barca un ostacolo insuperabile per la crescita del diporto nautico. E in Italia le barche nuove che necessitano di ormeggio in porto sono quest'anno circa 1.300-1.400.

Ormai, chi vuol vendere barche che superano il peso movimentabile con le gru dei rimessaggi a terra (un massimo di 1.500 chilogrammi), deve assicurare, come scriviamo da tempo, anche il posto in acqua per almeno un paio di stagioni. I grandi gruppi cercano di risolvere il problema dotandosi direttamente di porti attrezzati per la clientela più facoltosa. E gli altri? Col valore raggiunto oggi dalle costruzioni nautiche, nessuno può abbandonare il suo capitale senza sorveglianza e assistenza. Altra mazzata è arrivata dalle follie sarde, dalla legge regionale incostituzionale, di cui parliamo nel Nautimondo che segue. Il fatto è che non c'è rispetto per la nautica, un settore in cui da troppi anni siamo abituati a sopravvivere. Per questo un altro pilastro per il futuro del settore - che portiamo avanti con Tor Vergata e indicato anche da Mahoney - è che vi sia una mentalità diversa nei confronti dell'utente, a partire dalle amministrazioni e dai vari corpi di polizia a mare. Ma è un appello che va rivolto a tutti: rispettiamo l'utente nautico, non è solo un pollo da spennare, specie se vogliamo che l'Italia diventi la darsena d'Europa.

Questo testo, se non si riferisce al numero di Nautica correntemente in edicola, viene pubblicato esclusivamente a fini storici e le opinioni espresse potrebbero non coincidere più con quelle della Direzione e/o della Redazione di Nautica Editrice Srl